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Assegno di divorzio: spetta all’ex che guadagna poco?

25 Dicembre 2017 | Autore:
Assegno di divorzio: spetta all’ex che guadagna poco?

La ex che percepisce solo un modesto reddito in nero ha diritto a percepire l’assegno di divorzio

Da quando la Cassazione ne ha modificato le regole [1], l’assegno di divorzio è diventato chiacchieratissimo. Ciò ha contribuito ad ingenerare molta confusione ed infatti non è sempre facile comprendere in quali casi si ha diritto al contributo mensile da parte dell’ex coniuge ed in quali, invece, non spetta nulla. Questo perché la famosissima sentenza della Cassazione del 10 maggio scorso ha portato ad una radicale rivisitazione dei criteri per il riconoscimento ed il calcolo dell’assegno di divorzio. Se, infatti, rispetto al passato, non è mutata la situazione con riferimento all’ assegno di mantenimento dovuto  dopo la separazione (e il cui scopo resta quello di consentire al coniuge più debole la conservazione di un tenore di vita analogo a quello goduto durante la vita matrimoniale), stessa cosa non può dirsi riguardo all’assegno di divorzio. Il divorzio, infatti, recide ogni legame tra gli ex coniugi, sicché uno di loro potrà aver diritto all’assegno solo in mancanza di autonomia economica e sempre che questa non sia determinata da propria colpa (si pensi, ad esempio, alle dimissioni dal lavoro oppure all’ex che non si impegni affatto nella ricerca di un lavoro). Scopo dell’assegno di divorzio, dunque, è quello di garantire al coniuge più “debole” l’autosufficienza economica che è cosa ben diversa dall’agiatezza.

In pratica, solo chi non è indipendente, ossia non ha possibilità di mantenersi da solo può vantare il diritto all’assegno divorzile. E neanche ciò basta: bisogna anche dimostrare di essersi dati da fare nel cercare un’occupazione o che trovare un lavoro sia divenuto impossibile per sopravvenuti limiti di età o condizioni di salute. Cosa dire però nel caso in cui l’ex sia riuscita a trovare un lavoro, ma come compenso percepisca solo una modesta somma in nero? L’assegno di divorzio spetta all’ex che guadagna poco? A tanto ha risposto la Corte di Cassazione  con una recentissima pronuncia [2]. Tuttavia, prima di scoprire se la ex che percepisce solo un modesto reddito ha diritto a percepire l’assegno di divorzio, facciamo il punto della situazione. Vediamo, dunque, quando spetta l’assegno di divorzio, cosa deve valutare il giudice ai fini dell’assegnazione del contributo mensile da parte del coniuge “più forte” e quanto deve guadagnare il coniuge “debole” per ricevere l’assegno di divorzio. 

Assegno di divorzio: quando spetta?

Ai fini del riconoscimento dell’assegno di divorzio non è sufficiente che l’ex coniuge non abbia mezzi adeguati, ma occorre anche che non possa procurarseli per ragioni oggettive. Al riguardo, negli ultimi tempi, si è registrata una maggior rigidità da parte dei giudici, i quali non solo sembrano circoscrivere il riconoscimento dell’assegno ai casi di comprovata impossibilità a procurarsi un reddito da parte del coniuge più debole, ma anche riguardo alla prova che questi dovrà fornire sul punto. Non basta, insomma, domandare l’assegno dichiarandosi, ad esempio, casalinga; bisognerà, invece, dimostrare in giudizio la propria effettiva incapacità economica.

Assegno di divorzio: cosa deve valutare il giudice?

La legge sul divorzio [3] elenca in modo più dettagliato i requisiti (corrispondenti alle “circostanze” e ai “redditi” di cui all’assegno di mantenimento) dei quali il giudice deve tener conto ai fini del riconoscimento e della quantificazione dell’assegno divorzile. Essi, tuttavia, non costituiscono un elenco tassativo, potendo il magistrato valutarne solo alcuni.

Si tratta in particolare:

