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La responsabilità del veterinario

2 Aprile 2019 | Autore:
La responsabilità del veterinario

Veterinario: quali responsabilità se sbaglia? Quando si integra la responsabilità extracontrattuale del veterinario? Quando quella penale?

Una pubblicità televisiva di diversi anni fa mostrava un tribunale composto di soli animali che, schierato tutto intorno ad un uomo, giudicava della sua responsabilità. L’intento era quello di sensibilizzare l’opinione pubblica a proposito dei crimini commessi contro gli animali; il messaggio era: se esistesse un tribunale, non abbandoneresti il tuo animale in autostrada oppure non lo sottoporresti a fatiche o maltrattamenti. Ebbene, anche se non esiste una corte così composta, è vero però che il legislatore, nel tempo, ha mostrato una grande sensibilità nei riguardi dei reati commessi contro gli animali, tanto che oggi il nostro codice penale contempla un libro ad essi dedicato. Ovviamente, se dovesse succedere qualcosa ad un cane di proprietà, ad essere risarcito sarà il suo padrone; tuttavia, anche quando non si tratti di animali appartenenti a qualcuno, le condotte illecite nei loro riguardi sono punite ugualmente. Di conseguenza, chi uccide un cane randagio commette comunque un crimine. Le conseguenze civili e penali riguardanti questa tema tocca molto da vicino una particolare categoria: quella dei veterinari. Ti sei mai chiesto quali siano le responsabilità del veterinario?

Stiamo ovviamente parlando dei dottori che si prendono cura dei nostri fedeli amici, somministrando i farmaci giusti perché guariscano dalle loro malattie. Tuttavia, così come per qualsiasi altra professione, anche quella veterinaria comporta delle precise responsabilità. Se questo argomento ti interessa, allora ti invito a proseguire nella lettura: ti spiegherò, in modo chiaro e semplice, come funziona la responsabilità del veterinario.

Responsabilità del veterinario: cosa dice la legge?

L’attività del veterinario è inquadrata dalla legge all’interno delle cosiddette professioni intellettuali: si tratta di quelle che, a differenza dal lavoro d’opera manuale, sono caratterizzate dalla prevalenza della natura intellettuale della prestazione.

Sono pertanto caratteristiche dell’attività veterinaria:

  • l’obbligo per il professionista di eseguire l’incarico personalmente (fatta salva la possibilità di farsi assistere da sostituti e ausiliari che operano comunque sotto la sua responsabilità);
  • l’obbligo di iscriversi nell’apposito albo professionale per poter esercitare l’attività;
  • la natura intellettuale della prestazione;
  • l’obbligo di eseguire con diligenza e puntualità la prestazione, assicurando al cliente il massimo impegno nel raggiungimento del risultato sperato;
  • l’esonero da responsabilità nel caso in cui non si dovesse ottenere il risultato voluto dal cliente (ad esempio, la guarigione dell’animale), sempreché il professionista abbia rispettato il suo dovere di diligenza (si parla di obbligazione di mezzi e non di risultato).

La responsabilità civile del veterinario

Se parliamo di responsabilità civile del veterinario la prima cosa a cui pensiamo è a cosa va incontro il dottore nel caso in cui l’animale affidato alle sue cure non guarisca oppure muoia. Cosa accade in questa ipotesi? Si configura una responsabilità civile oppure penale? Ebbene, nonostante nell’introduzione abbiamo specificato che la responsabilità del veterinario può essere sia civile che penale, bisogna ammettere che la maggior parte delle volte si verifica solamente la prima: come ti dirò più avanti, per aversi responsabilità penale del veterinario occorre che l’animale patisca un danno inflittogli volontariamente.

La responsabilità civile del veterinario, come quella di qualsiasi altro professionista intellettuale, si configura quando egli non esegue con diligenza e serietà il proprio lavoro, prescindendo quindi dal risultato concreto.

Come anticipato, infatti, l’obbligazione che sorge in capo ad un professionista non è quella di raggiungere il risultato che il cliente vuole, ma fare di tutto perché questo obiettivo si possa raggiungere: per tale ragione si parla di responsabilità di mezzi e non di risultato.

