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L’esecutore testamentario

20 Marzo 2019 | Autore:
L’esecutore testamentario

La figura dell’esecutore testamentario: la nomina e l’accettazione, i compiti, la responsabilità e l’esonero, la cessazione dall’ufficio.

Nel suo testamento tuo padre ti ha incaricato di gestire e dividere l’eredità tra i tuoi fratelli. Ti ha quindi, nominato esecutore testamentario. Hai l’obbligo di accettare o puoi rinunciare? Presumi che alla tua morte si scateneranno liti per l’eredità. Puoi affidare al tuo avvocato il compito di dividere i beni tra gli eredi? Il Codice Civile prevede una durata minima dell’incarico di esecutore testamentario? Quando una persona muore senza lasciare testamento, gli eredi, ad esempio la moglie e i figli, si divideranno l’eredità in base di quanto previsto dal legislatore italiano in materia di successione. Viceversa, quando un soggetto fa testamento, è lui stesso che decide come e a chi dovranno andare i beni facenti parte del patrimonio dopo la sua morte. La persona che fa testamento, il quale prende il nome di testatore, può anche nominare un soggetto, a cui affida il compito di dare puntuale attuazione a quanto previsto nel testamento stesso [1].  In parole più semplici quindi, l’esecutore testamentario è una persona di fiducia di colui che fa testamento e a cui spetta di eseguire le ultime volontà del testatore.

Chi è l’esecutore testamentario?

L’esecutore testamentario gestisce i beni che rientrano nell’eredità, che viene detta massa ereditaria, e ne prende possesso.

Esempio: Tizio fa testamento (testatore) e nomina Caio, suo avvocato di fiducia, quale esecutore testamentario. Quest’ultimo alla morte del testatore, come previsto nel testamento, dovrà vendere un prestigioso immobile di proprietà di Tizio e successivamente distribuire il ricavato della vendita fra gli eredi. Dovrà inoltre, amministrare gli altri beni di proprietà di Tizio, consistenti in numerosi appartamenti, e investire del denaro depositato in banca, destinandolo in parte anche in beneficenza.

Se le disposizioni testamentarie sono numerose e complesse, è possibile che sia necessaria la gestione da parte di una figura professionale ben determinata (un avvocato, un notaio, un commercialista, ecc.) oppure che il testatore decida di nominare più soggetti.

In tal caso gli esecutori testamentari dovranno agire congiuntamente a meno che il testatore non abbia diviso tra loro le attribuzioni o che si tratti di un provvedimento urgente per la conservazione di un bene o di un diritto ereditario [2].

Esempio: Tizio nomina Caio e Sempronio quali esecutori testamentari con uguali poteri e funzioni. Questi ultimi, alla sua morte, iniziano a gestire l’eredità, prendendo ogni decisione di comune accordo. Dopo qualche tempo Sempronio si ammala e deve subire un’operazione. Contemporaneamente un immobile che rientra nell’eredità di Tizio, subisce delle gravi lesioni a causa di un terremoto e ha necessità di essere ristrutturato. Caio pertanto, adotta da sé tutte le decisioni del caso (nomina un tecnico, dà mandato ad una ditta per la ristrutturazione, ecc.), trattandosi di atti urgenti per la conservazione dell’immobile, non potendo agire congiuntamente a Sempronio perché malato.

Diversa è l’ipotesi in cui gli esecutori che devono agire congiuntamente, non sono d’accordo circa un atto del loro ufficio.

In tal caso sarà l’autorità giudiziaria a provvedere, sentiti, se occorre, gli eredi [3].

Il legislatore italiano inoltre, ha previsto che nella disposizione di nomina, il testatore può anche non indicare i compiti specifici che l’esecutore dovrà svolgere. In questo caso l’incaricato si dovrà attenere a quanto previsto dalle disposizioni generali dettate in materia dal Codice civile [4].

Chi può essere nominato esecutore testamentario?

