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Conservazione filmati videosorveglianza

25 Marzo 2019 | Autore: Maria Teresa Biscarini
Conservazione filmati videosorveglianza

Nuove disposizioni più stringenti e circostanziate sulla videosorveglianza emesse dal Garante per la protezione dei dati personali.  

“Dipende, da che dipende, da che punto guardi il mondo tutto dipende” canta Jarabe De Palo. In effetti come dargli torto? Un messaggio quello lanciato dal cantante volto, in buona sostanza, a cambiare punto di osservazione a beneficio di una migliore visuale d’insieme e di una mentalità più allargata, ma se il punto di osservazione non è più quello del singolo individuo, ma quello di una telecamera, siamo poi così certi di essere dalla parte del giusto ad ampliare come si vuole lo sguardo? Ora, a meno che non ci si trovi in programmi di ultima generazione alla “Grande fratello” style, dove cioè fa parte del gioco essere spiati h24, le cose possono complicarsi e anche di molto se non si hanno a mente le norme in materia di videosorveglianza e filmati. Infatti che piaccia o no, benché alla base di un sistema di videosorveglianza si trovino, per lo più, motivi di sicurezza di ordine personale o pubblico, ciò non giustifica un abuso in violazione dell’altrui privacy. Per cui, passi pure che l’essere spiati un po’ ovunque costituisca ormai la norma, sia che si tratti degli androni condominiali, o delle scale mobili, delle strade o delle stazioni ferroviarie ed aeroportuali, ma mai dimenticare che esiste un organo appositamente preposto al controllo al fine di evitare che vengano commesse violazioni. Pertanto sarà d’interesse generale conoscere fin dove e fino a quando usufruire dei sistemi di videosorveglianza; e ancora esistono forse anche dei criteri da rispettare per una corretta conservazione dei filmati di videosorveglianza? Se ti dovessi sentire in deficit di informazioni al riguardo, perché non continui a seguirci? Spiati, va bene, ma solo nel rispetto di determinati tempi e metodi. Sia chiaro!

Esiste una legge ad hoc per i sistemi di videosorveglianza?

La risposta è no. A dichiararlo espressamente un provvedimento del Garante per la protezione dei dati personali risalente al 2010 [1]. È proprio tra le prime righe della premessa che si specifica che “Il trattamento dei dati personali effettuato mediante l’uso di sistemi di videosorveglianza non forma oggetto di legislazione specifica”. Che significa questo? Il legislatore se ne è forse lavato le mani? No, niente di tutto questo. Infatti è il medesimo provvedimento di cui sopra a chiarire che si farà ricorso alle disposizioni generali in tema di protezione dei dati personali.

E allora verrà spontaneo chiedersi cosa s’intenda per dati personali. Stando al Codice della privacy, per dato personale s’intende “qualunque informazione relativa a persona fisica, identificata o identificabile, anche indirettamente, mediante riferimento a qualsiasi altra informazione, ivi compreso un numero di identificazione personale”; per cui una persona ripresa con una divisa da lavoro di spalle con su scritto un codice/alfanumerico se di per sé potrebbe non consentire una sua immediata identificazione, poi potrebbe rendere il soggetto ugualmente identificabile grazie proprio a quel dato.

Quindi essendoci molto materiale sensibile all’interno dei filmati di videosorveglianza era necessario introdurre una serie di paletti di confine sui modi di effettuazione delle riprese, sulle modalità e tempi di conservazione dei filmati.

Qual è il trattamento dati previsto dal codice sulla privacy?

In assenza di un dettato normativo specifico per la materia relativa alla videosorveglianza, ci si dovrà riferire, come sopra già specificato, al cosiddetto Codice della privacy, così come modificato a partire dal 19 settembre 2018.

Concentrando l’attenzione sul concetto di trattamento dati, s’intende per tale “qualunque operazione o complesso di operazioni, effettuati anche senza l’ausilio di strumenti elettronici”.

Il focus su cui poi la norma si concentra riguarda i seguenti passaggi relativi ai dati:

  • la modalità di raccolta;
  • la registrazione;
  • l’organizzazione;
  • la conservazione;
  • la consultazione;
  • l’elaborazione;
  • la modificazione;
  • la selezione;
  • l’estrazione;
  • il raffronto;
  • l’utilizzo;
  • l’interconnessione;
  • il blocco;
  • la comunicazione;
  • la diffusione;
  • la cancellazione;
  • la distruzione di dati (anche se non registrati in una banca di dati).

Una dettagliata casistica dunque che testimonia la particolare attenzione rivolta dal legislatore alla fase della post raccolta dei dati anche con riguardo alla modalità di conservazione dei dati medesimi che è il dettaglio che qui si intende mettere al centro della disamina.

Quali finalità nella raccolta dati effettuata con i sistemi di videosorveglianza?

