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Non amo più mia moglie: conseguenze legali

10 Marzo 2019


Non amo più mia moglie: conseguenze legali

> Diritto e Fisco Pubblicato il 10 Marzo 2019



Separazione e divorzio: scoprire di non essere più innamorati è causa di addebito? Cosa succede all’assegno di mantenimento? 

Tua moglie fa la casalinga; in realtà, gran parte del suo tempo lo spende tra negozi, parrucchiere, amiche, palestre e centri estetici. Tu, al contrario, sei un instancabile lavoratore, esci la mattina presto e torni la sera. Le chiedi piccole attenzioni come il tuo piatto preferito o un massaggio. Lei puntualmente sostiene di essere sfinita, di non avere le forze per dedicarsi a te. A sentirla parlare, sembrerebbe che il suo lavoro è il più difficile del mondo: “badare alla casa, mandare avanti la famiglia sono attività che un uomo non può comprendere”. Alla fine, questo suo disinteresse ti ha portato, poco alla volta, ad allontanarti. Hai smesso di cercarla, non forzi più i discorsi per cercare di capire cosa la tiene chiusa nel suo mondo. Così, un giorno, hai guardato in faccia alla realtà e ti sei detto: non amo più mia moglie! Ma, subito dopo, ti sei chiesto a quali conseguenze legali andresti incontro se decidessi di separarti da lei. Potrebbe fartela pagare? Ti lascerebbe sul lastrico? Come ti giudicherebbe un magistrato sapendo che non sei più innamorato? Saresti tenuto, in causa, a dimostrare l’assenteismo e le distrazioni di tua moglie?

Se questo problema ti attanaglia, ecco le risposte che stai aspettando. In questo articolo ti chiariremo cosa succede quando uno dei due coniugi non ama più l’altro, quali effetti può comportare una richiesta di separazione motivata da un “capriccio” o dalla scoperta che il proprio coniuge è diverso da ciò che ci si aspettava o è semplicemente “cambiato col tempo”.

Bisogna dire al giudice perché ci si separa?

L’esperienza giudiziale dimostra come il tribunale sia ormai un luogo di scontro tra gli ex coniugi che, nell’ambito del giudizio di separazione e di divorzio, cercano di rinfacciarsi a vicenda le responsabilità per il fallimento del matrimonio. Ma è davvero così necessario combattere per spiegare al giudice se è “colpa” del marito o della moglie? Certo, quando si tratta di condotte particolarmente deplorevoli – un tradimento, l’abbandono del tetto coniugale, un marito violento – la battaglia ha un suo significato sia di tipo giuridico (il colpevole non può chiedere il mantenimento), che sociale (una sorta di riscatto). Ma, a ben vedere, per potersi dire addio non c’è bisogno di spiegare al tribunale perché ci si separa. La legge dice soltanto che si può chiedere la separazione se la «convivenza è divenuta intollerabile»; ma, secondo la giurisprudenza, questo elemento non va dimostrato poiché il solo fatto di agire in tribunale è sintomatico del venir meno della volontà di continuare a stare insieme al proprio coniuge.

Atteso quindi che non è necessario presentare prove circa il venir meno dell’unione tra i coniugi, basta una semplice dichiarazione (qualcosa come «Mi voglio separare da mia moglie») per ottenere la sentenza di separazione. E ciò vale sia che l’altro coniuge condivida la scelta (in tal caso si procede con la separazione consensuale) sia che si opponga (poiché, in tale ipotesi, si avvierà un processo di separazione giudiziale ossia con un normale processo).

È chiaro però che, se non ci si accontenta della semplice separazione, ma si vuole anche che il giudice dichiari il cosiddetto “addebito” – ossia la responsabilità di uno dei due coniugi per la fine del matrimonio – bisogna portare in giudizio le prove dell’altrui colpa: la dimostrazione di una o più condotte che hanno leso irrimediabilmente l’unione (appunto un tradimento, l’abbandono, le violenze, ecc.).

Il venir meno dell’amore è causa di addebito?

Ora non resta che verificare se il venir meno dell’innamoramento possa essere considerato violazione dei doveri matrimoniali e, quindi, causa di addebito.

Se anche una persona abbandonata si sente “parte lesa” e vittima, a ben pensarci la legge non può imporre l’amore, così come non può imporre al coniuge di avere rapporti sessuali con chi non si ama più. L’autodeterminazione – ossia la libertà – sessuale è un principio costituzionale che mai nessuna legge, né un giudice potranno vincolare.

È vero: se si è sposati e non ci sono ragioni di crisi, il sottrarsi ai rapporti sessuali è considerato un comportamento colpevole; e questo perché tra i doveri del matrimonio ci sono anche le “coccole” (rientrano nell’obbligo di assistenza morale). Con il risultato che se la moglie si rifiuta di fare l’amore col marito può subire la separazione con addebito e perdere definitivamente l’assegno di mantenimento. Ma è anche vero che, se ci si dichiara non più innamorati per altre ragioni, è sacrosanto astenersi da qualsiasi contatto. Ed allora le porte della separazione sono spianate.

Conseguenze legali per il marito che non ama più la moglie

Non resta quindi che definire le conclusioni di questo nostro discorso e concludere rassicurando ogni marito non più innamorato della propria moglie: non sarà questa dichiarazione a mandarvi sul lastrico. E difatti, l’obbligo di versare l’assegno di mantenimento non dipende dall’accertamento dell’eventuale colpa per la fine del matrimonio (colpa che, peraltro, non sussiste a carico di chi ha perso tutto l’innamoramento). Gli alimenti scattano piuttosto perché c’è un divario economico tra i coniugi e, nel caso di specie, quando la moglie è disoccupata o percepisce un reddito che non le consente di essere autonoma.

Anche in un matrimonio senza colpe, dunque, si rischia di dover pagare il mantenimento alla moglie. Addirittura, se la situazione dovesse essere all’inverso, ossia è la moglie a volersi separare perché non ama più il marito, quest’ultimo sarebbe comunque tenuto a mantenerla se più povera di lui. Come detto, infatti, e lo ripetiamo per l’ennesima volta, perdere per strada l’amore non è causa di addebito e quindi non comporta alcuna responsabilità (leggi Non amo più mio marito: conseguenze legali).

note

Autore immagine: uomo che finge di essere felice di nuvolanevicata

 


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2 Commenti

  1. Quando certe situazioni non ti toccano direttamente, pensi che non possa succedere a te. Dai consigli agli amici e cerchi di trovare la soluzione a situazioni che sembrano normali e pensi che con un po’ di idee e brio le cose possano migliorare: una cenetta fuori, un viaggio che ti fa rilassare e ti esclude dal resto del mondo, un regalo che possa piacerle. E poi, ti rendi conto che c’è solo la gioia istantanea del momento e finisce tutto lì. Tornati dal viaggio, aperto il regalo, conclusa la cenetta, ritorna la solita monotonia e senti che tutti questi sforzi per far funzionare il vostro rapporto sono inutili. L’amore è finito.

  2. Mi sono trovato nella stessa situazione… Che ci vuoi fare?! All’apparenza eravamo una famiglia allegra e spensierata: certo, ognuno si faceva i fatti suoi. Lei era sempre seccata dalla vita, come se tutto il peso del mondo e le responsabilità cadessero su di lei. Lei casalinga, io lavoro tutto il giorno fuori. Pensate che si lamentava e si confrontava anche con nostra figlia che si svegliava presto per andare a scuola e a volte restava il pomeriggio a fare progetti… Povera figlia! Quando tornava la sera cucinava lei che la signora era troppo presa dalle faccende di casa. Mah…

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