  • della durata del matrimonio: la brevità dell’unione rende più debole il vincolo familiare da cui scaturisce l’obbligo di versare l’assegno; in altre parole, un matrimonio durato poco non può costituire una sorta di “assicurazione a vita” per il coniuge più debole, il quale potrà sì aspettarsi di ricevere un assegno dall’ex, ma certamente di importo ridotto rispetto a quanto previsto nel caso di unioni più durature;
  • del contributo personale fornito alla vita familiare durante il matrimonio: si pensi alla donna che pur non avendo mai lavorato abbia comunque consentito per anni al marito un notevole risparmio in quanto si sia sempre occupata della cura della casa e dei figli. Tale contributo deve essere stato effettivo e non potrebbe certamente ritenersi sussistente nel caso in cui la donna, pur essendo sempre rimasta in casa, si sia abitualmente avvalsa dell’aiuto di colf e di baby sitter, pesando parimenti sul bilancio familiare;
  • del contributo economico fornito alla conduzione familiare durante il matrimonio: in tal caso il giudice dovrà più che altro fare riferimento alle risultanze emerse a riguardo nel giudizio di separazione;
  • delle condizioni dei coniugi, ossia della loro attuale situazione patrimoniale e personale (e i suoi riflessi sul piano economico): si pensi all’instaurazione di una nuova famiglia da parte del coniuge che dovrebbe versare l’assegno oppure al subentro di gravi problemi di salute che riducono la capacità lavorativa di uno dei due;
  • delle ragioni della decisione, cioè dei comportamenti, anche processuali, che hanno portato alla definitiva conclusione del rapporto coniugale. 

Assegno di divorzio: a chi spetta fornire la prova

In passato gran parte degli assegni di divorzio sono stati accordati a semplice richiesta: il giudice ha accordato in automatico il contributo mensile da parte del coniuge economicamente “più forte”, quasi si trattasse di una misura assistenziale perpetua, una sorta di assicurazione sulla vita. Sembra invece consolidarsi il principio per cui, se il richiedente (di norma la donna) non offre una valida giustificazione economica, con una prova rigorosa, della sua incapacità a procurarsi un reddito, perde ogni diritto. L’assegno, insomma, non è una misura automatica, che scatta per il solo fatto della separazione tra i due coniugi. A tal fine è necessario che l’ex coniuge dimostri di averne diritto e che i suoi guadagni (o mancati guadagni) siano tali da giustificarne l’erogazione.

Quanto bisogna guadagnare per ricevere l’assegno di divorzio?

La domanda allora sorge spontanea: quanto deve guadagnare il coniuge “debole” per ricevere l’assegno di divorzio? Ebbene, sul punto è impossibile rispondere con precisione. Si segnala, tuttavia, una recente pronuncia del Tribunale di Milano [4] secondo cui la soglia è quella di circa mille euro al mese. Dunque, chi guadagna più di mille euro al mese non potrà percepire l’assegno di divorzio. Ma perché proprio mille euro? Sul punto i giudici lombardi hanno argomentato come segue. La soglia di povertà, nel nostro Paese, viene determinata in circa 11.528,41 euro all’anno. Sotto questo importo di reddito, infatti, si ha diritto al cosiddetto «gratuito patrocinio», vale a dire all’avvocato pagato dallo Stato. In pratica si tratta di poco meno di mille euro al mese.

In sostanza, quindi:

  • chi guadagna meno di 1.000 euro in un mese può ottenere l’assegno di divorzio fino, almeno, a raggiungere tale importo;
  • chi ne guadagna di più, al contrario, non ha diritto all’assegno di divorzio.

Ovvio, però, che ogni situazione dovrà necessariamente essere valutata caso per caso.

Assegno di divorzio: spetta all’ex che guadagna poco?

Ciò detto, possiamo rispondere alla domanda che ci siamo posti ad incipit del presente articolo, vale a dire: la ex che percepisce soltanto un modesto reddito (peraltro in nero) ha diritto a percepire l’assegno di divorzio? Ebbene, in tali casi, secondo la Cassazione [5] l’ex coniuge ha diritto a ricevere l’assegno di divorzio. Nella decisione in commento la Suprema  Corte ha analizzato la situazione di una donna che lavorava come badante presso un anziano e che da poco aveva subito uno sfratto per morosità. La signora, a fronte del lavoro svolto, riceveva ospitalità a casa dell’anziano e solo modesti importi, peraltro in nero. I giudici, accertata l’inadeguatezza dei redditi della donna, tali da non permetterle di far fronte alle normali esigenze di vita, hanno sancito il suo diritto a percepire l’assegno di divorzio. Sul punto, la Suprema Corte ha precisato che, pur non rilevando il tenore di vita goduto durante il matrimonio, il coniuge economicamente più forte è comunque tenuto a garantire a quello più debole le normali esigenze di vita. Nel caso di specie, inoltre, (ed in linea con quanto detto sopra circa i redditi minimi ai fini dell’erogazione dell’assegno di divorzio) il contributo mensile spettante alla donna è stato ridotto da 1.500 a 1000 euro.


note

[1] Cass. sent. n. 11504/17 del 10.05.2017.

[2] Cass. ord. n. 30738 del 21.12.2017.

[3] Art. 5 L. n. 898/70.

[4] Trib. Milano, ord. del 22.05.2017.

[5] Cass. ord. n. 30738/2017 (cit.).


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