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Come prolungare maternità fino al settimo mese

21 Marzo 2019 | Autore: Maria Teresa Biscarini
Come prolungare maternità fino al settimo mese

Fattori di rischio e lavori usuranti quali pre-requisiti da porre a fondamento delle domande per estendere il diritto alla maternità nel post partum.

“Son tutte belle le mamme del mondo” cantava Claudio Villa, ma da quel lontano 1954 di acqua ne è passata sotto ai ponti. E se la bellezza delle mamme di allora la si doveva anche al clan familiare che circondava le puerpere di attenzioni per consentire loro di riprendere a pieno le forze dopo lo stress del parto, oggi con i ritmi imposti da una vita personale e lavorativa sempre più incalzante, le neo mamme hanno bisogno, forse più di prima, di tutele a sostegno della maternità. Una tutela che deve avere di mira in primis le mamme che lavorano, perché, inutile dirlo, c’è lavoro e lavoro. Inoltre è bene sin da ora sgomberare il campo dalle false credenze secondo cui una volta nato il bambino, il più è fatto. Questa è infatti una mezza verità che dimentica però la delicatezza del periodo “post partum”. Un focus quello del “post partum” che non è sfuggito al legislatore che specie dagli ultimi anni in avanti ha predisposto una serie di strumenti a tutela della maternità. È ormai un fatto di comune acquisizione, che la donna lavoratrice abbia diritto ad un periodo di cinque mesi di astensione obbligatoria dal lavoro, diversamente modulati, a cavallo del parto, ma magari non tutti sono a conoscenza di come prolungare maternità fino al settimo mese del bambino. Se anche tu senti di rientrare nella cerchia di coloro che non ne sanno abbastanza sul punto, continua a seguirci. Una migliore salvaguardia dei diritti delle mamme e dei loro piccoli non potrà che ripercuotersi positivamente su tutti coloro che le circondano.

Esiste una norma a tutela della maternità?

La risposta è affermativa. Nello specifico si tratta di un Decreto Legislativo risalente al 2001 [1] con questo specifico nome “Testo unico delle disposizioni legislative in materia di tutela e sostegno della maternità e paternità […]”.

In buona sostanza, tra gli obiettivi che questo strumento di legge persegue, c’è anche la tutela della salute della donna che lavora, senza tralasciare i profili connessi alla sua sicurezza. Se quindi la mamma ha diritto ad un range di cinque mesi di astensione dal lavoro quale periodo fisiologico per una sana ripresa, delle forze fisiche e psicologiche, è bene sapere che tale periodo può prolungarsi fino al settimo mese di vita del bambino.

I fattori di rischio che estendono la maternità fino a sette mesi

Tra i fattori che possono mettere a rischio la salute della mamma e quindi, di conseguenza, anche quella del bambino, si possono annoverare alcune macroaree. Passiamole in rassegna alla luce delle disposizioni di un apposito dettato normativo [2].

Agenti fisici

Rientrano in questo macrogruppo le posizioni adottate per l’espletamento delle mansioni lavorative, nonché i movimenti eseguiti per portare a termine il lavoro.

Nel dettaglio, tra le posture/posizioni assunte nel turno di lavoro considerate a rischio si annoverano:

  1. posizione in piedi per più di metà del turno di lavoro;
  2. posizione seduta fissa o postura fissa;
  3. necessità di salire/scendere costantemente dal sedile/sedia del posto di lavoro;
  4. lavoro svolto prevalentemente su scale o impalcature;

Tra i movimenti da attenzionare vi rientrano:

  1. movimentazione manuale di pesi che comporta lo spostamento di un certo tot di chilogrammi con una certa frequenza nel turno di lavoro;
  2. movimenti ripetitivi degli arti superiori: è questo ad esempio il caso in cui la lavoratrice sia addetta alla fase di assemblaggio o carteggiatura, in osservanza a ritmi di lavoro imposti.

Tra le esposizioni a fattori di rischio vanno considerate:

  1. le esposizioni a radiazioni ionizzanti o anche non ionizzanti;
  2. le esposizioni a rumori superiori a 80 decibel.

Tra le tipologie di lavori che possono produrre effetti fisici non salutari, si rammentano:

  1. lavori che richiedono l’uso di utensili comportanti vibrazioni/scuotimenti;
  2. lavori con macchine azionate a pedale;
  3. lavori a bordo di mezzi di trasporto.

Microclima: da ultimo, ma non certo per ordine d’importanza, va considerato il cosiddetto microclima sfavorevole in quanto sottoposto a sollecitazioni termiche: è questo il caso in cui la lavoratrice sia esposta, per le particolari mansioni svolte, a temperature elevate (come è ad esempio nel caso di vicinanza a forni), o temperature rigide (che ricorre nel caso di vicinanza a celle frigorifere) o anche umidità.

Agenti biologici

L’esposizione ad agenti biologici è di frequente legata a particolari tipologie di lavori; è questo ad esempio il caso della mamma lavoratrice che si trovi esposta al contatto con materiali di origine umana o animale (si pensi ai contesti che abbiano a che fare con l’allevamento e la cura del bestiame), o anche con agenti infettivi (come ad esempio nel caso di lavori svolti all’interno di reparti di malattie infettive).

Agenti chimici

L’esposizione a sostanze chimiche ricorre ad esempio nei casi in cui la donna per il lavoro che svolge si trovi a diretto contatto di sostanze tossiche. Rientra altresì nel range di tutela anche l’ipotesi in cui la lavoratrice lavori anche “solo” nelle immediate vicinanze di realtà dove si utilizzino sostanze tossiche. A tale riguardo vale la pena specificare che sono considerate tossiche tutte le polveri di varia natura, nonché i fumi di saldatura, il piombo, gli olii minerali, i vapori, i gas, i vapori di vernici, i diluenti, i solventi, i collanti, i sigillanti e i prodotti vari per la pulizia.

Altro

Rientrano altresì tra le fattispecie sotto sorveglianza stretta anche le mansioni in cui la mamma lavoratrice sia preposta a:

  1. l’assistenza e cura di malati nei reparti di malattie nervose, mentali e nei sanatori, nonché con i bambini e con le persone affette da qualche disabilità (rientrano in tali fattispecie i lavori svolti nei reparti/servizi psichiatrici, nelle comunità/case protette);
  2. lavoro notturno, considerandosi tale quello che deve necessariamente essere svolto a partire dalle ore 24:00 fino alle 6:00 di mattina.

Esistono dei settori lavorativi più a rischio per le mamme?

La risposta è affermativa anche se per una valutazione più specifica si dovrà passare al vaglio ogni singolo caso con tutte le variabili che questo potrà comportare. Volendo procedere con una rapida carrellata dei lavori “pericolosi” per le lavoratrici, specie nel pre e nel post partum, questi sono gli ambienti da cui è meglio “stare alla larga”:

  • ristorazione, commercio alimentare, agricoltura. In tutti questi casi la lavoratrice è infatti esposta alla possibilità di lavorare in “microclima” (ad esempio in cucine troppo calde o celle frigorifere), costretta a posture obbligate, o a mansioni troppo faticose e a contatto con fattori biologici o agenti chimici;
  • settore industriale: anche in tali i casi i rischi possono essere connessi alla tenuta di posture obbligate, o al lavoro su scale e impalcature, a contatto con agenti chimici ecc.;
  • settore di parrucchieria ed estetica. La postura obbligata di estetiste e parrucchiere associata all’utilizzo di prodotti chimici e biologici può esporre a rischi la lavoratrice;
  • settore sanità. Tale ambiente espone la donna a particolari carichi di fatica fisica e stress, nonché a posture incongrue, o anche ad eventuale contatto con radiazioni, agenti infettivi, elementi biologici;
  • settore scuola. In tale ambiente la donna può essere esposta ad un alto rischio di contrarre infezioni, o di subire colpi in conseguenza della frequente movimentazione di bambini, ma anche le posture adottate potenzialmente incongrue potrebbero costituire un fattore di rischio, come anche la fatica fisica e lo stress.

Seguono anche altri settori che per un motivo o l’altro non possono considerarsi alleati delle mamme in attesa né delle neo mamme:

  • industria dell’abbigliamento/tessile;
  • impresa di pulizie;
  • industria farmaceutica;
  • industria del legno;
  • lavanderie;
  • industrie metalmeccaniche;
  • industrie per la lavorazione di materie plastiche;
  • industrie per la lavorazione delle pelli.

Cosa fare per ottenere l’estensione della maternità fino al settimo mese?

Laddove ricorrano una o più delle condizioni elencate sopra, la lavoratrice dovrà attivarsi inoltrando una apposita domanda indirizzata alla direzione territoriale (provinciale) del lavoro di cui al link (i moduli sono comunque reperibili sul sito del ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali), specificando quali fattori mettano a rischio la sua salute nel post partum.

La data a partire dalla quale sarà possibile procedere con l’inoltro di tale istanza è quella del parto; per cui laddove ricorrano le condizioni che rendano il lavoro espletato dalla lavoratrice potenzialmente rischioso per la salute di mamma e bambino, meglio attivarsi sin dai primi giorni successivi al parto al fine di essere certi che la propria pratica venga istruita in tempo utile per l’estensione del congedo di maternità fino ai sette mesi di vita del bambino.

