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Parkinson: tabella invalidità

13 Marzo 2019 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 13 Marzo 2019



Le percentuali di riduzione di capacità lavorativa e le agevolazioni previste tra esenzioni, patente, lavoro, assegno e pensione.

È un nemico che ci aggredisce in maniera lenta ma inesorabile, in modo progressivo fino a irrigidire i muscoli. Il morbo di Parkinson è una malattia neurodegenerativa che, nella maggior parte dei casi, colpisce verso i 60 anni, anche se si stima che circa un 5% dei pazienti abbia poco più di 20 anni e non abbia ancora compiuto i 40. Si tratta di una patologia invalidante che nasce in un’area profonda del cervello e che si manifesta quando diminuisce la produzione di dopamina a causa della degenerazione dei neuroni e quando compaiono tra il midollo ed il cervello degli accumuli di alfa-sinucleina, una proteina che, probabilmente, è la responsabile della diffusione della malattia.

Non c’è, però, una causa ben precisa, anche se ci sono dei fattori che favoriscono lo sviluppo del Parkinson. Tra questi, fattori genetici (l’aver avuto in famiglia dei casi simili) e ambientali (l’esposizione a certe sostanze come alcuni pesticidi, la trielina o i metalli pesanti). Stupisce, però, quello che sostengono gli esperti: il fumo di sigaretta pare riesca a ridurre la comparsa della malattia.

Non va confuso con il morbo di Alzheimer: se in questo caso il paziente perde gradualmente la capacità cognitiva, non è così per chi è affetto dal Parkinson. Lo dimostrò nei primi anni 2000 il malato di Parkinson più mediatico degli ultimi decenni, papa Giovanni Paolo II, lucido fino all’ultimo momento pur prigioniero in un corpo che, ormai, non si muoveva più.

I sintomi del morbo di Parkinson sono quelli noti: il tremore a riposo, la rigidità muscolare e la perdita dell’equilibrio nelle fasi più avanzate. Disturbi per i quali viene riconosciuta l’invalidità in varie percentuali, il che si traduce in diverse agevolazioni e prestazioni sociali. Vediamo qual è la tabella di invalidità per chi soffre di questa malattia.

Parkinson: quali sono gli stadi della malattia?

Per capire qual è la tabella di invalidità del Parkinson, bisogna prima sapere quali sono i vari stadi della malattia, perché non tutti danno il diritto ad avere un’agevolazione.

Queste fasi sono definite dalla cosiddetta «scala hy», cioè scala di Hoehn e Yahr, e sono:

  • stadio 1: riguarda la forma unilaterale della malattia, cioè quella che interessa una sola parte del corpo;
  • stadio 2: la malattia diventa bilaterale ma senza coinvolgimento dell’equilibrio;
  • stadio 3: malattia da lieve a moderata con qualche instabilità posturale indipendente;
  • stadio 4: è la fase conclamata della malattia che, però, non impedisce al paziente di deambulare autonomamente;
  • stadio 5: il paziente è, ormai, costretto a letto o in sedia a rotelle se non assistito.

Parkinson: quando viene riconosciuta l’invalidità?

L’invalidità sul morbo di Parkinson viene riconosciuta negli stadi più avanzati della malattia e, nello specifico:

  • nello stadio 3: invalidità dal 71% al 90%;
  • negli stadi 4 e 5: invalidità dal 91% al 100%.

Parkinson: come si ottiene l’invalidità?

Per ottenere l’invalidità civile perché malato di Parkinson, occorre presentare domanda all’Asl. La Commissione medica, a cui partecipa anche un medico dell’Inps, farà la relativa visita e, se ci sono i presupposti per farlo, rilascerà il certificato di invalidità.

Se, però, la commissione non si pronuncia entro 45 giorni, il paziente può chiedere alla stessa commissione un certificato provvisorio che sarà valido fino al pronunciamento definitivo della commissione medica dell’Inps.

Se la commissione non concede l’invalidità, è possibile presentare ricorso al tribunale civile – sezione lavoro entro sei mesi da quando è stata ricevuta la comunicazione.

Parkinson e invalidità: c’è l’esenzione dal ticket?

Quando la riduzione della capacità lavorativa, cioè l’invalidità, supera il 67% (come nel caso dei malati di Parkinson dallo stadio 3 allo stadio 5), il paziente ha diritto all’esenzione dal pagamento del ticket per patologia. Questo significa che ci sono delle prestazioni sanitarie per le quali non si deve pagare nulla, purché ci si rivolga ad una struttura pubblica o convenzionata in cui le suddette prestazioni vengono erogate dal Servizio sanitario nazionale.

