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Non amo più mio marito: conseguenze legali

10 Marzo 2019


Non amo più mio marito: conseguenze legali

> Diritto e Fisco Pubblicato il 10 Marzo 2019



Quando è possibile chiedere la separazione con addebito; se uno dei due coniugi non è più innamorato dell’altro è colpevole e deve risarcire il danno per il divorzio?

Dopo cinque anni di matrimonio ti sei accorta di sentirti sola ed affettivamente arida. Non sono tanto i litigi che, come in ogni coppia, si consumano anche a casa vostra. Sono piuttosto gli stili di vita e le abitudini diverse che hanno portato te e tuo marito a un progressivo allontanamento, sfociato poi in una sostanziale indifferenza. I momenti di intimità sono ormai ridotti all’osso; le conversazioni sempre meno frequenti. E se anche lui dice di amarti, il suo affetto non riesce più a scaldarti come un tempo e a farti vibrare. Così, un giorno, davanti allo specchio, nel confessarti con te stessa, hai trovato il coraggio di dirti in faccia: non amo più mio marito! Ora però ti chiedi quali possano essere le conseguenze legali nell’affrontare a viso scoperto una tale situazione.

Avevi già provato, infatti, qualche mese fa, a chiedergli un periodo di pausa per una riflessione, ma lui ti ha invitato a riprovarci. Per convincerti – a modo suo – a tornare sui tuoi passi, aveva insinuato che, in caso di separazione, la colpa sarebbe stata tua anche a livello legale. Ti chiedi se questa affermazione sia vera o se si tratta solo di una latente minaccia. Non amare più una persona è una colpa?

Non preoccuparti: se questi sono i tuoi dubbi, la legge offre una risposta a tutto, anche ai problemi di carattere sentimentale. Cercheremo, qui di seguito, di spiegarti per filo e per segno, cosa succede quando marito e moglie si lasciano perché l’affetto viene meno, anche se ciò dipende da uno solo dei due, in disaccordo con l’altro.

Dunque se ti sei detta «non amo più mio marito» e vuoi sapere quali sono le conseguenze legali di tale presa di coscienza, ecco i chiarimenti che fanno al caso tuo.

Amare è un obbligo tra marito e moglie?

Le persone cambiano e, se non coltivati, i sentimenti si affievoliscono. Per quanto il matrimonio è basato sulla comunione materiale e spirituale dei coniugi, e quindi sull’esistenza di un legame affettivo, la legge non può obbligare una persona ad amare un’altra, neanche se con questa ha scelto di convolare a nozze. Per questo la legge consente di fare marcia indietro e di separarsi.

Il divorzio è stato previsto proprio per quei casi (e non solo) in cui l’amore tra i coniugi viene meno. Non è necessario, per divorziare, che vi sia il consenso di entrambe le parti. A chiedere il divorzio può essere anche uno solo dei due coniugi, in disaccordo con l’altro. E, per ottenere la sentenza dal tribunale, questi non deve per forza trovare, in un comportamento colpevole dell’altro, la giustificazione.

In buona sostanza, non c’è bisogno di dare delle prove di altrui responsabilità per chiedere la separazione e il divorzio: basta semplicemente affermare che la convivenza è diventata intollerabile. Situazione, quest’ultima, che non va dimostrata, perché il solo fatto di affermarlo in giudizio e di chiedere la separazione, è indice più che sufficiente per ritenere tale circostanza vera.

Il giudice non deve quindi entrare nel merito delle ragioni che spingono una persona a separarsi, a meno che questa non presenti una domanda di separazione “con addebito” a carico dell’altro coniuge ossia ritenga che quest’ultimo abbia commesso un comportamento gravemente colpevole e lesivo degli obblighi del matrimonio (ad esempio, l’abbandono definitivo della casa, un tradimento, le offese e le percosse, ecc.).

Smettere di amare il coniuge è un proprio diritto

La libertà di esprimere i propri sentimenti è sacra e intangibile così come la libertà sessuale. Nessuna legge e nessun giudice potranno mai costringere una donna ad amare suo marito o ad andare a letto con lui se non ne è più innamorata.

