Diritto e Fisco | Articoli

Contratto nullo: conseguenze

11 Marzo 2019


Contratto nullo: conseguenze

> Diritto e Fisco Pubblicato il 11 Marzo 2019



Quando un contratto è nullo. Differenze tra nullità e annullabilità. 

Hai firmato un contratto ma non ti sei accorto di una clausola particolarmente svantaggiosa, che limita i tuoi diritti di consumatore, e ora vorresti che tutto l’accordo fosse annullato. Hai ordinato un oggetto, ma non è ancora arrivato e hai perso ogni interesse all’acquisto; ti chiedi quindi se puoi svincolarti dall’impegno e non pagare più. Quando ti è stato fatto firmare un modulo d’ordine, l’agente ti ha taciuto alcune circostanze importanti: a tuo avviso, quindi, è tutto nullo. 

Nel gergo comune si parla spesso di contratto nullo quando si verifica un fatto patologico nella stipula o nell’esecuzione del contratto. In realtà, la definizione giuridica di «nullità» è molto più ristretta. È nullo il contratto a cui mancano gli elementi essenziali per definirsi tale. Si tratta quindi della forma più grave dell’invalidità. Perciò va distinta dalla «annullabilità» (che invece scaturisce da vizi meno gravi), dalla inefficacia (che si ha quando un contratto è valido ma non può ancora produrre effetti), dall’inadempimento (che si ha quando un contratto è valido ma non è stato rispettato).

In questo articolo spiegheremo quando un contratto è nullo, quali sono i presupposti per ritenersi sciolti dall’impegno assunto e quali le conseguenze del contratto nullo. Ma procediamo con ordine.

Quando un contratto è nullo

Un contratto è nullo quando è privo dei suoi elementi minimi, quelli necessari per la sua esistenza. In tale situazione il contratto non produce alcun effetto sin dal giorno in cui è stato firmato, anche se ancora nessun giudice ha accertato la causa di nullità. Ci si può esimere dal rispettare un contratto nullo, quindi, anche senza bisogno di ricorrere prima in tribunale. Ovviamente bisogna sapere bene quando un contratto è nullo, per evitare di passare dalla parte della ragione a quella del torto. Ecco quindi quando un contratto può considerarsi nullo.

Il contratto è nullo quando è privo di uno dei suoi elementi essenziali o uno di essi è viziato. Gli elementi essenziali del contratto sono: l’accordo tra le parti, l’oggetto, la causa e, laddove prescritta dalla legge, la forma. 

Pertanto il contratto è nullo nelle seguenti ipotesi:

  • mancanza di accordo tra le parti;
  • oggetto mancante, impossibile, illecito, indeterminato o indeterminabile;
  • contrarietà a norme imperative;
  • illiceità dei motivi: quando le parti si sono determinate a concludere un contratto esclusivamente per un motivo illecito comune ad entrambe;
  • mancanza o illiceità della causa del contratto;
  • mancanza di forma scritta o notarile se prescritta dalla legge.

Esempi di contratto nullo

Facciamo qualche esempio. 

È nullo il contratto in cui non c’è mai stato un accordo per la sua esecuzione, se le parti erano rimaste ancora in uno stadio di semplici trattative e una delle due, ciò nonostante, ha eseguito la propria prestazione. È nullo il contratto mai sottoscritto o con la firma falsa. Si fa presente tuttavia che non tutti i contratti devono necessariamente essere scritti; sicché si può dimostrare l’esistenza del contratto non solo tramite la firma sul foglio di carta ma anche da altre circostanze (l’accettazione tacita della prestazione, un pagamento anticipato, un modulo d’ordine, la registrazione della fattura, ecc.).

È nullo il contratto in cui la prestazione (ossia l’oggetto) non può essere materialmente eseguita (ad esempio, la vendita di un prodotto inesistente) o vietata dalla legge (droga, armi). È altresì nullo il contratto se l’accordo è generico e non viene indicato il prezzo o l’oggetto venduto o se tale oggetto non può essere facilmente individuabile con certezza («la vendita di una partita di arance», senza specificare cosa sia una “partita”).

È nullo un contratto che persegue un obiettivo illecito voluto da entrambe le parti (ad esempio il mandato ad un hacker di danneggiare il sito di una persona). 

È nullo il contratto di cessione di bene se non si specifica a che titolo avviene tale cessione: se si tratta di vendita, donazione, comodato, affitto, ecc. Insomma, la finalità perseguita dalle parti (la cosiddetta “causa”) deve essere chiara.

Se anche la legge lascia libere le parti di stabilire con quali formalità stipulare un contratto – ad esempio orali, scritte, con nota d’ordine, con sms, con app sul cellulare, ecc. – in alcuni casi è obbligatoria la forma scritta (ad esempio i contratti con le banche o il contratto di locazione che deve essere anche registrato), in altri è necessario l’atto pubblico notarile (ad esempio la compravendita immobiliare o l’atto di costituzione della società).

In presenza di una causa che comporta la nullità del contratto, la parte che ne è a conoscenza deve darne notizia all’altra; se non lo fa deve risarcire il danno da quest’ultima patito per avere confidato senza sua colpa nella validità del contratto.

Conseguenze di un contratto nullo

Un contratto nullo non produce alcun effetto. È come se non fosse mai esistito. Le parti possono fare a meno di rispettarlo senza timore di essere citati innanzi al tribunale. Non si può recuperare un credito per un pagamento relativo a un contratto nullo. Non si può chiedere il risarcimento del danno per l’inadempimento di un contratto nullo. 

