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Motivi di salute per non andare al lavoro

19 Marzo 2019 | Autore:
Motivi di salute per non andare al lavoro

In quali casi il lavoratore può assentarsi per problemi di salute, chi stabilisce quanto può durare l’assenza per malattia.

Hai un mal di testa persistente da alcuni giorni, che non ti impedisce di lavorare, ma rende la tua attività notevolmente più faticosa e ti rallenta nelle pratiche. Oppure, hai un fastidioso mal di pancia, che di tanto in tanto ti costringe ad interrompere l’attività. O, ancora, sei semplicemente molto stanco, e questo tuo stato si ripercuote negativamente sull’attività lavorativa: è da tanto tempo, difatti, che non ti vengono concesse le ferie.

In questi casi puoi assentarti dal lavoro perché non stai bene? Quali sono i motivi di salute per non andare al lavoro? Chi è molto stanco può assentarsi dal lavoro, oppure è necessario che alla base dell’assenza ci sia una vera e propria malattia?

Innanzitutto, devi sapere che non è il lavoratore a decidere quando può assentarsi per malattia, ma lo stabilisce, nella generalità dei casi, il medico curante. Bisogna in ogni caso distinguere le situazioni nelle quali è presente, per motivi di salute, una temporanea inabilità al lavoro, oppure le situazioni in cui il prolungamento dell’attività lavorativa potrebbe arrecare dei pregiudizi alla salute, dai casi in cui il lavoratore ha necessità di un periodo di pausa. Nelle prime due situazioni, difatti, il lavoratore ha il diritto di assentarsi per malattia, mentre, per consentire il recupero psicofisico del dipendente, la normativa prevede un periodo di ferie annuali, alle quali hanno diritto la generalità dei lavoratori subordinati.

Ma procediamo per ordine e proviamo a fare chiarezza sulle ipotesi in cui è possibile assentarsi dal lavoro per problemi di salute.

Quando il medico riconosce la malattia?

Se sei un lavoratore dipendente e hai dei problemi di salute, la prima cosa che devi fare è recarti dal tuo medico curante (o dalla guardia medica, o, ancora, presso un medico convenzionato col Servizio Sanitario Nazionale, in caso di indisponibilità).

Il medico, dopo averti visitato, stabilirà se il tuo stato di salute è compatibile con la prosecuzione dell’attività lavorativa o meno. Se il tuo problema di salute non ti consente, per un determinato periodo, di lavorare, il medico rilascia un apposito certificato, che invia telematicamente all’Inps, nel quale sono indicate le giornate di assenza dal lavoro necessarie e la data di presunta guarigione.

Per quali motivi di salute è riconosciuta la malattia?

La legge non prevede degli specifici motivi di salute per i quali è possibile assentarsi dal lavoro, né prevede dei motivi di salute per i quali l’assenza per malattia non è giustificata. Come abbiamo appena osservato, difatti, è il medico a stabilire se lo stato di salute del dipendente è compatibile con l’attività lavorativa. Non è dunque è vero che se si ha un semplice mal di testa non ci si può assentare: se il mal di testa è tale da risultare incompatibile con le mansioni normalmente svolte, il medico assegna le giornate di malattia necessarie alla guarigione.

Lo stesso discorso vale per il mal di pancia, e per tutti quei problemi di salute che vengono, nella generalità dei casi, considerati leggeri e temporanei. Senza contare che, talvolta, dietro sintomi considerati “banali” si possono nascondere delle patologie rilevanti, destinate ad aggravarsi nel tempo (come la maggior parte delle malattie autoimmuni).

Posso assentarmi per malattia se sono molto stanco?

Sentirsi stanchi e spossati può essere la normale conseguenza di un periodo di lavoro molto intenso: la legge [1], per consentire al dipendente il recupero psicofisico, prevede un minimo di 26 giornate di ferie l’anno per tutti i lavoratori subordinati; i contratti collettivi, poi, possono prevedere giornate di ferie aggiuntive e ulteriori riposi (permessi, banca ore, ex festività, Rol…).

