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La domanda riconvenzionale

26 Marzo 2019 | Autore:
La domanda riconvenzionale

Domanda riconvenzionale: cos’è e come funziona? Come incide sul processo la domanda riconvenzionale? Cos’è la reconventio reconventionis?

Il processo civile italiano prende le mosse su impulso di parte; in altre parole, non verrà mai avviata una causa civile se non c’è una persona che, avendone interesse, ha chiesto al giudice di cominciarne una. Ciò significa che, se vieni chiamato in un giudizio civile, è sempre perché c’è una parte privata che vuole far valere una sua pretesa (ad esempio, la restituzione di un credito, il risarcimento di un danno, ecc.). Questa caratteristica differenzia il processo civile da quello penale, ove l’iniziativa è esclusiva di una parte pubblica, cioè di un soggetto posto dalla legge a tutela di interessi superindividuali: il magistrato del pubblico ministero. Tornando al processo civile, quando una persona vuole procedere in tribunale deve presentare un apposito atto, che assume la forma della citazione oppure del ricorso. Per quasi tutte le cause è necessaria l’assistenza di un avvocato, pertanto sarà quest’ultimo a redigere lo scritto difensivo, a notificarlo e a depositarlo nei tempi prescritti. Nel momento in cui si avanza una pretesa, occorre specificare la stessa nel proprio atto e indicare altresì il valore della controversia: ciò servirà a selezionare correttamente il giudice competente e a pagare il contributo unificato. Una volta ricevuta la citazione (o il ricorso, a seconda dei casi), la parte chiamata in causa (il convenuto, cioè) potrà costituirsi in giudizio e difendersi; la legge però le consente anche di “passare all’attacco” e proporre la domanda riconvenzionale.

Colui che viene chiamato in giudizio perché adempia ad un proprio obbligo oppure perché paghi una determinata somma non soltanto ha diritto di difendersi e di negare l’avversa pretesa, ma per legge può addirittura chiedere egli stesso che qualcosa gli sia dovuto da chi gli ha intentato causa. Facciamo un esempio: Tizio cita in giudizio Caio affinché gli restituisca un vecchio prestito di duemila euro; Caio si costituisce e propone domanda riconvenzionale, dicendo che non solo non gli deve niente, ma che addirittura è lui ad essere in credito di tremila euro. Oppure: Sempronio cita in giudizio Mevio per vedersi riconosciuta l’usucapione di una parte di terreno appartenente a Mevio; questi risponde promuovendo un’azione di rivendica. Nei prossimi paragrafi ti spiegherò meglio cos’è la domanda riconvenzionale.

Domanda riconvenzionale: cos’è?

La domanda riconvenzionale è la «controdomanda» che il convenuto, non limitandosi a chiedere il rigetto della domanda proposta dall’attore, formula a propria volta nei confronti di quest’ultimo, facendo valere un diritto diverso da quello oggetto della domanda originaria o principale, sebbene ad esso collegato.

In pratica, la domanda riconvenzionale si inserisce all’interno del processo intrapreso dalla controparte e si pone in direzione opposta alla domanda avanzata dall’attore.

Qualche esempio. Tizio cita Caio in giudizio per ottenere il rilascio dell’immobile, ma Caio risponde chiedendo l’accertamento dell’avvenuta usucapione; Sempronio chiede a Mevio il rilascio dell’immobile per finita locazione, ma Mevio risponde chiedendo il risarcimento dei danni cagionatigli dai vizi dell’immobile locato.

Domanda riconvenzionale e domanda principale: rapporti

Come anticipato, la domanda riconvenzionale si pone normalmente in modo antitetico (cioè opposto) rispetto alla domanda principale avanzata dall’attore, cioè da colui che per primo ha adito il tribunale.

In realtà, i rapporti tra domanda riconvenzionale e domanda principale non sono sempre di questo genere: spesso, infatti, la relazione tra le due richieste può essere di piena compatibilità oppure addirittura di consequenzialità, nel senso che la riconvenzionale presuppone l’accoglimento della principale.

