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Firmare un contratto di lavoro è vincolante?

8 Marzo 2019 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 8 Marzo 2019



Quali sono le conseguenze alle quali datore di lavoro e dipendente vanno incontro firmando la lettera di assunzione.

Hai firmato un contratto di lavoro da poco, stai per iniziare l’attività, ma all’improvviso ti è arrivata una nuova proposta d’impiego molto più vantaggiosa. Puoi disdire il contratto di lavoro, dal momento che non hai ancora preso servizio?

Oppure sei un datore di lavoro: hai firmato la lettera di assunzione, che il dipendente ha accettato, ma non hai ancora inviato la comunicazione di assunzione al centro per l’impiego, dato che l’inizio dell’attività lavorativa sarà tra qualche giorno. Nel frattempo, per via di un grave problema dell’azienda venuto alla luce da poco, ti sei accorto che i fondi non sono più sufficienti per retribuire un lavoratore subordinato: in questo caso, è possibile “fare retromarcia” sull’assunzione, dal momento che l’attività non è iniziata e nessuna comunicazione telematica è stata inviata?

In altre parole, firmare un contratto di lavoro è vincolante, o lo è solo nel caso in cui il dipendente abbia già iniziato l’attività? In quali casi si può recedere dagli impegni presi?

Efficacia del contratto di lavoro

L’efficacia del contratto di lavoro è pari all’efficacia di qualsiasi altro contratto: se sussistono gli elementi essenziali, cioè oggetto, causa e consenso delle parti, il contratto è pienamente valido e vincolante.

Per la validità del contratto, peraltro, non è prevista la forma scritta (che serve, comunque, ai fini della prova dell’esistenza del rapporto, e che può essere disposta dalla legge per la validità di alcune clausole, come il termine). Ma procediamo per ordine.

Quando il contratto di lavoro è valido

Perché il contratto di lavoro sia valido:

  • il lavoratore deve avere almeno 16 anni, e devono essere verificate le condizioni previste dalla legge per il lavoro minorile (vedi: Qual è l’età minima per lavorare?);
  • il datore di lavoro deve avere almeno 18 anni;
  • perché l’accordo sia valido la volontà espressa non deve essere viziata da errore, violenza o dolo;
  • la causa del contratto di lavoro (cioè lo scambio tra prestazione del lavoratore e retribuzione) deve essere lecita, cioè conforme alla legge, all’ordine pubblico e al buon costume;
  • l’oggetto, cioè l’attività (manuale o intellettuale) che il lavoratore deve prestare, deve essere lecito, possibile, determinato o determinabile.

Quando il contratto di lavoro è totalmente nullo

Il contratto di lavoro è totalmente nullo se:

  • mancano la causa o l’oggetto: in questo caso, però, la nullità non ha effetto per il periodo in cui il rapporto ha avuto esecuzione;
  • la causa o l’oggetto sono illeciti: in questo caso la nullità ha effetto anche per il periodo in cui il rapporto ha avuto esecuzione.

Quando il contratto di lavoro è annullabile

Se sono riscontrati vizi del consenso (errore, violenza o dolo), o è verificata l’assenza della capacità di una delle parti, o di entrambe, il contratto viene annullato, ma ne sono fatti salvi gli effetti per il periodo in cui il rapporto ha avuto esecuzione.

Ad esempio, se il contratto di lavoro è concluso “a suon di minacce”, da parte dell’uno o dell’altro contraente, sicuramente è annullabile per violenza.

Se il datore di lavoro ha firmato la lettera di assunzione sulla base di un curriculum falso, il contratto può essere annullato per dolo della controparte.

Errore nel contratto di lavoro

Le ipotesi di errore nella conclusione del contratto di lavoro sono più complesse; in base a quanto previsto dal codice civile [1], l’errore è essenziale quando:

  • ricade sulla natura o sull’oggetto del contratto, sull’identità o sulla qualità della prestazione o dell’altro contraente, sulla disciplina legale alla quale è sottoposto il contratto;
  • è tale da determinare la parte a concludere un contratto che altrimenti non avrebbe concluso.

L’errore che riguarda situazioni esterne al contratto e relative alla sfera privata del contraente, come i motivi che lo spingono a concludere l’accordo, non rilevano [2].

Ad esempio, se il lavoratore firma il contratto di lavoro, poi si pente perché riceve una proposta migliore, o per altre ragioni esterne, non può chiedere l’annullamento del contratto.

