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Successione: testamento e divisione del patrimonio tra legittimari

13 Aprile 2019 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 13 Aprile 2019



Mio cognato è deceduto lasciando la madre e la sorella (mia moglie). Aveva fatto testamento destinando così i suoi averi: 1/4 alla madre; 1/4 alla sorella (mia moglie); 1/4 al nipote (figlio della sorella e mio); 1/4 alla nipote (figlia della sorella e mia).  Il testamento è valido e lo rendiamo esecutivo cosi com’è anche se non rispetta la quota legittima della madre?

In merito al quesito posto dal lettore, è opportuno esporre sinteticamente quanto segue:

La successione ereditaria testamentaria: i legittimari

Quando una persona muore, la legge disciplina la destinazione del patrimonio del defunto, tecnicamente, definito ereditario.

Esso, quindi, cade in successione seguendo quanto stabilito dalla stessa legge oppure rispettando quanto disposto dalla persona defunta, prima di morire In tal caso, quindi, potrebbe essere stato fatto un testamento, a seguito della quale pubblicazione, si apre la cosiddetta successione testamentaria.

Con il testamento, quindi, la successione ereditaria sarà regolata dalla volontà e dalle decisioni della persona deceduta: questa potrà non solo individuare i suoi potenziali eredi, ma anche stabilire in che modo i beni costituenti il patrimonio dovranno dividersi tra essi.

Tuttavia, questo potere di disposizione, legittimamente esercitabile da chiunque, incontra alcuni limiti: il più rilevante è sicuramente quello rappresentato dalla presenza di eventuali eredi legittimari.

Entrando nel dettaglio, i legittimari sono quei parenti del defunto (ovviamente i più stretti), ai quali la legge riserva obbligatoriamente una parte del patrimonio ereditario [1]: in particolare, sono eredi legittimari soltanto il coniuge, i figli e gli ascendenti del defunto. Non lo sono, invece, giusto per fare un esempio, i fratelli oppure i cugini.

Ai legittimari, quindi, a meno che loro non rinuncino a diventare eredi e quindi alla loro quota, deve andare una parte minima di eredità, la cui entità varia a seconda del grado di parentela col defunto e del concorso con gli altri eredi legittimari.

In altre parole, quando una persona stabilisce la ripartizione del proprio patrimonio col testamento, indicando beni e/o parti destinate ai vari eredi indicati, non può stabilire delle quote ereditarie inferiori a quelle minime riservate dalla legge a favore dei legittimari e tanto meno condizionare l’attribuzione delle stesse.

Se, nonostante ciò dovesse farlo e dovessero essere state violate le quote ereditarie dei legittimari, essi potrebbero fare causa contro gli eredi, che hanno avuto più del dovuto per testamento, per ottenere la cosiddetta riduzione delle disposizioni testamentarie e/o delle donazioni compiute in vita dal defunto e con le quali è stata lesa la quota ereditaria minima dovuta ai medesimi eredi legittimari [2] (infatti, per determinare il patrimonio del defunto, bisogna considerare anche le donazioni in vita fatte dal defunto [3]. Le donazioni, quindi, possono considerarsi come un anticipo della successione ereditaria e/o un modo con il quale una persona ha inteso disporre del proprio patrimonio, così come si fa con il testamento).

Pertanto, in presenza degli eredi legittimari, il defunto potrà liberamente disporre del proprio patrimonio soltanto per una parte, detta tecnicamente quota disponibile (ad esempio, in presenza di un genitore, senza concorso con altri eredi legittimari superstiti, la quota disponibile che si potrà destinare a chiunque, anche ad un estraneo, sarebbe pari a 2/3).

In conclusione, è importante precisare che:

– un testamento, con le quali disposizioni, una persona viola la quota minima prevista dalla legge a favore di un erede legittimario, è assolutamente valido. In un caso come questo, la legge non qualifica come nullo il testamento fatto, ma semplicemente attribuisce all’erede sfavorito, la facoltà di rimettere le cose a posto, attraverso un’azione legale, chiamata azione di riduzione [4];

– l’azione di riduzione, all’esito positivo della quale l’erede sfavorito otterrebbe quanto dovutogli nonostante il testamento, è una facoltà, non un obbligo, esercitabile dall’erede legittimario entro dieci anni. Questi decorreranno dalla data di accettazione dell’eredità da parte del chiamato/erede in base a disposizioni testamentarie lesive della quota dei legittimari [5].

– la facoltà, per l’erede legittimario sfavorito, di agire in riduzione delle disposizioni testamentarie lesive della propria quota, può essere oggetto di rinuncia [6].

CASO CONCRETO

Il testamento redatto dal cognato del lettore non è nullo o invalido perché ha leso la quota che avrebbe dovuto destinare alla madre, ma è perfettamente valido, efficace e può essere messo in esecuzione così com’è, fatta salva la possibilità per sua suocera di “farlo ridiscutere”.

Questa, quindi, potrebbe semplicemente decidere di procedere o meno alla riduzione delle disposizioni testamentarie in esso previste e cioè quella con la quale si attribuisce agli altri eredi (la sorella ed i nipoti) 3/4 del patrimonio ereditario, invece dei possibili 2/3.

Tuttavia, non si tratta di un obbligo che la suocera del lettore, quale erede legittimario, deve necessariamente esercitare, ma di una semplice facoltà.

Ebbene, trattandosi della madre del defunto e visto a chi è stato destinato il patrimonio ereditario, è possibile presumere che la detta erede non abbia interesse o desiderio di avviare un contenzioso legale nei riguardi della figlia e dei nipoti.

Pertanto, le possibilità sono sostanzialmente due:

– nella prima, premessa la validità del testamento poiché semplicemente lesivo della quota prevista a favore dell’unico erede legittimario superstite, la suocera del lettore potrebbe fare causa alla figlia ed ai nipoti per ottenere il 1/3 del patrimonio ereditario dovutole oppure, se queste dovessero essere le sue intenzioni, gli eredi potrebbero mettersi d’accordo per riconoscergli quanto dovutogli, evitando così ogni possibile contenzioso;

– nella seconda, premessa sempre la validità del testamento poiché semplicemente lesivo della quota prevista a favore dell’unico erede legittimario superstite, la suocera potrebbe decidere di non contestare nulla, evitando ogni azione legale, magari rinunciando esplicitamente a questo diritto, lasciando quindi, così com’è, il testamento e le disposizioni in esso contenute.

Articolo tratto dalla consulenza resa dall’avv. Marco Borriello

note

[1] Art. 536 cod. civ.

[2] Art. 557 cod. civ.

[3] Art. 556 cod. civ.

[4] Art. 554 cod. civ.

[5] Cass. S.U. sent. n. 20644/2004

[6] Art. 557, co. 2 cod. civ.


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