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Cambio appalto: ho diritto ad essere riassunto?

25 Marzo 2019
Cambio appalto: ho diritto ad essere riassunto?

Le imprese che lavorano in regime di appalto possono trovarsi, se perdono l’appalto, a dover licenziare il personale addetto a quel servizio. 

L’appalto di servizi è una forma contrattuale di collaborazione tra imprese sempre più diffusa. Le imprese, infatti, vogliono concentrarsi sulle loro attività caratterizzanti e che costituiscono il cosiddetto core business, ossia, il cuore della loro attività imprenditoriale. Per questo motivo, la tendenza delle società moderne è di liberarsi di tutte quelle attività accessorie che non rappresentano il cuore della propria azione. Queste attività vengono affidate a società esterne con varie forme contrattuali tra cui l’appalto. Il contratto di appalto, però, non è per sempre e può succedere che, alla scadenza del contratto, l’impresa non sia stata soddisfatta e che dunque scelga un’altra impresa alla quale affidare quel servizio. Che fine fanno i dipendenti che erano addetti a quel servizio? In questo articolo cercheremo di capire quando, in caso di cambio appalto i dipendenti devono essere riassunti. Prima di addentrarci nella trattazione di questo tema occorre premettere che, come regola generale, il cambio di appalto non comporta l’automatica prosecuzione dei rapporti di lavoro in capo alla società che subentra nella gestione dell’appalto. Tuttavia sia la legge, quantomeno nel comparto pubblico, sia i contratti collettivi hanno cercato di introdurre delle clausole sociali che mirano ad evitare che ad ogni cambio appalto si verifichi la perdita del lavoro per molti dipendenti con le relative problematiche sociali.

Che cos’è l’appalto?

L’appalto è un contratto [1] tra due imprese tramite il quale una impresa (detta appaltatore) si assume l’incarico di realizzare un’opera o un servizio per l’altra impresa (detta committente) con gestione a proprio rischio e organizzando i mezzi necessari.

L’appalto è lo strumento maggiormente utilizzato per realizzare il cosiddetto outsourcing, ossia, il fenomeno in base al quale l’azienda affida a soggetti terzi specializzati tutte quelle attività che non considera necessario svolgere in prima persona in quanto estranee al proprio core business.

Possiamo immaginare, a titolo di esempio, una impresa metalmeccanica che produce bulloni che vuole liberarsi di quelle attività che non hanno a che fare con la produzione dei bulloni, che è il proprio core business.

Per realizzare questo obiettivo l’impresa metalmeccanica potrà, tra le altre cose, affidare a soggetti terzi specializzati:

  • la pulizia dei locali;
  • la gestione della mensa aziendale;
  • l’elaborazione delle buste paga del personale;
  • il servizio di vigilanza e di portineria;
  • la gestione e la manutenzione dei sistemi informatici;
  • il call center per gestire le telefonate;
  • il servizio di marketing e pubblicità.

L’elenco è solo esemplificativo. Moltissime altre attività possono essere esternalizzate. Questo elenco ci fa però capire che possono esserci, in una sola azienda, numerosi contratti di appalto con società terze, ciascuna specializzata nel fornire uno specifico servizio in regime di appalto.

Come abbiamo visto il soggetto che si assume il compito di realizzare l’opera o il servizio, vale a dire il committente, si assume il rischio di impresa e deve mettere in campo i mezzi necessari a realizzare il servizio. In questo tipo di attività il mezzo principale per realizzare il servizio è il personale dipendente che lavora materialmente nel servizio appaltato.

Ecco dunque che nell’azienda committente, oltre ai propri dipendenti diretti, lavoreranno gli addetti alle pulizie della ditta appaltatrice delle pulizie, gli addetti alla mensa della ditta appaltatrice che gestisce la ristorazione aziendale, e così via.

Contratto di appalto: la scadenza

Il contratto di appalto, come tutti i contratti commerciali, tendenzialmente non è a tempo indeterminato ma è un contratto a termine. Possono esserci dei meccanismi in base ai quali il contratto può essere rinnovato o prorogato ma, ad un certo punto, il contratto giunge a scadenza.

In questi casi l’azienda committente può riaffidare il servizio alla stessa azienda appaltatrice. Ma potrebbe anche non essere così.

Inoltre si consideri che spesso l’azienda committente è una società pubblica: in questo caso l’appalto non può essere affidato in maniera diretta e arbitraria ma occorre indire una gara pubblica e selezionare le varie offerte che arrivano sul tavolo dell’ente committente. Se arriva un’offerta migliore, la ditta appaltatrice perde l’appalto e subentra una nuova ditta appaltatrice.

Cambio di appalto: i diritti dei lavoratori coinvolti

In tutti questi casi si parla di cambio di appalto. Una società che gestiva in appalto un determinato servizio (cosiddetta cedente) cede il passo ad un’altra società che si aggiudica quel servizio e che subentra nella sua gestione (cosiddetta subentrante).

Il problema è che in quell’appalto ci lavoravano delle persone, spesso anche molte. Che fine fanno i loro rapporti di lavoro?

L’azienda cedente ha due possibilità:

  • reimpiegare i dipendenti addetti all’appalto cessato in un altro appalto o comunque trovare loro una nuova collocazione professionale;
  • se per la cedente è impossibile la ricollocazione del personale addetto all’appalto cessato non le resta che licenziare il predetto personale per giustificato motivo oggettivo.

A questo punto, se prevale la seconda opzione, si pone un tema sociale: il cambio appalto determina la perdita del lavoro per un certo numero di dipendenti.

