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Cartella per multe non pagate: è nulla

13 Marzo 2019


Cartella per multe non pagate: è nulla

> Diritto e Fisco Pubblicato il 13 Marzo 2019



L’agente per la riscossione del Comune non ha la possibilità di autenticare le relate di notifica e le copie degli atti in quanto non è un pubblico ufficiale.

Non sarà certo una sentenza “pilota”, ma ha certamente il merito di mettere al corrente numerosi automobilisti del fatto che le cartelle esattoriali per vecchie multe non sempre vanno pagate: si tratta della pronuncia del giudice di pace di Parlemo [1] pubblicata lo scorso dicembre. Il motivo è semplice: quando, dopo la notifica della cartella, viene avviato il pignoramento e il debitore eccepisce di non aver mai ricevuto il precedente atto o che sono decorsi i cinque anni di prescrizione, spetta all’esattore dimostrare il contrario. Ma come? La prova non può che essere documentale: servirà quindi l’originale della relata del messo notificatore o l’avviso di ricevimento della raccomandata. Il deposito invece di una semplice copia è insufficiente anche se autenticata. Difatti, il dirigente dell’agente della riscossione delegato dal Comune non ha le funzioni di un pubblico ufficiale come invece le ha quello di Agenzia Entrate Riscossione che è un ente pubblico; quindi non può autenticare le copie.

Per comprendere perché la sentenza in commento ritiene nulla la cartella per multe non pagate facciamo un esempio.

Immaginiamo che una persona non abbia pagato alcune multe fatte con l’autovelox. Per alcune di queste gli viene notificata, negli anni successivi, la relativa cartella esattoriale da parte della società privata che cura la riscossione esattoriale delle entrate del Comune. L’automobilista non si oppone neanche in questo caso e lascia scadere i termini per il ricorso. Successivamente però arriva un fermo auto e il pignoramento del quinto dello stipendio. È qui che il debitore si sveglia e decide di fare opposizione. Le sue contestazioni si basano su due punti. Il primo: alcune cartelle non sono mai state ricevute, probabilmente per qualche errore nell’indirizzo riportato sulla busta. Il secondo: la notifica delle cartelle correttamente consegnate al destinatario è invece avvenuta ben oltre cinque anni fa; per cui, nel frattempo, si è verificata la prescrizione.

Si costituisce in causa l’esattore locale che deposita la copia delle relate di notifica di tutte le cartelle e dei solleciti di pagamento interruttivi della prescrizione. Si tratta, come detto, di fotocopie e non degli originali. Ma su di esse, il dirigente della società privata ha apposto un visto di autentica dichiarando che sono “conformi all’originale”.

Di qui il quesito di carattere legale: quale valore ha tale attestazione? La risposta è fin troppo scontata: nessun valore.

E difatti i Comuni possono valersi di società di capitali private per il recupero dei propri crediti, ivi comprese le multe non pagate. Queste società non sono enti pubblici come invece lo è l’agente per la riscossione delle entrate statali. Sicché i suoi dipendenti non sono pubblici ufficiali. Ebbene: solo un pubblico ufficiale può avere poteri certificatori e autenticare una copia come appunto quella della relazione di notifica di una cartella o l’avviso di ricevimento della raccomandata con cui tale cartella è stata spedita. Non vale quindi “l’autentica” della relata di notifica proveniente dal dipendente della società di riscossione, in quanto soggetto non abilitato.

Risultato: non essendo la fotocopia una valida prova documentale per contrastare le contestazioni sollevate dall’automobilista, il giudice è tenuto ad accogliere il ricorso di quest’ultimo e a ritenere che la cartella o l’intimazione di pagamento interruttiva della prescrizione non è mai arrivata a destinazione.

Peraltro – aggiunge il giudice di pace di Palermo – l’esattore locale non può limitarsi a depositare solo gli originali della relazione di notifica (per le notifiche a mano) o dell’avviso di ricevimento della raccomandata (per le notifiche a mezzo posta); deve anche produrre le cartelle di pagamento cui tali documenti si riferiscono. E ciò perché altrimenti impedisce al giudice di accertare la regolarità del procedimento di consegna nei confronti dell’automobilista sanzionato, ossia di verificare che a quelle specifiche prove corrisponde la cartella relativa alla multa e non un’altra.

In sintesi, per far annullare la cartella di pagamento relativa a una multa mai pagata potrebbe essere sufficiente contestare il pignoramento o il fermo auto successivo e sostenere che la notifica dell’atto precedente – appunto la cartella – non è mai avvenuta correttamente, onerando così l’agente per la riscossione della prova contraria. Quest’ultimo potrà vincere il giudizio solo producendo gli originali tanto dell’avviso di ricevimento o della relata di notifica, tanto della cartella cui esso si riferisce.

note

[1] Gdp Palermo, sent. n. 4538/18.

Autore immagine: multe Di sirtravelalot


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