La natura della responsabilità del veterinario

La responsabilità civile del veterinario è di tipo contrattuale, nel senso che, nel momento in cui gli viene affidato un animale, sorge un vincolo di natura contrattuale tra il medico e il proprietario dell’animale, come se i due avessero sottoscritto un accordo. Da ciò derivano importanti conseguenze, soprattutto in punto di prescrizione: la responsabilità del veterinario, infatti, si prescrive solamente dopo dieci anni dal fatto illecito.

Inoltre, poiché trattasi di responsabilità contrattuale, il danneggiato (cioè, il padrone dell’animale) dovrà dimostrare solamente l’esistenza del rapporto giuridico e del danno: in pratica, in un eventuale contenzioso occorrerà solamente provare che l’animale era stato affidato alle cure del veterinario e che, successivamente, è morto (oppure le sue condizioni sono peggiorate) a causa del trattamento medico ricevuto. Toccherà al veterinario, invece, dimostrare che non ha avuto alcuna colpa.

Esempi di responsabilità civile del veterinario

Se un veterinario somministra correttamente i vaccini al tuo animale domestico ma questo, dopo un po’ di tempo, contrae comunque una malattia, la responsabilità non sarà imputabile al medico veterinario, in quanto ha correttamente svolto il suo lavoro; sarebbe responsabile, invece, nel caso in cui, sbadatamente, avesse somministrato dei vaccini scaduti e, quindi, inefficaci.

Se un veterinario cura una ferita al tuo cagnolino che, dopo essersi apparentemente ripreso, peggiora nuovamente, la colpa potrà essere addossata al medico solamente se egli ha sbagliato vistosamente a praticare tutte le accortezze del caso e a somministrare i farmaci.

Al contrario, può esservi un’obbligazione di risultato (e, di conseguenza, il veterinario è tenuto a raggiungere l’obiettivo sperato) nei casi più semplici: ad esempio, se occorre solamente estrarre una piccola spina dalla zampa di un gatto ma, a causa dell’inesperienza del dottore le cose vanno storte e, da una piccola estrazione che era, ne nasce un’infezione che causa la morte dell’animale, allora il veterinario sarà responsabile.

La giurisprudenza, ad esempio, ha ritenuto responsabile per errata diagnosi un veterinario che aveva sottoposto un cane a terapia per puntura di calabrone, invece che per morso di vipera, condannandolo al risarcimento dei danni a favore del proprietario dell’animale [1]

La responsabilità del veterinario nei casi particolarmente complessi

Nei casi molto complessi vige una particolare norma che limita ancor di più la responsabilità dei professionisti: il codice civile dice che se la prestazione implica la soluzione di problemi tecnici di particolare difficoltà, il professionista non risponde dei danni, se non in caso di dolo o di colpa grave [2].

In pratica, questo significa che, se il veterinario deve effettuare un intervento d’urgenza, curare una malattia rara oppure, più genericamente, prestare il suo servizio in un caso di particolare complessità, egli risponderà solamente se causa il danno intenzionalmente oppure perché commette un errore macroscopico e grossolano. Si pensi al medico veterinario che deve operare un animale e, anziché somministrargli l’anestetico, sbaglia del tutto e gli dà un farmaco che lo uccide.

Cosa succede quando il veterinario sbaglia?

Ti ho parlato della responsabilità civile del veterinario: essa sorge nel momento in cui il medico commette un errore non scusabile. Quali sono le conseguenze di questa condotta pregiudizievole? Cosa accade al veterinario inadempiente? Ebbene, le conseguenze sono meramente civilistiche: il veterinario che sbaglia deve pagare il risarcimento dei danni al proprietario dell’animale.