È pur vero che in linea di massima la direzione territoriale dovrebbe rispondere nell’arco di una settimana dall’avvenuta ricezione, ma visto che la prudenza non è mai troppa, meglio evitare di ridursi agli ultimi giorni. Resta comunque inteso che la direzione territoriale, a suo insindacabile giudizio, valuterà la presenza o meno di effettivi rischi lavorativi, e al contempo se ci sia l’eventualità di un possibile trasferimento in altra sede o mansione lavorativa che potrebbe comportare anche una temporanea assegnazione ad una mansione di livello inferiore con il mantenimento però della retribuzione erogata prima della gravidanza.

Laddove poi non fosse possibile né il trasferimento in altra sede aziendale, né un mutamento di mansione, si dovrà necessariamente optare per un periodo aggiuntivo di astensione dal lavoro.

In buona sostanza la lavoratrice potrà temporaneamente venire assegnata ad altra mansione non pericolosa, essere trasferita, o maturare il diritto all’astensione dal lavoro. Per potere accedere a queste “corsie privilegiate”, non sarà però sufficiente che la lavoratrice produca l’istanza di cui sopra, ma dovrà altresì allegare alla domanda una ben specifica documentazione tale da comprovare lo stato di rischio a cui la medesima è esposta.

Nel dettaglio i documenti da produrre sono i seguenti:

  • copia del certificato di gravidanza;
  • autocertificazione di nascita del figlio;
  • schede di rilevazione rischi per lavoratrici madri debitamente compilate;
  • fotocopia carta d’identità;
  • copia avviso di ricevimento da parte del datore di lavoro di raccomandata o notifica e-mail/posta certificata del certificato di gravidanza/autocertificazione di nascita.

Trattandosi di astensione obbligatoria dal lavoro, la retribuzione a cui ha diritto la mamma lavoratrice è del 100% nel rispetto del livello a cui la stessa era adibita prima della gravidanza e del parto, anche nel caso di temporaneo spostamento ad un profilo di livello inferiore. Inoltre è bene rammentare che l’inosservanza da parte del datore di lavoro delle prescrizioni a tutela della lavoratrice madre è punita con l’arresto fino a sei mesi.

Quali rischi per il puerperio e per l’allattamento?

È stato documentato che l’esposizione della mamma ad ambienti considerati insalubri per i motivi sopra esposti, è dannosa sia per l’integrità psico-fisica della donna sia per l’allattamento. Va da sé quindi che la mamma che allatta deve perseguire uno stile di vita più sano possibile al fine di non pregiudicare la qualità del suo latte.

Pregiudizio che può verificarsi sia laddove l’ambiente di lavoro sia oggettivamente insalubre perché magari pregno di sostanze nocive per la salute di mamma e bambino, ma anche laddove siano i ritmi serrati o i rumori assordanti a mettere a rischio la cosiddetta montata lattea. Non a caso nella domanda tipo da inoltrare per l’estensione della maternità fino ai sette mesi di vita del bambino, esiste un’apposita scheda per la rilevazione rischi per il puerperio e l’allattamento.

Tra i “sorvegliati speciali” anche i ritmi lavorativi e le pause imposte che potrebbero incidere negativamente sull’allattamento. Quindi perché rischiare quando esistono gli strumenti normativi a tutela sia del pre che del post partum? Meglio informarsi prima per valutare se, come e quando dar corso alla pratica per l’estensione della maternità a sette mesi. Tante infatti sono le situazioni lavorative che, se debitamente circostanziate in fase di domanda, possono dare diritto ad una estensione del periodo di maternità fino al settimo mese dal parto.



Di Maria Teresa Biscarini

note

[1] D. Lgs n. 151 del 26.03.2001.

[2] Art. 17 co. 2 lett c) del D.Lgs 151/2001.


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15 Commenti

    1. La legge riconosce l’astensione obbligatoria dal lavoro per un periodo complessivo di 5 mesi, il quale può essere fruito dalle lavoratrici madri nel seguente modo: nei due mesi antecedenti la data presunta del parto, nel periodo intercorrente tra la data presunta e la data effettiva del parto (ove questa sia posteriore) e nei tre mesi successivi al parto. In caso di parto gemellare la durata del congedo di maternità non varia. La data del parto è un giorno a sé rispetto al periodo di congedo di maternità e pertanto, tale giorno deve essere sempre aggiunto ai consueti cinque mesi. Per maggiori informazioni leggi il nostro articolo sul congedo di maternità e di paternità https://www.laleggepertutti.it/271463_il-congedo-di-maternita-e-di-paternita

    1. La legge prevede un prolungamento del congedo parentale per un periodo massimo di tre anni in favore della madre o, in alternativa, del padre di minore con disabilità grave fino al compimento del dodicesimo anno di vita del bambino, a condizione che non sia ricoverato a tempo pieno in una struttura sanitaria salvo che, in tal caso, sia richiesta dai sanitari la presenza del genitore.

