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Datore di lavoro: assenze del dipendente e vertenza sindacale

20 Aprile 2019
Datore di lavoro: assenze del dipendente e vertenza sindacale

Posso fare una vertenza sindacale nei confronti del mio attuale Direttore Generale, a breve periodo ex? Ha  scritto al mio Responsabile che per via delle mie numerose assenze per esigenze famigliari, cosa di cui ho pienamente diritto devo essere considerato svantaggiato nel processo meritocratico. Io non ero ovviamente tra i destinatari di quella mail ma me ne ha riferito il mio Responsabile. Ho accesso alle mail per motivi lavorativi. La suddetta mail mi cita personalmente e contempla una valutazione di merito sulla base di un aspetto della sfera personale e famigliare che non va considerato nel processo di valutazione meritocratica.  Mi sento, oltre che economicamente danneggiato, anche moralmente e ingiustamente perseguito da tutto ciò.

La questione è delicata. La normativa in questione fa un richiamo ad una valutazione che deve essere fatta dall’azienda, senza specificare chi dovrà essere l’addetto a tale compito, se il dirigente generale o il diretto responsabile del lavoratore, oggetto di valutazione.

Ora, secondo tale dicitura, la norma potrebbe essere interpretata nel senso che la valutazione positiva debba essere effettuata dal dirigente apicale; a meno che circolari (o regolamenti) interni alla Banca dichiarino qualcos’altro e, cioè, che la valutazione positiva debba essere effettuata dal responsabile diretto del dipendente.

Questa, in un eventuale giudizio, potrebbe essere la difesa legale della Banca contro le accuse di un suo ex dipendente circa il mancato inquadramento superiore.

Certo che, alla luce delle mail di valutazione positiva del diretto responsabile del lettore, è a dir poco singolare che il Dirigente Apicale abbia valutato rilevante l’assenza da lavoro nel processo di parametrazione meritocratica.

Anche perché le assenze risultano tutte giustificate da eventi indifferibili.

A ciò s’aggiunga che il richiamo alle assenze è circoscritto al solo anno 2014 e, quindi, si riferirebbe a dei giorni di permesso usufruiti per l’invalidità della madre del lettore nel mese di gennaio e non a tutti i periodi di assenza (sempre giustificata) richiamati dal lettore.

Ad avviso di chi scrive, tale risposta, riferita dal Dirigente al responsabile del lettore, pecca di un difetto di motivazione evidente.

Tuttavia, di questa mail il lettore non dovrà/potrà fare richiamo, perché mail non inviata a lui (potrebbero essere sollevate delle questioni di riservatezza).

Quello che si consiglia, a questo punto, al lettore è di inviare una lettera formale, prima della conclusione del rapporto, al suo responsabile e, per conoscenza, al direttore generale chiedendo il perché del mancato inquadramento alla luce delle valutazioni positive ricevute dal suo responsabile.

In questo modo, costringerà il Direttore ad esternare le sue motivazioni, in modo tale da permettere al lettore di valutare l’illegittimità della risposta e, quindi, la possibilità di un’eventuale giudizio di risarcimento danni da mancato inquadramento.

Infatti, nell’eventualità in cui si riuscisse a dimostrare questa ingiustizia, allora si potrebbe pensare ad una richiesta di risarcimento del danno.

In questo caso, il lettore dovrebbe provare la condotta (la mail incriminata), l’evento dannoso (mancato inquadramento), il nesso tra condotta ed evento, e l’ingiustizia del danno (perché valutativo di una sfera privata non contemplabile).

Difatti, in tema di risarcimento del danno connesso allo svolgimento di procedure selettive nell’impiego privato, incombe sul singolo dipendente l’onere di provare (pur se solo in modo presuntivo) il nesso di causalità fra l’inadempimento datoriale e il danno derivato dal mancato conseguimento della qualifica superiore e, nel caso in cui il concorrente pretermesso sia preceduto da altri idonei non promossi, è necessario un raffronto anche con la posizione di questi candidati, da cui emerga l’illegittimità che ha determinato la mancata promozione lamentata (Cassazione civile, sez. lav., 14/05/2014, n. 10429).

Le probabilità di riuscita dell’azione legale dipenderanno dalla motivazione ufficiale che il lettore riceverà dal Dirigente e che, se dovessero restare quelle ufficiose date al suo responsabile, sarebbero da considerare ingiuste per il suo mancato inquadramento.

Articolo tratto dalla consulenza resa dall’avv. Salvatore Cirilla



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