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Cosa succede se non si paga l’Agenzia delle Entrate?

13 Marzo 2019


Cosa succede se non si paga l’Agenzia delle Entrate?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 13 Marzo 2019



Dall’avviso di accertamento alla notifica della cartella esattoriale di Agenzia Entrate Riscossione: tutti i rischi di chi non versa le tasse.

Chi ha debiti con il fisco rischia di veder pignorati i propri beni personali come il conto corrente, lo stipendio, la pensione, la casa. Potremmo rispondere con queste semplici parole a chi ci chiede cosa succede se non si paga l’Agenzia delle Entrate? In verità, se anche le conseguenze legali dell’omesso pagamento delle tasse sono abbastanza note, non a tutti è chiaro il passaggio intermedio tra l’accertamento del credito e l’avvio dell’esecuzione forzata. Questo perché, in tale procedura, si inserisce un terzo soggetto che è l’agente per la riscossione esattoriale. È proprio quest’ultimo, infatti, l’ente deputato a svolgere l’esecuzione forzata su delega della pubblica amministrazione creditrice. In altri termini, se anche non hai pagato l’Agenzia delle Entrate, il pignoramento sarà eseguito da Agenzia Entrate Riscossione. Ed è con quest’ultima che avrai a che fare tutte le volte in cui lo Stato vanta un credito nei tuoi riguardi.

Ecco allora che rispondere alla domanda cosa succede se non si paga l’Agenzia delle Entrate assume un significato importante: nel passaggio delle “carte” tra i due enti, infatti, spesso si verificano errori o ritardi che possono invalidare tutta la procedura, liberando per sempre il contribuente dal debito. Si pensi, ad esempio, alla prescrizione o alla decadenza dal potere di accertamento, ma anche ai numerosi errori nella notifica degli atti.

Insomma, il contribuente trova, nei cavilli legali, le solite scappatoie per risolvere i propri problemi con il fisco. Vediamo dunque cosa stabilisce la legge a riguardo.

Dall’accertamento dell’Agenzia delle Entrate alla cartella di pagamento

L’Agenzia delle Entrate è il soggetto a cui i contribuenti pagano le tasse. Ma i suoi compiti non si esauriscono nel raccogliere i proventi ricevuti dai cittadini. Essa ha anche una importante funzione di accertamento degli errori ed omissioni di pagamento. L’Agenzia cioè controlla che nessuno evada le imposte; per cui, una volta acclarata l’evasione (anche con semplici indizi e presunzioni), intima al contribuente il versamento delle somme dovute.

La regola generale vuole che, una volta verificata l’evasione, l’Agenzia delle Entrate inviti il contribuente a pagare le tasse non versate all’atto della dichiarazione dei redditi con le relative sanzioni. Tale invito viene comunicato con ciò che viene comunemente chiamato «avviso di accertamento».

Se il contribuente non ottempera all’invito, l’Agenzia delle Entrate “iscrive a ruolo” il proprio credito – ossia lo ufficializza in un documento – e delega l’Agenzia Entrate Riscossione a recuperare in via coattiva tali somme. La delega avviene appunto tramite la comunicazione del ruolo.

L’esattore poi procede alla notifica della cartella esattoriale che è un ultimo avviso ad adempiere; essa è anche “titolo esecutivo”, ossia un atto funzionale e prodromico all’esecuzione forzata.

Quindi, in linea generale, chi non paga l’Agenzia delle Entrate subisce l’avvio degli atti esecutivi con:

  • l’iscrizione a ruolo del debito;
  • la notifica della cartella di pagamento da parte di Agenzia Entrate Riscossione;
  • il successivo pignoramento dei beni da parte di Agenzia Entrate Riscossione.

Eccezionalmente possono verificarsi anche gli estremi di un reato per chi ha superato determinate soglie di evasione. In particolare solo se l’imposta evasa è maggiore di 150mila euro scatta il reato di dichiarazione infedele; tale illecito si configura a carico di chi presenta un dichiarazione dei redditi non veritiera (perché tace alcuni redditi percepiti o gonfia le spese sostenute oppure utilizza detrazioni non dovute).

Un altro reato che può verificarsi per chi non paga l’Agenzia delle Entrate è quando non viene presentata la dichiarazione dei redditi, ma solo se l’imposta evasa per ciascun anno d’imposta è superiore a 50mila euro. Quindi se hai guadagnato in un anno 50mila euro non rischi nulla visto che l’imposta evasa è inferiore al tetto legale. Ma se ne guadagni 300mila e non presenti la dichiarazione dei redditi, molto probabilmente ti verrà contestato il reato di omessa dichiarazione.

La denuncia partirà dall’Agenzia delle Entrate e finirà direttamente alla Procura della Repubblica.

Eccezionalmente l’Agenzia delle Entrate può iscrivere ipoteca fiscale sugli immobili del contribuente, ancor prima quindi della notifica della cartella di pagamento. L’ipoteca viene iscritta per un importo pari al doppio dell’importo complessivo del credito per cui procede.

Dopo non prima di 30 giorni dalla notifica di un atto di contestazione, di un provvedimento di irrogazione della sanzione o di un Pvc, l’Agenzia delle Entrate, se ha il fondato timore di perdere la garanzia del proprio credito, può chiedere, con istanza motivata, al presidente della Commissione Tributaria Provinciale, l’iscrizione di ipoteca sui beni del trasgressore e dei soggetti obbligati in solido, e l’autorizzazione a procedere, a mezzo di ufficiale giudiziario, al sequestro conservativo dei loro beni, compresa l’azienda.