Come è facilmente intuibile i sistemi di videosorveglianza possono essere utilizzati per il perseguimento di molteplici finalità; tra queste si rammentano:

  • protezione e incolumità degli individui, ivi ricompresi i profili attinenti alla sicurezza urbana, all’ordine e sicurezza pubblica, alla prevenzione, accertamento o repressione dei reati svolti dai soggetti pubblici, alla razionalizzazione e miglioramento dei servizi al pubblico volti anche ad accrescere la sicurezza degli utenti, nel quadro delle competenze ad essi attribuite dalla legge;
  • protezione della proprietà;
  • rilevazione, prevenzione e controllo delle infrazioni svolti dai soggetti pubblici, nel quadro delle competenze ad essi attribuite dalla legge;
  • acquisizione di prove.

In altre parole, affinché sia consentita la limitazione dell’altrui privacy (perché vale la pena ricordarlo, quando una persona viene ripresa, il suo spazio di privacy viene ad essere intaccato), devono esistere delle ragioni più che valide a fondamento di questa intrusione nell’altrui spazio vitale.

Qual è il tempo limite di conservazione dei filmati di videosorveglianza?

In realtà non c’è un solo termine ultimo, volendo parlare in gergo giuridico, per conservare i filmati dei sistemi di videosorveglianza, bensì vari e diversi.

A fornire ragguagli sul punto è uno specifico articolo del provvedimento anzidetto [4] il quale distingue le seguenti tempistiche per la conservazione dei filmati:

  • poche ore o al massimo 24 ore successive alla rilevazione: è questa la fattispecie, potremmo dire, standard;
  • dilazione oltre le 24 ore dalla rilevazione dati: ricorre questa evenienza in caso di speciali esigenze che giustifichino l’ulteriore conservazione in relazione a giorni di festività o chiusura di uffici o esercizi, nonché nel caso in cui si debba ottemperare ad una specifica richiesta investigativa dell’autorità giudiziaria o di polizia giudiziaria;
  • una settimana dal giorno della rilevazione dati (informazioni e immagini): solo in alcuni casi, per peculiari esigenze tecniche o per la particolare rischiosità dell’attività svolta dal titolare del trattamento (si consideri il caso delle banche) può ritenersi ammissibile un tempo più ampio di conservazione dei dati che non dovrebbe comunque superare l’arco di una settimana. Rientrano sempre in questa fattispecie anche i casi in cui l’attività di videosorveglianza sia finalizzata alla tutela della sicurezza urbana, si pensi a questo riguardo alle attività relative alla sicurezza pubblica espletate dai comuni;
  • ulteriore conservazione oltre una settimana: sono questi i casi in cui ci si trovi in presenza di speciali esigenze di ulteriore conservazione dei dati raccolti, siano essi informazioni o immagini. Pertanto laddove si voglia procedere ad un allungamento dei tempi di conservazione dati per un periodo superiore alla settimana, è bene sapere che una richiesta in tal senso dovrà essere sottoposta all’attenzione del Garante della privacy, al fine di consentire una verifica preliminare dell’eccezionalità del caso.

Quando rivolgersi al Garante della privacy per estensione tempi massimi?

Nel caso riportato per ultimo, vale a dire quando si ravvisino esigenze particolari che richiedono la conservazione dei dati oltre il timeout di una settimana dalla rilevazione, come già detto, non si potrà agire in via di autotutela, ma si dovrà necessariamente coinvolgere il Garante della privacy, ma come nello specifico?

La richiesta in tal senso dovrà essere:

  • debitamente motivata, tramite l’esplicitazione della specifica esigenza di sicurezza;
  • corredata da una proposta di dilazione temporale congrua ai fini degli scopi perseguiti;
  • corredata dall’elencazione delle concrete situazioni di rischio riguardanti eventi incombenti.

Rientra, altresì, in questa circostanza anche il caso in cui si sia destinatari di una specifica richiesta di custodire o consegnare una copia della registrazione, emessa dall’autorità giudiziaria o dalla polizia giudiziaria, anche in relazione ad un’attività investigativa in corso.

Quali misure di sicurezza adottare per la conservazione dati?

I dati raccolti tramite sistemi di videosorveglianza devono essere protetti con idonee e preventive misure di sicurezza, riducendo al minimo i rischi di distruzione, di perdita, anche accidentale, di accesso non autorizzato, di trattamento non consentito o non conforme alle finalità della raccolta, anche in relazione alla trasmissione delle immagini [5].

Devono quindi essere adottate specifiche misure tecniche ed organizzative che consentano al titolare di verificare l’attività espletata da parte di chi accede alle immagini o controlla i sistemi di ripresa.

