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Inps: coniuge divorziato e pensione di reversibilità

13 Aprile 2019 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 13 Aprile 2019



Avrei bisogno di informazioni sulla reversibilità della mia pensione. Preciso che: a) sono divorziato da dicembre 2018; b) recepisco la pensione di anzianità dal 1/1/2019; c) convivo stabilmente (da 10 anni) con una compagna nubile senza figli. Se decidessimo di fare l’autocertificazione per ottenere la dichiarazione di “convivenza di fatto” al momento della mia morte, la mia compagna avrebbe poi diritto alla reversibilità della mia pensione o è meglio ricorrere al “matrimonio civile”? 

Alla luce del quesito posto, è opportuno esporre sinteticamente quanto segue:

La pensione ai superstiti

Quando una persona muore, se iscritta alla cosiddetta gestione presso l’Inps, i parenti più stretti della medesima hanno diritto di percepire un trattamento pensionistico. In particolare, in questi casi, si parla di pensione di reversibilità oppure di pensione indiretta.

– nel primo caso (pensione di reversibilità), il parente che potrebbe percepirla, chiede all’Inps la cosiddetta reversibilità della pensione che era già oggetto di liquidazione corrente nei riguardi del pensionato deceduto;

– nella seconda ipotesi (pensione indiretta), il pensionato defunto non aveva ancora maturato il diritto al trattamento pensionistico, ma aveva a suo favore almeno 15 anni di contribuzione oppure anche solo cinque anni, di cui però non meno di tre nel quinquennio che aveva preceduto la sua morte. In questo caso, quindi, il parente superstite chiede all’Inps la cosiddetta pensione indiretta, che sarà riconosciuta, in relazione alle descritte maturate contribuzioni.

Detto ciò, a proposito dei beneficiari della pensione di reversibilità o indiretta, la legge privilegia, in prima istanza, il coniuge superstite (purché non risposatosi) del pensionato defunto, anche se divorziato. Questi, infatti, si potrà vedere riconoscere la pensione del marito (o della moglie) in una percentuale che varierà dal 60 % del trattamento pensionistico già erogato o da riconoscere (in assenza di figli), fino al 100 % (se il predetto beneficiario avesse due o più figli, ma sempreché gli stessi siano minorenni. Se, invece fossero maggiorenni, sarebbe necessaria la loro inabilità al lavoro e dovrebbero essere stati a carico del genitore/pensionato, al momento della morte di quest’ultimo).

Coniuge divorziato e pensione di reversibilità

Alla morte del coniuge divorziato, la legge [1] riconosce all’altro il diritto alla cosiddetta pensione di reversibilità, tuttavia questa possibilità è consentita soltanto in presenza di determinati requisiti:

– il coniuge divorziato deve essere già titolare di un assegno di divorzio. Se questo beneficio gli era stato revocato oppure se i diritti di natura economica a seguito del divorzio, gli erano stati versati in un’unica soluzione, manca il presente presupposto;

– il coniuge divorziato superstite non deve essersi risposato;

– infine, il rapporto di lavoro del coniuge defunto, in virtù del quale ha maturato il diritto alla pensione, deve essere stato svolto in data anteriore alla sentenza di divorzio.

Quindi, se difetta anche uno solo di questi presupposti, il coniuge divorziato non avrebbe diritto alla pensione di reversibilità del coniuge defunto.

Infine, è importante sapere che il coniuge divorziato, se avente i presupposti per percepire la pensione di reversibilità, non perde tale diritto, neanche se prima di morire, il coniuge/pensionato si fosse risposato. In questo caso, sarebbe il Tribunale a stabilire come ripartire tra i due coniugi superstiti la pensione di reversibilità del defunto [2].

CASO CONCRETO

Al malaugurato decesso del lettore, il primo soggetto che avrà diritto alla sua pensione di reversibilità, sarà la sua ex moglie (sempreché, ovviamente, siano ricorrenti i presupposti per accedere a tale beneficio, già descritti in premessa).

Per far concorrere al predetto beneficio anche la sua attuale compagna, non sarebbe, purtroppo sufficiente l’autocertificazione di cui il lettore fa menzione nel quesito, visto che la convivenza di fatto, per il convivente superstite, non attribuisce alcun diritto alla pensione di reversibilità del convivente/pensionato defunto.

Pertanto, la seconda soluzione dal lettore già individuata (…o è meglio ricorrere al “matrimonio civile”), sarebbe quella necessaria per accedere all’erogazione della pensione di reversibilità, in concorso con la sua ex moglie, con la quale ha divorziato.

A questo proposito, però, si tenga presente che la durata dei due matrimoni, sarebbe sicuramente presa in considerazione per stabilire le quote spettanti ai due coniugi superstiti. Infatti, anche se è possibile prendere in considerazione altri criteri, come ad esempio la durata della convivenza prematrimoniale, le condizioni economiche dei beneficiari, la cura morale e materiale data dall’ultimo coniuge al pensionato deceduto [3], quello della durata dei rispettivi matrimoni, non potrebbe essere ignorato del tutto [4].

Pertanto, anche risposandosi il lettore, non è detto che la sua futura moglie potrà avere una quota sensibilmente rilevante della sua pensione, a titolo di reversibilità.

Articolo tratto dalla consulenza resa dall’avv. Marco Borriello

note

[1] Art. 9, co. 2 Legge 898/1970.

[2] Art. 9, co. 3 Legge 898/1970.

[3] Trib. di Roma sent. n. 21415/2015

[4] Cass. civ. sent. n. 14793/2014


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