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Buoni fruttiferi: si guadagna davvero?

11 Marzo 2019 | Autore:


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Dopo le accuse su presunte pubblicità ingannevoli e la sentenza della Cassazione sui vecchi buoni, ecco il rendimento dei prodotti finanziari delle Poste.

Quando si dice che lo Stato è una garanzia c’è da crederci davvero? Uno si augura di sì: se non si può credere nemmeno a questo principio, crolla ogni fiducia in chi dovrebbe tutelare i nostri interessi. Se parliamo di investimenti (e, quindi, di soldi) si può mettere la mano sul fuoco su un prodotto che porta la garanzia dello Stato? Uno si augura si sì anche in questo caso. Invece, attenzione perché la scottatura potrebbe essere più dolorosa del previsto. Prendi, per esempio, i buoni fruttiferi postali: si guadagna davvero? Dipende quale scegli, per quanto tempo li tieni attivi e, soprattutto, che cosa intendi per «guadagno».

Chiunque vorrebbe trarre un grosso profitto da una somma investita in titoli, buoni fruttiferi o altro. Ma bisogna fare i conti con la realtà, anche se questa porta il marchio di garanzia dello Stato, come nel caso dei prodotti finanziari di Poste Italiane. E la realtà dice che chi ha promosso i buoni fruttiferi postali con la campagna «Buono a sapersi» potrebbe passare qualche guaio serio se l’Antitrust confermerà che si tratta di una campagna ingannevole, come sospettato e denunciato dal sito altroconsumo.it.  Non è la prima volta che si punta il dito contro Poste Italiane per una pubblicità ingannevole: già nel 2014 lo fecero Adusbef e Federconsumatori per lo slogan «Un investimento che ti premia negli anni». Nel 2015, uno spot piuttosto generico sui libretti postali Smart fece arrabbiare l’Autorità garante della concorrenza a tal punto che comminò alle Poste una multa da circa 540mila euro. Per non parlare dei buoni sottoscritti negli anni ’80, sui quali c’è stato un susseguirsi di cause e di sentenze per una variazione del tasso di interesse dei buoni già emessi. Un percorso giudiziario tortuoso, conclusosi con la sentenza della Cassazione [1] che ha dato ragione a Poste Italiane considerando che al momento della variazione del tasso di interesse il risparmiatore avrebbe potuto riscuotere il capitale con il tasso fissato al momento della sottoscrizione. In altre parole: li hai voluti tenere anche quando gli interessi sono scesi, ora non ti lamentare.

Ora si torna alla campagna che promuove buoni fruttiferi e libretti postali. Ed i consumatori si chiedono, a questo punto, se si guadagna davvero. Vediamo.

Buoni fruttiferi: la campagna «Buono a sapersi»

Che cos’ha che non va la campagna pubblicitaria «Buono a sapersi» sui buoni fruttiferi e sui libretti postali? C’è chi ha visto delle cose che non corrispondono al vero, cioè delle informazioni che possono trarre in inganno l’investitore.

Ad esempio: non viene detto che non si pagano gli interessi prima che sia passato un certo tempo dalla data in cui i buoni sono stati acquistati. Quello che la campagna dice è che i soldi sono sempre disponibili. Il che è vero, perché non ci sono delle spese da sostenere se uno decide ad un certo punto di riprendersi il capitale investito. Ma senza aver maturato alcunché. Insomma, ti dico quanto è comodo portarti via il capitale in qualsiasi momento ma non ti dico che i tuoi soldi non frutteranno un bel niente prima di una certa data perché potrebbe condizionare la tua scelta.

Ma c’è dell’altro. La pubblicità dei buoni fruttiferi e dei libretti postali nega il fatto che il capitale investito perda valore e, anzi, sostiene che il capitale cresce nel tempo. Le cose, secondo chi ha segnalato la campagna all’Antitrust, non starebbero proprio così. Prima di tutto, perché quando si fa un bilancio di ciò che si investe e ciò che si ritira alla fine, bisogna fare i conti con gli oneri fiscali. Proprio quelli citati in lettera minuscola durante lo spot televisivo, nella parte in cui si dovrebbe leggere (ma quasi mai si riesce) «salvo oneri di natura fiscale».

