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Il cibo può essere causa di depressione?

3 Marzo 2019


Il cibo può essere causa di depressione?

> Salute e benessere Pubblicato il 3 Marzo 2019



Intolleranze alimentari e disturbi psicologici: cosa avviene nel nostro corpo e nella nostra mente?

Ora che sai come scoprire un’intolleranza alimentare e che, dopo aver fatto le analisi, hai scoperto che un particolare cibo è tuo nemico non ti resta che scoprire quanto questa intolleranza possa influire sul tuo umore. Può, ad esempio, essere causa di depressione o altri disturbi psicologici? Forse ti apparirà insolito e strano ma gli studi effettuati sembrano confermare la relazione tra cibo e umore, tra intolleranze e psiche. Del resto se è vero che nel mangiare un dolce o una tavoletta di cioccolata avverti una sensazione di felicità, può ben succedere il contrario: laddove un alimento fa soffrire il tuo corpo anche la tua psiche sta male. Ecco perché, dinanzi alla domanda se il cibo può essere causa di depressione alcuni studiosi hanno dato una risposta affermativa.

«In certi soggetti l’ansia e la depressione possono essere esacerbate o addirittura provocate da una ipersensibilità verso determinati alimenti», asserisce il dottor Alan Gettis della Facoltà di Medicina e Chirurgia della Columbia University.

Un altro studioso, il dottor Talal Nsouli, allergologo presso la Facoltà di Medicina della Georgetown University, ha riscontrato che in molti casi la sindrome da fatica cronica è correlata a una sottostante allergia alimentare, soprattutto nei confronti di frumento, latte e mais.

In definitiva, le nuove teorie che correlano alla presenza di un’intolleranza alimentare molti disturbi cronici, offrono una speranza di guarigione a milioni di ammalati.

Per accertare la presenza di una intolleranza alimentare il metodo più semplice e, se vogliamo, “casalingo” è il cosiddetto “test dell’esclusione”. Consiste, in buona sostanza, di escludere dalla dieta – per almeno una settimana – un cibo per volta e confrontare i risultati con la comparsa dei sintomi. Di volta in volta si escludono ulteriori cibi fino a quando non si individua proprio quello responsabile dell’intolleranza.

Di solito si inizia con l’esame dei sintomi e le esperienze del paziente e dei suoi familiari, per capire se ci sono dei cibi che hanno già provocato in passato dei disturbi. In questo caso, vengono eliminati alcuni alimenti su indicazione del gastroenterologo per vedere se i sintomi si presentano ancora. Se così fosse, cioè se il problema persiste, vengono prescritti degli esami per isolare dei fattori specifici presenti nel sangue, come anticorpi o autoanticorpi.

Attenzione: se in passato hai sofferto di allergie alimentari vere e proprie o sospetti di esserne affetto, non eseguire mai la controprova. Evita accuratamente gli alimenti responsabili dell’allergia.

In caso contrario potresti andare incontro a reazioni anche gravi come lo choc anafilattico.

Se la prima prova non ha dato esiti, ripeti tutto l’iter di ricerca, concentrandoti su diversi alimenti ad alto rischio di intolleranza, come frumento, latte, mais, soia e uova.

Puoi, ovviamente, anche consultare un allergologo. In questo caso, lo specialista prescriverà l’esecuzione di una serie di esami, inclusi le prove cutanee e/o un esame del sangue chiamato RAST, in grado di rilevare la presenza di IgE.

Grazie a queste indagini è possibile diagnosticare un’allergia alimentare, ma non sempre tutto procede in modo così semplice e diretto. Gli esami, infatti, possono dare un responso positivo anche quando non esiste allergia, oppure possono non riuscire a individuare intolleranze nei confronti di particolari alimenti. Quindi, come sottolinea il dottor Nsouli, la reale e definitiva prova è proprio quella fornita dalla dieta di esclusione.


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4 Commenti

  1. Il cibo può creare dipendenza? Che significa se una persona pensa ossessivamente al cibo? E’ come una dipendenza tipo le sigarette o l’alcol?

    1. Molte persone lottano contro il pensiero ossessivo del cibo e non riescono a controllare il proprio appetito, così la dipendenza dal cibo diventa un’esigenza irrefrenabile. Se la dipendenza dal cibo è incontrollabile, significa che il cibo è ormai diventato come una droga. Una volta che ci si rende conto di questa situazione, occorrerà correre ai ripari e consultare uno specialista che possa aiutare ad instaurare nuovamente un rapporto sano con il cibo. Di recente, per la riabilitazione nutrizionale nei disturbi del comportamento alimentare (DCA), uno specifico tavolo di lavoro del ministero della Salute ha elaborato un testo con le Raccomandazioni per i familiari che si affianca alla guida già messa a punto nel 2017 Linee guida nazionali per la riabilitazione nei disturbi dell’alimentazione. Altre informazioni sull’argomento sono contenute nel nostro articolo https://www.laleggepertutti.it/252856_il-cibo-puo-diventare-una-droga

  2. Come posso dimagrire in maniera salutare e corretta? Sto uscendo da un periodo molto triste e trovavo nel cibo l’unica consolazione. Certo mi sono affidato ad uno psicologo e ho deciso di iscrivermi in palestra e rivolgermi ad un nutrizionista. Nel frattempo, vorrei informarmi su questo argomento che ogni tanto mi provoca disagi e insicurezze.

    1. Per dimagrire correttamente occorre seguire una sana e corretta alimentazione e praticare attività fisica. Ti consigliamo di rivolgerti ad un bravo nutrizionista e diffidare da chi ti promette di raggiungere i risultati desiderati in breve tempo senza sforzi e/o sacrifici. Leggi il nostro articolo https://www.laleggepertutti.it/268458_come-dimagrire-correttamente Dopo una premessa sull’obesità, troverai l’intervista ad un nutrizionista.

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