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Il datore di lavoro può negare i permessi legge 104?

18 Marzo 2019
Il datore di lavoro può negare i permessi legge 104?

L’ordinamento offre vari strumenti per tutelare i disabili tra cui la Legge 104 che ha introdotto degli speciali permessi che possono essere utilizzati dai parenti dei disabili. 

La legge mette a disposizione delle persone disabili e dei loro famigliari più diretti tutta una serie di diritto. Basti pensare alle quote di riserva nei luoghi di lavoro, a tutte quelle norme che mirano ad abbattere le barriere architettoniche, alla previsione di posteggi auto dedicati, a tutta una serie di agevolazioni fiscali, etc. Oltre a tutto questo, le persone affette da disabilità sono tutelate anche in un altro modo. La legge riconosce che queste persone hanno bisogno di assistenza e prevede dunque i cosiddetti permessi 104, ossia, dei permessi retribuiti istituiti dalla legge 104 che possono essere fruiti da quei lavoratori dipendenti che siano parenti stretti di disabili gravi. I permessi 104 sono, in poche parole, delle giornate del tutto equiparabili alle ferie o ai ROL, ossia, giornate in cui il dipendente può assentarsi dal lavoro pur essendo comunque pagato. A differenza delle ferie o dei permessi, però, durante i permessi 104 il dipendente non può fare ciò che vuole ma deve effettivamente dedicarsi all’attività di assistenza nei confronti del parente disabile. Il datore di lavoro può negare i permessi legge 104? Questa domanda ricorre spesso tra i fruitori dei permessi 104. Vedremo in questo articolo quando e come è possibile che il datore di lavoro interferisca nella fruizione dei permessi 104.

Cosa si intende per permessi 104?

Un dipendente affetto da disabilità grave ha senza dubbio un maggiore bisogno di riposi e di giorni di non lavoro rispetto ad un lavoratore non disabile. Oltre a diversi riposare più degli altri, il disabile grave ha anche bisogno di essere assistito.

Per rispondere ad entrambe queste esigenze è stata approvata la cosiddetta Legge 104 [1] che ha introdotto nel nostro ordinamento sia dei permessi a favore direttamente del lavoratore disabile sia dei permessi per motivi di assistenza di cui possono beneficiare i parenti stretti del disabile grave.

Come abbiamo detto, i permessi 104 sono del tutto assimilabili alle ferie o ai Rol essendo dei giorni nei quali il dipendente può assentarsi mantenendo la retribuzione.

Chi ha diritto ai permessi 104?

Hanno diritto a fruire dei permessi 104 i lavoratori dipendenti che si trovano nelle seguenti situazioni:

  • disabili in situazione di gravità;
  • genitori, anche adottivi o affidatari, di figli disabili in situazione di gravità;
  • coniuge, parte dell’unione civile, convivente di fatto, parenti o affini entro il 2° grado di familiari disabili in situazione di gravità. Il diritto può essere esteso fino ai parenti e agli affini di 3° grado solamente qualora i genitori o il coniuge o la parte dell’unione civile o il convivente di fatto della persona con disabilità grave abbiano compiuto i sessantacinque anni di età oppure siano anche essi affetti da patologie invalidanti o siano deceduti o mancanti.

Non hanno diritto ai permessi 104:

  • lavoratori a domicilio;
  • lavoratori domestici;
  • lavoratori agricoli a tempo determinato occupati a giornata, né per se stessi né in qualità di genitori o familiari;
  • lavoratori autonomi;
  • lavoratori parasubordinati.

Permessi 104: il contenuto

I dipendenti disabili gravi hanno diritto in modo alternativo a:

  • ore di riposo giornalieri pari ad 1 ora o a 2 ore in base all’orario di lavoro del lavoratore;
  • permessi giornalieri pari a tre giorni di permesso al mese (che può essere anche fruito in ore).

