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Invalidità per obesità

1 Aprile 2019 | Autore:
Invalidità per obesità

Invalidità civile per obesità: si può ottenere? Quale grado di invalidità è previsto per chi è obeso? Cosa dice la giurisprudenza? Come fare domanda?

Quello di invalido civile è uno status che la legge riconosce a chi, a causa delle proprie patologie, non può vivere come tutti gli altri, cioè svolgendo le attività che una persona in salute potrebbe fare senza problemi. Più precisamente, per la legge italiana è invalido civile chiunque sia affetto da patologie tali da compromettergli la normale capacità lavorativa (se in età da lavoro, cioè tra i 18 e i 65 anni), ovvero da renderlo incapace di svolgere le attività tipiche della sua età. L’invalidità può derivare da tante patologie: è la stessa legge a prevedere un’apposita tabella nella quale sono inserite le diverse malattie e il grado di invalidità che conferiscono. Ed infatti, ci sono invalidità e invalidità, nel senso che la gravità della stessa non è uguale per tutti: e così, chi è invalido al cento per cento avrà dei diritti, mentre chi è invalido al cinquanta per cento ne avrà altri (minori). Dove si colloca l’invalidità per obesità?

Devi sapere che anche chi è seriamente in sovrappeso può chiedere all’Inps che gli venga riconosciuto un certo grado di invalidità; certo, non è semplice ottenere questo riconoscimento, a meno che la propria condizione non pregiudichi davvero la capacità lavorativa oppure la possibilità di vivere normalmente. Insomma: essere obesi deve comportare un serio pregiudizio. Se l’argomento ti interessa, ti invito a proseguire nella lettura: vedremo insieme se e come è possibile ottenere l’invalidità per obesità.

Invalidità: per quali malattie?

La legge [1] stabilisce quali sono le patologie che giustificano il riconoscimento dell’invalidità: ad ognuna di esse corrisponde un determinato grado che si traduce in una percentuale di invalidità, più o meno variabile. Ti faccio qualche esempio per essere più chiaro. Secondo il nostro ordinamento, ad una coronaropatia gravissima corrisponde una grado di invalidità invariabile (cioè, fisso) del cento per cento; ad una coronaropatia grave, invece, corrisponde un grado di invalidità variabile dal 71 all’ottanta per cento, stabilito dalla visita medica cui il soggetto dovrà sottoporsi.

Questi sono solamente due esempi (presi dalla sezione dedicata alle malattie dell’apparato cardiocircolatorio) delle tante patologie presenti nella tabella ministeriale; in essa è possibile trovare le principali malattie riguardanti anche l’apparato respiratorio, l’apparato digerente, urinario, endocrino, visivo, uditivo, ecc. Insomma: una vera e propria enciclopedia dell’invalidità.

Nel caso in cui una persona soffra (com’è frequente) di due o più patologie, per determinare la percentuale di invalidità complessiva non basta eseguire una semplice sommatoria dei punteggi di invalidità, ma è necessario applicare un calcolo specifico: per saperne di più sull’argomento ti rinvio alla lettura di questo articolo.

L’invalidità può essere riconosciuta a chi è obeso?

Chi è obeso ha diritto all’invalidità? La risposta è positiva: la legge include l’obesità con complicanze artrosiche nella fascia di invalidità che va dal 31 al 40%, in presenza un indice di massa corporea (che corrisponde al valore che si ottiene dividendo il peso in kg per l’altezza in metri elevata al quadrato) compreso tra 35 e 40. Quando l’indice di massa corporea (Imc) è superiore ai limiti predetti (cioè, a quaranta), occorre un’indagine diretta ad accertare concretamente l’effettivo grado di invalidità, svincolata dai limiti specificati dalla suddetta tabella.

In buona sostanza, per chi è affetto da obesità ci sono concrete possibilità di essere riconosciuto invalido, ma in un grado (dal 31 al 40%) non sufficiente a poter percepire un beneficio economico: ed infatti, per i soggetti in età lavorativa (cioè tra i 18 ed i 65 anni), una percentuale di invalidità civile uguale o superiore al 35% dà diritto solamente alla concessione gratuita di ausili protesici, limitatamente alle patologie indicate nel verbale di invalidità; null’altro. Un’invalidità superiore al 45% conferisce il diritto all’iscrizione alle liste di collocamento mirato.

Obesità e invalidità: cosa dice la giurisprudenza?

Secondo la Suprema Corte di Cassazione, essere in forte sovrappeso non è, in automatico, una causa di invalidità, né conferisce il diritto all’indennità di accompagnamento [2]: l’effettivo pregiudizio patito da chi è obeso va verificato in concreto, stabilendo in che misura l’obesità impedisce a chi ne è affetto di vivere la propria quotidianità, tenendo in debito conto anche le altre patologie. Ed infatti, normalmente chi è di molto in sovrappeso soffre anche di altre malattie (problemi cardiaci, diabete, apnea notturna, ecc.).

Molto importante è un’altra pronuncia della Cassazione [3], secondo cui, nella valutazione dell’invalidità per obesità, la commissione medica può svincolarsi dalle tabelle ministeriali ed effettuare un esame specifico del caso, conferendo, se opportuno, una percentuale di invalidità superiore a quella prevista dalla legge, fino al raggiungimento del 74 per cento, soglia minima prevista per il diritto all’assegno mensile. In particolare, abbiamo visto sopra che le tabelle includono l’obesità nella fascia di invalidità con percentuale dal 31% al 40%: tale percentuale, però, è calcolata in riferimento a persone che hanno un indice di massa corporea compreso tra 35 e 40, che non tiene conto delle nuove forme di obesità o di quelle più gravi, caratterizzate da forme gravi di accumulo adiposo.

Obesità: come chiedere l’invalidità?

L’iter per chiedere l’invalidità civile per obesità è lo stesso previsto per ogni altra patologia: occorre recarsi presso il proprio medico di famiglia e chiedere che venga inviato telematicamente all’Inps un apposito certificato che dà il via alle operazioni. Dopodiché, occorre attendere la convocazione dell’Inps territorialmente competente: l’ente provvederà a sottoporre a visita medica il richiedente, stabilendo l’eventuale percentuale di invalidità concessa per l’obesità.

Nel caso in cui l’istituto di previdenza non riconosca alcuna invalidità oppure la riconosca in misura percentuale inferiore alle aspettativa, è possibile impugnare il verbale entro sei mesi dalla notifica: per farlo, occorre rivolgersi ad un avvocato il quale presenterà un apposito ricorso al tribunale del lavoro competente.


note

[1] Decreto Ministeriale del 05.02.1992.

[2] Cass., sent. n. 17644 del 06.09.2016.

[3] Cass., sent. n. 16251 del 19.08.2004.

Autore immagine: Unsplash.com


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