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Facebook: riportare screenshot di gruppi chiusi è reato?

13 Aprile 2019 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 13 Aprile 2019



Ho pubblicato sulla mia pagina pubblica di Facebook degli screenshot di conversazioni effettuate da altri utenti in gruppi Facebook chiusi (ovvero i cui contenuti sono visibili solo agli iscritti). Premesso che ho sempre censurato nomi, cognomi e foto degli autori delle conversazioni, rischio di incorrere nel reato di violazione di corrispondenza privata? Ho sempre pensato di non violare il suddetto reato essendo io stesso iscritto ai gruppi chiusi in questione e dunque io stesso tra i destinatari della corrispondenza. 

Nella condotta del lettore non  si ravvisa a parere dello scrivente nessun tipo di illecito, purché i soggetti coinvolti non siano effettivamente identificabili. Gli illeciti astrattamente ipotizzabili sarebbero quello di violazione della privacy e di diffusione di riprese e registrazioni fraudolente, oltre a quello di diffamazione, nel caso in cui i commenti pubblicati siano offensivi. Scartando quest’ultima ipotesi (pare non sia l’ipotesi descritta dal lettore), ci si può concentrare sulle altre circostanze. 

Recentemente il legislatore ha introdotto il reato di cui all’art. 617 septies, il quale recita: «Chiunque, al fine di recare danno all’altrui reputazione o immagine, diffonde con qualsiasi mezzo riprese audio o video, compiute fraudolentemente, di incontri privati o registrazioni, pur esse fraudolente, di conversazioni, anche telefoniche o telematiche, svolte in sua presenza o con la sua partecipazione, è punito con la reclusione fino a quattro anni. La punibilità è esclusa se la diffusione delle riprese o delle registrazioni deriva in via diretta ed immediata dalla loro utilizzazione in un procedimento amministrativo o giudiziario o per l’esercizio del diritto di difesa o del diritto di cronaca». Come si evince dalla lettura della norma, perché si integri il reato occorre che la conversazione sia fraudolentemente captata (cioè carpita con l’inganno) e che venga diffusa con lo scopo (dolo specifico) di danneggiare altri. Non si ritiene a parere dello scrivente, pertanto, che si possa applicare al caso di specie, visto che i messaggi che pubblica erano diretti anche al lettore e, quindi, non sono stati fraudolentemente carpiti. 

Resta il trattamento illecito di dati personali, che si ha quando la pubblicazione della conversazione sia diretta a far conoscere a terzi fatti o dati personali, come l’indirizzo, lo stato di salute o i gusti sessuali di una persona. Perché possa scattare la sanzione penale occorre che la diffusione dei dati personali sia preordinata ad ottenere un vantaggio oppure ad arrecare un pregiudizio. Se, però, il lettore ha provveduto ad oscurare i dati identificativi, allora non dovrebbe incorrere in questa ipotesi di illecito. 

Correttamente il lettore esclude l’ipotesi prevista dall’art. 616 del codice penale, cioè quella di “Violazione, sottrazione e soppressione di corrispondenza”, in quanto essa si integra quando ad avere cognizione e a procedere alla diffusione della comunicazione, senza una valida giustificazione e recando nocumento, sia un soggetto terzo, dunque estraneo alla conversazione. La norma dice infatti « Chiunque prende cognizione del contenuto di una corrispondenza chiusa, a lui non diretta …». 

L’unica ipotesi nella quale il lettore potrebbe incorrere, pertanto, è quella della violazione della privacy, che ricorre allorquando si divulgano i dati personali di altre persone senza il loro consenso, con lo scopo preciso di arrecare loro un danno oppure di ottenerne un vantaggio. Tuttavia, se il lettore ha oscurato i nomi e tutto ciò che poteva far risalire all’identità degli autori dei commenti condivisi, allora si ritiene a parere dello scrivente che possa stare tranquillo. Si suggerisce comunque estrema cautela nella pubblicazione degli screenshot. 

Articolo tratto dalla consulenza resa dall’avv. Mariano Acquaviva 


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