Per comprendere quanto appena detto a proposito della domanda riconvenzionale riprendiamo gli esempi fatti sopra:

  • Tizio cita Caio in giudizio per ottenere il rilascio di un immobile, ma Caio risponde chiedendo l’accertamento dell’avvenuta usucapione: le due domande (quella principale di Tizio e quella riconvenzionale di Caio) sono assolutamente incompatibili, in quanto l’una esclude l’altra;
  • Sempronio chiede a Mevio il rilascio dell’immobile per finita locazione; Mevio risponde chiedendo il risarcimento dei danni cagionatigli dai vizi dell’immobile locato. In un’ipotesi del genere, le due domande contrapposte non sono incompatibili, in quanto l’accoglimento dell’una non esclude l’altra;
  • Filano chiede a Calpurnio il rilascio dell’immobile per finita locazione; Calpurnio chiede, subordinatamente all’accoglimento della domanda di Filano, che l’attore venga condannato al pagamento di un’indennità per i miglioramenti apportati all’immobile. In questa circostanza, addirittura la domanda riconvenzionale presuppone l’accoglimento della domanda principale.

Domanda riconvenzionale: come incide sul giudizio?

La domanda riconvenzionale incide all’interno del processo civile instaurato dall’attore in diversi modi. Di seguito analizzeremo le principali conseguenze sul giudizio.

Domanda riconvenzionale e thema decidendum

Innanzitutto, la domanda riconvenzionale estende il cosiddetto thema decidendum, cioè l’oggetto del giudizio sul quale il giudice è chiamato a decidere. Ad esempio, se, in presenza della semplice domanda principale dell’attore, il giudice deve stabilire se accoglierla o rigettarla, con la domanda riconvenzionale occorrerà anche decidere su quanto proposto dal convenuto.

Valore della causa e domanda riconvenzionale

La domanda riconvenzionale incide sul valore della causa promossa dalla controparte. Ogni causa civile ha un costo che deve essere sostenuto, almeno inizialmente, da colui che, per primo, “scomoda” la giustizia: in pratica, è l’attore a dover anticipare le spese di giustizia.

Queste ultime vengono calcolate in base al valore della controversia, il quale a sua volta è determinato in ragione del “prezzo” della pretesa dell’attore: ad esempio, se Tizio cita in giudizio Caio per ottenere il risarcimento di un danno quantificato in cinquemila euro, il valore della controversia sarà appunto di cinquemila euro. Ad una causa di questo genere la legge fa corrispondere il pagamento di un contributo unificato di 98,00 euro e di una marca da bolla di 27,00 euro.

Se l’oggetto della controversia riguarda, ad esempio, un immobile, allora il valore della controversia dovrà calcolarsi in base al valore dello stesso immobile; e così via.

La domanda riconvenzionale, ampliando l’oggetto della causa e, quindi, tirando in ballo altri diritti e altre pretese, dilata anche le spese di giustizia. Tornando all’esempio della richiesta di risarcimento di danni pari a cinquemila euro, il convenuto potrebbe anche sostenere che, non soltanto non deve niente, ma che addirittura dovrà essere l’attore a versargli diecimila euro. In questo caso, la domanda riconvenzionale di valore pari a diecimila euro si sommerà al valore della domanda principale (di cinquemila euro), facendo aumentare complessivamente il valore dell’intera causa e obbligando il convenuto ad integrare le spese di giustizia già anticipate dall’attore.

Domanda riconvenzionale e competenza del giudice

La domanda riconvenzionale, obbligando a rivedere l’intero oggetto del giudizio, il quale ne risulterà con ogni probabilità ampliato, comporta conseguenze molto importanti anche in punto di competenza del giudice. Come senz’altro saprai, quando si decide di procedere con un giudizio occorre innanzitutto individuare qual è il giudice competente, cioè quello che concretamente dovrà affrontare il caso.