Come già detto, poiché si tratta di responsabilità contrattuale, il danneggiato dovrà solamente dimostrare che l’animale era stato affidato al medico (e, quindi, che un rapporto giuridico si era instaurato) e che da tali cure è derivata la morte dell’animale d’affezione. La giurisprudenza ha riconosciuto che al proprietario spetti non solo un risarcimento per il danno economico subito, ma anche (e, diciamo noi, soprattutto) per il danno morale, consistente nella sofferenza patita per aver perso un fedele amico.

Di conseguenza, potrà chiedere il risarcimento dei danni al veterinario inadempiente non soltanto il proprietario di un cane di razza con un pedigree lungo quanto quello di una discendenza reale, il cui costo va quindi risarcito a chi l’ha acquistato, ma anche chi possiede un semplice meticcio o un animale che non ha un gran valore economico in sé per sé ma, al contrario, ha un grande valore affettivo.

La responsabilità extracontrattuale del veterinario

Quando si parla di responsabilità del veterinario si intende, praticamente quasi sempre, quella di tipo contrattuale, cioè derivante dalle cure sbagliate somministrate all’animale affidato al medico. Purtuttavia, è possibile che al veterinario venga attribuita una responsabilità extracontrattuale tutte le volte in cui un animale affidatogli cagioni un danno: pensa, ad esempio, al cane in cura presso una clinica che, in un momento di libertà o di distrazione di chi avrebbe dovuto prestargli attenzione, azzanni un altro animale.

Secondo il Codice civile, infatti, risponde dei danni cagionati da un animale colui che l’aveva in custodia, salvo che dimostri il caso fortuito [3] (ad esempio, una violenta bufera ha liberato il cane che si trovava nell’apposita gabbia e lo stesso, poi, ha morso un altro animale)

La responsabilità penale del veterinario

La responsabilità penale del veterinario è, senza ombra di dubbio, una circostanza assai rara: il codice penale, infatti, punisce i delitti contro gli animali quando sono commessi con dolo, cioè con la precisa intenzione di ucciderli o di farli soffrire.

È tuttavia possibile che anche un veterinario si macchi di questo tipo di responsabilità: ciò può accadere nel caso in cui il medico sottoponga gli animali ad inutili sofferenze, ad esempio somministrandogli consapevolmente farmaci superflui oppure rinchiudendoli in gabbie o cuccette striminzite, inadeguate alla loro taglia. In queste ipotesi, potrebbe integrarsi il delitto di maltrattamento di animali [4].

Eutanasia animali: il veterinario commette reato?

Purtroppo a volte il veterinario, davanti alla malattia dell’animale d’affezione, non può fare nulla; in questi casi per il proprietario non c’è altra scelta che tentare con delle cure che allevino solamente il dolore, oppure chiedere l’eutanasia per il proprio fedele amico.

Secondo la legge, infatti, è possibile chiedere ad un medico veterinario di porre fine alle sofferenze del proprio animale quando non c’è più nulla da fare. In questi casi non si configura alcuna responsabilità, civile o penale, in capo al veterinario, il quale può provocare la morte di un animale quando quest’ultimo si trovi in uno stato di sofferenza a cui non si può far fronte.

La legge vieta qualunque uccisione provocata per crudeltà o in assenza di necessità [5]; l’eutanasia può quindi essere praticata solo se inevitabile e nell’interesse dell’animale. Solamente il veterinario può procedere alla somministrazione del farmaco che provocherà la morte dell’animale malato.


note

[1] Cass., sent. n. 16769 del 23.07.2014.

[2] Art. 2236 cod. civ.

[3] Art. 2052 cod. civ.

[4] Art. 544-ter cod. pen.

[5] Art. 544-bis cod. pen.

Autore immagine: Pixabay.com


7 Commenti

  1. Purtroppo i veterinari, contrariamente ai medici delle persone, non hanno pari obblighi di tracciabilità del proprio operato e di render conto in caso di sbagli, omissioni e imperizia. La vita animale non è tutelata come quella umana dalle odierne leggi e quindi è sempre più difficile ottenere giustizia nei casi di malasanità veterinaria. A tutto ciò si può aggiungere la poca considerazione e preparazione in materia di diritti animali da parte dei giudici. Da tempo l’associazione Arca 2000 si batte perché venga approvata una specifica legge di obbligo legale di tracciabilità dell’operato veterinario , unico strumento di vera tutela contro le malefatte veterinarie per il risarcimento del danno.

