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Le azioni possessorie

29 Marzo 2019 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 29 Marzo 2019



Le caratteristiche delle azioni con le quali si può tutelare il possesso.

Sicuramente nessun lettore dell’articolo che seguirà potrà dire di non essere direttamente coinvolto nella tematica che verrà trattata e ci sono pochissime se non alcuna possibilità di essere smentiti.  Il possesso, infatti, è una situazione nella quale tutti, ma proprio tutti, sono coinvolti. Chiunque, infatti, possiede qualcosa. Anche gli sfortunati costretti a vivere per strada possiedono quantomeno quello che indossano e quello che portano con sé. Per la legge [1] il possesso è una relazione di fatto esistente tra un soggetto e un bene e questa relazione ha valore e riceve tutela indipendentemente dal fatto che chi possiede sia anche il titolare del bene, cioè il suo proprietario. In questo senso anche il ladro è un possessore. E a questa relazione tra un soggetto ed un bene che viene chiamata possesso viene data una speciale tutela, esercitabile attraverso le azioni possessorie che, come si analizzerà in seguito, provvisoriamente prevale anche sulla tutela che spetta a chi avrebbe, in quanto proprietario, il diritto di tenere con sé il bene. Per introdurre l’articolo occorre dire che gli elementi che contraddistinguono il possesso sono uno di tipo oggettivo e cioè il potere di fatto esercitato sulla cosa dal possessore (potere che corrisponde all’esercizio di una attività identica a quella che eserciterebbe sul bene il suo proprietario) ed uno di tipo soggettivo e cioè la volontà del possessore di esercitare sul bene questo tipo di potere. Fatta questa premessa, passiamo alla analisi vera e propria delle cosiddette azioni possessorie, cioè dei rimedi che il nostro ordinamento predispone per tutelare il possesso.

Che cos’è e come funziona l’azione di spoglio?

Abbiamo già evidenziato il fatto che il possesso riceve dalla legge una tutela speciale che possiamo definire provvisoria.

Viene tutelata cioè la situazione di fatto del possesso, cioè la relazione tra un soggetto ed una cosa, in attesa che si verifichi (eventualmente) se il possessore di fatto abbia anche il diritto di possedere la cosa in quanto ne sia anche proprietario (o sia titolare di altro diritto reale sulla cosa, come accade nel caso dell’usufruttuario).

La prima delle azioni che la legge appresta in difesa del possesso è la cosiddetta azione di spoglio (o di reintegrazione) [2].

La prima delle due azioni di tutela consente al possessore che sia stato privato (la legge dice spogliato) del possesso di chiedere al giudice, entro un anno dal momento in cui è stato spogliato della cosa, di essere reintegrato nel possesso di essa.

La funzione di questa azione è dunque quella di consentire al possessore di recuperare il possesso della cosa nei confronti del soggetto che gliel’ha sottratta, con l’aggiunta che quest’ultimo non potrà contrastare la pretesa altrui affermando di essere, ad esempio, il proprietario della cosa (questa difesa la potrà sostenere ed avanzare in un altro tipo di giudizio, detto petitorio, ma non durante l’azione di spoglio a meno che, precisa la giurisprudenza [3], non gli risulti poi impossibile dimostrare di essere proprietario).

I presupposti per poter proporre davanti al giudice l’azione di spoglio sono l’aver subito uno spoglio, cioè essere stati privati del possesso a causa di un’azione consapevole, violenta o clandestina, realizzata da un soggetto ed anche se quest’ultimo fosse convinto di agire giustamente (perché magari è effettivamente il proprietario del bene).

L’azione di spoglio è violenta se viene modificato lo stato di fatto in cui si trova chi possiede la cosa (anche se non c’è uso di violenza fisica) e questa modificazione avvenga in contrasto con la sua volontà anche presunta; l’azione di spoglio è invece clandestina quando si verifica in condizioni tali che chi subisce lo spoglio non possa rendersene conto (è clandestino quindi anche lo spoglio che avviene in pieno giorno, ma con il possessore che non possa accorgersene in quanto si trova distante).

L’azione di spoglio può essere proposta dal possessore ed anche dal cosiddetto detentore qualificato (l’affittuario di un appartamento per intenderci) e può essere avviata nei confronti sia dell’autore materiale dello spoglio, sia nei confronti degli autori morali (ad esempio il mandante).

Il termine per poter proporre l’azione di spoglio è di un anno di tempo che decorre dalla data dello spoglio se quest’ultimo è stato commesso in modo che lo spogliato  se ne sia accorto immediatamente, oppure dalla data in cui lo spoglio è stato scoperto se esso è stato clandestino.

Infine se vi sono stati più atti di spoglio, il termine di un anno decorre dal primo di tali atti.

L’azione di spoglio può essere proposta entro un anno

Che cos’è e come funziona l’azione di manutenzione?

La legge [4] concede ai soli possessori (non anche ai detentori come i locatori) anche il rimedio dell’azione di manutenzione per difendersi dalle molestie di fatto o di diritto ed anche dallo spoglio che non sia avvenuto né in modo violento, né in modo clandestino.

Le molestie o le turbative sono quegli atti che ostacolano, limitano o impediscono l’esercizio del possesso e che sono compiuti volontariamente da un soggetto che con essi manifesta una pretesa contraria al possesso altrui.

Ad esempio è una molestia di fatto invadere il terreno altrui; è una molestia di diritto quella di chi manifesta la seria e ferma volontà di mettere in pericolo l’altrui possesso.

Con l’azione di manutenzione si può tutelare solo il possesso di un immobile (un appartamento, un locale commerciale ecc.) oppure di una universalità di mobili (cioè un insieme di beni mobili che appartengono ad una stessa persona e che abbiano una destinazione unitaria: ad esempio un gregge i una biblioteca).

Inoltre è tutelabile solo il possesso che duri da oltre un anno senza interruzioni e che non sia stato acquistato con violenza o in modo clandestino.

L’azione di manutenzione si può, infine, proporre contro l’autore materiale o morale (il mandante ad esempio) della molestia o dello spoglio non violento o non clandestino entro il termine di un anno da quando la molestia o lo spoglio siano avvenuti.

L’azione di manutenzione tutela dalle molestie di fatto o di diritto

note

[1] Art. 1140 cod. civ.

[2] Art. 1168 cod. civ.

[3] Corte Cost. sent. 3/2/1993.

[4] Art. 1170 cod. civ.


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