Il lavoratore, però, non può autoassegnarsi le ferie, in quanto è necessario un accordo col datore di lavoro; in mancanza di accordo, è il datore ad avere l’ultima parola sulla spettanza delle ferie (ne abbiamo parlato in: Chi decide le ferie?). Ad ogni modo, il datore che non consente di fruire del periodo di riposo minimo annuale previsto dalla legge e dai contratti collettivi può subire pesanti sanzioni.

Se, comunque, lo stato di stanchezza del lavoratore è tale da non consentire di proseguire ulteriormente l’attività, il medico curante può assegnare delle giornate di malattia, in quanto la permanenza in servizio potrebbe comportare dei pregiudizi per la salute del dipendente.

Inoltre, non dobbiamo dimenticare che, in diversi casi, la stanchezza cronica può essere il sintomo di gravi patologie: in queste ipotesi, non c’è dubbio che il lavoratore possa assentarsi per malattia, sulla base delle valutazioni del medico curante (ne abbiamo parlato in: Malattia per stanchezza).

Che cosa succede se il medico fiscale non è d’accordo sulla malattia?

Quando il problema di salute del lavoratore è difficile da diagnosticare (mal di testa, mal di pancia, torcicollo, spossatezza…), la verifica della sua sussistenza può comportare equivoci e problemi, in sede di visita fiscale (cioè di accertamenti sanitari da parte del medico dell’Inps).

In ogni caso, il medico dell’Inps, come tutti i medici curanti, è in possesso delle competenze tecniche necessarie per verificare l’esistenza, o meno, del problema di salute.

Se il medico fiscale non è d’accordo con la diagnosi o la prognosi stabilita dal medico curante, e dispone l’immediato rientro al lavoro, il dipendente può impugnare il referto della visita fiscale e prolungare l’assenza. In questo caso è il coordinatore sanitario della competente sede Inps a decidere sulla correttezza della diagnosi e della prognosi.

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4 Commenti

    1. L’assenza ingiustificata costituisce un illecito disciplinare sanzionabile che si verifica tutte le volte in cui il lavoratore rimane assente dal lavoro senza preavvisare il datore e senza fornire adeguate motivazioni. Essendo un illecito disciplinare, il datore in caso di assenza ingiustificata dovrà: contestare tempestivamente per iscritto al lavoratore la violazione commessa; concedergli un termine non inferiore a 5 giorni per presentare le proprie giustificazioni scritte o verbali; comunicargli per iscritto l’archiviazione del procedimento disciplinare o l’applicazione della sanzione. L’assenza ingiustificata, se ripetuta nel tempo o protratta per più giorni consecutivi può portare anche all’applicazione della sanzione del licenziamento.

    1. Sia se si verifica uno dei casi previsti dalla legge per cui l’assenza si ritiene legittima, sia in caso di imprevisto, il lavoratore è obbligato ad avvisare tempestivamente il datore e a motivare il fatto di non potersi presentare al lavoro. L’avviso può essere dato con qualsiasi modalità idonea allo scopo, spesso prevista nei contratti collettivi, individuali o nel regolamento aziendale. Ad esempio, può essere sufficiente una telefonata, una email o un sms, dipende dal caso concreto. In ipotesi di malattia, sarà indispensabile avvisare il datore e recarsi poi dal proprio medico affinchè trasmetta all’azienda e all’Inps il certificato di malattia. Nel caso in cui invece accada un imprevisto, potrebbe essere utile, in aggiunta all’avviso tempestivo della propria assenza, conservare eventuali prove dello stesso (ad esempio, in caso di incidente sarà utile conservare e produrre a richiesta dell’azienda il verbale della Polizia intervenuta sul posto o copia della constatazione amichevole o della lettera di denuncia del sinistro alla propria assicurazione; in caso di inagibilità delle strade, una foto dei luoghi; in caso di avaria della propria auto, la fattura del carro attrezzi, e così via). Quando invece l’assenza è “programmata”, nel senso che si vuole fruire di qualche giorno di ferie, oppure di un permesso, è necessario avvisare il datore con congruo preavviso ed attendere una sua risposta affermativa.

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