    1. Buongiorno. L’indennità di maternità corrisponde all’80% della retribuzione media giornaliera: ma come si calcola la retribuzione media giornaliera? Innanzitutto, per trovare questa retribuzione media si deve far riferimento al mese lavorato prima della sospensione del rapporto di lavoro: secondo il Testo unico maternità-paternità, difatti, la retribuzione media giornaliera a cui si fa riferimento per il calcolo dell’indennità di maternità è quella percepita nel periodo di paga mensile scaduto ed immediatamente precedente a quello nel corso del quale ha avuto inizio l’astensione obbligatoria. Il calcolo della retribuzione media giornaliera (rmg), relativamente all’indennità di maternità, è analogo a quello utilizzato per ricavare la retribuzione media giornaliera in caso di malattia: i criteri di determinazione della rmg variano comunque a seconda della categoria e, in alcuni casi, del particolare tipo di rapporto. Nella generalità dei casi, la distinzione fondamentale riguarda le modalità di calcolo per impiegate e operaie, dato che alle prime l’indennità è corrisposta per tutti i giorni di calendario (con la sola eccezione delle festività nazionali e infrasettimanali cadenti di domenica), mentre alle seconde non sono indennizzate le domeniche e le festività.

    1. La domanda di congedo parentale e quella di congedo parentale frazionato ad ore vanno inoltrate telematicamente all’Inps prima dell’inizio del periodo di congedo. Esistono 3 possibilità: accedendo direttamente ai servizi on line dedicati al cittadino sul sito dell’Inps. Una volta effettuato l’acceso tramite il PIN (la richiesta del PIN può essere fatta nella sezione sul portale Inps “richiedi Pin”), si devono selezionare le voci “Invio Domande di prestazioni a Sostegno del reddito”, “Maternità”, e “Acquisizione domanda” oppure la trasmissione della domanda può essere effettuata tramite le credenziali SPID (Sistema Pubblico di Identità Digitale); telefonando al contact center Inps ai numeri 803164 gratuito da rete fissa o 06164164 da rete mobile a pagamento secondo la tariffa del proprio gestore telefonico; tramite patronati o intermediari abilitati. Nel caso di domanda tardiva, sono pagati solo i giorni di congedo successivi alla presentazione della stessa. Per il congedo parentale ad ore valgono le stesse modalità di trasmissione sopra descritte. Successivamente il lavoratore provvederà a consegnare una copia della domanda di congedo parentale già inviata all’Inps, al proprio datore di lavoro.

  1. Salve, mia figlia lavora nel settore scuola (collaboratrice scolastica) è quasi al settimo mese di astensione obbligatoria per gravidanza a rischio. Può chiedere la flessibilità della maternità pre e post parto di 1+4. Grazie

  2. Salve, come insegnante di scuola primaria che possibilità ho di avere diritto ai 7 mesi dopo il parto?
    Grazie.

  3. Salve. Sono insegnante di sostegno alla scuola primaria e ho avuto un bimbo il 10 Giugno. Sono in maternità obbligatoria fino al 18 Settembre. Sono ancora in tempo per chiedere l’estensione del congedo di maternità ovvero per presentare istanza di allattamento a rischio?

  4. Salve sono una mamma quasi da sette mesi sono in astensione obbligatoria fino al settimo mese! Ma come faccio a sapere il giorno preciso del rientro?

  5. Buongiorno, io partorisco a dicembre, sono nel settore agricolo quindi ho diritto alla estensione di maternità. Mi hanno detto che devo dare comunicazione entro 30 giorni dopo il parto. La comunicazione la devo dare al mio datore di lavoro, assieme a una copia del certificato di nascita?

  6. Buonasera,
    Io lavoro in un negozio di abbigliamento a 30 ore settimanali, dunque settore commercio. Potrei rientrare in questo congedo fino al settimo mese? La mia mansione è completamente in posizione eretta per tutta la durata del turno e nn è possibile farmi spostare in altri reparti. Rimango in attesa di una vostra gentile attenzione
    Distinti saluti

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