L’avviso di accertamento immediatamente esecutivo

Per l’omesso versamento delle imposte dirette (Irpef, Ires, Irap) e Iva, l’Agenzia delle Entrate ha il potere di notificare al contribuente il cosiddetto avviso di accertamento esecutivo. Quest’atto è sostitutivo della cartella esattoriale e, quindi, può giustificare l’avvio diretto dell’esecuzione forzata. Ciò non toglie che il pignoramento sarà comunque svolto da Agenzia Entrate Riscossione; prima di tale momento, però, l’esattore notificherà al contribuente la cosiddetta “lettera di presa in carico” con cui lo informa di aver ricevuto l’incarico, da parte del fisco, di avviare “gli atti” esecutivi.

Dunque, chi non paga all’Agenzia Entrate le imposte dirette e l’Iva rischia:

  • la notifica dell’avviso di accertamento immediatamente esecutivo da parte della stessa Agenzia delle Entrate;
  • il pignoramento da parte dell’agente della riscossione, senza il gradino intermedio della cartella esattoriale.

Quanto tempo ha l’Agenzia delle Entrate per accertare l’evasione fiscale?

Come dicevamo in apertura, l’Agenzia delle Entrate ha un termine di decadenza entro cui accorgersi del mancato pagamento delle tasse e notificare i relativi avvisi di accertamento. Dal 1° gennaio 2016, tali termini sono stati estesi; per cui:

  • se la dichiarazione dei redditi è stata presentata ma in essa è stato omessa l’indicazione di un compenso o un corrispettivo percepito, l’accertamento fiscale deve intervenire entro massimo il 31 dicembre del 5° anno successivo alla presentazione della predetta dichiarazione. Se l’accertamento viene notificato dopo tale data, è illegittimo perché si è formata la prescrizione;
  • invece nel caso di dichiarazione omessa (o nulla), l’accertamento deve arrivare entro massimo il 31 dicembre del 7° anno successivo a quello in cui avrebbe dovuto essere presentata la predetta dichiarazione.

Leggi anche:

Evasione fiscale: entro quanto tempo l’accertamento

Tasse: quando vanno in prescrizione.

Come evitare il pignoramento pagando in ritardo 

Si può pagare in ritardo l’Agenzia delle Entrate evitando così la successiva fase di pignoramento da parte di Agenzia Entrate Riscossione. Tanto prima ci si ravvede, tanto minori sono le sanzioni. In particolare, entro 1 anno dall’omissione di pagamento, si può usufruire del cosiddetto ravvedimento operoso. Si tratta di una scappatoia concessa in extremis al contribuente per evitare la notifica della cartella esattoriale o l’avviso di accertamento. Esso infatti è ammesso solo se ancora non sono stati ricevuti gli atti di accertamento, liquidazione, recupero di crediti d’imposta.

In generale, è possibile utilizzare il ravvedimento per tutte le violazioni di natura tributaria; è, invece, preclusa la possibilità per i comportamenti antigiuridici di diversa natura, quali, ad esempio, l’emissione di fatture per operazioni inesistenti.

Il ravvedimento comporta che:

  • la sanzione relativa all’inadempimento regolarizzato è ridotta;
  • la violazione regolarizzata non è considerata precedente della stessa indole ai fini della recidiva, né può costituire presupposto per l’applicazione di sanzioni accessorie;
  • in caso di violazioni di rilevanza penale, se l’estinzione dei debiti tributari con ravvedimento avviene prima della dichiarazione di apertura del dibattimento di primo grado, si applica in determinati casi la riduzione fino a 1/3 delle pene previste per la specifica violazione, nonché la non applicazione delle pene accessorie.

Gli sconti che il ravvedimento operoso consente di ottenere riguardano ovviamente solo le sanzioni e non le imposte non versate. In particolare:

  • se il ravvedimento arriva entro 90 giorni dalla data della violazione, ovvero, se la violazione si concretizza con la presentazione della dichiarazione (ad es. per le violazioni riguardanti il contenuto o la documentazione della dichiarazione), entro 90 giorni dal termine di presentazione della stessa: la sanzione è pari ad 1/9 del minimo;
  • se il ravvedimento avviene nel termine di presentazione della dichiarazione relativa all’anno in cui la violazione è stata commessa o, se non è prevista dichiarazione periodica, un anno dall’omissione o dall’errore, la sanzione è pari ad 1/8 del minimo;
  • se il ravvedimento viene attivato entro il termine di presentazione della dichiarazione relativa all’anno successivo a quello in cui la violazione è stata commessa o, se non è prevista dichiarazione periodica, due anni dall’omissione o dall’errore, la sanzione è di 1/7 del minimo;
  • per il ravvedimento presentato oltre il termine precedente, la sanzione è di 1/6 del minimo.

Cosa succede dopo la notifica della cartella esattoriale?

Vediamo ora cosa rischia il contribuente se non paga neanche dopo aver ricevuto l’avviso di accertamento (esecutivo o meno che sia).

Come detto, Agenzia Entrate Riscossione notifica la cartella esattoriale. Da questo momento il debitore ha 60 giorni di tempo per pagare o per chiedere una rateazione. La rateazione blocca ogni tentativo di pignoramento.

Scaduto tale termine, l’esattore può procedere – ma non è detto che lo faccia – al pignoramento dei beni del debitore o alle misure cautelari (fermo auto, ipoteca).

Chi ha un credito con la pubblica amministrazione (anche a titolo di stipendio o di pensione) si vedrà bloccare il pagamento se il proprio debito supera 5mila euro.

Il pignoramento può toccare i beni mobili del debitore, la casa, i terreni, i canoni di affitto, il conto corrente, lo stipendio, la pensione, tutte le altre indennità a condizione che non siano di sostegno alla povertà.

note

Autore immagine: uomo disperato di Romolo Tavani


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