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Trattenuta danni tfr

23 Marzo 2019
Trattenuta danni tfr

Quando cessa un rapporto di lavoro il datore di lavoro deve versare al dipendente e le altre competenze di fine rapporto. E’ possibile trattenere queste somme a titolo di danno?

Quando un rapporto di lavoro viene a cessare il dipendente ha diritto a ricevere dal datore di lavoro tutta una serie di pagamenti che vanno sotto il nome di spettanze o competenze di fine rapporto. Spesso, tuttavia, proprio quando un rapporto lavorativo volge al termine, l’azienda si rende conto che il lavoratore, durante il rapporto di lavoro, non ha fatto il proprio dovere ed ha, al contrario, tenuto dei comportamenti scorretti che hanno finito per provocare un danno all’azienda stessa. In questo caso il datore di lavoro può valutare la possibilità di quantificare il danno procurato dal dipendente e di trattenerlo nella busta paga finale a titolo di risarcimento. Questa possibilità non è solo teorica ma avviene spesso tanto che i giudici, sia di merito che di legittimità, si sono più volte pronunciati sulla legittimità della trattenuta danni tfr e sulle altre spettanze di fine rapporto.

Doveri posti a carico del dipendente

Quando viene firmato un contratto di lavoro, le parti del rapporto che viene ad instaurarsi, vale a dire il datore di lavoro ed il lavoratore dipendente, si assumono una serie di obblighi e di vincoli reciproci che discendono direttamente dal contratto di lavoro.

Il datore di lavoro, ad esempio, si impegna a pagare regolarmente la retribuzione al dipendente, a garantire al lavoratore la tutela della salute e sicurezza dei luoghi di lavoro, ad adibirlo alle mansioni per le quali è stato assunto, etc.

Il dipendente, dal canto suo, ha tutta una serie di doveri ed obblighi verso il datore di lavoro. In particolare, i doveri del dipendente, la gran parte dei quali discende direttamente dalla legge [1], sono, tra i molti altri:

  • eseguire le mansioni per le quali è stato assunto;
  • svolgere il proprio lavoro con diligenza, precisione e correttezza;
  • osservare le disposizioni impartite dal datore di lavoro;
  • rispettare l’orario di lavoro;
  • non porre in essere comportamenti che possano ledere l’immagine dell’azienda;
  • non svolgere, in nessuna forma, attività in concorrenza con quella del datore di lavoro;
  • non divulgare a terzi le informazioni apprese durante ed a causa del rapporto di lavoro;

Il dipendente che non rispetta gli obblighi che gli derivano dal contratto di lavoro pone in essere un vero e proprio inadempimento contrattuale e può essere chiamato, come avviene in ogni caso di responsabilità per violazione del contratto, a risarcire all’azienda il danno provocato dal suo comportamento negligente.

Facciamo un esempio. Tizio, addetto ad un impianto di cromatura, ha ricevuto precise istruzioni su come deve svolgere una delle manovre che deve guidare nell’ambito delle proprie mansioni. Durante la formazione ricevuta, è stato spiegato a Tizio che l’eventuale mancato rispetto della procedura può portare a seri danni economici in quanto comporterebbe la necessità di cestinare il materiale erroneamente cromato. Tizio, nonostante la formazione specifica ricevuta, sbaglia la manovra e l’azienda deve così buttare una quantità di materiale che ha un valore economico di euro 200.000.

L’azienda può chiedere al dipendente il risarcimento dei danni subiti?

Nell’esempio fatto sopra siamo di fronte ad un tipico caso di responsabilità contrattuale del dipendente. Il lavoratore, infatti, non ha rispettato gli obblighi che si è assunto quando ha firmato il contratto di lavoro in quanto non si è attenuto alle istruzioni ricevute dal datore di lavoro sulle modalità di svolgimento della prestazione lavorativa e non ha agito con diligenza.

Nell’esempio prospettato il danno provocato dalla condotta negligente del dipendente è immediatamente quantificabile in quanto il comportamento del lavoratore ha provocato un danno diretto ed oggettivo: la perdita di 200.000 euro di materiale.

In altri casi, al contrario, la quantificazione del danno provocato dal comportamento negligente del dipendente non è così immediata e diretta. In ogni caso, il datore di lavoro può chiedere al dipendente il risarcimento dei danni provocati dal mancato rispetto degli obblighi contrattuali che il lavoratore si è assunto quando ha firmato il contratto di lavoro.

L’azienda che vuole chiedere al dipendente il risarcimento dei danni provocati dal suo comportamento scorretto ha, essenzialmente, due strade:

  1. può chiedere formalmente al dipendente il ristoro dei danni, tenendo distinto il rapporto di lavoro dal risarcimento del danno;
  2. può trattenere le somme richieste a titolo di danno dalle somme che l’azienda deve versare al dipendente in esecuzione del rapporto di lavoro (retribuzioni, rimborsi spese, indennità trasferte, tfr, competenze di fine rapporto, etc.), effettuando dunque una compensazione tra dare ed avere.

E’ legittima la trattenuta dei danni subiti sul tfr?

Il comportamento negligente del dipendente che ha prodotto danni all’azienda emerge, spesso, quando il rapporto di lavoro viene a cessare.