Premesso che gli standard di sicurezza richiesti possono variare e anche di molto da caso a caso, è tuttavia necessario che sia sempre garantito il rispetto dei principi che seguono:

  • in presenza di differenti competenze specificatamente attribuite ai singoli operatori devono essere configurati diversi livelli di visibilità e trattamento delle immagini. Laddove tecnicamente possibile, in base alle caratteristiche dei sistemi utilizzati, i predetti soggetti, designati incaricati o, eventualmente, responsabili del trattamento, devono essere in possesso di credenziali di autenticazione che permettano di effettuare, a seconda dei compiti attribuiti ad ognuno, unicamente le operazioni di propria competenza;
  • laddove i sistemi siano configurati per la registrazione e successiva conservazione delle immagini rilevate, deve essere altresì attentamente limitata la possibilità, per i soggetti abilitati, di visionare non solo in sincronia con la ripresa, ma anche in tempo differito, le immagini registrate e di effettuare sulle medesime operazioni di cancellazione o duplicazione;
  • per quanto riguarda il periodo di conservazione delle immagini devono essere predisposte misure tecniche ed organizzative per la cancellazione, anche in forma automatica, delle registrazioni, allo scadere del termine previsto;
  • nel caso di interventi derivanti da esigenze di manutenzione, occorre adottare specifiche cautele, in particolare, i soggetti preposti alle predette operazioni possono accedere alle immagini solo se ciò si renda indispensabile al fine di effettuare eventuali verifiche tecniche ed in presenza dei soggetti dotati di credenziali di autenticazione abilitanti alla visione delle immagini;
  • qualora si utilizzino apparati di ripresa digitali connessi a reti informatiche, gli apparati medesimi devono essere protetti contro i rischi di accesso abusivo;
  • la trasmissione tramite una rete pubblica di comunicazioni di immagini riprese da apparati di videosorveglianza deve essere effettuata previa applicazione di tecniche crittografiche che ne garantiscano la riservatezza.

Se dunque l’occhio delle telecamere è sempre più in agguato un po’ ovunque, lo è anche l’occhio del Garante della privacy, quindi videosorveglianza sì, ma a condizione che si rispettino le “istruzioni per l’uso”!



Di Maria Teresa Biscarini

note

[1] Provvedimento videosorveglianza n. 1712680 8/04/2010

[2] Art.4 co.1 lett.b) cod. privacy.

[3] Art. 4 co.1 lett.a) cod. privacy.

[4] Art.3.4 Provvedimento videosorveglianza n.1712680 8.04.2010.

[5] Art.3.3.1 Provvedimento vodeosorveglianza n.1712680 8.04.2010.

Autore immagine: videosorveglianza di Andrey_Popov


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4 Commenti

  1. Vorrei mettere delle telecamere dopo una brutta vicenda di furto che ha coinvolto me e la mia famiglia. Non voglio che i miei cari vivano nell’ansia e installare telecamere di videosorveglianza magari potrà attenuare un po’ la paura e farci sentire tutti più sicuri. La legge per tutti vorrei chiedervi se è legale la videosorveglianza con audio in casa o in altri tipi di proprietà privata?

    1. Inutile dire che, in casa propria, si può fare ciò che si vuole: pertanto, è perfettamente lecito installare un sistema di videosorveglianza all’interno della propria dimora. Il discorso cambia quando si parla di luoghi privati altrui. Installare delle telecamere all’interno dell’abitazione di un’altra persona costituisce reato: la legge punisce con la reclusione da sei mesi a quattro anni chi, mediante l’uso di strumenti di ripresa visiva o sonora, si procura indebitamente notizie o immagini attinenti alla vita che si svolge nei luoghi di privata dimora.

  2. In tema di videosorveglianza, può essere fatta una videoripresa audio ed essere registrata? Più in particolare, vorrei sapere se posso usare il mio smartphone per fare riprese. Ho trovato app molto interessanti che potrebbero fare al caso mio. In negozio, i prezzi delle telecamere sono alti e non posso permettermi di spendere troppi soldi anche perché, di recente, ho dovuto far fronte a molte spese. Spero potrete essermi d’aiuto. Seguo sempre con interesse il vostro portele di informazione giuridica.

    1. Sia i dispositivi Android sia gli iPhone possono sostituirsi ad una webcam o ad una telecamera Ip per mostrarci a distanza che cosa sta succedendo all’interno della nostra abitazione. Questo sistema può essere utile anche per chi ha un negozio di certe dimensioni e vuole tenere sotto controllo il magazzino o altri reparti senza spendere troppo in un impianto più complesso. Nel nostro articolo https://www.laleggepertutti.it/191405_usare-smartphone-come-videosorveglianza puoi scoprire che cosa occorre e quali sono le app più diffuse (e più stimate da chi già le utilizza) per usare smartphone come videosorveglianza, ma anche quali possono essere le controindicazioni.

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