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Come verificare la notifica di una multa?

5 Marzo 2019


Come verificare la notifica di una multa?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 5 Marzo 2019



Multe auto: a chi spetta la prova della notifica del verbale? Come si fa ad annullare il debito se la contravvenzione non è mai arrivata.

Spesso le multe si perdono. I verbali, che dovrebbero raggiungere l’automobilista entro 90 giorni dalla commissione dell’infrazione, non arrivano a destinazione: vuoi perché spediti a indirizzi non corretti o consegnati a persone non legittimate o ancora perché smarriti prima della stessa spedizione. Capita così che l’automobilista prenda conoscenza della sanzione amministrativa solo nel momento in cui riceve la cartella esattoriale o magari nel richiedere un estratto di ruolo all’ufficio dell’esattore. In tal caso, risulta necessario capire se la mancata conoscenza della contravvenzione è dipesa da una svista del destinatario (che magari non ha adeguatamente controllato la cassetta delle lettere) o da un errore dell’amministrazione. Come vedremo, la differenza è fondamentale se si vuole annullare il debito e non pagare un euro. Ma come verificare la notifica di una multa? Quali armi ha il trasgressore se viene raggiunto da una cartella senza aver mai ricevuto prima il verbale? La questione è stata affrontata da una recente sentenza della Cassazione [1]. Vediamo più da vicino la sintesi di questo provvedimento e quali armi di difesa ha il cittadino.

La notifica del verbale di accertamento dell’infrazione 

La regola vuole che, dinanzi all’eccezione del cittadino di omessa notifica del verbale, spetta all’amministrazione la prova contraria. Il che significa che è il Comune – almeno per quanto riguarda le multe emesse dalla municipale – a dover tirare fuori dal cassetto le cartoline con l’avviso di ricevimento della raccomandata per dimostrare che l’atto ha raggiunto il suo destinatario. 

È appunto questo il chiarimento offerto dalla Corte: «in tema di opposizione a cartella esattoriale relativa a sanzioni amministrative per violazioni del Codice della strada, qualora il destinatario della stessa deduca la mancata notifica del verbale di accertamento dell’infrazione, l’onere della prova della notifica stessa incombe sull’ente dal quale dipende l’organo accertatore».  

Dunque, in buona sostanza, due sono le possibili situazioni che si possono verificare nel momento in cui l’automobilista fa ricorso contro la cartella eccependo il difetto di notifica della multa: 

  • se l’amministrazione non riesce a dimostrare il contrario (ossia non ha le prove della consegna della raccomandata), il ricorso viene accolto e la cartella è annullata; di conseguenza anche la multa non va pagata;
  • se l’amministrazione riesce a dimostrare l’avvenuta notifica, l’automobilista soccombe e, molto probabilmente, pagherà anche le spese del giudizio.

Questo significa che non spetta all’automobilista dimostrare l’omessa notifica della multa (del resto, sarebbe impossibile fornire la prova di un fatto mai avvenuto). Al contrario, è l’ente a dover dare la prova della corretta consegna della stessa. Il che potrebbe facilitare la difesa per l’automobilista che potrebbe limitarsi a dire di non aver mai ricevuto nulla. Ma non è così. Per evitare infatti la condanna alle spese processuali è bene sapere, prima di sollevare l’eccezione, se davvero la notifica non è avvenuta o non è andata a buon fine. Insomma, prima di avviare la causa è bene raggiungere la certezza dell’omessa notifica. Come ci si può accertare di ciò? È proprio questo il centro della nostra guida. Vediamo come agire.

La verifica della notifica della multa

Come abbiamo detto, prima di intraprendere il ricorso contro la cartella, è bene verificare che la multa non sia stata davvero notificata. Spesso infatti succede che l’automobilista si è dimenticato della multa, o che la stessa è stata consegnata a un familiare convivente o che è stata inviata a un indirizzo di residenza presso cui non si è sempre presenti.

A tal fine bisogna presentare una istanza di accesso agli atti amministrativi presso l’organo che ha elevato la multa e che risulta indicato sulla cartella stessa. Con tale istanza si chiederà di esibire tutti i documenti che comprovano l’avvenuta notifica del verbale. La domanda può essere inoltrata con Pec, con raccomandata o con consegna a mani presso gli uffici. La forma di tale istanza è libera e può essere presentata in carta semplice: basta chiedere esplicitamente di voler visionare l’esito della notifica della multa di cui andranno indicati gli estremi (riportati sulla cartella).

L’ente deve rispondere entro 30 giorni mettendo a disposizione del richiedente tutti i documenti in questione. In caso contrario è possibile fare ricorso al Tar (anche se, così facendo, si perde l’occasione per fare ricorso contro la cartella la quale va impugnata entro 30 giorni).

Se dalle carte esibite dall’amministrazione dovesse risultare che alcuna notifica è mai avvenuta o che è stata fatta in modo non corretto, sarà possibile intraprendere il ricorso contro la cartella. Tale ricorso va presentato al giudice di pace entro 30 giorni dalla cartella. 

Se invece hai avuto conoscenza della multa dall’estratto di ruolo, puoi impugnare quest’ultimo. Sul punto leggi la nostra guida: cartella non notificata: difesa.