  2. Le emergenze possono colpire anche i nostri amici animali e, spesso, chiamare un veterinario nel cuore della notte o trovarlo disponibile in poco tempo non è possibile. Ho sentito parlare di pronto soccorso veterinario: come funziona?

    1. Il pronto soccorso veterinario non è regolato da nessuna legge a livello nazionale, per cui ciascuno funziona secondo norme proprie. Ad oggi, ormai, è un servizio sempre più diffuso. Ci sono diverse strutture di pronto soccorso, private e pubbliche, organizzate su base locale dalle singole Asl o da società private. Il primo problema che si pone in una situazione di emergenza è sapere dove trovare un pronto soccorso veterinario. Niente panico. Basta collegarsi a internet e fare una ricerca su Google; ci sono siti che offrono vere e proprie mappe. Selezionando l’area in cui ci si trova, si potrà scoprire quali strutture convenzionate ci sono nei dintorni. In alternativa, si può chiamare il numero nazionale di pubblica assistenza – il 118 – che offre un servizio di aiuto e pronto soccorso veterinario per animali in difficoltà e può intervenire in caso di bisogno, proprio come avviene per gli umani. Una volta individuata la struttura più vicina, occorre chiamare (al numero trovato su internet) e concordare l’intervento più appropriato. Nel caso in cui il medico al telefono consigli di andare personalmente sul posto, buona norma è portare il libretto sanitario dell’animale e tutta la documentazione relativa al suo stato di salute (ricette, radiografie, analisi del sangue).

  3. Se vedo per strada un animale ferito e bisognoso di soccorso e decido di caricarlo sulla mia auto per portarlo da un amico veterinario, rischio sanzioni se mi dovessi trovare a violare il Codice della strada?

    1. L’articolo 177 del Codice della strada equipara lo stato di necessità di trasporto di un animale ferito a quello degli esseri umani, consentendo l’uso di ambulanze veterinarie e mezzi di vigilanza zoofili che possono attivare lampeggianti e sirene per segnalare l’emergenza. Anche il privato cittadino, purché dimostri la necessità legata all’urgenza, non incorre in sanzioni se si trova a violare il Codice della strada, mentre presta soccorso a un animale ferito (purché non metta a serio repentaglio la vita di altre persone). Il che significa che può passare col rosso o accelerare oltre i limiti, ovviamente mantenendosi comunque in condizioni di sicurezza.

  4. Non ho capito perché il mio cane di 13 anni dopo la somministrazione a più riprese di antibiotici per primo, in causa all’abbassamento della voce e, di antinfiammatori, antidolorifici ed ulteriori antibiotici si è ridotto ad uno stato di immobilità che perdura da circa 1 mese, nel mentre fino a tre mesi fa correva.
    Dopo tutti gli accertamenti risulta che il cane avesse un’infiammazione alla vescica ed una bronchite cronica.
    Il cane di mia sorella aveva un po’ di bronchite e, camminava, mangiava, ma dopo la prescrizione di antibiotici è morto in una settimana: non voleva più mangiare dopo che aveva cominciato la terapia antibiotica.
    Vorrei tanto capire e protestare adeguatamente, senza far torto a nessuno: ci sono due vite di mezzo, che per me sono o sono state molto preziose.

  5. Gatto giovane femmina portato dal veterinario per la sterilizzazione. Il gatto non aveva mai fatto nessun tipo di esami precedentemente e quindi di fatto non esisteva una cartella clinica. Il veterinario non comunica la possibilità di fare eventuali esami per stabilire intolleranze a farmaci o se sono presenti delle malattie nell’animale che potrebbero pregiudicare il buon esito dell’operazione.
    Il gatto muore e il veterinario non sa spiegarne il motivo.
    Quali sono le responsabilità del veterinario in questo caso e cosa si può fare?
    Grazie

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