Il Codice civile prevede che può essere nominato esecutore testamentario anche un erede (cioè colui che subentra al testatore in tutto il suo patrimonio o in parte di esso) o un legatario (ovvero colui che subentra al testatore solo in determinati rapporti), oltre che un semplice estraneo, purché possieda la capacità d’agire [5].

Prima ipotesi: Tizio nomina suoi eredi la moglie e i figli, Caio e Sempronio. Inoltre, nomina Caio esecutore testamentario.

Seconda ipotesi: Tizio dispone un legato in favore del nipote Mevio, nel senso che gli lascia in eredità un gioiello di famiglia, e lo nomina quale suo esecutore testamentario.

Terza ipotesi: Tizio nomina esecutore testamentario il notaio presso il quale ha redatto il testamento.

Non possono svolgere il compito di esecutore testamentario:

  • i soggetti minori;
  • gli interdetti, che sono coloro i quali si trovano in condizioni di abituale infermità di mente che li rende incapaci di provvedere ai propri interessi; si pensi ad un soggetto affetto da una grave malattia mentale che lo ha reso totalmente incapace di intendere e di volere;
  • gli inabilitati, cioè i soggetti che si trovano in particolari condizioni psicofisiche non così gravi da essere però, privati del tutto della capacità d’agire; ad esempio colui che abusa di sostanze stupefacenti, che è stato dichiarato inabilitato da un provvedimento del tribunale;
  • gli emancipati, che sono i minori che hanno superato i 16 anni di età e hanno acquistato una limitata capacità d’agire per effetto di un’autorizzazione del tribunale; è questo il caso di quei minori che sono stati autorizzati a sposarsi o a compiere gli atti di ordinaria amministrazione del proprio patrimonio.

Modalità di nomina ed accettazione

L’esecutore testamentario viene nominato nel testamento. Non esistono delle formule specifiche per la nomina: l’esecutore è tale anche se non viene chiamato così nel testamento purché gli siano affidati dei compiti determinati.

Non basta però, la semplice volontà del testatore perché la nomina sia valida, cioè non è sufficiente che via sia una disposizione nel testamento di Tizio con la quale Caio viene nominato, a far sì che questi diventi suo esecutore testamentario. E’ infatti, necessario che Caio accetti la nomina.

Proprio per questo motivo il nostro legislatore ha previsto che il testatore può nominare dei sostituti nell’ipotesi in cui uno o tutti non accettino [6].

Forma dell’accettazione

L’accettazione della carica deve avvenire attraverso una dichiarazione resa alla cancelleria del Tribunale del luogo in cui si è aperta la successione.

L’accettazione viene poi, annotata nel registro delle successioni [7].

Chi è nominato esecutore testamentario non ha naturalmente alcun obbligo di accettare. Il nominato può infatti rinunciare espressamente all’incarico nella stessa forma con cui può accettare, oppure semplicemente non accettare.

Il nostro legislatore dà la possibilità agli eredi o a chi sia interessato, di far fissare dal tribunale un termine per l’accettazione dell’incarico, decorso il quale l’esecutore si considera rinunziante [8].

Una volta effettuata l’accettazione, quindi, l’incaricato entra nel pieno della sua attività, assumendo l’ufficio di esecutore testamentario che è:

  • libero, nel senso che potrà rinunciare all’incarico assunto in qualsiasi momento, anche dopo l’accettazione (ad esempio per un grave motivo);
  • personale, cioè basato sul rapporto di fiducia esistente con il testatore tanto che non potrà delegare l’incarico a terze persone;
  • gratuito, anche se nulla vieta al testatore di stabilire una retribuzione a favore dell’esecutore [9]. Nell’ipotesi in cui l’esecutore testamentario accetti l’incarico e non sia fissata alcuna retribuzione, l’accettante non potrà pretendere alcunché dagli eredi. Se durante l’incarico l’esecutore testamentario dovesse affrontare delle spese, queste però, saranno poste a carico dell’eredità [10].