Si tratta di:

  • visite neurologiche;
  • protesi;
  • training per disturbi cognitivi;
  • terapie occupazionali;
  • training deambulatorio;
  • rieducazione motoria individuale o di gruppo;
  • esercizi assistiti in acqua;
  • risonanza magnetica del cervello e del tronco encefalico quando c’è un sospetto diagnostico specifico, clinicamente motivato ed opportunamente documentato, limitatamente ad una prestazione ogni anno.

Ricorda, però, che sono le Regioni a gestire la sanità pubblica e che, quindi, le prestazioni possono variare dall’una all’altra in base alle rispettive delibere.

Parkinson e invalidità: ho diritto a chiedere il part-time?

Ti ricordi il Jobs Act? Quella legge varata dal Governo Renzi che cambiò sostanzialmente le regole del mercato del lavoro? Bene, il Jobs Act modificò un decreto legislativo del 2000 [1] e creò il «Codice dei contratti». Che cos’è e che cosa c’entra con il Parkinson?

C’entra, perché quel codice garantisce a chi soffre di una malattia cronico-degenerativa:

  • l’utilizzo del lavoro supplementare;
  • l’uso delle clausole elastiche, se il Ccnl non dice nulla in contrario;
  • la possibilità di chiedere la trasformazione del proprio contratto da tempo pieno a part-time.

Che cos’è cambiato? Che prima di questa normativa, avevano diritto a queste agevolazioni solo i pazienti affetti da una patologia oncologica, mentre ora ne possono usufruire anche i malati di Parkinson.

Restando in ambito lavorativo, è doveroso ricordare che il lavoratore che soffre di questo morbo ha diritto ai permessi che vengono riconosciuti per qualsiasi altra malattia per le visite specialistiche e per gli esami. Ovviamente, occorre presentare il relativo certificato medico rilasciato dalla struttura presso la quale ha effettuato la visita o l’esame.

Parkinson e invalidità: posso guidare la macchina?

Nulla vieta a chi soffre di Parkinson in uno stadio iniziale di rinnovare la patente e, quindi, di guidare la macchina. Il problema sorge quando la malattia è in una fase più avanzata ed i farmaci che si assumono per rallentare il progredire della patologia possono rallentare anche i riflessi e la concentrazione. Pensa che, per assurdo, in questo stadio il paziente tende a correre di più e non sente nemmeno il tremore quando si siede al volante.

Tuttavia, ci sono delle regole ben precise per il rinnovo della patente di un malato di Parkinson. Dovrà, innanzitutto, presentare un certificato in cui un neurologo attesta lo stadio della malattia e l’autonomia del paziente. Dopodiché, sarà tenuto a sottoporsi ad una visita medica di idoneità. Il risultato di questa visita potrebbe essere l’obbligo di adoperare alcuni adattamenti all’auto, come succede con chi ha un altro tipo di disabilità. Per questi eventuali dispositivi, c’è un contributo statale del 20% sulla spesa sostenuta.

Se la deambulazione è ridotta, il paziente ha diritto a chiedere all’Asl il contrassegno di guida per occupare gli spazi di parcheggio dedicati ai disabili.

Se, invece, non supera la visita medica per il rinnovo della patente, chi soffre di Parkinson ha diritto ad una tessera per viaggiare sui mezzi pubblici urbani in modo totalmente o parzialmente gratuito.

Parkinson: devo pagare la casa di riposo?

Se il paziente affetto dal morbo di Parkinson non può avere un’assistenza a domicilio, ha un’invalidità del 100% e si rende necessario il ricovero presso una struttura, ha diritto ad ottenerlo gratuitamente in una Rsa a carico del Comune di residenza [2].

Significa che se ad un suo parente viene chiesto il pagamento di una retta, il familiare ha il diritto di rifiutare tale richiesta. E che se ha già pagato, può pretendere la restituzione dei soldi.

Parkinson: ho diritto ad un assegno o ad una pensione?

Il paziente che soffre di Parkinson può ottenere un assegno mensile di invalidità o una pensione mensile a seconda della percentuale di riduzione della capacità lavorativa. In questi termini:

  • dal 74% assegno mensile di invalidità per chi non supera un reddito di 4.906,72 euro;
  • con il 100% di invalidità, si ha diritto ad una pensione mensile purché non venga superato il reddito annuo di 16.814,34 euro. Se c’è impossibilità di deambulare o di compiere gli atti ordinari della vita, è prevista anche l’indennità di accompagnamento.

note

[1] Dlgs. n. 61/2000.

[2] Trib. Verona sent. n. 2384/2013.


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