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Contratto di agenzia: indennità di fine rapporto

20 Marzo 2019
Contratto di agenzia: indennità di fine rapporto

Quando termina il rapporto tra una società ed un agente di commercio in alcuni casi occorre corrispondere all’ex agente una indennità di fine rapporto.

Molti pensano che l’unico rapporto di collaborazione caratterizzato da stringenti norme a favore del collaboratore sia il rapporto di lavoro subordinato. In realtà non è così. La legge ha, infatti, sempre considerato anche altre tipologie di collaboratori come soggetti deboli e negli anni si è dunque stratificata una normativa protezionistica anche a favore di questi soggetti. E’ il caso degli agenti di vendita o agenti di commercio il cui rapporto di collaborazione, anche se non è un rapporto di lavoro subordinato, ha molti tratti simili. Contratto di agenziaindennità di fine rapporto e diritto a percepire o meno questa somma; argomenti su cui si concentrano molti contenziosi tra aziende ed agenti.

Che cos’è il contratto di agenzia?

Per le aziende, soprattutto per quelle che si occupano di produzione e commercializzazione di prodotti, è fondamentale avere una rete di vendita efficiente. Le aziende, infatti, devono poter contare su personale qualificato che va in giro per il territorio a promuovere i propri prodotti e a procurare, dunque, nuovi clienti. La rete commerciale è fondamentale e nonostante lo sviluppo delle vendite online, è ancora oggi di primario interesse delle aziende, soprattutto nei settori più tradizionali, strutturare una rete commerciale che funziona e porta frutti.

Ci sono molti strumenti contrattuali diversi per costituire una rete commerciale e per inquadrare le persone che dovranno concretamente assumersi l’impegno di sviluppare le vendite dell’azienda.

Gli strumenti contrattuali più utilizzati sono:

  • l’assunzione diretta alle dipendenze della società con mansioni di addetto alle vendite;
  • il contratto di procacciamento di affari;
  • il rappresentante commerciale;
  • il contratto di agenzia.

Il contratto di agenzia è quel rapporto contrattuale in base al quale una parte (ossia l’agente) assume stabilmente l’incarico di promuovere, per conto dell’altra (ossia l’azienda che nel rapporto di agenzia viene detta preponente), verso retribuzione, la conclusione di contratti in una zona determinata [1].

Questa è, in sostanza, la definizione che la legge da al contratto di agenzia. In parole semplici, l’agente si impegna a vendere i prodotti del preponente in una determinata zona ed a sviluppare gli affari dell’azienda in un dato territorio.

Il contratto di agenzia deve essere necessariamente stipulato per iscritto e ciascuna parte ha diritto di ottenere dall’altra un documento dalla stessa sottoscritto che riproduca il contenuto del contratto e delle clausole aggiuntive.

In linea generale l’agente ha l’esclusiva nella sua zona per i prodotti della preponente. Ciò significa che solo lui può sviluppare gli affari dell’azienda in quella zona e nessun altro agente della stessa società potrebbe mettere il naso nella zona di competenza dell’agente. Viceversa, anche l’agente, in quella zona, non può sviluppare affari di più aziende in concorrenza tra di loro promuovendone i relativi prodotti.

L’agente riceve per la sua attività un compenso economico sotto forma di provvigioni, vale a dire, una percentuale, stabilita dalle parti nel contratto di agenzia, sull’affare portato a conclusione dall’agente a favore della preponente.

Facciamo un esempio. Tizio è agente di una società che vende pasta nel territorio della provincia di Milano. La provvigione prevista nel contratto è del 5% del prezzo dell’affare portato a termine dall’agente. Tizio vende ad un supermercato di San Donato Milanese una partita di pasta della società preponente per un valore complessivo di 150.000 euro. Tizio avrà diritto ad una provvigione pari ad euro 7.500 ossia il 5% di 150.000 euro.

Il diritto alla provvigione scatta solo se:

  • l’operazione è stata conclusa durante la vigenza del contratto per effetto dell’intervento dell’agente;
  • gli affari sono stati conclusi direttamente dal preponente con terzi che l’agente aveva in precedenza acquisito come clienti per affari dello stesso tipo o appartenenti alla zona o alla categoria o gruppo di clienti riservati all’agente, salvo che sia diversamente pattuito;
  • l’operazione è stata conclusa dopo la fine del contratto a patto che la proposta è pervenuta al preponente o all’agente in data antecedente alla fine del contratto o gli affari sono conclusi entro un termine ragionevole dalla data di scioglimento del contratto e la conclusione è da ricondurre prevalentemente all’attività svolta dall’agente (cosiddette provvigioni postume).

Come vedremo l’ammontare delle provvigioni spettanti all’agente è fondamentale poichè da questa base si calcolano le indennità in caso di fine del rapporto di agenzia.

La cessazione del contratto di agenzia

Il contratto di agenzia può essere a tempo determinato. In questo caso il rapporto contrattuale cessa automaticamente allo spirare del termine.