Se la multa non è stata notificata nei termini

Per essere valida, la multa deve essere notificata entro 90 giorni dalla commissione dell’illecito. Se la polizia ha spedito la busta dopo il 90° giorno dall’infrazione, la multa è illegittima. Tale illegittimità però va fatta valere solo contro il verbale, entro i 30 giorni successivi (in caso di ricorso al giudice di pace) o entro 60 giorni (se si opta invece per il ricorso al prefetto). 

Non è possibile invece far valere il ritardo della notifica della contravvenzione con l’opposizione alla cartella esattoriale. Difatti la notifica tardiva ha comunque raggiunto il suo destinatario, sicché questi non potrà eccepire il fatto di non aver avuto conoscenza del verbale impugnando la cartella.

Sul punto leggi anche i recenti orientamenti della Cassazione secondo cui non basta indicare, nell’atto di ricorso, l’omessa notifica ma anche il motivo nel merito per cui si assume illegittimo tale verbale: vedi Multe non notificate, sono tutte valide e Mancata notifica multa: cartella valida.

 

note

[1] Cass. sent. n. 5403/19 del 25.02.2019.

Corte di Cassazione, sez. II Civile, sentenza 4 luglio 2018 – 25 febbraio 2019, n. 5403

Presidente Petitti – Relatore Tedesco

Fatti di causa

S.G. ha proposto appello davanti al Tribunale di Roma contro la sentenza del giudice di pace che aveva dichiarato inammissibile l’opposizione proposta contro cartella di pagamento emessa a seguito del mancato pagamento di sanzione irrogata per violazione del codice della strada.

Secondo il primo giudice l’opposizione, giustificata con la mancata notificazione del verbale di contestazione della violazione, era stata proposta con citazione ai sensi dell’art. 615 c.p.c., come opposizione all’esecuzione, mentre avrebbe dovuto essere proposta con le forme e i termini previsti dalla L. n. 689 del 1981, art. 22.

Il Tribunale di Roma è andato in contrario avviso, ritenendo che il difetto di notificazione poteva farsi valere, senza termini di decadenza, con l’opposizione all’esecuzione ai sensi dell’art. 615 c.p.c..

Ciò posto ha tuttavia rigettato nel merito l’opposizione, ritenendo infondata la ragione di censura proposta dalla ricorrente (illegittimità della maggiorazione L. n 689 del 1981, ex art. 27).

Per la cassazione della sentenza S.G. ha proposto ricorso, affidato a due motivi.

Roma Capitale e Equitalia Sud sono rimaste intimate.

Ragioni della decisione

Il primo motivo denuncia violazione e falsa applicazione dell’art. 615 c.p., e delle disposizioni della L. n. 689 del 1981, come modificate dal D.Lgs. n. 150 del 2011.

La ricorrente sostiene che, una volta riconosciuta l’ammissibilità dell’opposizione ex art. 615 c.p.c., per far valere il difetto di notificazione del verbale di accertamento della violazione del codice della strada, il ricorso avrebbe dovuto essere, per ciò solo, accolto.

Infatti Roma Capitale, non costituita nel giudizio, non aveva provato che il verbale era stato notificato.

Il secondo motivo denuncia violazione della L. n. 689 del 1981, art. 27, e dell’art. 203 C.d.S. e segg., in ordine all’applicazione della maggiorazione per ritardato pagamento.

Il primo motivo è fondato.

La decisione resa dal Tribunale di Roma in grado d’appello, favorevole a parte ricorrente in ordine all’ammissibilità del mezzo prescelto per far valere il difetto di notificazione del verbale, non è stata impugnata dall’Amministrazione con ricorso incidentale.

Consegue da ciò che la verifica demandata alla Suprema Corte deve svolgersi nel quadro fatto proprio dal tribunale, il quale, una volta riconosciuta l’ammissibilità dell’opposizione ex art. 615 c.p.c., per far valere il difetto di notificazione del verbale, prima di passare all’esame dei motivi riguardanti il merito, avrebbe dovuto chiedersi se l’Amministrazione avesse data la prova della notificazione del verbale.

“In tema di opposizione a cartella esattoriale relativa a sanzioni amministrative per violazioni del Codice della strada, ove il destinatario della stessa deduca la mancata notifica del verbale di accertamento dell’infrazione, l’onere della prova della notifica di detto verbale incombe sull’ente dal quale dipende l’organo accertatore, in quanto l’avvenuta notificazione del verbale, unitamente alla mancata opposizione nel termine di sessanta giorni dalla stessa, costituisce requisito indefettibile perché il verbale acquisisca efficacia di titolo esecutivo, esigibile mediante cartella esattoriale” (Cass. n. 8267/2010).

La sentenza impugnata non è evidentemente in linea con tale principio, avendo omesso ogni verifica sulla esistenza della notificazione del verbale di accertamento della infrazione.

È assorbito il secondo motivo.

Si impone in relazione al primo motivo la cassazione della sentenza, con rinvio della causa al Tribunale di Roma, che la deciderà in persona di diverso magistrato tenuto conto di quanto sopra detto e regolerà le spese del giudizio di cassazione.

P.Q.M.

accoglie il primo motivo; dichiara assorbito il secondo; cassa la sentenza in relazione al motivo accolto; rinvia al Tribunale di Roma in persona di diverso magistrato anche per le spese.

 


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