Per determinare la competenza la legge mette a disposizione alcuni criteri, i più importanti dei quali sono quelli per materia, per valore e per territorio.

Il criterio territoriale consente di individuare la “zona” di competenza del giudice, mentre i due restanti consentono di specificare, una volta individuata la sede, a quale giudice occorrerà rivolgersi. Ad esempio, se un sinistro stradale è avvenuto a Salerno, il giudice territorialmente competente sarà quello di Salerno; se il risarcimento supera la soglia dei ventimila euro, la competenza spetterà al tribunale di Salerno; al contrario, competente sarà il Giudice di pace di Salerno.

La domanda riconvenzionale, allargando i confini del giudizio, rischia di incidere anche sulla competenza del giudice inizialmente prescelto dall’attore.

Facciamo un esempio. Il giudice di pace è competente per tutte le controversie avente ad oggetti beni mobili fino a cinquemila euro (salvo i casi di sinistri stradali, ove la competenza per valore sale a ventimila euro).

Mettiamo il caso che Tizio citi Caio davanti al giudice di pace di Napoli per vedersi riconosciuto un risarcimento danni pari a quattromila euro. Caio propone domanda riconvenzionale, dicendo che non soltanto nulla deve a Caio, ma che addirittura è quest’ultimo ad essere in debito nei suoi confronti di ben diecimila euro.

Ora, poiché, come detto, il giudice di pace è competente per controversie fino a cinquemila euro e la domanda riconvenzionale ha senza dubbio innalzato il valore della causa, la competenza dovrà essere devoluta al tribunale di Napoli.

A proposito della domanda riconvenzionale e della modifica della competenza, la legge dice espressamente che il giudice competente per la causa principale conosce anche delle domande riconvenzionali che dipendono dal titolo dedotto in giudizio dall’attore o da quello che già appartiene alla causa come mezzo di eccezione, purché non eccedano la sua competenza per materia o valore [1].

Domanda riconvenzionale: quando si propone?

La domanda riconvenzionale può essere proposta dalla parte convenuta entro precisi termini di legge: nello specifico, essa deve essere contenuta all’interno della comparsa di costituzione e risposta, cioè nell’atto con il quale il convenuto si costituisce in giudizio eccependo le deduzioni operate dall’attore.

La comparsa di costituzione e risposta deve essere depositata almeno venti giorni prima della data d’udienza fissata nell’atto di controparte, pena l’inammissibilità della domanda riconvenzionale. Il termine è stato imposto al fine di garantire all’attore la possibilità di prendere visione della risposta del convenuto e di poter preparare la propria difesa.

Per poter rilevare, la domanda riconvenzionale deve essere attinente con l’oggetto del processo promosso dall’attore: in altre parole, non si potrà avanzare una domanda riconvenzionale che nulla c’entri con le pretese della controparte. Si pensi a Tizio che cita Caio in giudizio per veder riconosciuto un suo credito, e Caio propone domanda riconvenzionale per ottenere lo sfratto di Tizio da un suo appartamento concesso in locazione.

La domanda riconvenzionale dell’attore: cos’è?

La domanda riconvenzionale è quello proposta dal convenuto nei confronti dell’attore; bisogna precisare, però, che il nostro ordinamento conosce anche la domanda riconvenzionale dell’attore (definita, in gergo giuridico, reconventio reconventionis), cioè quella che propone l’attore in risposta alla riconvenzionale del convenuto. Si tratta dell’ultimo strumento in grado di estendere ulteriormente l’oggetto del giudizio, in quanto, se non si ponesse un termine ultimo, non vi sarebbero limiti alla possibilità delle parti di dilatare il thema decidendum.

In estrema sintesi, la domanda riconvenzionale dell’attore è la risposta (ultima) a quella proposta dal convenuto, finalizzata a specificare in maniera definitiva i contorni del giudizio: non è nuovamente consentito, infatti, fare lo stesso al convenuto.



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