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Incidente stradale e omissione di soccorso: ultime sentenze

27 Marzo 2019
Incidente stradale e omissione di soccorso: ultime sentenze

Incidente stradale; obbligo di fermarsi e prestare assistenza; omissione di soccorso; sosta momentanea e reato di fuga; dolo eventuale.

Omissione di soccorso: necessario l’allontanamento nella consapevolezza di aver cagionato lesioni alle persone coinvolte

Il reato di mancata prestazione dell’assistenza occorrente in caso di incidente, di cui all’art. 189 C.d.S., comma 7, implica una condotta ulteriore e diversa rispetto a quella del reato di fuga, previsto dal comma 6 del predetto art. 189, non essendo sufficiente la consapevolezza che dall’incidente possano essere derivate conseguenze per le persone, occorrendo invece che un tale pericolo appaia essersi concretizzato, almeno sotto il profilo del dolo eventuale, in effettive lesioni dell’integrità fisica.

Cassazione penale sez. IV, 23/01/2019, n.5914

Fuga e omesso soccorso stradale: per la condanna è sufficiente il dolo eventuale

Risponde dei reati di fuga e omissione di soccorso stradale, anche per dolo eventuale, chi – nel cagionare un sinistro – ometta di arrestare la marcia e prestare assistenza agli altri conducenti rimasti infortunati, a prescindere dell’effettivo stato di bisogno e/o dell’intervento di terzi.

Cassazione penale sez. IV, 16/01/2019, n.3452

Fuga dopo un incidente stradale

In tema di circolazione stradale, la fuga perpetrata dopo un incidente stradale deve essere voluta almeno a titolo di dolo eventuale e cioè deve essere sussistente la consapevolezza del verificarsi di un incidente riconducibile al proprio comportamento dal quale sono derivati eventi lesivi. (Nel caso di specie, il conducente dell’autovettura responsabile del grave incidente, scendeva dalla vettura e chiedeva di non chiamare la polizia perché privo di patente di guida ma vedendo che uno dei soggetti tamponati aveva preso il telefono per chiamare i carabinieri si rimetteva repentinamente in macchina e si dava alla fuga).

Tribunale Terni, 29/05/2018, n.627

Omissione di soccorso e dolo eventuale

In tema di omissione di soccorso il dolo può essere anche solo eventuale ed investe essenzialmente l’inosservanza dell’obbligo di fermarsi in relazione ad un incidente potenzialmente idoneo a provocare lesioni senza avere alcuna rilevanza il fatto che il conducente ritorni indietro o si presenti ala polizia. (Nel caso di specie si trattava di un’autovettura che aveva tamponato altra autovettura che a sua volta tamponava un camion, non fermandosi il conducente della prima auto).

Tribunale Benevento, 03/05/2018, n.389

Omissione di assistenza: non è necessario che dall’incidente stradale derivino lesioni

Il reato di omissione di assistenza, di cui all’art. 189, comma 7, cod. strada, presuppone quale antefatto non punibile un incidente stradale da cui sorge l’obbligo di assistenza anche nel caso di assenza di ferite in senso tecnico, essendo sufficiente lo stato di difficoltà indicativo del pericolo che dal ritardato soccorso può derivare per la vita o l’integrità fisica della persona.

Cassazione penale sez. IV, 06/04/2018, n.21049

Reato di fuga: una sosta momentanea non esclude il reato

Il delitto di fuga si configura anche nel caso in cui colui che, in occasione di un incidente stradale ricollegabile al suo comportamento e da cui sia derivato un danno alle persone, effettui sul luogo una sosta momentanea del tutto insufficiente alla sua identificazione e a quella del veicolo.

Cassazione penale sez. IV, 28/03/2018, n.18406

Omissione di soccorso: reato di pericolo astratto

Il reato di omissione di soccorso si pone come reato di pericolo astratto, che richiede che la condotta dei consociati, in presenza di sinistro stradale da cui derivino lesioni alla persona offesa, si atteggi ad un obbligo di solidarietà e di intervento che ha come fulcro l’assistenza del consociato in difficoltà. Il reato è configurabile tutte le volte che questi non si fermi e si dia alla fuga, a nulla rilevando che in concreto l’assistenza sia stata prestata da altri, qualora l’investitore ignori la circostanza perché fuggito.

