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Ex moglie scansafatiche: addio mantenimento

10 Marzo 2019


Ex moglie scansafatiche: addio mantenimento

> Diritto e Fisco Pubblicato il 10 Marzo 2019



Se la donna non cerca lavoro il giudice può interrompere il pagamento dell’assegno di mantenimento da parte dell’ex marito.

Da quando la Cassazione ha detto che l’assegno di divorzio deve mirare solo a garantire l’autosufficienza economica della donna e non anche un assistenzialismo parassitario, si sono moltiplicate le sentenze secondo cui spetta alla moglie dimostrare di essersi adoperata per trovare un lavoro che le consenta di mantenersi da sola. In assenza di tale prova, perde il diritto agli alimenti. 

Eccezion fatta solo per coloro che, nell’abbracciare la “carriera” di casalinghe, hanno passato gran parte della vita a dedicarsi ai figli e alla famiglia, perdendo così ogni contatto con il mondo del lavoro – per le quali lo stato di disoccupazione è incolpevole – tutte le altre devono almeno tentare di occuparsi. Altrimenti, l’ex moglie scansafatiche può dire addio al mantenimento.

Questi importanti principi sono stati, di recente, ribaditi da una sentenza del tribunale di Treviso. 

Tale regola può trovare applicazione sia nel corso del giudizio di divorzio, sia dopo, in sede di revisione delle condizioni economiche. Nel primo caso, il marito, nel negare il diritto dell’ex all’assegno divorzile, potrà eccepire la circostanza che la giovane età della moglie e la sua formazione le consentono di trovare un posto di lavoro. Spetterà poi alla donna provare che la sua non è un’inerzia volontaria, ma uno stato di disoccupazione determinato dalla congiuntura del mercato. Per convincere di ciò il giudice, dovrà dar conto di aver inviato il curriculum alle aziende, di essersi iscritta ai centri per l’impiego, di aver partecipato a concorsi pubblici, di aver chiesto un contratto di lavoro anche part-time. Insomma, ricade sull’ex moglie la patata bollente dell’onere della prova di uno stato di incapacità economica “incolpevole”.

Questa incapacità si presume sempre involontaria raggiunti i 50 anni, età dopo la quale è notoriamente più difficile – se non impossibile – trovare lavoro, specie per chi, sino ad allora, si è dedicata solo al ménage domestico. Ma attenzione: la condizione di casalinga deve essere stata concordata con il marito e non frutto di una scelta individuale della donna che, al lavoro, ha preferito i fornelli.  

La sentenza di divorzio però non garantisce un mantenimento a vita. Anche dopo tale momento la moglie deve continuare a cercare un lavoro. Se non lo fa – e sempre che si tratti di donna giovane e capace di lavorare – il marito potrà ricorrere al tribunale per la revisione delle condizioni di divorzio. In tale sede potrà chiedere la cancellazione dell’assegno divorzile perché non meritato. 

Dunque se l’ex moglie è una «scansafatiche» non ha diritto agli alimenti.  

Nel caso deciso dal tribunale di Treviso, una donna 35enne veniva accusata dall’ex marito di «inerzia colpevole nel reperire un’occupazione» e quindi una fonte di reddito; per i giudici la giovane aveva un’età tale da consentirle di reinserirsi nel mondo del lavoro e un titolo di studio facilmente spendibile.

È ormai consolidato il filone giurisprudenziale che ritiene non dovuto il mantenimento all’ex moglie ancora giovane e in grado di lavorare. Le precedenti esperienze lavorative, la formazione, l’età giovane e l’idoneità al lavoro costituiscono parametro per determinare la misura del mantenimento e, in alcuni casi, possono giustificare il completo diniego dell’assegno. In un precedente del tribunale di Roma [1] è stato negato l’assegno a una donna di 40 anni con una discreta formazione professionale.

Anche dopo aver ottenuto dal giudice l’assegno di mantenimento – all’esito della causa di separazione o divorzio – la moglie non può dormire su sette cuscini, ma è tenuta a cercare un’occupazione che la renda autonoma. Lo deve fare solo se ha le condizioni di salute adeguate (non deve essere totalmente inabile al lavoro) e l’età per essere ancora appetibile sul piano occupazionale (secondo le ultime sentenze della Cassazione, sotto i cinquant’anni si è ancora giovani per trovare un impiego).

Della stessa opinione il tribunale di Udine [2] che ribatte: se l’ex moglie non cerca un posto, niente alimenti (sempre che sia ancora in età per impiegarsi e che le condizioni di salute glielo consentano). Il fatto che, dopo il divorzio, possa scattare l’obbligo di mantenere l’ex che, da sola, non ce la fa, non può tuttavia garantire a quest’ultima «rendite parassitarie». «Rendite parassitarie»: è proprio questa la parola usata dai giudici friulani che, in questo, dimostrano di non avere peli sulla lingua. Il matrimonio non è un’assicurazione sulla vita. E se ci si sposa con un ricco e per suo amore si decide di non lavorare, questo non significa avere una pensione a vita. 

note

[1] Trib. Roma, sent. n. 24007/16. 

[2] Trib. Udine, sent. n. 652/18.

Autore immagine coppia si divorzia e divide la casa di Lightspring


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2 Commenti

  1. Buongiorno la legge per tutti. Io seguo sempre il vostro portale giuridico. Vorrei avere un’informazione e sapere che cosa prevede la legge nel mio caso. Se mia moglie mi ha tradito, sono tenuto a pagarle gli alimenti?

    1. La legge sul divorzio stabilisce che l’assegno mensile che il marito è tenuto a versare all’ex non è una sorta di punizione, ma un modo per compensare le disparità economiche tra i due, al fine di garantire a chi è più povero di mantenersi da solo. Solo una violazione di uno dei doveri del matrimonio può comportare la perdita del mantenimento. Secondo la Corte di Cassazione,bisogna indagare sulle ragioni del tradimento per stabilire se la moglie infedele ha diritto al mantenimento. Se un comportamento come il tradimento non è stata la causa della separazione ma solo l’effetto di una crisi coniugale già conclamatasi in precedenza, non è possibile dichiarare l’addebito. Detto in altri termini, è lecito tradire il coniuge con cui non si hanno più rapporti, quando ormai il matrimonio è alle corde. Per maggiori informazioni leggi il nostro articolo https://www.laleggepertutti.it/277627_se-la-moglie-tradisce-ha-diritto-agli-alimenti

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