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Si può svolgere un altro lavoro durante la malattia?

22 Dicembre 2017 | Autore:
Si può svolgere un altro lavoro durante la malattia?

Può essere licenziato il dipendente sorpreso a svolgere un altro lavoro durante il periodo di assenza dall’azienda per malattia?

Teoricamente, chi è malato (e lo è per davvero ) non dovrebbe essere in grado di svolgere alcuna attività lavorativa. Non è raro, tuttavia, che il dipendente assente per malattia dal posto di lavoro venga sorpreso a svolgere la propria attività lavorativa a favore di terze persone.  Che succede in questi casi? Cosa rischia il dipendente che svolge un altro lavoro durante la malattia? Come dovrà comportarsi il datore di lavoro: è legittimo il licenziamento del dipendente che, durante il periodo di assenza per malattia, presti comunque la propria attività lavorativa a favore di terzi o di familiari? A tanto risponderemo nel presente articolo, analizzando la più recente giurisprudenza al riguardo.

Dipendente in malattia: il dovere di correttezza e buona fede

Cominciamo innanzitutto con il dire che, ovviamente, il dipendente in malattia ha il dovere di non fingere fraudolentemente di essere ammalato, di comportarsi con diligenza e secondo buona fede e correttezza nei confronti del datore di lavoro, prendendo ogni precauzione al fine di non peggiorare le proprie condizioni di salute e di accelerare la guarigione.

Ciò premesso e dando per presupposto che la malattia non sia simulata, ogni  caso di attività svolta a favore di terzi andrebbe valutata caso per caso.

Dipendente che svolge un altro lavoro durante la malattia

In linea di principio, l’attività lavorativa resa dal dipendente durante il periodo di assenza dal posto di lavoro non costituisce, di per sé, un illecito disciplinare. Più nel dettaglio, secondo quanto da ultimo affermato dalla giurisprudenza sul punto, se il dipendente svolge un’altra attività lavorativa durante la malattia e il lavoro svolto è compatibile con la convalescenza, non pregiudicando i tempi di guarigione, il datore di lavoro non può licenziarlo. Ciò è quanto chiarito da una recente sentenza della Cassazione [1], secondo la quale se l’attività non comporta il posticipo del rientro in azienda non si ha violazione dei doveri di correttezza e buona fede da parte del dipendente, pur se questi sia “pizzacato” a svolgere un diverso lavoro altrove.

Se, invece, l’ulteriore attività lavorativa svolta dal dipendente durante l’assenza per malattia è tale da pregiudicarne lo stato di salute, comportando il ritardo nella guarigione, il datore di lavoro può irrogare una sanzione disciplinare, sino al licenziamento nei casi più gravi. Ovviamente lo stesso vale nei casi in cui lo stato di malattia sia soltanto simulato. Ed infatti, affinché non possano essere mosse delle contestazioni disciplinari, lo stato di malattia deve essere reale e non fittizio; inoltre, l’attività svolta non deve essere in concorrenza con quella del datore di lavoro.

In buona sostanza, dunque, il lavoratore assente dal posto di lavoro per malattia può svolgere un’ulteriore e diversa attività lavorativa, a condizione che tale ultima occupazione sia compatibile con la patologia in atto e sia tale da non pregiudicare la guarigione ed il tempestivo rientro in azienda. In caso contrario, legittimo risulterà il licenziamento disciplinare.

Dipendente in malattia sorpreso a lavorare: legittimo il licenziamento?

I principi sin qui rappresentati sono stati ribaditi dalla Corte di Cassazione che con una recentissima sentenza [2] è tornata ad occuparsi del tema. La Suprema Corte si  è pronunciata su una controversia di lavoro che vedeva contrapposti il lavoratore assente per malattia (affetto, in particolare, da uno stato di disturbo dell’adattamento, aliasesaurimento nervoso”) e la società datrice di lavoro (il dipendente era un autista di pullman)  la quale era venuta a conoscenza che, nonostante la malattia,  il dipendente prestava attività lavorativa presso la tabaccheria della moglie.

La domanda, dunque, sorge spontanea: è legittimo il licenziamento del dipendente in malattia che lavori altrove? È legittimo il licenziamento in queste ipotesi? Secondo la Corte di Cassazione no. Oltre a ribadire tutti i principi innanzi descritti, nel caso di specie, i giudici hanno fatto prevalere il buon senso, sottolineando la sostanziale differenza tra le due attività lavorative in rilievo (vale a dire: guida di un autobus, da un lato; e lavoro saltuario presso la tabaccheria di famiglia, dall’altro)  e che mentre l’attività in tabaccheria non poteva provocare di fatto danni particolari, diversamente mettersi alla guida di un pullman in quello stato psicofisico poteva rilevarsi attività assai differente e pericolosa.


note

[1] Cass. sent. n. 21667 del 19.09.2017.

[2] Cass. sent. n. 30417 del 19.12.2017.

Autore immagine: Pixabay.com


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