Dobbiamo premettere che non esiste nessuna norma di legge che impone all’azienda subentrante di riassumere il personale che è rimasto a casa a causa del cambio di appalto.

L’unica parziale eccezione è rappresentata da una norma [2] contenuta nel Codice degli appalti pubblici che prevede che quando l’ente committente pubblica un bando di gara per affidare ad un soggetto terzo un certo servizio debba prevedere la cosiddetta clausola sociale, ossia, è riconosciuta una premialità a quell’appaltatore che si impegna ad assumere tutto o una parte del personale addetto all’appalto prima della scadenza dello stesso.

In particolare, questa norma, introdotta proprio per fronteggiare le conseguenze sociali del cambio appalto, prevede che per gli affidamenti dei contratti di concessione e di appalto di lavori e servizi diversi da quelli aventi natura intellettuale, e in  particolare per quelli relativi a contratti ad alta intensità di manodopera, i bandi di gara, gli avvisi e gli inviti devono inserire specifiche clausole sociali volte a promuovere la stabilità occupazionale del personale impiegato.

Quando parla di servizi ad alta intensità di manodopera la legge intende fare riferimento a quei servizi nei quali il costo della manodopera è pari almeno al 50 per cento dell’importo totale del contratto.

Le clausole sociali nei contratti collettivi nazionali di lavoro

Fatta eccezione per la norma che abbiamo appena visto, che si applica tuttavia solo agli appalti pubblici, non esiste una norma di legge che impone, negli appalti privati, la riassunzione dei dipendenti della società cedente da parte della società subentrante.

La materia è dunque rimessa alla contrattazione collettiva o nazionale o di secondo livello. In alcuni casi infatti (è il caso del Ccnl multiservizi, del Ccnl logistica, spedizioni e trasporti e del Ccnl ambiente) è il contratto collettivo nazionale di settore che prevede la cosiddetta clausola sociale che può avere un contenuto più o meno vincolante.

In particolare:

  • in alcuni casi il Ccnl si limita ad affermare che l’impresa subentrante deve dare priorità ai dipendenti dell’impresa cedente nelle nuove assunzioni;
  • in altri casi il vincolo è più stringente e si prevede un obbligo di integrale riassunzione del personale addetto all’appalto cessato;
  • in alcuni casi il Ccnl prevede una procedura di consultazione sindacale in base alla quale l’impresa cedente, prima dello scadere dell’appalto, deve avviare un negoziato con i sindacati per informarli sulla situazione e sulle conseguenze sociali del cambio appalto.

In ogni caso è sempre possibile che nel singolo contesto i sindacati riescano ad ottenere, al di là di ciò che prevede il Ccnl, un accordo di secondo livello che tutela, in modo più o meno vincolante, il personale addetto all’appalto cessato. Questo dipende, in larga misura, dalla forza del sindacato nel singolo contesto e dalle caratteristiche specifiche della singola situazione.

Riassunzione del personale nel cambio appalto: modalità

E’ bene chiarire che anche nel caso di riassunzione del personale da parte dell’impresa subentrante l’operazione, di solito, non è del tutto indolore.

Quando un dipendente addetto all’appalto cessato viene riassunto dalla società subentrante, infatti, il rapporto riparte da zero e il dipendente perde dunque tutti quei diritti che maturano nel tempo come ad esempio:

  • l’anzianità di servizio, che costituisce un criterio importante anche in tutta una serie di norme. Basti pensare, ad esempio, all’indennità che spetta al dipendente in caso di licenziamento illegittimo e che va liquidata dal giudice tenendo conto anche dell’anzianità di servizio oppure ai criteri di scelta dei lavoratori da licenziare in caso di licenziamento collettivo, tra i quali rientra anche il criterio dell’anzianità di servizio;
  • gli scatti di anzianità: i contratti collettivi di lavoro prevedono l’attribuzione ai dipendenti di una voce di stipendio al raggiungimento di determinati requisiti di anzianità presso la stessa azienda. Il dipendente riassunto dalla ditta subentrante in un appalto perde l’anzianità accumulata presso la ditta cedente e dunque il diritto agli scatti;
  • il trattamento normativo: agli assunti dopo il 7 marzo 2015, in caso di licenziamento illegittimo, si applica la nuova disciplina prevista dal Jobs Act [3] e non la previgente normativa prevista nello Statuto dei lavoratori [4]. Il dipendente che era stato assunto con la ditta cedente prima del 7 marzo 2015 e che viene riassunto dalla ditta subentrante dopo questa data vedrà applicarsi il Jobs Act in caso di licenziamento illegittimo.

In caso di cambio appalto sarà dunque fondamentale verificare innanzitutto cosa prevede il contratto collettivo di riferimento del settore per capire se esiste una tutela contrattuale dei livelli occupazionali nei confronti dei dipendenti addetti all’appalto e che, per effetto del cambio di titolarità nel servizio, rischiano di ritrovarsi senza lavoro.

In ogni caso, come abbiamo visto, anche se la ditta subentrante dovesse riassumere il personale addetto all’appalto cessato il dipendente rischia comunque di rimetterci sempre qualcosa.


note

[1] Art. 1655 cod. civ.

[2] Art. 50 D. Lgs. n. 50/2016, come modificato dal D.lgs. n. 56/2017.

[3] D. Lgs n. 23/2015.

[4] Art. 18 L. n. 300/1970.

Autore immagine: assunzione personale di ADragan


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