Compiti dell’esecutore testamentario

I compiti dell’esecutore testamentario consistono nell’adempimento di quanto disposto dal testatore, nell’amministrazione e nella gestione dell’eredità.

Innanzitutto l’esecutore esegue le disposizioni del testatore, dando attuazione alle sue ultime volontà [11]. A tal fine ne amministra l’eredità, compiendo tutti gli atti di gestione occorrenti e prendendo possesso dei beni che fanno parte della massa ereditaria [12].

Se necessario provvede alla vendita dei beni ereditari [13], chiedendone prima l’autorizzazione all’autorità giudiziaria, la quale decide dopo avere sentito gli eredi [14].

Il giudice decide sulla richiesta dell’esecutore con decreto contro il quale è ammessa opposizione da parte di chi vi abbia interesse (ad esempio gli eredi o i legatari) [15].

Tuttavia se la vendita è stata prevista nel testamento, l’esecutore non dovrà chiedere alcuna autorizzazione.

Esempio: Caio è l’esecutore testamentario di Tizio. Quest’ultimo ha lasciato disposto nel testamento, che alla sua morte, venga fatta un’ingente donazione in favore di un’associazione di beneficenza. Al fine di adempiere alla volontà del testatore, Caio deve vendere la villa in montagna di proprietà di Tizio, che alla morte di questi, è entrata a far parte della massa ereditaria. Prima però, dovrà richiedere l’autorizzazione al tribunale del luogo in cui si è aperta la successione, in quanto la vendita non è prevista nel testamento. Contro il decreto con il quale il tribunale ha autorizzato la vendita della villa, gli eredi di Tizio potranno eventualmente opporsi, qualora siano contrari.

L’esecutore testamentario rappresenta in giudizio l’eredità, nel senso che può avviare alcuni procedimenti legali (come l’apposizione dei sigilli e l’inventario, che vedremo di qui a poco) ma può essere citato in giudizio se qualcuno propone un’azione legale relativa all’eredità [16].

Se tra gli eredi vi sono dei minori ovvero degli interdetti o anche degli assenti (intendendo per tali le persone scomparse, quelle che si sono allontanate dal loro ultimo domicilio o residenza e di cui non si hanno più notizie da più di due anni) o delle persone giuridiche (ad esempio una società), l’esecutore testamentario fa apporre i sigilli all’eredità e fa redigere l’inventario dei beni ereditari, in loro presenza o comunque dopo averli invitati [17].

L’apposizione dei sigilli è una procedura che può essere richiesta dall’esecutore testamentario, al Tribunale del luogo in cui si è aperta la successione, per meglio identificare e conservare i beni facenti parte del patrimonio del testatore, al fine di tutelare gli interessi di tutti coloro che vantano diritti sull’eredità.

A seguito di detta richiesta, il giudice competente dispone la redazione dell’inventario dei beni facenti parte dell’asse ereditario. Il pubblico ufficiale incaricato dal tribunale deve quindi, redigere un verbale nel quale vanno descritti i beni immobili e quelli mobili presenti nell’abitazione del defunto, il denaro contante nonché le eventuali scritture contabili relative all’attività svolta dal medesimo.

Esempio: Caio, esecutore testamentario di Tizio, presenta istanza al Tribunale di apposizione di sigilli, per ricostruire la massa ereditaria del testatore, al fine di meglio tutelare gli interessi dei figli minorenni di quest’ultimo. Il Tribunale nomina Sempronio per redigere l’inventario. Caio pertanto, invita i figli di Tizio ad essere presenti nel giorno e all’ora fissati da Sempronio per la redazione del relativo verbale.

Se il testamento lo prevede, l’esecutore testamentario può procedere alla divisione dei beni ereditari, predisponendo a tal fine una proposta [18]. Detta divisione sarà valida solo se non contraria alla volontà del testatore o iniqua.

