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Come contestare una lettera di richiamo

5 Marzo 2019


Come contestare una lettera di richiamo

> Diritto e Fisco Pubblicato il 5 Marzo 2019



Sanzione disciplinare: come difendersi dall’ammonizione scritta del datore di lavoro, i termini per rispondere e la lettera di contestazione.

Dopo aver letto il nostro articolo quando il lavoratore può essere sanzionato sai che le sanzioni disciplinari che l’azienda può infliggere ai propri dipendenti devono essere sempre proporzionate alla gravità della condotta in contestazione. Il giudice può sindacare la scelta del datore di lavoro di adottare una sanzione piuttosto che un’altra laddove questi infligga una punizione più grave rispetto all’illecito. Affinché ciò avvenga però è necessario che sia lo stesso dipendente a promuovere l’azione in tribunale. Egli deve cioè contestare la sanzione disciplinare. Ma come muoversi ed entro quanto tempo agire?

In questo articolo prenderemo a riferimento la sanzione disciplinare più comune ed anche meno afflittiva rispetto a quelle previste dalla legge: l’ammonizione scritta. Questo tipo di provvedimento è anche chiamato “biasimo” o, più comunemente, lettera di richiamo. Ti spiegheremo quindi come contestare una lettera di richiamo: ti offriremo un modello di lettera di riposta da spedire all’azienda, ti indicheremo i tempi che ti sono concessi per difenderti e cosa può fare il datore di lavoro nel caso in cui ritenga infondate le tue contestazioni. Ma procediamo con ordine.

Lettera di richiamo: cos’è?

La sanzione più “leggera” che il datore di lavoro può infliggere al dipendente è il rimprovero verbale. Si tratta di una normale “sgridata”, una contestazione che non viene messa per iscritto e che, pertanto, non lascia tracce nel curriculum del dipendente. È talmente leggera e priva di effetti che lo Statuto dei lavoratori non impone, prima della sua adozione, una particolare procedura a garanzia del dipendente come invece obbligatoria per tutte le altre sanzioni.

In ordine crescente, la sanzione immediatamente più grave rispetto al rimprovero è l’ammonizione, ossia la lettera di richiamo. È anche la più lieve delle sanzioni “scritte” che richiedono l’adozione della speciale procedura di contestazione (di cui a breve parleremo).

Subito dopo ci sono la multa, la sospensione dal soldo e dal servizio, il trasferimento e, infine, il licenziamento.

Vediamo meglio cos’è la lettera di richiamo. Come detto è una sanzione lieve perché non implica alcuna conseguenza né sullo stipendio, né sul servizio. Il dipendente prende atto della lettera che potrà essere ripescata dal datore di lavoro in caso di recidiva. È quindi una sorta di primo ammonimento che bisogna rispettare se non si vuole, in caso di successive infrazioni allo stesso precetto, cadere in sanzioni più gravi. Sintetizzando la lettera di dichiamo rappresenta il provvedimento disciplinare corrispondente alle infrazioni di minore gravità.

Dall’ammonizione scritta bisogna distinguere la nota di qualifica, che consiste nella valutazione complessiva dell’attività del lavoratore da parte del superiore gerarchico. Essa, infatti, ha una funzione prettamente valutativa, circoscritta alla qualità della prestazione che il lavoratore deve fornire. Il fatto che a determinate note di qualifica non positive consegua, secondo la disciplina contrattuale collettiva, la mancata corresponsione di indennità aggiuntive, non è sufficiente per assegnare a dette note carattere di sanzione disciplinare. Pertanto, alle note di qualifica non è applicabile la procedura prevista per le sanzioni disciplinari [1].

Quando viene spedita la lettera di richiamo?

La lettera di richiamo viene di solito spedita in caso di ritardo sul lavoro o di svolgimento delle mansioni in modo non diligente e puntuale. Può anche essere spedita quando il dipendente commette un comportamento pericoloso o si comporta in modo scontroso con un cliente; quando usa un linguaggio poco consono nei confronti del datore di lavoro o usa dei materiali aziendali per scopi personali (ad esempio il telefono).

Regole che l’azienda deve rispettare per la lettera di richiamo

Come detto la lettera di richiamo deve rispettare la procedura imposta dallo Statuto dei lavoratori per tutte le sanzioni disciplinari. Eccola di seguito descritta.

La lettera di comunicazione dell’avvio del procedimento disciplinare

Prima della lettera di richiamo, il datore di lavoro deve comunicare al dipendente l’avvio del procedimento disciplinare al fine di consentirgli di difendersi. Quindi non è possibile ricevere una lettera di richiamo senza prima aver avuto la possibilità di presentare delle proprie memorie.

La comunicazione di avvio del procedimento disciplinare deve essere tempestiva e specifica.

«Tempestiva» significa che deve essere inviata con sollecitudine rispetto ai fatti contestati. Il datore di lavoro, una volta appreso dell’illecito ed espletate quel minimo di indagini per verificare l’eventuale responsabilità del dipendente, deve prontamente spedirgli la contestazione. Se lascia passare troppo tempo rispetto al fatto la sanzione è illegittima e può essere impugnata in tribunale (vedremo a breve in che modo).

«Specifica» significa che la lettera deve individuare con sufficiente precisione l’illecito commesso dal dipendente, inquadrandolo in relazione al tempo e alle circostanze concrete. In buona sostanza, il datore non può contestare un generico comportamento senza individuare quando e come il lavoratore avrebbe violato il codice disciplinare o la legge. Solo così infatti l’interessato può difendersi.

La comunicazione di avvio del procedimento disciplinare può essere inviata con raccomandata a.r. o consegnata a mani con copia controfirmata. Se anticipata oralmente, essa sortisce gli effetti solo dalla comunicazione ufficiale.

Entro quanto tempo rispondere alla comunicazione dell’azienda?

Una volta che il dipendente ha ricevuto la comunicazione di avvio del procedimento disciplinare (a mano o con raccomandata) ha cinque giorni di tempo per presentare le proprie difese. Lo potrà fare sia a voce che per iscritto. Sicuramente la seconda opzione è quella più garantista. Il dipendente potrà farsi coadiuvare, in tale memoria, da un sindacalista o dal suo avvocato.

La risposta con le giustificazioni del dipendente può essere spedita con raccomandata, con Pec o con copia consegnata a mani e controfirmata.

Nella risposta, il dipendente può chiedere un incontro diretto col datore di lavoro. All’incontro può partecipare solo il suo sindacalista ma non l’avvocato.

Il datore di lavoro non può né rifiutare l’incontro, né emettere la sanzione definitiva prima di questo se richiesto.

Se viene fissato l’incontro il dipendente può chiedere il rinvio solo per un giustificato motivo.

Che fa il datore dopo aver ricevuto le difese del lavoratore?

Una volta trascorsi i cinque giorni o avvenuto l’incontro, il datore di lavoro è chiamato a decidere in merito alla sanzione altrettanto tempestivamente di come l’ha comunicata. Quindi deve inviare la lettera di richiamo senza ritardo. La lettera deve essere motivata: deve cioè spiegare le ragioni per cui non è stata ritenuta sufficiente la difesa del dipendente.

Il contratto collettivo nazionale di lavoro può fissare dei termini massimi per la comunicazione della lettera di richiamo.

Come contestare la lettera di richiamo

Una volta ricevuta la lettera di richiamo, ossia la sanzione definitiva, il dipendente può contestarla formalmente. A tal fine deve inviare una lettera di generica contestazione all’azienda servendosi di una raccomandata o della Pec. La lettera deve essere spedita entro 60 giorni da quando il dipendente ha avuto conoscenza della sanzione.

La lettera di risposta al richiamo non deve necessariamente spiegare le ragioni della contestazione; l’importante è essere chiari nell’affermare l’illegittimità della sanzione illegittima.

È verosimile che il datore di lavoro non tenga conto della lettera e non ritratti la sanzione avendo già valutato le difese da questi prospettate nella sua antecedente lettera (quella spedita dopo 5 giorni dalla comunicazione dell’avvio del procedimento disciplinare).

Pertanto, l’unica soluzione che si prospetta per il dipendente per far cancellare la sanzione è di ricorrere al tribunale. Il ricorso va depositato entro 180 giorni dal ricevimento della lettera di contestazione (quella cioè da spedire nei 60 giorni dal ricevimento della lettera di richiamo). Trattandosi di un procedimento giudiziale, esso può essere svolto solo con l’assistenza di un avvocato.

A questo punto si aprirà una causa durante la quale il giudice verificherà sia la fondatezza delle contestazioni mosse al dipendente che la proporzione tra sanzione e contestazioni.

note

[1] Cass. 27 febbraio 1995 n. 2252 Cass. 22 marzo 1995 n. 3301.

Autore immagine dipendenti sanzione di nuvolanevicata


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2 Commenti

  1. Buongiorno se l’azienda invia x raccomandata una lettera di chiarimenti per un episodio di oltre 30 giorni ed il dipendente entro 5 giorni deve rispondere, dopo questa fase l’azienda deve aprire un procedimento disciplinare come da legge o puo sanzionare il dipendente direttamente ed in questo caso è legittima l’azione.
    Grazie

    1. Buon giorno, è regolare che dopo l’esposizione da parte del dipendente (via e-mail) trascorso più di un mese non avere nessuna risposta formale né in positivo né in negativo ? Grazie

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