Buoni fruttiferi: si guadagna?

Ora, il problema è capire se in questa campagna pubblicitaria dei buoni fruttiferi postali ci sia solo un cattivo lavoro da parte di chi l’ha ideata (anche i pubblicitari possono sbagliare, come chiunque) oppure ci sia davvero l’intenzione di deviare l’attenzione dell’investitore verso un certo messaggio occultando le informazioni più negative. Si tratta, insomma, di sapere se, al di là di una campagna «colposa o dolosa», con i buoni fruttiferi si guadagna davvero oppure no.

Il modo migliore per saperlo è vedere che cosa offre ogni buono, cioè quanto si può investire, in quanto tempo e con quali interessi.

Buoni fruttiferi ordinari

I buoni ordinari hanno una durata massima di 20 anni. Si possono sottoscrivere da 50 euro o multipli (100, 150, 200 euro, ecc.). Il capitale può essere rimborsato in qualsiasi momento ma senza interessi se ritirato nel primo anno dopo la sottoscrizione.

Il rendimento lordo dopo 10 anni è dell’1,37%, per un netto dell’1,02% annuo. Significa che se investi 10mila euro in buoni ordinari, dopo 10 anni porti a casa 10.807 euro.

Il rendimento lordo dopo 20 anni, cioè al massimo consentito, è del 2,85% per un netto del 2,25%. Significa che se investi 10mila euro in buoni ordinari, dopo 20 anni porti a casa 15.595 euro.

Buoni fruttiferi 3×4

I buoni fruttiferi 3×4 hanno una durata di 12 anni. Si possono sottoscrivere da 50 euro o multipli. Gli interessi maturano ogni 3 anni (quindi al terzo, al sesto, al nono e al dodicesimo anno). Vuol dire che puoi riscattare i tuoi soldi prima del terzo anno ma senza interessi. E che dopo 5 anni e mezzo avrai ottenuto gli stessi interessi che a 3 anni.

IL rendimento lordo riconosciuto «a metà strada», cioè alla fine del sesto anno, è dell’1,23% per un netto annuo dello 0,90%. Significa che se investi 10mila euro in buoni fruttiferi 3×4, dopo 6 anni porti a casa 10.554 euro.

Il rendimento lordo riconosciuto dopo 12 anni è del 2,25% per un netto dell’1,81%. Significa che se investi 10mila euro in buoni fruttiferi 3×4, dopo 12 anni, cioè alla fine, porti a casa 12.396 euro.

Buoni fruttiferi 3×2

I buoni fruttiferi postali 3×2 coprono due trienni. Si tratta, dunque, di un investimento per 6 anni con la maturazione dei primi interessi alla fine del primo triennio. Vuol dire che se ritiri i soldi investivi prima del compimento del terzo anno dalla sottoscrizione, non avrai diritto ad alcun interesse sul capitale.

L’imposta di bollo non si paga solo quando il valore del rimborso non supera i 5.000 euro.

Il rendimento lordo riconosciuto dopo i primi 3 anni è dello 0,35% per un netto dello 0,11%. Significa che se investi 10mila euro in buoni fruttiferi 3×2, dopo 3 anni porterai a casa 10.033 euro.

Il rendimento lordo riconosciuto dopo 6 anni, cioè alla fine del percorso, è dell’1,50% per un netto dell’1,05%. Significa che se investi 10mila euro in buoni fruttiferi 3×2, dopo 6 anni porterai a casa 10.693 euro.

Buoni fruttiferi 3 anni plus

Questi buoni fruttiferi postali comportano un investimento di 3 anni. Puoi ritirarli prima, ma senza gli interessi maturati. Significa che se vuoi il rimborso dopo 2 anni, ritirerai il solo capitale investito.

Quanto rendono? Lo 0,40% lordo.

Buoni fruttiferi dedicati ai minori

Forse ti è capitato di pensare che cosa regalare ai tuoi figli piccoli o ai tuoi nipoti senza cadere nella tentazione del solito telefonino o del gioco elettronico che, prima o poi, saranno da buttare via senza che abbiano portato alcunché in tasca. Esistono dei buoni fruttiferi dedicati ai minorenni. Hanno un rendimento fisso con degli interessi che maturano fino al compimento del 18mo anno di età.

Quanto rendono? L’interesse lordo varia a seconda dell’età del minore.

Nel dettaglio:

  • fino ai tre anni: 1% dopo un anno e sei mesi;
  • dai quattro ai cinque anni: 1,50;
  • dai sei ai sette anni: 1,75%;
  • dagli otto agli undici anni: 2%;
  • dai dodici ai quindi anni: 2,50%;
  • dai sedici ai diciott’anni: 3%.

Per fare un esempio, se investi 10mila euro in 18 anni con un interesse lordo del 3% per un netto dell’1,39%, porterai a casa 12.814 euro.

Buoni fruttiferi: come calcolare il guadagno di chi li ha comprati?

Fin qui il rendimento dei buoni fruttiferi postali più diffusi, per chi volesse investire in questo prodotto finanziario di Poste Italiane. Ma come può verificare quanto hanno reso finora chi li ha già comprati? Ci pensa l‘Ente che dello Stato che garantisce questi buoni, cioè la Cassa depositi e prestiti. Sul sito di Poste Italiane mette a disposizione un calcolatore online per capire se c’è stato un guadagno sui buoni acquistati.

Una volta che ti sarai collegato all’indirizzo https://risparmiopostale.poste.it/calcolatore-buoni.html, ti verranno chieste queste informazioni:

  • tipo di buono acquistato;
  • valore nominale d’acquisto;
  • data di sottoscrizione;
  • data in cui dovrebbe avvenire il rimborso.

note

[1] Cass. sent. n. 3963/2019 dell’11.02.2019.

Autore immagine: sito Cassa depositi e prestiti (cdp.it).


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5 Commenti

  1. Vi ringrazio per questa guida aggiornata sui buoni fruttiferi. Vorrei sapere quali sono le sentenze più recenti sugli interessi dei buoni fruttiferi postali. Avete una guida anche su questo argomento?

  2. Che mi dite a proposito dei buoni fruttiferi postali indicizzati all’inflazione italiana? Quanto rendono? Sono convenienti? Grazie per la vostra eventuale risposta.
    PS seguo sempre il vostro portale

    1. Grazie Filippo. I buoni fruttiferi postali indicizzati all’inflazione hanno una durata massima di 10 anni, alla scadenza dei quali ricevi il tuo capitale e gli interessi maturati rivalutati dall’andamento dell’inflazione rilevata dall’indice Istat Foi (esclusa la componente tabacco) al netto degli oneri fiscali. Gli interessi si pagano dopo i primi 18 mesi. Quanto rendono? Lo 0,10% dopo ogni anno dai primi 18 mesi. Se l’andamento dell’inflazione e l’interesse fisso non coprono il valore dell’imposta di bollo, chi ha acquistato un buono fruttifero postale di questo tipo e di serie IL 110A190124 (cioè, emesso dal 24 gennaio 2019) otterrà un importo pari alla porzione dell’imposta di bollo applicata che abbia determinato un valore netto di rimborso alla scadenza inferiore al capitale investito. I buoni diventano infruttiferi (cioè si prescrivono) dopo 10 anni.

  3. Buongiorno. Non sono convinto per i buoni postali ordinari della tassazione di 0,60 tra il rendimento lordo 2,85 e il netto del 2,25. Il netto non dovrebbe essere dello 2,44? Potrei sapere come è suddiviso il costo della tassazione? Grazie

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