Esempio: Caio quale esecutore testamentario di Tizio, è stato incaricato di provvedere alla divisone dei beni ereditari tra gli eredi, cioè tra la moglie e i figli del testatore. Pertanto, deve procedere alla stima di detti beni e predisporre una proposta di divisione; comunque sia prima di procedere alla divisione, deve sentire il parere degli eredi.

Responsabilità ed esonero dell’esecutore testamentario

Al termine dell’incarico l’esecutore testamentario deve rendere il conto della propria gestione. Se è già trascorso un anno dalla morte del testatore e la gestione non è ancora conclusa, deve dare un rendiconto di periodo. Tale rendiconto consente il controllo dell’attività svolta dall’esecutore testamentario ed è preordinato all’accertamento di sue eventuali responsabilità.

Se infatti, durante il compimento dell’incarico l’esecutore dovesse causare colposamente o dolosamente dei danni agli eredi o ai legatari, sarà tenuto al risarcimento dei danni. Al fine di liberarsi della responsabilità egli dovrà dimostrare di non avere colpa o che l’evento dannoso è derivato da una causa a lui non imputabile.

Nell’ipotesi poi, di gravi irregolarità nell’adempimento del proprio incarico, o di inidoneità all’ufficio (ad esempio l’esecutore testamentario è dichiarato interdetto) o ancora qualora l’esecutore dovesse commettere azioni che menomino la fiducia, oltre al risarcimento del danno, l’autorità giudiziaria potrà esonerarlo dall’ufficio su istanza di ogni interessato [19].

L’autorità giudiziaria prima di provvedere, deve sentire l’esecutore e disporre opportuni accertamenti [20].

Esempio: Caio quale esecutore testamentario di Tizio, non rispetta le disposizioni testamentarie del defunto e pertanto, viene compromesso il rapporto di fiducia riposto in lui dal testatore. In questo caso qualsiasi interessato, erede o legatario, potrà rivolgersi al tribunale competente affinché l’esecutore venga condannato al risarcimento dei danni oltre ad essere esonerato dall’ufficio.

Cessazione dall’ufficio

La cessazione dall’ufficio di esecutore testamentario può avvenire per diverse cause e più precisamente per:

  • esaurimento dei compiti;
  • perdita della capacità (ad esempio l’esecutore viene dichiarato interdetto) o per la morte;
  • rinuncia all’incarico;
  • impossibilità oggettiva a portare a termine i compiti;
  • esonero disposto dal giudice per inidoneità all’ufficio o per gravi irregolarità oppure per azioni che menomano la fiducia.

La legge non prevede la cessazione dell’ufficio per decorso del tempo: è però, stabilito che il possesso dei beni non può durare per più di un anno, salvo proroga dell’autorità giudiziaria [21]. In ogni caso la proroga non potrà eccedere un ulteriore anno.


note

[1] Art. 700 cod. civ.

[2] Art. 700 co. 2 cod. civ.

[3] Art. 708 cod. civ.

[4] Artt. 700 e ss. cod. civ.

[5] Art. 701 cod. civ.

[6] Art. 700 co. 1 cod. civ.

[7] Art. 702 co. 1 cod. civ.

[8] Art. 702 co. 2 e 3 cod. civ.

[9] Art. 711 cod. civ.

[10] Art. 712 cod. civ.

[11] Art. 703 cod. civ.

[12] Art. 703 co. 2 cod. civ.

[13] Art. 703 cod. civ.

[14] Art. 747 cod. civ.

[15] Art. 739 cod. civ.

[16] Art. 704 cod. civ.

[17] Art. 705 cod. civ.

[18] Art. 733 cod. civ.

[19] Art. 710 co. 1 cod. civ.

[20] Art. 710 co. 2 cod. civ.

[21] Art. 703 cod. civ.

Autore immagine: testamento di Burdun Iliya


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