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Offese nella memoria difensiva: è reato?

18 Marzo 2019 | Autore:
Offese nella memoria difensiva: è reato?

Offese e insulti negli scritti difensivi: quando è reato? Un avvocato può ingiuriare la controparte nei propri atti? Cos’è l’ordine di cancellazione?

Gli avvocati hanno il delicato compito di assistere i propri clienti quando hanno problemi con la giustizia (un’infrazione al codice della strada, un illecito civile o uno penale; ecc.) oppure quando devono far valere i propri diritti (un credito non pagato, un bene non restituito, e così via). il ruolo di un legale è quello di consigliare ciò che è più saggio fare, indicare la scelta giusta da compiere ed esprimere un parere obiettivo sulla vicenda sottoposta. Sebbene si tratti solamente di una professione, a volte l’avvocato prende talmente a cuore le ragioni del proprio assistito da giungere a mettersi nei suoi panni e prenderne le difese come se fosse coinvolto in prima persona. Ciò, a volte, può spingere il difensore ad assumere toni molto aspri nei confronti della controparte: questo può avvenire sia mediante scritti difensivi che oralmente, durante una discussione. Ti sei mai chiesto cosa succede se un avvocato, durante un’arringa, lede l’onore e il decoro della parte avversaria? Oppure se offende la controparte attribuendo epiteti “poco gentili” all’interno dei propri scritti? Se questo argomento ti interessa, allora prosegui nella lettura: ti dirò se è reato inserire offese nella memoria difensiva.

Offese negli scritti difensivi: cosa dice la legge?

Il codice penale prevede uno specifico articolo dedicato alla disciplina delle offese nelle memorie difensive: secondo la legge, non sono punibili le offese contenute negli scritti presentati o nei discorsi pronunciati dalle parti o dai loro avvocati nei procedimenti dinanzi all’autorità giudiziaria, ovvero dinanzi a un’autorità amministrativa, quando le offese concernono l’oggetto della causa [1].

In linea di massima, tutte le espressioni ingiuriose contenute nelle memorie difensive di un avvocato, nei ricorsi, negli atti di citazione e in ogni altro scritto non costituiscono reato, purché esse attengano all’oggetto del processo, cioè siano pertinenti alla causa. E così, l’avvocato penalista che, in una sua memoria o nell’arringa davanti al giudice, al fine di far assolvere il proprio assistito, dà del bugiardo alla vittima, facendone un ritratto poco lusinghiero al fine di mettere il dubbio l’attendibilità della sua deposizione, non commette alcun reato, né quello di ingiuria (oramai depenalizzato), né tantomeno quello di calunnia o di diffamazione.

In questo senso anche la giurisprudenza, secondo cui le offese nelle memorie difensive e nei discorsi non sono punibili se riguardanti direttamente l’oggetto della controversia e se funzionali al sostegno della tesi difensiva, essendo irrilevante la loro veridicità [2].

Offese nelle memorie difensive e ordine di cancellazione

Sebbene la legge tenda a scriminare le offese nella memoria difensiva, nel senso che non costituisce reato l’espressione ingiuriosa contenuta negli scritti legali, il codice penale prevede un rimedio nel caso in cui l’offesa dovesse risultare particolarmente “pesante”: ed infatti il giudice, decidendo la causa, può, oltre ai provvedimenti disciplinari, ordinare la soppressione o la cancellazione, in tutto o in parte, delle scritture offensive, e assegnare alla persona offesa una somma a titolo di risarcimento del danno non patrimoniale. Qualora si tratti di scritture per le quali la soppressione o cancellazione non possa eseguirsi, è fatta sulle medesime annotazioni della sentenza.

In buona sostanza, quindi, le offese nelle memorie difensive, pur godendo della protezione fornita dalla legge, possono comunque essere cancellate quando superino il limite della tollerabilità; addirittura, il giudice potrebbe ordinare che alla persona offesa venga corrisposto un risarcimento.

Offese nella memoria difensiva: quando è reato?

Se le offese nella memoria difensiva sono del tutto gratuite, nel senso che non riguardano affatto l’oggetto del contendere oppure sono oltremodo ingiuriose, potrebbe integrarsi il reato corrispondente al tipo di illecito configurabile: ad esempio, si rischia la calunnia se si accusa apertamente una parte di aver commesso un reato, pur sapendo che così non è, e lo scritto difensivo supera i confini protetti dell’aula di giustizia (ad esempio, la calunnia viene proclamata mediante rassegna stampa).

Secondo la giurisprudenza, le offese nella memoria difensiva costituiscono reato se si tratta di uno scritto destinato non all’autorità giudiziaria, bensì direttamente al soggetto passivo ovvero a terze persone, le quali possono prendere visione del contenuto ingiurioso [3]. Da questo principio alcuni giudici hanno ritenuto non applicabile l’esimente alle offese che sono contenute in un atto di citazione, visto che esso viene notificato alla controparte prima ancora della costituzione in giudizio [4]. In realtà, questo orientamento non sembra sostenibile ed è preferibile quello secondo cui le offese nell’atto di citazione debbano comunque essere scriminate (e, pertanto, non costituiscono reato), poiché trattasi comunque di atto funzionale all’esercizio del diritto di difesa [5].

Offese negli atti difensivi: per quali soggetti non è reato?

Abbiamo detto che scrivere un’offesa nella memoria difensiva o in qualsiasi altro atto che abbia come scopo quello di esercitare l’azione legale in giudizio oppure davanti ad un’autorità amministrativa (si pensi al ricorso in autotutela alla p.a.) non costituisce reato. Ma chi sono coloro che beneficiano di questo trattamento di favore? Si tratta degli avvocati e delle parti direttamente coinvolte nel processo (i loro assistiti, quindi). Al contrario, qualora gli scritti ingiuriosi dovessero provenire da consulenti tecnici di parte oppure da periti, essi sarebbero esposti al rischio di integrare un reato (diffamazione o calunnia) [6].

Scritti difensivi offensivi: a chi devono essere rivolti?

Affinché le offese nelle memorie difensive non costituiscano reato occorre che esse rispettino due criteri: uno di tipo oggettivo e uno, invece, soggettivo. Pertanto, gli scritti difensivi ingiuriosi devono essere:

  • funzionali all’esercizio del diritto di difesa e, pertanto, avere come scopo quello di tutelare il proprio assistito;
  • rivolti alla controparte o al suo difensore, ovvero ai giudici nelle precedenti fasi del giudizio o ai loro ausiliari (consulente tecnico d’ufficio, ad esempio), oppure a persone estranee alla causa ma collegate ad essa [7]. Questo orientamento è però contraddetto da quello, più rigoroso, secondo cui le offese nelle memorie difensive sfuggono al reato solamente se rivolte alla controparte processuale o al suo difensore [8].

note

[1] Art. 598 cod. pen.

[2] Cass., sent. n. 8421 del 26.02.2019.

[3] Cass., sent. del 28 gennaio 1955.

[4] Cass., sent. del 5 luglio 1977.

[5] Cass., sent. n. 7000 del 21 febbraio 2002.

[6] Cass., sent. n. 13791 del 4 aprile 2007.

[7] Cass., sent. n. 5927 del 13 giugno 1989.

[8] Cass., sent. n. 13791 del 4 aprile 2007.


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