È tuttavia necessario, però, che tale situazione sia esternata prima che sia proprio tale comportamento di rifiuto a generare la crisi coniugale. In buona sostanza, è lecito dire di non amare più il proprio marito e, per ciò, voler divorziare; non è però lecito restare sposati e, nonostante ciò, rifiutarsi di avere rapporti sessuali. Secondo la giurisprudenza, infatti, rientra tra i doveri morali dei coniugi quello della congiunzione carnale (leggi Che rischio se non faccio sesso con mio mario o mia moglie?).

Rischi legali per chi dice al coniuge di non amarlo più

Ed allora, per la moglie che non ama più suo marito, si apre una sola strada: separarsi e poi divorziare, senza alcuna conseguenza legale, visto che non è fonte di responsabilità perdere la fiamma dell’innamoramento. Il marito non potrà chiedere l’addebito alla moglie o, tantomeno, rifiutarle l’assegno di mantenimento se questa dovesse avere un reddito più basso del suo. L’uomo non potrà neanche chiedere il risarcimento del danno per il dolore e la depressione conseguente al distacco dalla moglie ancora amata, neanche se lei gli ha tenuto nascosto la sua decisione per diversi mesi, al fine magari di tentare un ultimo riavvicinamento. Dunque, la moglie può, anche in disaccordo con il marito, presentare un ricorso per separazione giudiziale in tribunale. Il ricorso, depositato tramite l’avvocato, andrà notificato al marito che potrà decidere o meno di partecipare alla causa, causa che comunque andrà avanti nonostante la sua assenza. Chiaramente, se i due dovessero invece trovare un accordo per la separazione, si potrebbe invece procedere più celermente con la procedura consensuale, in tribunale, in Comune (in assenza di figli minori o non autosufficienti) o con la negoziazione assistita (l’atto firmato davanti agli avvocati).

Se la moglie però tace questa sua condizione di disagio e, ciò nonostante, rifiuta i rapporti sessuali al marito, quest’ultimo potrebbe invece passare “all’attacco” e chiedere, a sua volta, la separazione, questa volta però con addebito alla moglie che, con il suo comportamento, ha decretato la fine dell’unione. Salvo quest’ultima dimostri che la crisi si era già consumata da tempo e che il suo non era altro che un comportamento riflesso.

Tutto ciò conferma ancora una volta come, anche quando finisce l’amore, la chiarezza e la sincerità pagano sempre.

note

Autore immagine addio amore cuore nella spazzatura Di Atsushi Hirao


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3 Commenti

  1. Eh si…Dopo tanti anni, io e mio marito siamo giunti ad una conclusione: porre fine al nostro matrimonio. Non ci amiamo più. E’ stato triste ammetterlo a noi stessi e poi l’uno all’altra. Era diventata un’abitudine che non rendeva più felice nessuno dei due. In fondo, c’era un grande disinteresse e solo un gran bene, non più amore. Nessuna voglia di scoprirsi, di rinnovarsi, di cercarsi…Tutto statico. Ed è così che parlando chiaramente, dopo un lungo abbraccio, le nostre strade si sono separate.

  2. Con mio marito le abbiamo provate tutte. Persino, terapia di coppia. Niente tutto inutile: la convivenza è diventata intollerabile. Potete darmi maggiori informazioni sul divorzio congiunto? Grazie

    1. Il divorzio congiunto, o consensuale, è lo scioglimento del vincolo coniugale a cui i coniugi arrivano di comune accordo; rappresenta un vero e proprio accordo con cui le parti andranno a disciplinare tutti gli aspetti relativi alla cessazione del loro matrimonio. Il divorzio congiunto è la scelta più funzionale a velocizzare i tempi del divorzio che si otterrà con una sola udienza. Per saperne di più leggi il nostro articolo https://www.laleggepertutti.it/250346_divorzio-congiunto-come-si-fa

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