In altri casi il contratto di agenzia è a tempo indeterminato. In questo caso il rapporto può essere cessato per:

  • recesso di una delle parti: agente e preponente possono recedere dal contratto stesso dandone preavviso all’altra entro un termine stabilito dagli Accordi Economici Collettivi (cosiddetti AEC). Si tratta du accordi collettivi del tutto simili ai contratti collettivi di lavoro stipulati con riferimento al lavoratori dipendenti che, così come avviene per i lavoratori subordinati, indicano il termine di preavviso da rispettare in base all’anzianità di servizio dell’agente. La legge [2] prevede che il termine di preavviso non può comunque essere inferiore ad un mese per il primo anno di durata del contratto, a due mesi per il secondo anno iniziato, a tre mesi per il terzo anno iniziato, a quattro mesi per il quarto anno, a cinque mesi per il quinto anno e a sei mesi per il sesto anno e per tutti gli anni successivi. Gli AEC possono dunque solo modificare in senso migliore per l’agente i termini di preavviso di legge;
  • morte dell’agente;
  • risoluzione consensuale del rapporto di agenzia;
  • recesso per giusta causa: si ritiene applicabile anche al contratto di agenzia il recesso per giusta causa previsto nel rapporto di lavoro subordinato [3] per cui se una parte pone in essere un grave inadempimento che non consente la prosecuzione nemmeno momentanea del rapporto, il contratto può essere cessato in tronco, senza preavviso.

Contratto di agenzia: indennità di fine rapporto

Come abbiamo detto nel corso del tempo sono state riconosciute all’agente alcune tutele tipiche dei lavoratori subordinati.

Una di queste è costituita dall’indennità di fine rapporto a cui l’agente ha diritto, al ricorrere di certe condizioni, quando il rapporto di agenzia viene meno.

La legge [4] prevede che all’atto della cessazione del rapporto il preponente è tenuto a corrispondere all’agente un’indennità se ricorrono le seguenti condizioni:

  • l’agente abbia procurato nuovi clienti al preponente o abbia sensibilmente sviluppato gli affari con i clienti esistenti e il preponente riceva ancora sostanziali vantaggi derivanti dagli affari con tali clienti;
  • il pagamento di tale indennità sia equo, tenuto conto di tutte le circostanze del caso, in particolare delle provvigioni che l’agente perde e che risultano dagli affari con tali clienti.

La legge dunque subordina il diritto all’indennità di fine rapporto all’aver incrementato il volume d’affari dell’azienda. Tale vantaggio apportato dall’agente deve continuare  a produrre effetti anche dopo la sua uscita.

La legge specifica anche che l’indennità non è dovuta:

  • quando il preponente risolve il contratto per giusta causa, ossia per un’inadempienza imputabile all’agente, la quale, per la sua gravità, non consenta la prosecuzione anche provvisoria del rapporto;
  • quando l’agente recede dal contratto, a meno che il recesso sia giustificato da circostanze attribuibili al preponente o da circostanze attribuibili all’agente, quali età, infermità o malattia, per le quali non può più essergli ragionevolmente chiesta la prosecuzione dell’attività;
  • quando, ai sensi di un accordo con il preponente, l’agente cede ad un terzo i diritti e gli obblighi che ha in virtù del contratto d’agenzia.

Chiarito in quali casi l’indennità di fine rapporto spetta ed in quali non spetta passiamo ad esaminare a quanto ammonta tale indennità.

La legge sceglie di non quantificare in modo preciso l’importo dell’indennità ma si limita a fissarne il tetto massimo: l’indennità di fine rapporto non può superare una cifra equivalente ad un’indennità annua calcolata sulla base della media annuale delle retribuzioni riscosse dall’agente negli ultimi cinque anni e, se il contratto risale a meno di cinque anni, sulla media del periodo in questione.

Facciamo un esempio. Tizio, vendendo la pasta per la preponente nel milanese, ha ricevuto le seguenti provvigioni:

  • 2013: 50.000 euro;
  • 2014: 55.000 euro;
  • 2015: 60.000 euro;
  • 2016: 60.000 euro;
  • 2017: 62.000 euro.

La media delle provvigioni riscosse nel quinquennio è pari a 57.400 euro. Questo sarà dunque l’importo massimo dell’indennità di cessazione del rapporto.

La legge precisa anche che la concessione dell’indennità non priva comunque l’agente del diritto all’eventuale risarcimento dei danni.

Se l’indennità di fine rapporto è un diritto dell’agente è pur vero che questi deve esercitarlo per tempo. L’agente decade dal diritto all’indennità se, nel termine di un anno dallo scioglimento del rapporto, omette di comunicare al preponente l’intenzione di far valere i propri diritti.

L’indennità è dovuta anche se il rapporto cessa per morte dell’agente.

Come detto la legge fissa solo il tetto massimo dell’indennità. Come deve muoversi il preponente in caso di cessazione del rapporto? In sostanza occorre fare una valutazione su quanto l’agente abbia contribuito ad incrementare il business della società e quanto gli effetti benefici della sua azione siano stabili nel tempo.

Occorre comunque fare riferimento a ciò che prevedono in materia gli Aec i quali hanno specificamente previsto l’ammontare dell’indennità.


note

[1] Art. 1742 cod. civ.

[2] Art. 1750 cod. civ.

[3] Art. 2119 cod. civ.

Autore immagine: contratto di Jirapong Manustrong


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