Il giudice, anche senza richiesta di una delle parti, può rilevare in qualsiasi momento della causa la nullità del contratto: si pensi a una donazione di non modico valore avvenuta senza notaio.

Il contratto nullo, in generale, non può neanche essere sanato. 

In caso di conflitto tra le due parti firmatarie, è il giudice a stabilire se il contratto è nullo o meno. La sua sentenza dichiara quindi una situazione già esistente, ne prende atto e non cambia alcunché nella realtà materiale. La conseguenza è che la sentenza dichiarativa della nullità del contratto ha effetto retroattivo. Quindi tutte le prestazioni già eseguite in esecuzione di un contratto nullo vanno restituite. Ad esempio va restituito il prezzo già pagato o gli oggetti consegnati alla controparte. 

La causa per far dichiarare un contratto nullo può essere avviata in qualsiasi momento: non ci sono infatti né termini di prescrizione, né decadenza. 

Chiunque può far dichiarare un contratto nullo, anche un estraneo (ad esempio un creditore che vuol far annullare la donazione fatta dal debitore di un proprio bene). 

Differenze tra contratto nullo e contratto annullabile

L’annullabilità riguarda vizi meno gravi rispetto alla nullità che coinvolgono il contenuto del contratto. Proprio per ciò, a differenza del contratto nullo, quello annullabile produce ugualmente effetti che rimangono fermi e stabili se nessuno agisce in un tribunale per far “cadere” il contratto stesso. 

Ad esempio è annullabile il contratto firmato da un ragazzo che non ha ancora 18 anni; il genitore potrebbe impugnare l’acquisto fatto dal figlio senza sua autorizzazione (ad esempio un motorino), ma potrebbe anche decidere di non farlo (ad esempio l’acquisto di un cellulare). 

È annullabile un contratto in cui una parte abbia firmato per errore, perché un soggetto riteneva di acquistare un oggetto destinato a un determinato uso mentre invece la sua funzione è diversa. Ed è annullabile il contratto in cui il venditore ha millantato delle caratteristiche inesistenti della propria merce. È annullabile il contratto firmato in stato di ubriachezza o da un soggetto infermo.

Ecco le cause di annullabilità del contratto:

  • errore;
  • violenza;
  • dolo;
  • conclusione del contratto da parte di un soggetto legalmente incapace;
  • conclusione del contratto da parte di un soggetto che, sebbene non interdetto, si prova essere stato per qualsiasi causa anche transitoria incapace d’intendere o di volere al momento del compimento dell’atto (cosiddetta incapace naturale).

Il contratto annullabile, come detto, produce effetti salvo che una parte lo impugni davanti al giudice. La sentenza, accertata la causa di annullabilità, fa “decadere” il contratto, sciogliendo le parti dai rispettivi obblighi e imponendo la restituzione delle prestazioni. Dunque, l’annullabilità – a differenza della nullità – non può mai essere rilevata autonomamente dal giudice, né da un soggetto estraneo che non vi ha interesse.

L’azione di annullamento deve essere esercitata entro massimo 5 anni dalla conoscenza della causa di annullabilità.

Nullità parziale 

Il contratto può essere parzialmente nullo o contenere alcune clausole nulle. Ciò non comporta la nullità dell’intero contratto se:

  • i contraenti lo avrebbero concluso comunque, anche senza quella parte colpita da nullità;
  • le clausole nulle possono essere sostituite di diritto da norme imperative. Si pensi a un contratto di affitto di durata inferiore al minimo legale: la clausola illegittima viene automaticamente considerata come mai inserita e si applica la disciplina prevista dall’ordinamento con ripristino della durata “legale”. Allo stesso modo, se un contratto stabilisce un diritto di recesso di 12 giorni anziché 14 o una garanzia di 1 solo anno anziché 2, tali clausole si considerano nulle e si applica la disciplina legale.

Sanatoria del contratto nullo

I seguenti contratti benché nulli possono essere oggetto di sanatoria alle condizioni specificate:

  • donazione: è oggetto di sanatoria quando gli eredi o gli aventi causa dal donante, consapevoli della nullità vi danno comunque esecuzione, anche solo con comportamenti concludenti;
  • lavoro: la nullità non produce effetto per il periodo in cui il contratto ha avuto esecuzione salvo che la nullità derivi dall’illiceità dell’oggetto o della causa;
  • atto costitutivo di Spa: è oggetto di sanatoria quando la causa di nullità è stata successivamente eliminata e l’eliminazione è stata iscritta nel Registro delle Imprese.  

L’inadempimento del contratto

Attenzione a non confondere la nullità del contratto con l’inadempimento. Come detto, il contratto è nullo quando, sin dall’origine, manca di uno degli elementi essenziali. Se invece una delle parti non esegue la propria prestazione contrattuale – regolarmente assunta con un accordo valido in tutto e per tutto – si parla invece di inadempimento. L’inadempimento, sul piano pratico, dà luogo al diritto a ottenere indietro la propria prestazione (ad esempio il prezzo), se già eseguita, o a sciogliersi da essa se non ancora eseguita. Dà anche diritto a chiedere il risarcimento del danno se l’inadempimento è stato dovuto a un comportamento colpevole della controparte. 


scarica gratis il tuo contratto su misura

Per avere il pdf inserisci qui la tua email. Se non sei già iscritto, riceverai la nostra newsletter:

Informativa sulla privacy
DOWNLOAD

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema. Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 



NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA