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Invalidità per disturbo bipolare

7 Marzo 2019 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 7 Marzo 2019



Episodi maniacali di esagerato entusiasmo si alternano a quelli depressivi in cui aumenta il rischio di suicidio: quali aiuti per questi pazienti?

È una specie di cortocircuito. Un’altalena di emozioni e di comportamenti che adesso ti porta l’entusiasmo alle stelle e poco dopo sprofonda nel buio. Un attimo sei euforico e un attimo dopo sei depresso, aggressivo, maniacale. Ora ti abbraccio e ti bacio, ora ti ignoro, ti maltratto. Il disturbo bipolare si manifesta così. Ed è una patologia seria, non un atteggiamento capriccioso. Non si tratta di «avere le lune» ma di soffrire di una malattia che può portare all’invalidità. Ma fino a che punto? E a che cosa può dare diritto l’invalidità per disturbo bipolare?

Gli stadi sono diversi e così anche le percentuali di invalidità, a seconda della gravità dei casi. Si va dal periodo maniacale isolato a quello ipomaniacale e depressivo agli episodi più frequenti che presentano entrambe le cose.

Le cause devono cercarsi nel cervello. Mutamenti o squilibri provocati dallo stress, dall’assunzione di farmaci o dall’abuso di altre sostanze (alcol o droghe), dall’insonnia, da uno stile di vita poco equilibrato. In ogni caso, si rischia di vedere alterata la propria qualità di vita sia da un punto di vista fisico e psichico, sia da quello relazionale e sociale. Ecco perché si arriva al riconoscimento di un’invalidità per disturbo bipolare. Quando e fino a che punto, è quello che vedremo in questo articolo.

Disturbo bipolare: che cos’è?

Si chiama disturbo bipolare o maniaco-depressivo quell’alterazione dell’umore che provoca dei repentini passaggi di estrema euforia ed eccitazione, chiamati anche maniacali o ipomaniacali, a quelli di grave depressione. Affinché si possa diagnosticare un disturbo bipolare, si devono essere alternati almeno una volta entrambi gli episodi, causando un disagio personale e sociale.

Il disturbo bipolare è caratteristico nell’età compresa tra l’adolescenza e la piena maturità, cioè tra i 15 ed i 45 anni. Chi accusa i suoi sintomi spesso tende alle azioni estreme come il suicidio (le probabilità aumentano del 15% rispetto ai soggetti a cui non è mai stato diagnosticato questo problema).

La fase maniacale o ipomaniacale

Quando l’altalena di chi soffre di disturbo bipolare è nel punto più alto, si parla di episodi manicali o ipomaniacali. Il soggetto tende a manifestare questi sintomi:

  • eccessiva disinibizione;
  • euforia e delirio di onnipotenza;
  • atteggiamenti inadeguati in pubblico;
  • mancanza di appetito e di sonno a causa dell’eccessiva energia avvertita;
  • disorganizzazione del proprio comportamento: la persona non riesce a concludere nulla e cambia attività in continuazione, avviandone una nuova senza aver finito quella precedente;
  • velocità di pensiero e di parole;
  • aumento quasi impulsivo del desiderio sessuale;
  • irritabilità e intolleranza davanti all’impressione di avere subito un’ingiustizia.

La fase depressiva

Alla fase maniacale o ipomaniacale del disturbo bipolare segue spesso una fase depressiva, dove l’altalena scende completamente fino a raggiungere il suo punto più basso ed il soggetto presenta questi sintomi:

  • sensazione che ogni cosa abbia perso il suo senso;
  • mancanza di interesse;
  • aumento o diminuzione (a seconda del soggetto) del sonno e dell’appetito;
  • sensazione di perenne stanchezza;
  • mancanza di concentrazione;
  • tendenza all’autolesionismo fino al suicidio.

Disturbo bipolare: quali tipi esistono?

