Diritto e Fisco | Articoli

Inps: invalidità civile, ipertensione arteriosa e categorie protette

13 Aprile 2019 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 13 Aprile 2019



Le linee guida inps per il riconoscimento della invalidità civile prevedono per il mio caso l’inserimento nelle categorie protette per il lavoro? Ho 55 anni e soffro di ipertensione arteriosa controllata da farmaci ed ho un prolasso alla valvola mitralica con impegno cardiaco moderato. 

Le linee guida dell’INPS sul riconoscimento dell’invalidità prevedono, a seconda della malattia, differenti percentuali di riduzione della capacità lavorativa. Nel caso specifico, l’ipertensione arteriosa, si verifica quando la pressione del sangue nelle arterie risulta elevata, causando un aumento di lavoro per il cuore. L’ipertensione, se non controllata, può portare a delle conseguenze molto gravi: dall’insufficienza cardiaca all’infarto del miocardio, dagli aneurismi delle arterie (come l’aneurisma aortico) alla malattia renale cronica. 

In tali casi, l’INPS ha previsto delle riduzioni della capacità lavorativa, a seconda della gravità della patologia, come di seguito indicato: 

– ipertensione arteriosa non complicata: 10%; 

– ipertensione arteriosa non complicata non controllata dalla terapia medica: dall’11% al 20%; 

– ipertensione arteriosa con inziale impegno cardiaco: dal 21 al 30%; 

– cardiopatia ipertensiva con impegno cardiaco di grado medio: dal 31 al 50%; 

– cardiopatia ipertensiva con impegno cardiaco di grado medio-severo: dal 51% al 70%; 

– cardiopatia ipertensiva con impegno cardiaco di grado severo: dal 71% all’80%; 

– cardiopatia ipertensiva scompensata: dall’81 al 100%.

Percentuali dal 5 al 100% d’invalidità sono poi previste per le arteriopatie ostruttive croniche, come arteriosclerosi e aterosclerosi, mentre in caso di aneurisma dell’aorta le percentuali vanno dal 21 all’80%. 

Ciò detto, per quanto riguarda la categorie protette per il lavoro, la legge che individua e disciplina tali soggetti è la L. n. 68/1999. Tale norma afferma che rientrano nelle categorie protette: 

– le persone in età lavorativa affette da minorazioni fisiche, psichiche o sensoriali e portatori di handicap intellettivo che comporta una riduzione della capacità lavorativa superiore al 45%, accertata dalle commissioni per il riconoscimento dell’invalidità civile; 

– persone invalide del lavoro con un grado di invalidità superiore al 33%, accertata dall’Istituto nazionale per l’assicurazione contro gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali (INAIL); 

– persone non vedenti , ossia coloro che sono colpiti da cecità assoluta o hanno un residuo visivo non superiore ad un decimo ad entrambi gli occhi (legge 38/1970); 

– sordomuti, ossia coloro che sono colpiti da sordità dalla nascita o prima dell’apprendimento della lingua parlata (legge 381/1970); 

– gli invalidi di guerra , invalidi civili di guerra, invalidi per servizio con minorazioni ascritte dalla prima alla ottava categoria del T.U. sulle pensioni di guerra. A queste categorie si aggiungono le vittime del terrorismo e della criminalità organizzata ed i loro familiari (legge n.407/ 23.11.98). 

Alla luce dell’invalidità del lettore, inquadrabile nel range 31%-50% (cardiopatia ipertensiva con impegno cardiaco di grado medio), l’inserimento tra le categorie protette dipende assolutamente dalla percentuale di invalidità che gli assegnerà la Commissione medica in caso di controllo. Se la percentuale risulta superiore a quelle su elencate, il lettore avrà diritto a rientrare tra le categorie protette. 

Articolo tratto dalla consulenza resa dal dott. Daniele Bonaddio 


Per avere il pdf inserisci qui la tua email. Se non sei già iscritto, riceverai la nostra newsletter:

Informativa sulla privacy
DOWNLOAD

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema. Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 



NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA