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Lavoro in nero: che rischi corre chi denuncia?

13 Aprile 2019 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 13 Aprile 2019



Sono un maestro di ballo e organizzo serate nei locali: per più di un anno ho aiutato una birreria organizzando ogni mercoledì una serata danzante, portando i miei allievi, facendo ballare i clienti e collaborando con il dj (chiamato dal titolare). Percepivo un tot in nero per il lavoro svolto e dopo le mie continue richieste di avere un contratto ( anche a chiamata) che regolarizzasse la mia posizione, sono stato mandato via in malo modo proprio perche insistevo a non voler ricevere soldi in nero. Vorrei denunciare il titolare perchè paga scuole e dj in nero (ho testimoni e un video dove si vede che io ricevo soldi) e vorrei anche denunciare la mancata compilazione del modulo siae per ogni serata. Per giunta una volta ad inizio serata il titolare mi avvisò che la siae lo aveva avvertito che sarebbe arrivata e così per la prima volta fece compilare dei moduli anche di serate precedenti. Dove posso denunciare tutto questo? Che rischi corro io che ho ricevuto soldi in nero? 

Se il lettore vuole fare denuncia per lavoro in nero non deve fare altro che rivolgersi alla Guardia di Finanza; egli non rischia nulla, sia perché non può temere alcuna ritorsione da parte del suo ex datore (visto che non lavora più per lui), sia perché, anche se avesse continuato a lavorare, colui che lo pagava sarebbe poi stato obbligato per legge a metterlo in regola e a pagare i contributi non versati. 

Per segnalare casi di lavoro in nero il lettore può fare un esposto alla Guardia di Finanza, descrivendo nel modo più dettagliato possibile la situazione di irregolarità. Può avvalersi di un apposito modello che può trovare sul nostro portale al seguente link (https://www.laleggepertutti.it/wp-content/uploads/2017/05/Esposto_per_lavoro_in_nero1.pdf). 

L’esposto va sottoscritto, in quanto, secondo l’ordinamento, una denuncia anonima non ha valore; secondo parte della giurisprudenza, il nome del denunciante può rimanere segreto alla persona indagata, nel senso che le autorità non sono tenute a rivelarglielo; in realtà, si tratta di una tesi ad avviso dello scrivente non corretta, in quanto è preciso diritto della persona denunciata sapere chi ha agito contro di lui. Eventualmente, per evitare ogni tipo di problema, l’esposto potrebbe essere fatto anche da terza persona che non ha avuto né ha alcun rapporto con il denunciato. 

Un altro modo di segnalare il lavoro in nero è quello di farne denuncia alla direzione del lavoro, ufficio dell’Ispettorato del lavoro, territorialmente competente: alla denuncia segue direttamente il controllo sul luogo di lavoro da parte degli ispettori del lavoro. Se il lettore sta ancora lavorando per questa persona, l’ispettorato fissa un incontro per tentare la conciliazione e per chiedere la regolarizzazione, nonché il pagamento di tutti i contributi arretrati. 

Come anticipato, il lettore non corre alcun rischio, a meno che non stia percependo, nello stesso momento in cui lavora in nero, l’indennità di disoccupazione (Naspi): in tale ipotesi, infatti, potrebbe essere denunciato per indebita percezione di contributi statali. Si tratta del reato di falsità ideologica commessa da privato in atto pubblico, commesso da chi, mentre lavora in nero, riceve anche l’indennità di disoccupazione: in un’ipotesi del genere, oltre al reato, l’Inps chiederà la restituzione di tutte le somme indebitamente ricevute e, in alcuni casi, un risarcimento danni. 

Da quanto è possibile dedurre dal quesito, il lettore non lavora più per questa persona: se vorrà recuperare le prestazioni che non gli sono state elargite dovrà intentare una causa. Se il lettore sta ancora lavorando per questo individuo, allora dopo la denuncia sarà costretto a metterlo in regola ma, per recuperare ciò che non gli è stato dato in passato, occorrerà comunque fare causa, a meno che non si raggiunga un accordo bonario. 

Articolo tratto dalla consulenza resa dall’avv. Mariano Acquaviva 


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