Vale la pena ricordare che in ogni caso di cessazione del rapporto di lavoro, il dipendente ha diritto a ricevere dal datore di lavoro una serie di pagamenti che vengono detti comunemente spettanze o competenze di fine rapporto.

Le competenze di fine rapporto spettano in tutte le ipotesi di scioglimento del rapporto lavorativo e, quindi, in caso di:

  • licenziamento del dipendente da parte del datore di lavoro;
  • dimissioni del dipendente;
  • risoluzione consensuale del rapporto di lavoro (ossia scioglimento del rapporto di intesa tra le parti).

Tra le spettanze di fine rapporto troviamo:

  • la retribuzione residua non ancora pagata al dipendente. Se, ad esempio, il rapporto di lavoro cessa il 7 febbraio l’azienda dovrà versare al dipendente la retribuzione relativa ai 7 giorni di febbraio lavorati dal dipendente e non ancora pagati;
  • i ratei delle mensilità aggiuntive eventualmente previste dal contratto collettivo di lavoro applicato al rapporto (tredicesima a/o quattordicesima). Nel caso di cessazione al 7 febbraio, ad esempio, al dipendente spettano i ratei di 13^ e 14^ relativi al mese di gennaio e a 7 giorni di febbraio;
  • l’indennità sostitutiva delle ferie e/o dei permessi retribuiti non goduti: se al 7 febbraio il dipendente aveva ancora delle ferie e/o dei permessi retribuiti maturati e non ancora goduti l’azienda, non potendo il dipendente fruirne visto che il rapporto è venuto meno, deve monetizzare questo diritto in denaro;
  • l’indennità sostitutiva del preavviso: se è stata l’azienda a licenziare il dipendente con effetto immediato, al dipendente spetta, fatta eccezione per il licenziamento pe giusta causa [2], l’indennità sostitutiva del preavviso, ossia la retribuzione del dipendente nei mesi di preavviso previsti dal contratto collettivo applicato al rapporto di lavoro;
  • il trattamento di fine rapporto (detto anche tfr) accumulato dalla data di assunzione sino alla data di cessazione del rapporto di lavoro: ricordiamo che ogni anno l’azienda deve accantonare per ogni dipendente una quota pari alla retribuzione annua del lavoratore diviso 13, 5 a titolo di tfr. La somma delle quote accantonate e rivalutate in base ai criteri di legge deve essere erogata al dipendente quando cessa il rapporto.

E’ chiaro che, soprattutto quando il rapporto di lavoro che cessa ha una lunga durata, la somma da versare complessivamente al dipendente a titolo di spettanze di fine rapporto può essere una somma considerevole.

Quando, sul finire del rapporto di lavoro, emerge una condotta negligente del dipendente che ha provocato un danno all’azienda comportandosi in modo contrario ai propri doveri è chiaro che l’azienda può avere interesse a trattenere direttamente dalle competenze di fine rapporto la somma relativa al danno provocato dal dipendente.

Trattenere la somma sugli importi che vanno versati al dipendente è, infatti, senza alcun dubbio, lo strumento più efficace per tutelare il credito dell’azienda per i danni prodotti dal lavoratore in quanto consente alla società di soddisfare immediatamente il proprio credito senza imbarcarsi in una azione di risarcimento danni dall’esito e dalla durata incerti.

La Suprema Corte di Cassazione, anche di recente, ha ritenuto ammissibile la trattenuta del trattamento di fine rapporto del lavoratore dipendente, posta in essere dal datore di lavoro, a titolo di compensazione per il danno provocato dal lavoratore all’azienda a causa di una sua condotta illecita [3].

Secondo gli Ermellini, la trattenuta operata dall’azienda a titolo di risarcimento danni, in casi come questo, va considerata una forma di compensazione impropria, che il nostro ordinamento ammette anche oltre le ipotesi previste dalla legge per la cosiddetta  compensazione tecnica.

Trattenuta tfr per danni: quali conseguenze?

E’ evidente che il lavoratore che si vede recapitare dall’azienda, dopo la cessazione del rapporto, una busta paga azzerata a causa della trattenuta operata dal datore di lavoro per i danni prodotti dal lavoratore non starà con le mani in mano.

Nella maggior parte dei casi il dipendente si rivolge ad un legale e deposita presso il Tribunale del lavoro un ricorso per decreto ingiuntivo con cui chiede al magistrato di ingiungere al datore di lavoro il pagamento delle spettanze di fine rapporto.

In questi casi nasce un contenzioso tra azienda e dipendente. L’azienda, infatti, anche se il decreto ingiuntivo viene emesso, farà sicuramente opposizione facendo valere il suo diritto al risarcimento del danno provocato dal dipendente e dunque la legittimità della trattenuta operata in busta paga.

La Cassazione ha chiarito che quando si verifica una situazione di questo tipo, e quindi quando il lavoratore agisce per chiedere il pagamento del tfr che è stato compensato dall’azienda con il risarcimento dei danni, il datore di lavoro potrà eccepire, come detto, la compensazione impropria. A questo punto sarà il giudice a dover valutare la fondatezza delle relative posizione ed accertare il saldo finale.


note

[1] Artt. 2104 e 2105 cod. civ.

[2] Art. 2119 cod. civ.

[3] Cass. sent. n. 10132/2018.

Autore immagine: tfr di Fabio Berti


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