Cassazione penale sez. IV, 22/02/2018, n.21873

Sinistro e litigio con il conducente del mezzo antagonista: esclusa la responsabilità per omissione di soccorso

Il reato di omissione di soccorso a seguito di sinistro stradale non può ritenersi configurabile a carico del conducente del veicolo che dopo aver causato il sinistro e prima di allontanarsi dal luogo, abbia un alterco con il conducente del mezzo antagonista. Tale circostanza, infatti, lascia residuare legittimi dubbi circa l’effettiva repentinità dell’allontanamento, rilevante ai fini della configurabilità della fattispecie di reato ex articolo 189, comma 6, del Cds. Nel caso di specie, l’imputata è stata assolta poiché, dopo l’incidente nel corso dell’alterco, si avvedeva che il conducente e il terzo trasportato sul veicolo antagonista non avevano riportato lesioni e non lamentavano dolori fisici evidenti, ciò essendo sufficiente per escludere la responsabilità penale della stessa perché il fatto non sussiste.

Tribunale Taranto sez. I, 19/02/2018, n.462

L’allontanamento per chiedere soccorso non integra il reato

L’aver provocato un incidente con lesioni di un ciclista in una strada di campagna, legittima il conducente dell’auto che non abbia il telefono cellulare ad allontanarsi dal luogo del sinistro per chiamare i soccorsi senza incorrere nella responsabilità per omissione di soccorso. (Nel caso di specie, la conducente aveva spostato l’autovettura con la quale si era recata a casa dal marito a chiedere aiuto che chiamava il soccorso e tornava indietro dopo 5 minuti)

Corte appello Torino sez. I, 13/02/2018, n.423

Violazione dell’obbligo di fermarsi in caso di incidente dell’autista coinvolto non responsabile del sinistro

In tema di circolazione stradale, il reato di cui all’art. 189, commi 6 e 7, c. strad. è configurabile nei confronti dell’utente della strada coinvolto nel sinistro, pur se non responsabile dello stesso, in quanto l’“incidente”, che è comunque ricollegabile al suo comportamento, assume il valore di antefatto non punibile idoneo ad identificare il titolare di una posizione di garanzia al fine di proteggere gli altri utenti coinvolti dal pericolo derivante da un ritardato soccorso.

Cassazione penale sez. IV, 09/11/2017, n.52539

Dolo dell’omissione di soccorso

Ai fini della configurabilità del reato di cui all’art. 189, comma 6, c. strad., che punisce l’utente della strada che, nel caso di incidente con danno alle persone, non ottempera all’obbligo di fermarsi, il dolo richiesto deve investire, innanzitutto e essenzialmente, l’omesso obbligo di fermarsi in relazione all’evento dell’incidente, ove questo sia concretamente idoneo a produrre eventi lesivi, e va apprezzato come eventualmente sussistente avendo riguardo alle circostanze fattuali del caso laddove queste, ben percepite dall’agente, siano univocamente indicative di un incidente idoneo ad arrecare danno alle persone. La sussistenza o meno di un effettivo bisogno di aiuto da parte della persona infortunata non è elemento costitutivo del reato, che è integrato dal semplice fatto che in caso di incidente stradale con danni alle persone non si ottemperi all’obbligo di prestare assistenza. Tale condotta va tenuta a prescindere dall’intervento di terzi, poiché si tratta di un dovere che grava su chi si trova coinvolto nell’incidente medesimo.

Cassazione penale sez. IV, 04/07/2017, n.43840


note

Autore immagine: incidente stradale di Dmitry Kalinovsky


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2 Commenti

  1. La responsabilità civile di colui che omette di prestare soccorso in violazione dell’art. 593 c.p. comma 2 è equiparata alla responsabilità civile di chi materialmente ha cagionato il danno? Nello specifico, il risarcimento dovuto alla vittima da chi omette di prestarle soccorso durante un’aggressione viene quantificato nelle stessa misura del risarcimento dovuto alla vittima da colui che ha causato l’aggressione oppure vengono usati criteri diversi?

    1. Secondo l’art. 40, comma secondo, del codice penale, non impedire un evento, che si ha l’obbligo giuridico di impedire, equivale a cagionarlo. L’art. 41 del codice penale, parlando del concorso di cause, imputa il rapporto di causalità tanto alle azioni quanto alle omissioni. Dunque, il diritto penale attribuisce rilevanza anche alle condotte “negative”, cioè a quelle meramente passive.Chiarito ciò, il risarcimento del danno da condotta omissiva (nel caso di specie, da omissione di soccorso) si calcola utilizzando i medesimi criteri adoperati per qualsiasi altra forma di risarcimento: nello specifico, occorrerà valutare se l’intervento di colui a cui è imputata l’omissione poteva essere determinante nell’impedire il verificarsi delle conseguenze causate alla vittima del reato.In altre parole, per capire se il colpevole di omissione di soccorso debba pagare il risarcimento, bisognerà fornire rigorosa prova del nesso di causalità tra la condotta omissiva e il danno verificatosi. Ad esempio, se la persona rimasta ferita avrebbe potuto limitare l’entità delle lesioni patite grazie all’intervento (che non c’è stato) di un passante, allora il risarcimento andrà calcolato tenendo conto di questa importante circostanza, e cioè che l’aggravarsi delle condizioni di salute è dovuta all’omissione.Facciamo un altro esempio. Tizio trova Caio svenuto a terra con una gamba rotta; anziché chiamare l’ambulanza, fa finta di nulla e va via. Se Caio perderà l’arto (gamba) e i medici accerteranno che un tempestivo intervento avrebbe potuto scongiurare tale tragico evento, allora Tizio potrà rispondere civilmente del fatto, cioè sarà tenuto al risarcimento.L’omissione si inserirà all’interno dell’evento lesivo come concausa, cioè come causa aggiuntiva e ulteriore rispetto a quella originaria che ha cagionato il fatto (nel caso di specie, la condotta attiva costituita dall’aggressione). Recita infatti il già citato art. 41 cod. pen.: «Il concorso di cause preesistenti o simultanee o sopravvenute, anche se indipendenti dall’azione od omissione del colpevole, non esclude il rapporto di causalità fra la azione od omissione e l’evento.Le cause sopravvenute escludono il rapporto di causalità quando sono state da sole sufficienti a determinare l’evento. In tal caso, se l’azione od omissione precedentemente commessa costituisce per sé un reato, si applica la pena per questo stabilita.Le disposizioni precedenti si applicano anche quando la causa preesistente o simultanea o sopravvenuta consiste nel fatto illecito altrui».Tra l’altro, secondo la Corte di Cassazione (sent. n. 5050 del 4 febbraio del 2019), l’omissione di soccorso costituisce un reato di pericolo, nel senso che si ritiene integrato anche nel caso in cui il rischio che la norma intenda scongiurare non si verifichi. In pratica, dal punto di vista meramente penalistico, si risponde del reato di omissione di soccorso anche se dalla propria condotta non derivi alcun danno alla persona non aiutata.Ovviamente, tale ultimo ragionamento non vale per il risarcimento del danno, del quale deve essere sempre data rigorosa prova, tanto è vero che il giudice penale molto spesso, nella sentenza in cui riconosce la responsabilità dell’imputato, rinvia al giudice civile affinché si proceda alla quantificazione.Dunque, tirando le fila di quanto detto sinora, bisogna dire che, astrattamente, non esistono differenze tra i criteri utilizzati per calcolare il risarcimento nel caso di condotta attiva (o positiva) e in quello di condotta omissiva (o negativa); è chiaro, però, che provare il risarcimento derivante da una mera omissione è più difficile, visto che bisogna effettuare un giudizio ipotetico su ciò che sarebbe potuto accadere nel caso in cui il soccorso ci fosse stato (cosiddetto giudizio di prognosi postuma): il giudice dovrà dunque stabilire quali danni ha causato in concreto l’omissione, immaginando quali danni si sarebbero potuti evitare se l’intervento di soccorso ci fosse stato.A sommesso avviso dello scrivente, nel caso di specie sarà molto più facile stabilire la responsabilità civile dell’aggressore piuttosto che quella di colui che ha omesso il soccorso. Rispondendo al quesito, però, bisogna dire che i criteri di calcolo sono i medesimi, solamente che vanno applicati in maniera un po’ diversa, visto che, nel caso dell’omissione, come già ricordato, bisogna operare un giudizio ipotetico di prognosi postuma.

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