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Consenso informato: come deve essere

24 Dicembre 2017 | Autore:
Consenso informato: come deve essere

Responsabilità medica: la firma di un modulo generico da parte del paziente è insufficiente per un valido consenso informato

Il “rapporto di fiducia” che dovrebbe esistere tra medico e pazienti, negli ultimi tempi, si è andato sempre più incrinando, con la conseguenza che – da un lato –  il contenzioso in materia di malpractice sanitaria è notevolmente aumentato e – dall’altro – i medici lavorano “costantemente” con il timore che i pazienti (o i loro eredi) un domani gli faranno causa. Sotto questo punto di vista, il consenso informato ricopre una posizione di primo rilievo dato che la sua assenza viene indicata come una delle prime fonti della responsabilità medica, ben potendo rilevare anche sotto il profilo penale.

Consenso informato: cos’è?

Il consenso informato del paziente costituisce un momento necessario nello svolgimento dell’attività medica, poiché il paziente non può essere sottoposto passivamente a qualsiasi trattamento sanitario (accertamento diagnostico, terapie ecc.), ma è necessario il suo consenso, che deve essere prestato dopo aver ricevuto idonee informazioni e sufficienti elementi di valutazione in ordine al trattamento al quale sarà sottoposto e ai rischi che da tale trattamento possono derivare. Ciò che rileva, dunque, non è solo la presenza di un consenso firmato, ma soprattutto la validità dello stesso. Ma per essere valido, come deve essere il consenso informato? La firma di un modulo generico da parte del paziente è sufficiente per un valido consenso informato?

Consenso informato: cosa significa? 

«Consenso informato» significa innanzitutto partecipazione, consapevolezza, informazione, libertà di scelta e di decisione dei pazienti. La validità del consenso, pertanto, è legata a una preventiva e completa informazione. L’operatore sanitario, dunque, ha l’obbligo di fornire le informazioni indispensabili affinché il paziente sia sufficientemente informato sul tipo di trattamento, sulle alternative terapeutiche, sulle finalità, sulle possibilità di successo, sui rischi e sugli effetti collaterali del trattamento medico.

Il consenso informato non va inteso — come spesso accade — come un ulteriore adempimento burocratico o come un momento di conflitto nella relazione medico-paziente e non si deve ridurre a una semplice e pura operazione di «stile» alla quale ricorrere per garantirsi da conseguenze giudiziarie, ma deve essere inteso come un momento di quella “alleanza terapeutica” fondamentale per affrontare in modo corretto la malattia.

Consenso informato: non è valido un modulo generico

Sul punto la giurisprudenza ha più volte chiarito che la sottoscrizione di un modulo di consenso informato del tutto generico da parte del paziente non è idonea a far presumere che il medico a ciò obbligato abbia comunicato oralmente al paziente tutte le informazioni necessarie che egli era contrattualmente obbligato a fornire a tal fine [1].

In tema di attività medico-chirurgica, infatti, il consenso informato deve basarsi su informazioni dettagliate, idonee a fornire la piena conoscenza della natura, portata ed estensione dell’intervento medico-chirurgico, dei suoi rischi, dei risultati conseguibili e delle possibili conseguenze negative, non essendo pertanto idonea la sottoscrizione, da parte del paziente, di un modulo del tutto generico, né rilevando, ai fini della completezza ed effettività del consenso, la qualità del paziente, che incide unicamente sulle modalità dell’informazione, da adattarsi al suo livello culturale mediante un linguaggio a lui comprensibile, secondo il suo stato soggettivo ed il grado delle conoscenze specifiche di cui dispone [2].

Il consenso informato per essere valido deve essere “consapevole”

Ai fini della sua validità, dunque, il consenso deve essere pienamente consapevole, ossia deve essere “informato” (appunto), dovendo basarsi su informazioni dettagliate fornite dal medico e implicando, quindi, la piena conoscenza della natura dell’intervento medico e/o chirurgico, della sua portata ed estensione, dei suoi rischi, dei risultati conseguibili e delle possibili conseguenze negative.
Ciò posto, il medico viene meno all’obbligo di fornire un valido ed esaustivo consenso informato al paziente non solo quando omette del tutto di riferirgli della natura della cura cui dovrà sottoporsi, dei relativi rischi e delle possibilità di successo, ma anche quando ritenga di sottoporre al paziente, perché lo sottoscriva, un modulo del tutto generico, dal quale non sia possibile desumere con certezza che il paziente abbia ottenuto in modo esaustivo le suddette informazioni [3].


note

[1] Cass., sent. n. 26827 del 14.11.2017.

[2] Cass., sent. n. 2177  del 04.02.2016.

[3] Cass., sent. n. 24791 del 08.10.2011.


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