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Il negozio simulato e la prova

5 Aprile 2019 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 5 Aprile 2019



Cos’è e come è possibile provare la simulazione di un contratto o di un atto unilaterale.

Il fenomeno della simulazione è il più diffuso esempio di divergenza tra dichiarazione e volontà, cioè di divergenza tra ciò che appare all’esterno e ciò che era ed è l’effettiva volontà delle parti di un contratto (o anche di un atto unilaterale, cioè predisposto da una sola persona, e destinato ad un’altra persona come è il caso di una proposta contrattuale). Per motivi diversi (spesso, ma non solo, di natura fiscale) le parti contrattuali non vogliono gli effetti del contratto tra loro concluso e che appare all’esterno: si realizza, cioè, una voluta e deliberata difformità tra le dichiarazioni che appaiono all’esterno e la effettiva volontà dei soggetti contrattuali. Perché si possa parlare di simulazione occorre, quindi: 1) un consapevole contrasto tra la dichiarazione che appare, dal contratto, all’esterno e quella che, invece, è la reale intenzione di chi quella dichiarazione ha fatto; 2) un’intesa, precedente o contemporanea alla dichiarazione contenuta nel contratto, in cui le parti manifestano di essere d’accordo sul contrasto tra il contratto concluso e l’effettiva intenzione da loro perseguita (si parla di accordo simulatorio che, di solito, è contenuto nelle cosiddette controdichiarazioni tenute nascoste); 3) l’intenzione di trarre in inganno i terzi, cioè tutti coloro i quali verranno a conoscere il contratto nella sua apparenza esteriore credendo che esso corrisponda effettivamente a quello che le parti che lo hanno concluso volevano. E così accade, ad esempio, che appaia esteriormente una donazione, mentre in realtà le parti volevano una vendita (ci sarà, in un caso del genere, una controscrittura in cui le parti metteranno a punto i dettagli della vendita che viene intenzionalmente occultata all’esterno sotto le apparenze di una donazione). Della simulazione è molto importante indagare l’aspetto relativo alle modalità con le quali sia possibile fornire poi in giudizio la dimostrazione dell’esistenza della simulazione stessa: ed è proprio del rapporto tra il negozio simulato e la prova che ci occuperemo nell’articolo che segue.

Quali tipi di simulazione esistono?

Nell’introduzione abbiamo trattato in generale della simulazione evidenziando in cosa essa consista e quali siano i suoi elementi essenziali (consapevole divergenza tra dichiarazione e volontà; accordo simulatorio; intenzione di trarre i terzi in inganno).

Analizziamo ora i tipi di simulazione esistenti (secondo quanto stabilito dalla legge), premettendo che la simulazione, in generale, può interessare sia i contratti (cioè i negozi giuridici conclusi tra due parti) che gli atti unilaterali, cioè quelli predisposti da una sola persona e destinati ad un’altra persona.

Essenzialmente vi sono due tipi di simulazione [1]:

  • la simulazione cosiddetta assoluta, nella quale le parti concludono tra di loro un contratto, ma in realtà non vogliono che tra loro si concluda alcun contratto (ciò accade, ad esempio, nel caso in cui venga simulata una vendita con l’intenzione di sottrarre la cosa venduta al pignoramento da parte dei creditori di colui il quale ha simulato di vendere il proprio bene);
  • la simulazione cosiddetta relativa, nella quale si simula un contratto – il contratto simulato – mentre in realtà le parti ne vogliono un altro – il contratto dissimulato – che sovente viene disciplinato nelle cosiddette controdichiarazioni (o contro scritture) tenute nascoste all’esterno.

A sua volta la simulazione relativa si distingue in:

  • simulazione relativa soggettiva (o interposizione fittizia), nella quale ciò che viene simulato è l’identità effettiva della parte contrattuale: il contratto simulato, cioè, è concluso con un prestanome, mentre il contratto dissimulato (che è quello realmente voluto) intercorre tra soggetti diversi. In casi simili, quindi, c’è un accordo tra tre soggetti differenti e cioè il contraente effettivo, il contraente apparente cioè il prestanome e la controparte;
  • simulazione relativa oggettiva, nella quale si simula il tipo di contratto (si fa apparire come vendita una donazione o viceversa) oppure un singolo elemento del contratto come può essere il prezzo o l’oggetto (si fa apparire la vendita come avvenuta ad un prezzo di mille euro, mentre in realtà le parti si accordano su diecimila euro).

La simulazione può essere assoluta o relativa

Che effetti ha la simulazione tra le parti e verso i terzi?

Quali effetti dunque produce la simulazione?

Tra le parti:

  • in caso di simulazione assoluta, il contratto simulato non produce nessun effetto (perciò se si simula in modo assoluto una vendita e chi ha simulato di acquistare pretende poi di ottenere la cosa venduta, chi ha simulato di vendere potrà far accertare in giudizio la simulazione assoluta e, quindi, non sarà tenuto a consegnare e trasferire la proprietà della cosa al simulato acquirente);
  • in caso di simulazione relativa, il contratto simulato (o fittizio, cioè quello che viene fatto apparire come reale all’esterno) non produrrà nessun effetto tra le parti, mentre quello dissimulato (cioè quello realmente voluto tra le parti) produrrà effetti tra di esse avrà i requisiti di forma e di sostanza previsti dalla legge: per esempio, se si stipula una vendita, ma in realtà si vuole una donazione, la vendita non produrrà alcun effetto e la donazione invece avrà effetto tra le parti se le parti avranno rispettato i requisiti previsti dalla legge per le donazioni (l’atto pubblico essenzialmente).

Nei confronti dei terzi (terzi sono tutti quelli che non hanno partecipato alla simulazione come, ad esempio, gli acquirenti del bene oggetto del contratto di vendita simulato o coloro i quali sono eredi legittimari di chi ha simulato la vendita di un bene caduto poi in successione) la legge [2] prevede che:

  • se subiscono un pregiudizio dal contratto simulato possono agire in giudizio per far dichiarare la nullità del contratto simulato;
  • se si tratta di persone che hanno acquistato in buona fede diritti dal simulato acquirente (cioè se si tratta di persone che hanno acquistato da chi acquistò a sua volta sulla base di un contratto simulato), il loro acquisto è salvo e nulla potranno contro di loro né le parti del contratto simulato, né chi acquistò lo stesso identico bene dal simulato venditore, né i creditori del simulato venditore, ma a condizione che la trascrizione dell’acquisto da parte del terzo in buona fede abbia preceduto la trascrizione dell’atto di citazione tendente a dimostrare la simulazione.

La simulazione assoluta non produce alcun effetto tra le parti

Come si prova in giudizio la simulazione?

Chiunque voglia far accertare in un processo che un contratto è stato simulato (che cioè non corrisponde alla reale intenzione delle parti) dovrà adire la competente Autorità giudiziaria con la azione di simulazione.

Questa azione ha lo scopo di far accertare la realtà al di là dell’apparenza e, quindi, a far dichiarare inefficace, o meglio, nullo il contratto simulato.

Possono intraprendere questa azione sia le parti fra le quali il contratto simulato è stato concluso, sia tutti i terzi soggetti interessati a far emergere la simulazione.

L’azione che mira a far emergere una simulazione assoluta è imprescrittibile, può cioè essere avviata sempre, senza alcun limite temporale; l’azione che mira a far emergere una simulazione relativa è anch’essa imprescrittibile se ha lo scopo di far accertare la nullità del contratto simulato o di quello dissimulato, mentre si prescrive in dieci anni se ha lo scopo di esercitare un diritto che deriva dal contratto dissimulato e se presuppone che si debba accertare l’esistenza stessa e l’efficacia del contratto dissimulato.

Quanto alla prova della simulazione, la legge [3] distingue:

  • le parti del contratto simulato non possono provare con testimoni la simulazione, ma dovranno esibire la contro scrittura da cui emerge appunto la simulazione (ad esempio, per dimostrare la simulazione del prezzo di compravendita, le parti dovranno esibire la contro scrittura da cui emerge il prezzo reale e non potranno ricorrere a testimoni);
  • i terzi (cioè tutti coloro che non sono stati parti della simulazione) potranno provare la simulazione con ogni mezzo e senza alcun limite.

Le parti non possono provare la simulazione con testimoni

note

[1] Art. 1414 cod. civ.

[2] Art. 1415 cod. civ.

[3] Art. 1417 cod. civ.


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