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Inps: benefici a seconda del livello di invalidità civile

13 Aprile 2019 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 13 Aprile 2019



Ho 31 anni, sono un libero professionista che esercita con partita Iva in regime forfettario. Soffro di ipertensione arteriosa e sono anche stato sottoposto ad un intervento al cuore per la correzione di un difetto (pervietà del forame ovale), scoperto solo dopo aver avuto un infarto corticale a sinistra (ischemia cerebrale). La cartella clinica post operatoria certifica la mia anomalia del setto cardiaco specificando, quindi, che sono un soggetto con ipertensione arteriosa con danno d’organo. Ho diritto a ricevere qualche agevolazione, qualche esenzione particolare? Se si, come devo procedere? 

Innanzitutto si può dire che l’invalidità civile è strettamente collegata alla riduzione della capacità lavorativa che, al fine di compensare lo status sociale, la legge italiana concede specifici benefici. Quindi, per comprendere di quanto la capacità lavorativa del lettore è ridotta, questi dovrà sottoporsi a visita INPS che stabilirà la percentuale. Solo dopo aver avuto certezza di questo dato, il lettore potrà avanzare richiesta di agevolazione. Pertanto, dovrà dapprima ottenere l’apposita certificazione medica introduttiva rilasciata dal proprio medico curante e successivamente inoltrare all’INPS la domanda d’invalidità. 

Lo status di invalido civile è riconosciuto solo a partire da una percentuale di riduzione della capacità lavorativa superiore a 1/3, cioè al 33,33%. A partire da tale soglia, vengono stabiliti benefici e prestazioni diverse a seconda del concreto livello di riduzione accertata: 

– fino al 33%: nessun beneficio è riconosciuto; 

– dal 34%: vengono riconosciuti ausili e protesi inerenti alla malattia riportata sul verbale d’invalidità. La commissione medica può inoltre, indipendentemente dalla percentuale d’invalidità riconosciuta, indicare sul verbale il diritto al contrassegno per usufruire dei parcheggi per disabili. Il contrassegno è rilasciato dal proprio Comune di residenza. 

– dal 45%: si procede all’iscrizione agli elenchi provinciali del lavoro per il collocamento obbligatorio. L’iscrizione deve essere richiesta dal lavoratore disoccupato, allegando il verbale dell’invalidità e di disabilità; 

– dal 50%: i lavoratori dipendenti hanno diritto ad un congedo per le cure, non superiore ai 30 giorni all’anno, su richiesta del lavoratore invalido ed autorizzato dal medico. I costi sono, però, a carico dell’azienda, diversamente da quanto accade per i permessi Legge 104 per i portatori di handicap e per il congedo straordinario, quindi è necessario verificare la possibilità di ottenere il congedo, secondo quanto disposto dal contratto collettivo applicato; 

– dal 67%: si ha diritto alla fornitura gratuita delle protesi e alla tessera di esenzione dal pagamento dei ticket sulle prestazioni specialistiche e di diagnosi strumentale. Si può godere inoltre di un’agevolazione per il pagamento dei medicinali prescritti con ricetta medica. I lavoratori con invalidità superiore ai 2/3 hanno poi diritto, con almeno 5 anni di contribuzione, di cui 3 versati nell’ultimo quinquennio, all’assegno ordinario d’invalidità. L’assegno, calcolato allo stesso modo della pensione, spetta a prescindere dalla gestione previdenziale di appartenenza (dipendenti pubblici, dipendenti di aziende del settore privato, lavoratori autonomi, ecc.), purché facente capo all’Inps. 

– dal 74%: si ha diritto all’assegno mensile per 13 mesi, il cui importo è di 282,55 euro mensili, con un limite di reddito di 4.853,59 euro. In pratica per ricevere l’assegno mensile bisogna avere: 

– età compresa tra i 18 e i 67 anni; 

– o possedere almeno 5 anni di contributi, di cui 3 versati nell’ultimo quinquennio. 

Per chi ha meno di 18 anni è comunque prevista un’indennità mensile di assistenza, mentre gli over 65 hanno diritto all’assegno sociale. 

– 100%: si ha diritto alla pensione mensile: nel rispetto dei limiti reddituali. Anche in questo caso l’età del beneficiario deve essere compresa tra i 18 e i 66 anni e 7 mesi, mentre il reddito annuo non deve superare i 16.664,36 euro. Non è tutto: l’ammalato, che si trova nell’impossibilità di deambulare senza l’aiuto permanente di un accompagnatore o con necessità di assistenza continua, non essendo in grado di compiere gli atti quotidiani della vita, ha diritto all’indennità di accompagnamento di 500 euro circa – importo soggetto a variazioni annuali – senza alcun limite di reddito personale e familiare. 

Se non si è in possesso dei requisiti contributivi minimi elencati (5 anni di contributi, di cui 3 versati nell’ultimo quinquennio), l’invalido con almeno il 74% può aver diritto a un altro assegno a carico dell’Inps collegato allo stato d’invalidità, l’assegno di assistenza per invalidi civili parziali, o pensione d’invalidità civile. Nel dettaglio, questo trattamento spetta se il proprio reddito risulta inferiore a 4.853,29 euro e l’invalidità riconosciuta è almeno pari al 74%. L’assegno di assistenza ammonta a 282,54 euro mensili. 

Si tratta di un reddito esente da Irpef, per il quale, contrariamente all’assegno d’invalidità ordinario, è richiesto lo stato di disoccupazione. Al compimento dell’età pensionabile, la pensione d’invalidità civile viene convertita in assegno sociale. 

Articolo tratto dalla consulenza resa dal dott. Daniele Bonaddio 


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