Dicevamo che ci sono diversi tipi di disturbo bipolare, a seconda degli stadi della malattia. Sono classificati in:

  • disturbo bipolare di tipo I: presenta uno o più episodi maniacali e misti per almeno una settimana e/o uno o più episodi depressivi nell’arco di almeno 15 giorni. Il soggetto accusa disagio significativo dal punto di vista clinico e vengono compromessi gli ambiti sociale, lavorativo e scolastico;
  • disturbo bipolare di tipo II: presenta uno o più episodi depressivi maggiori insieme ad almeno un episodio ipomaniacale. Il soggetto accusa disagio significativo dal punto di vista clinico e vengono compromessi gli ambiti sociale, lavorativo, scolastico ed altre aree importanti del funzionamento;
  • disturbo ciclotimico: presenta per almeno 2 anni numerosi episodi ipomaniacali e sintomi depressivi non maggiori ma in grado di causare disagio clinico e di compromettere diverse aree di funzionamento. Si tratta della forma più leggera di disturbo bipolare;
  • disturbo bipolare non altrimenti specificato (Nas): presenta nell’arco di qualche giorno un’alternanza molto veloce di sintomi maniacali e depressivi la cui durata minima non arriva a quella degli episodi veri e propri.

Disturbo bipolare: quali sono le cause?

È abituale riscontrare dei casi di disturbo bipolare nella famiglia di un paziente a cui è stato diagnosticato il bipolarismo. Ma non si tratta di una patologia soltanto genetica: ci sono delle cause acquisite durante la vita che hanno provocato un mutamento nel cervello o degli squilibri nei neurotrasmettitori, nella tiroide e nel cuore. Un esempio, può essere l’elevato livello di cortisolo, noto come l’ormone dello stress.

Tra quelle cause esterne a cui alludevamo prima, oltre allo stress, ci sono:

  • l’abuso di sostanze come alcol e droghe;
  • l’assunzione di farmaci antidepressivi o di altro tipo;
  • l’insonnia;
  • i cambi di stagione.

Disturbo bipolare e invalidità

Come abbiamo visto, il disturbo bipolare più avere delle conseguenze pesanti in ambito scolastico o lavorativo, oltre che sociale e familiare. Ci si chiede, pertanto, se per il bipolarismo viene riconosciuta una percentuale di invalidità ed a che cosa si ha diritto.

Secondo le tabelle ufficiali che collegano una patologia ad un grado di invalidità civile, per il disturbo bipolare viene assegnato:

  • dal 61 all’80% per il disturbo bipolare di tipo I con deficit moderato;
  • il 100% per il disturbo bipolare di tipo I con deficit grave;
  • il 75% per il disturbo bipolare di tipo II con deficit grave.

Disturbo bipolare: a che cosa si ha diritto?

A che cosa danno diritto queste percentuali di invalidità per chi soffre di disturbo bipolare? Le percentuali indicano la riduzione della capacità lavorativa che prevede queste agevolazioni:

  • dal 51%: congedo per cure fino a 30 giorni all’anno;
  • dal 67%: esenzione dal pagamento del ticket sanitario (codice 044);
  • dal 74%: assegno mensile di invalidità per chi ha un reddito inferiore a 4.906,72 euro;
  • con il 100% di invalidità, ha diritto ad una pensione mensile ci ha un reddito annuo inferiore 16.814,34 euro. Se c’è impossibilità di deambulare o di compiere gli atti ordinari della vita, è prevista anche l’indennità di accompagnamento;
  • per i minori con difficoltà persistenti a svolgere i compiti e le funzioni propri della minore età che frequentano in modo continuo o periodico centri ambulatoriali oppure scuole pubbliche o private di ogni ordine e grado a partire dagli asili nido: indennità di frequenza di 285,66 euro, purché non venga superata la soglia di reddito annuo di 4.906,72 euro.

Disturbo bipolare: come si ottiene l’invalidità?

Per ottenere l’invalidità per disturbo bipolare, occorre presentare domanda all’Asl. La commissione medica, di cui fa parte anche un medico dell’Inps, farà la relativa visita e, se ci sono i presupposti, rilascerà il certificato di invalidità.

Se la Commissione non si pronuncia entro 45 giorni, il paziente può chiedere alla stessa commissione un certificato provvisorio che sarà valido fino al pronunciamento definitivo della commissione medica dell’Inps.

Se non si è d’accordo con la valutazione della commissione, è possibile fare ricorso al tribunale civile – sezione lavoro entro sei mesi da quando è stata ricevuta la comunicazione.

note

Autore immagine: Pixabay.com


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1 Commento

  1. Salve poichè soffo ri bipolarismo vorrei sapere in cosa consiste la visita psichiatra a fine di una visita medico legale grazie mille

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