I genitori, anche adottivi o affidatari, di figli affetti da grave disabilità di età anagrafica minore di anni tre hanno diritto in modo alternativo a:

  • permessi giornalieri pari a tre giorni di permesso retribuito al mese, che possono essere anche fruiti in ore;
  • prolungare il congedo parentale percependo un’indennità pari al 30% della retribuzione. In ogni caso i giorni goduti dal dipendente come congedo parentale ordinario e come prolungamento del congedo parentale non possono sommati insieme superare i tre anni, e devono essere fruiti entro i 12 anni di età del bambino. I genitori adottivi e affidatari possono anch’essi usufruire del prolungamento del congedo parentale fino a 3 anni, nel cui computo rientra anche il periodo di congedo parentale ordinario, sempre entro il 12° anno calcolato però non come età anagrafica del bimbo ma come numero di anni dalla data di ingresso in famiglia del minore disabile in situazione di gravità e dunque indipendentemente dall’età del bambino all’atto dell’adozione o affidamento (il limite massimo è il compimento della maggiore età);
  • ore di permessi: orari retribuiti calcolati in base all’orario giornaliero di lavoro: 2 ore di permesso al giorno se l’orario di lavoro è pari o maggiore di 6 ore, oppure un’ora di permesso al giorno se l’orario lavorativo è inferiore a 6 ore.

I genitori naturali di disabili gravi che abbiano tra i 3 e 12 anni di età e i genitori adottivi o affidatari di figli disabili gravi che hanno un’età maggiore di 3 anni entro il 12° anno dall’ingresso in famiglia del minore, hanno diritto in modo alternativo a:

  • permessi giornalieri fino a tre giorni al mese, fruibili anche in ore;
  • prolungamento del congedo parentale come visto sopra.

I genitori naturali di disabili gravi con età superiore a 12 anni e i genitori adottivi o affidatari di figli disabili dopo dodici anni dall’ingresso in famiglia del minore hanno diritto in alternativa a permessi giornalieri fino a tre giorni al mese, godibili a ore.

I genitori, il coniuge, il partner dell’unione civile, il convivente di fatto, i parenti e gli affini della disabile grave hanno diritto a permessi giornalieri per un massimo di tre giorni al mese, godibili a ore.

Parenti ed affini: in quali casi spettano loro i permessi 104

Anche i parenti e agli affini di terzo grado del disabile grave possono prendere i permessi 104. In particolare, spetta loro il diritto ai permessi giornalieri per tre giorni al mese (che possono prendere anche a ore). Tuttavia tale estensione ai parenti ed agli affini può verificarsi solo se il disabile abbia genitori o il coniuge o il partner dell’unione civile o il convivente di fatto ultrasessantacinquenni oppure siano affetti da patologie invalidanti o deceduti o mancanti.

Il concetto di mancanza è ampio: non solo l’assenza fisica ma ogni altra condizione di non presenza (ad esempio, il divorzio, la separazione legale o l’abbandono).

Permessi 104: i requisiti del dipendente

Il lavoratore può prendere i permessi 104 se ha i seguenti requisiti:

  • è un lavoratore subordinato;
  • i permessi devono riguardare una persona alla quale sia stata riscontrata una disabilità grave dalla specifica commissione medica integrata Asl – Inps;
  • i permessi devono riguardare una persona che non è ricoverata a tempo pieno (in tal caso si ritiene che l’assistenza sia svolta dall’equipe della struttura ospedaliera).

Permessi 104: il referente unico

Un solo lavoratore può fruire dei permessi 104 per assistere lo stesso disabile grave: questa regola va sotto il nome di referente unico [2].

