Diritto e Fisco | Articoli

Fondo patrimoniale: vendita o donazione della propria quota della casa

29 Marzo 2019
Fondo patrimoniale: vendita o donazione della propria quota della casa

Sono un piccolo imprenditore al momento in regola con tutti i pagamenti e senza debiti, ma desidero mettere al sicuro quel poco che ho. Nel 2014 ho costituito un fondo patrimoniale con mia moglie mettendoci dentro i nostri due soli immobili, nel 2016 ho donato la mia metà della prima casa a mia moglie fermo restando il permanere del fondo. Il problema si pone per la seconda casa: volevo venderla (ha un valore di circa 90.000,00 euro) ma è molto difficile e non sono ancora riuscito. Il notaio mi ha sconsigliato di donare la mia metà a mia moglie in quanto, essendo seconda casa, il prezzo dell’atto sarebbe molto alto. Mi resta in piedi il fondo ma ho paura che se dovesse succedermi qualcosa di brutto il fondo andrebbe a decadere e i miei eredi dovrebbero accettare l’eredità (al contrario di come li ho sempre consigliati) andando così ad accollarsi anche gli eventuali debiti. Come posso mettere al sicuro anche la mia metà della seconda casa in maniera definitiva anche se dovesse succedere una brutta cosa improvvisa, tenendo sempre presente che il fondo matrimoniale è già consolidato e non vorrei spendere migliaia di euro per poi magari trovare un compratore dopo due mesi? 

Bisogna subito dire che non esiste un sistema per mettere completamente e definitivamente al sicuro (rispetto alle azioni di possibili futuri creditori) l’immobile di cui il lettore è comproprietario.

Si analizzano quindi le diverse soluzioni sulla base innanzitutto del presupposto che, attualmente, il lettore non ha debiti.

Innanzitutto si parte dalla vendita o donazione della “quota” del lettore di proprietà di questa casa: sia la vendita che la donazione potrebbero essere attaccate (per essere dichiarate inefficaci nei loro confronti) dagli eventuali futuri creditori del lettore con l’azione revocatoria prevista dall’articolo 2901 del Codice civile (entro il termine di cinque anni dalla data di trascrizione dell’atto di vendita o di donazione) a condizione che essi riuscissero a dimostrare:

– in caso di vendita, che il lettore ha venduto appositamente la sua ”quota” di casa per danneggiare il creditore, cioè per impedire al creditore di realizzare il proprio credito, e che la persona ha cui ha venduto la “quota” della casa fosse consapevole del danno che il creditore subiva a seguito della vendita e fosse anche partecipe dello scopo che la vendita aveva per il venditore (cioè sottrarre la casa alle azioni del creditore);

– in caso di donazione, che il lettore ha donato appositamente la sua ”quota” di casa per danneggiare il creditore, cioè per impedire al creditore di realizzare il proprio credito.

Si aggiunga poi un ulteriore elemento: se questa casa è in regime di comunione legale (e non di comunione ordinaria) non è possibile vendere o donare la “quota” in quanto la comunione legale dei coniugi è una comunione senza quote (per questo si è usato finora il termine “quote” tra virgolette) per cui il diritto di ciascuno dei due coniugi investe l’intero bene nella sua interezza e i coniugi hanno identici poteri di amministrazione sull’intero bene, cioè, su tutta intera la casa.

Quindi se questa casa è in regime di comunione legale, è possibile solo la vendita o la donazione dell’intera casa e quindi è sempre necessario il consenso della moglie del lettore; se, infatti, quest’ultimo vendesse o donasse l’intera casa senza il consenso di sua moglie, la stessa entro un anno dalla trascrizione della vendita o della donazione potrebbe ottenere l’annullamento della vendita o della donazione.

Si passi ora al fondo patrimoniale.

Se il lettore e la sua moglie decidessero di conferire anche questa casa al fondo patrimoniale, resterebbe sempre la possibilità per gli eventuali futuri creditori del lettore di attaccare l’atto di conferimento dell’immobile nel fondo

patrimoniale con l’azione revocatoria prevista dall’articolo 2901 del Codice civile (per ottenere dal giudice una sentenza che dichiarasse inefficace nei loro confronti il conferimento della casa nel fondo patrimoniale, i creditori dovrebbero, come già precisato poco sopra, dimostrare che il lettore ha conferito appositamente la casa nel fondo patrimoniale per danneggiare il creditore, cioè per impedire al creditore di realizzare il proprio credito).

In aggiunta alla azione revocatoria bisogna considerare anche che, nel momento in cui un bene viene conferito in un fondo patrimoniale, il bene è sempre comunque aggredibile, pignorabile dai creditori se il debito fu contratto per le esigenze della famiglia.

Quindi anche se un bene è stato conferito in un fondo patrimoniale, il creditore può sempre attaccare e pignorare quel bene se il debito è nato per so soddisfare esigenze della famiglia (e in base alle ultime sentenze della Corte di Cassazione si considerano debiti nati per soddisfare bisogni della famiglia anche quelli fiscali nei confronti dell’ex Equitalia, quelli nei confronti di fornitori della propria ditta, quelli derivanti dallo svolgimento della propria attività di professionista o imprenditore).

Questo vuol dire che, anche dopo i cinque anni di tempo che il creditore ha per agire con la revocatoria, il creditore può sempre pignorare i beni conferiti nel fondo patrimoniale se il debito del debitore è nato per soddisfare esigenze e bisogni della famiglia (e tra questi debiti per i quali si può pignorare il bene conferito nel fondo patrimoniale vengono inclusi i debiti fatti nell’esercizio della propria attività lavorativa, compresi i debiti fiscali e previdenziali, se da questa attività lavorativa la famiglia del debitore trae i mezzi per mantenersi).

Come  si può notare, quindi, vendere la casa o donarla o conferirla in un fondo patrimoniale, non consentono di metterla definitivamente al sicuro dagli attacchi di futuri creditori.

A questo punto siccome il lettore ad oggi non ha debiti ed il fondo patrimoniale ha i problemi sopra descritti, questi potrebbe valutare (in attesa di trovare un acquirente) anche di restare proprietario della casa: se poi in futuro dovesse avere debiti consistenti i suoi figli avranno sempre la possibilità di rinunciare all’eredità (chi rinuncia all’eredità, infatti, non è tenuto nemmeno a pagare i debiti della persona defunta).

Articolo tratto dalla consulenza resa dall’avv. Angelo Forte



Sostieni LaLeggepertutti.it

La pandemia ha colpito duramente anche il settore giornalistico. La pubblicità, di cui si nutre l’informazione online, è in forte calo, con perdite di oltre il 70%. Ma, a differenza degli altri comparti, i giornali online non hanno ricevuto alcun sostegno da parte dello Stato. Per salvare l'informazione libera e gratuita, ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di mantenere in vita il nostro giornale. Questo ci permetterà di esistere anche dopo la pandemia, per offrirti un servizio sempre aggiornato e professionale. Diventa sostenitore clicca qui

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema (max 1000 caratteri). Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA

Canale video Questa è La Legge

Segui il nostro direttore su Youtube