Trattative tra datore e lavoratore

In base a quanto osservato, se sussistono gli elementi essenziali, il contratto di lavoro è pienamente valido e vincolante.

Dei vincoli per le parti, però, possono derivare addirittura dalla fase preliminare al contratto vero e proprio, cioè dalle trattative.

In particolare, anche per il contratto di lavoro, come avviene per la generalità dei contratti, le parti devono comportarsi secondo correttezza e buona fede sin dallo svolgimento delle trattative, in modo che sia tutelato l’interesse dei contraenti a non essere coinvolti in trattative inutili. Si tratta della cosiddetta responsabilità precontrattuale.

Se le trattative sono giunte ad una fase avanzata, tale da far ritenere, ragionevolmente, che il contratto di lavoro sarà concluso, e una delle parti si tira indietro, l’altra parte ha il diritto di chiedere il risarcimento del danno (ad esempio, per essere stata indotta a sostenere spese, o a rinunciare a un altro impiego).

Lettera d’impegno all’assunzione: è vincolante?

Spesso il datore di lavoro, prima della conclusione vera e propria del contratto, rilascia al lavoratore una lettera di impegno all’assunzione, che ha la funzione di contratto preliminare.

La lettera di impegno all’assunzione è vincolante se viene firmata da entrambe le parti; se la firma riguarda solo il datore, il lavoratore non ha l’obbligo di accogliere le condizioni proposte.

L’obbligo che si instaura tra le due parti sottoscrivendo la lettera d’impegno è un obbligo giuridico: se il datore non rispetta la stipula del contratto o le modalità prestabilite, o se il lavoratore non assume l’incarico come concordato, la parte inadempiente può essere condannata al risarcimento del danno.

In caso di mancato rispetto, da parte del datore di lavoro, dell’impegno ad assumere, il lavoratore ha il diritto:

  • di pretendere che sia emessa una sentenza costitutiva che produca gli effetti dell’assunzione (a condizione che la lettera d’impegno contenga tutti gli elementi essenziali del contratto di lavoro);
  • in alternativa, ha diritto alla risoluzione del contratto.

In entrambe le situazioni, si ha comunque diritto al risarcimento del danno.

Patto di prova: recesso senza preavviso

Se il contratto di lavoro è stato stipulato da poco tempo, per un determinato periodo di tempo datore e lavoratore possono recedere liberamente e senza preavviso, nel caso in cui sia stato stipulato, per iscritto, e contestualmente al contratto di lavoro, il patto di prova.

La funzione del patto di prova è quella di permettere ad entrambe le parti di valutare la convenienza del rapporto di lavoro.

Al termine della prova, se entrambe le parti ne ritengono favorevole l’esito, l’assunzione diventa definitiva ed il periodo lavorato si computa nell’anzianità di servizio. Per approfondire: Patto di prova, come funziona.

Recesso dal contratto di lavoro

Ad ogni modo, dal contratto di lavoro è possibile recedere:

  • col licenziamento, intimato dal datore di lavoro: per licenziare il dipendente devono esistere delle ragioni considerate valide dalla legge (giustificato motivo oggettivo o soggettivo), e deve essere rispettato il periodo di preavviso prescritto dal contratto collettivo applicato; il preavviso non è necessario nel caso di licenziamento per giusta causa; se il licenziamento è illegittimo, il lavoratore, a seconda delle ipotesi e della categoria di appartenenza, può aver diritto al risarcimento, a un’indennità o alla reintegra;
  • con le dimissioni, rassegnate dal lavoratore: se le dimissioni sono rassegnate per motivi personali, deve essere rispettato il periodo di preavviso; il preavviso non è necessario nel caso di dimissioni per giusta causa;
  • con la risoluzione consensuale, nel caso in cui entrambe le parti siano d’accordo sul recesso;
  • per la scadenza del termine, in caso di contratto a tempo determinato;
  • in ulteriori casi particolari (morte del lavoratore, impossibilità sopravvenuta…).

Patto di stabilità

Nel contratto individuale di lavoro le parti possono impegnarsi a non recedere dal rapporto per un certo periodo di tempo (pena il pagamento di una penale) inserendo un patto di stabilità; questo patto, o clausola di durata minima garantita, può essere stipulato nell’interesse del solo datore di lavoro, del lavoratore, oppure di entrambi.

note

[1] Art. 1429 Cod. civ.

[2] Cass. Sent. n.975/1995.


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