Permessi 104: la retribuzione

Il trattamento retributivo del dipendente che fruisce dei permessi 104 si basa sui seguenti principi:

  • i permessi 104 fruiti giornalmente vengono pagati dall’Inps in base alla retribuzione effettivamente corrisposta al dipendente;
  • i permessi 104 fruiti a ore vengono pagati dall’Inps sulla base della retribuzione effettivamente corrisposta al dipendente;
  • i permessi 104 fruiti dal dipendente a titolo di prolungamento del congedo parentale fino al compimento dei 12 anni di vita del bambino disabile grave sono pagati dall’Inps al 30% della retribuzione effettivamente corrisposta;
  • nel periodo di fruizione dei permessi 104 il dipendente ha diritto a percepire l’assegno per il nucleo familiare.

Permessi 104: come vengono erogati?

Come avviene in ogni caso in cui il dipendente deve ricevere delle prestazioni economiche da parte dell’Inps, anche nel caso dei permessi 104 l’attribuzione della relativa indennità al lavoratore avviene per il tramite del datore di lavoro.

L’azienda, dunque, anticipa al dipendente l’indennità corrisposta dall’Inps a titolo di permesso 104 e poi porta in conguaglio le somme anticipate quando deve pagare i contributi previdenziali all’Inps.

Per fare un esempio, se il datore di lavoro ha pagato ai lavoratori 5.000 euro come indennità permesso 104, quando andrà a pagare i contributi all’Inps, che ammontano ad euro 8.000, pagherà solo 3.000 euro, portando i 5.000 euro anticipati a conguaglio.

Il datore di lavoro può negare i permessi legge 104?

Appare di tutta evidenza che l’ordinamento ha messo in campo i permessi 104 perché si riconosce l’esistenza di un bisogno essenziale del disabile grave che non può altrimenti essere soddisfatto. Da ciò deriva che il diritto ai permessi 104 è un diritto derivante direttamente dalla legge e non è, dunque, una scelta discrezionale dell’azienda concedere o meno tali permessi.

Se così fosse, la normativa non avrebbe senso poiché è evidente che è interesse delle aziende limitare al minimo la fruizione di permessi di questo tipo che arrecano, in ogni caso, un danno all’organizzazione aziendale.

Il datore di lavoro non può quindi negare al dipendente che ha tutti i requisiti per prenderli i permessi 104. A ben vedere, infatti, non è il datore di lavoro ad accertare la sussistenza dei requisiti per prendere i permessi 104 ma questo accertamento viene svolto dall’Inps al quale il dipendente invia la richiesta di fruizione dei permessi 104.

Il lavoratore, infatti, inoltra domanda di godimento dei permessi 104 in via diretta all’Inps per il tramite uno di uno dei seguenti canali:

  • web – servizi telematici accessibili direttamente dal cittadino tramite pin attraverso il portale dell’Istituto – servizio di “Invio online di domande di prestazioni a sostegno del reddito”;
  • patronati – attraverso i servizi telematici offerti dagli stessi;
  • contact center multicanale – attraverso il numero 803164 gratuito riservato all’utenza che chiama da telefono fisso e il numero 06164164 con tariffazione a carico dell’utenza chiamante abilitato a ricevere esclusivamente chiamate da telefoni cellulari.

Se l’Inps accoglie la domanda perché verifica che il dipendente ne ha diritto, il datore di lavoro riceve una pec dall’Inps che gli comunica il diritto del dipendente ai permessi 104 e non può dunque opporsi alla concessione dei permessi.

Nell’ottica, comunque, di eseguire il rapporto di lavoro sempre con correttezza e buona fede dovrà essere uno scrupolo del dipendente quello di prendersi i permessi 104 in modo tale da ridurre al minimo l’impatto negativo sull’organizzazione del datore di lavoro.

A tal fine è dunque sempre consigliabile informare con largo anticipo il datore di lavoro dei giorni di fruizione dei permessi affinché lo stesso possa organizzarsi.


note

[1] L. n. 104/1992.

[2] Art. 33 co. 3 L. n. 104/1992.

[2] D. Lgs. 119/2011.

Autore immagine: Legge 104 di Lucky Business


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