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Incidente stradale: non si va in Cassazione

11 Marzo 2019
Incidente stradale: non si va in Cassazione

> Diritto e Fisco Pubblicato il 11 Marzo 2019



In terzo grado non si può più valutare il merito della questione: gli accertamenti tecnici e le motivazioni non sono più sindacabili. 

Se il giudice di primo grado o di appello ti hanno dato torto in una causa di incidente stradale e ritieni che la ricostruzione della dinamica non sia stata eseguita correttamente, che le dichiarazioni dei testi dovevano essere interpretate in modo differente, che le conclusioni tracciate dai vigili e dal consulente tecnico nominato dal giudice non sono state corrette, è inutile che ti rivolgi alla Cassazione: potresti perdere per la terza volta. Questo perché non spetta a quest’ultima valutare di nuovo le modalità dello scontro, le ragioni e le relative responsabilità. 

Il chiarimento proviene dagli stessi giudici supremi che, in una recente ordinanza [1], hanno sottolineato: in caso di incidente stradale non si va in Cassazione.

Cerchiamo di spiegare, al pubblico meno esperto in diritto, cosa significa questa affermazione e perché, seppur apparentemente scontata, taglia le gambe a numerosi ricorsi.

La Cassazione non è il giudice dei fatti

Come abbiamo già spiegato in Cosa valuta la Cassazione, nel processo italiano i gradi di giudizio sono appartenente tre, ma in realtà sono due: il primo e l’appello. In questi due gradi, il giudice entra “nel merito” della questione, valuta cioè attentamente le prove e, dopo aver ricostruito la vicenda, decide chi ha ragione e chi torto.

In Cassazione, però, tutto ciò non avviene. Alla Corte Suprema si ricorre solo se, in primo grado o in appello, c’è stata una interpretazione errata della legge o non è stata rispettata una regola processuale. Tutti gli accertamenti di fatto, già eseguiti nei due gradi precedenti, restano però salvi. Dunque, la Cassazione non fa altro che spiegare il significato delle norme, senza entrare nel merito della questione. Proprio per questo, del resto, in terzo grado non vengono assunte prove e tutto si risolve, di norma, in un’unica udienza.

Incidenti stradali: i poteri della Cassazione

Le cause di incidenti stradali sono quasi sempre incentrate sull’accertamento delle prove ai fini della ricostruzione dei fatti. È comprensibile: il giudice non era presente quando si è verificato lo scontro tra le macchine; per cui, dagli elementi in suo possesso, deve tentare di ricostruire la vicenda a posteriori. 

È proprio dall’analisi delle frenate lasciate sull’asfalto, dei punti di contatto tra le auto, dei rapporti dei carabinieri, delle testimonianze dei presenti, della posizione dei veicoli dopo lo scontro che si riesce a risalire al fatto storico e, da questo, alle rispettive responsabilità. 

Insomma, il giudizio in tema di sinistri stradali è sostanzialmente “pratico”. Ecco perché, una volta accertate le modalità dell’incidente, la valutazione fatta dal giudice non può essere oggetto di ricorso in Cassazione. Se i giudici di terzo grado andassero a sindacare tali accertamenti riaprirebbero il merito della vicenda.

Incidenti stradali: ricorso in Cassazione inutile

Alla luce di quanto appena detto ecco l’importante chiarimento fornito dalla Cassazione nella pronuncia in esame: in materia di responsabilità da sinistri derivanti dalla circolazione stradale, la ricostruzione delle modalità dell’incidente, la valutazione della condotta dei singoli conducenti coinvolti, l’accertamento della colpa integrano altrettanti giudizi di merito, sottratti come tali al giudizio della Cassazione. La Suprema Corte può eccezionalmente pronunciarsi solo quando il ragionamento posto a base delle conclusioni del giudice di primo o secondo grado non sia logico o non «coerente dal punto di vista logico-giuridico». In tali ipotesi si avrebbe una violazione delle norme sulla procedura che impongono a ogni sentenza di essere chiara, motivata e lineare nelle proprie conclusioni. 

Ecco quindi che, alla luce di quanto appena spiegato, le cause di incidenti stradali trovano difficile accesso in Cassazione. Il rischio, per chi si ostina a impugnare la sentenza a lui sfavorevole, è di pagare le spese processuali.

Guarda il video 


note

[1] Cass. ord. n. 6558/19 del 6.03.2019.

Corte di Cassazione, sez. VI Civile – 3, ordinanza 22 novembre 2018 – 6 marzo 2019, n. 6558

Presidente Frasca – Relatore Cirillo

Fatti di causa

1. M.P. convenne in giudizio, davanti al Tribunale di Latina, Ma.Ma.Vi. , S.M. e la CARIGE Assicurazioni s.p.a., chiedendo che fossero condannati in solido al risarcimento dei danni subiti nell’incidente stradale nel quale egli, alla guida della propria moto, si era visto improvvisamente tagliare la strada dalla vettura condotta dallo S. , il quale si era mosso da una banchina laterale esistente sull’opposto senso di marcia invadendo la corsia percorsa dalla moto.

Si costituirono in giudizio entrambi i convenuti, chiedendo il rigetto della domanda.

Il Tribunale, espletate alcune c.t.u. e svolta prova per testi, accolse la domanda dell’attore e, ritenuta la responsabilità esclusiva dello S. nella determinazione del sinistro, condannò tutti i convenuti in solido al risarcimento dei danni nella misura di Euro 758.968 con il carico delle spese di giudizio, limitando la condanna della società di assicurazione entro la capienza del massimale.

2. La pronuncia è stata impugnata dal M. in via principale e dalla società di assicurazione in via incidentale e la Corte d’appello di Roma, con sentenza del 1^ marzo 2017, in parziale accoglimento del gravame incidentale ha riconosciuto un concorso di colpa del 25 per cento a carico del M. , ha conseguentemente ridotto l’entità del risarcimento del danno ed ha compensato integralmente tra le parti le ulteriori spese del grado.

3. Contro la sentenza della Corte d’appello di Roma ricorre M.P. con atto affidato a due motivi.

Resiste la Amissima assicurazioni s.p.a., già CARIGE Assicurazioni, con controricorso.

Ma.Ma.Vi. e S.M. non hanno svolto attività difensiva in questa sede.

Il ricorso è stato avviato alla trattazione in Camera di consiglio, sussistendo le condizioni di cui agli artt. 375, 376 e 380-bis c.p.c., e il ricorrente ha depositato memoria.

Ragioni della decisione

1. Con il primo motivo di ricorso si lamenta, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5), omesso esame di un fatto decisivo per il giudizio che è stato oggetto di discussione tra le parti; con il secondo motivo si lamenta, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3), violazione e falsa applicazione degli artt. 1227, 2054 e 2056 c.c..

Sostiene il ricorrente che la sentenza non avrebbe tenuto nella dovuta considerazione la deposizione del teste m. e che l’attribuzione di un concorso di colpa a suo carico sarebbe ingiusta, perché l’insieme degli elementi di prova raccolti dimostrerebbe la totale responsabilità del conducente della vettura, così come riconosciuto dal Tribunale di Latina.

2. I due motivi, da trattare congiuntamente in quanto tra loro strettamente connessi, sono, quando non inammissibili, comunque privi di fondamento.

La giurisprudenza di questa Corte ha in più occasioni ribadito che in materia di responsabilità da sinistri derivanti dalla circolazione stradale, la ricostruzione delle modalità del fatto generatore del danno, la valutazione della condotta dei singoli soggetti che vi sono coinvolti, l’accertamento e la graduazione della colpa, l’esistenza o l’esclusione del rapporto di causalità tra i comportamenti dei singoli soggetti e l’evento dannoso, integrano altrettanti giudizi di merito, come tali sottratti al sindacato di legittimità se il ragionamento posto a base delle conclusioni sia caratterizzato da completezza, correttezza e coerenza dal punto di vista logico-giuridico (v., tra le altre, le sentenze 23 febbraio 2006, n. 4009, 25 gennaio 2012, n. 1028 e 30 giugno 2015, n. 13421, nonché l’ordinanza 22 settembre 2017, n. 22205).

Nella specie la Corte d’appello, con motivazione adeguata e priva di vizi logici, ha illustrato con chiarezza le ragioni per le quali ha ritenuto di attribuire la responsabilità del sinistro in misura del 75 per cento a carico del conducente della vettura, riconoscendo però anche un concorso di colpa a carico della vittima, nella ridotta misura del 25 per cento. La sentenza, infatti, dopo aver accertato la responsabilità dello S. , colpevole di essersi immesso sulla strada dalla banchina laterale senza rispettare l’obbligo di precedenza e tagliando la strada al conducente della moto, ha poi spiegato perché si doveva ravvisare una percentuale di colpa a carico del M. . Questi, infatti, aveva tenuto una velocità che, pur contenuta nei limiti consentiti, non era consona alla situazione dei luoghi (a causa della presenza di un dosso per infrastruttura posta a scavalcamento di un canale artificiale); tale rallentamento, se osservato, avrebbe certamente consentito al M. una tempestiva frenata o, comunque, il compimento di una manovra eversiva.

A fronte di simile ricostruzione, il ricorso si risolve nell’evidente tentativo di ottenere in questa sede un nuovo e non consentito esame del merito. In particolare, non sussiste la pretesa violazione dell’art. 1227 c.c., comma 1, nè l’omessa valutazione della testimonianza, perché la Corte di merito ha vagliato i comportamenti di entrambi i conducenti ed ha positivamente attribuito le relative colpe. Entrambe le censure, in definitiva, finiscono col porre alla Corte, dietro l’apparenza della violazione di legge, una censura di vizio di motivazione che esorbita dai limiti dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5), nel testo attualmente vigente.

3. Il ricorso, pertanto, è rigettato.

In considerazione, peraltro, della gravità del fatto e degli esiti non coincidenti dei due giudizi di merito, la Corte ritiene equa la compensazione integrale delle spese del giudizio di legittimità.

Sussistono tuttavia le condizioni di cui al D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1-quater, per il versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso.

P.Q.M.

La Corte rigetta il ricorso e compensa integralmente le spese del giudizio di cassazione.

Ai sensi del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1-quater, dà atto della sussistenza delle condizioni per il versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso.

 


6 Commenti

    1. Buongiorno Mattia. In caso di incidente stradale, scatta la revoca della patente se si causa il sinistro sotto effetto di droghe o in stato di ebbrezza. Il provvedimento scatta, oltre ai casi già citati, quando ci si mette al volante durante il periodo di sospensione della patente oppure: si percorre contromano un’autostrada o una strada extraurbana; c’è la recidiva sul superamento del limite di velocità di oltre 60 km/h; si guida in stato di ebbrezza o sotto effetto di droghe al volante di un autobus, di un camion o di un altro veicolo con massa complessiva superiore alle 3,5 tonnellate; c’è la recidiva per la guida in stato di ebbrezza con tasso alcolemico uguale o superiore a 1,5 g/l o sotto l’effetto di droghe. In questi casi, l’autorità informa il Prefetto della trasgressione entro i 5 giorni successivi all’accertamento. Sarà lui ad emettere l’ordinanza di revoca della patente. Nel caso in cui, invece, l’automobilista venga dichiarato inadatto alla guida da un punto di vista fisico o psichico, il provvedimento di revoca è definitivo e viene accertato dall’Asl competente per territorio e disposto dal Dipartimento per i trasporti terrestri (Dtt). Per maggiori informazioni leggi l’articolo Incidente stradale: c’è la revoca della patente? https://www.laleggepertutti.it/275607_incidente-stradale-ce-la-revoca-della-patente

  1. Salve. Potete darmi maggiori informazioni sulla causa civile per incidente stradale? Si può fare una stima sulla durata della causa? Quali sono le tempistiche e le fasi? Vi ringrazio

    1. Buongiorno Wanda. La causa per incidente stradale rientra forse tra le casistiche più diffuse del nostro panorama processuale civile, anche perché molte volte, purtroppo, si è assistito a delle vere e proprie truffe ai danni delle assicurazioni, solo per racimolare illecitamente del denaro dagli indennizzi. Ma come si svolge realmente un giudizio avente ad oggetto uno scontro tra veicoli e, soprattutto, qual è la durata causa civile per incidente stradale? Certo, non c’è una certezza matematica sulle tempistiche, poiché le variabili sono innumerevoli: dalle indisponibilità dei magistrati (malattie, gravidanze, eccessivi carichi di lavoro) a quelle degli avvocati (scioperi), per passare per i tempi tecnici della giustizia, stabiliti dal codice di procedura civile. A meno che la tua causa non sia risolta stragiudizialmente mediante un accordo preventivo con l’assicurazione, prima di ottenere quanto ti spetta di diritto, dovrai attendere non meno di quattro-cinque anni. Per maggiori informazioni leggi il nostro articolo https://www.laleggepertutti.it/274878_durata-causa-civile-per-incidente-stradale

    1. Pasquale può essere che oltre alla persona o alle persone decedute ci siano altre che hanno bisogno di aiuto perché gravemente ferite. In questo caso, come ti devi comportare? Come puoi prestare soccorso senza creare ulteriori danni? Bisogna tener presente, infatti, che è tanto importante sapere cosa fare in caso di incidente stradale con morto come sapere cosa non si deve mai fare, come ad esempio spostare uno dei mezzi coinvolti. Nel caso dell’incidente stradale con morto, ci sono alcune pratiche che vanno espletate con l’autorità di Polizia, come le dichiarazioni da rilasciare per aiutare a ricostruire quanto è successo o accertamenti sanitari per verificare l’eventuale guida in stato di ebbrezza o sotto sostanze stupefacenti. Viene disposto il sequestro dei mezzi coinvolti, così com’è probabile che il magistrato inquirente decida di chiedere l’esame autoptico sulla vittima o sulle vittime del sinistro. Leggi il nostro articolo https://www.laleggepertutti.it/272398_incidente-stradale-con-morto-cosa-fare e troverai ulteriori approfondimenti.

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