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Risarcimento danno parto: ultime sentenze

19 Agosto 2021
Risarcimento danno parto: ultime sentenze

Parto e condotta negligente del medico; danno del neonato e responsabilità del personale sanitario; ritardo del parto cesareo; accertamento del nesso causale e risarcimento del danno.

Responsabilità medica da nascita indesiderata

In tema di responsabilità medica da nascita indesiderata, il genitore che agisce per il risarcimento del danno ha l’onere di provare che la madre avrebbe esercitato la facoltà d’interrompere la gravidanza, ricorrendone le condizioni di legge, ove fosse stata tempestivamente informata dell’anomalia fetale. Siffatto onere probatorio può essere assolto tramite presunzioni, in base a inferenze desumibili dagli elementi di prova, quali il ricorso al consulto medico per conoscere lo stato di salute del nascituro, le precarie condizioni psicofisiche della gestante o le sue pregresse manifestazioni di pensiero propense all’opzione abortiva, gravando, invece, sul medico la prova contraria, che la donna non si sarebbe, anche se adeguatamente informata, determinata all’aborto per propria scelta personale.

Nel caso di specie, per il Tribunale dalla documentazione versata in atti, pur non risultando l’esistenza di esami specialistici effettuati dalla gestante volti a scongiurare eventuali anomalie genetiche, e dalla disamina del tenore delle dichiarazioni testimoniali rese nel corso della fase istruttoria, è emerso in maniera univoca e concorde che la gestante avrebbe optato per la scelta abortiva qualora fosse stata tempestivamente edotta delle gravi patologie del nascituro, comunicate invece per la prima volta soltanto al momento del parto.

Tribunale Locri, 08/01/2021, n.7

Feto nato morto: liquidazione equitativa del danno non patrimoniale

Nella liquidazione del danno non patrimoniale da perdita del rapporto parentale per il parto di un feto morto, il giudice di merito, nell’applicare i parametri delle tabelle elaborate dal tribunale di Milano, può operare la necessaria personalizzazione, in base alle circostanze del caso concreto, riconoscendo ai danneggiati una somma inferiore ai valori minimi tabellari in considerazione della mancata instaurazione di una relazione affettiva, in quanto tale circostanza non è riconducibile alle tabelle ed esprime il differente caso di una relazione soltanto potenziale.

Cassazione civile sez. III, 20/10/2020, n.22859

Prescrizione del diritto al risarcimento del danno

Il termine di prescrizione del diritto al risarcimento del danno da parte di chi assume di aver contratto per contagio da emotrasfusioni una malattia per fatto doloso o colposo di un terzo decorre dal giorno in cui tale malattia venga percepita – o possa essere percepita usando l’ordinaria diligenza e tenendo conto della diffusione delle conoscenze scientifiche – quale danno ingiusto conseguente al comportamento del terzo.

(Nella specie, la S.C. ha ritenuto che la dichiarazione anamnestica della paziente, resa in occasione della diagnosi di epatite C, di essersi sottoposta a trasfusione durante il parto e di non aver mai fatto uso di alcool e di stupefacenti, fosse idonea ad attestare la conoscenza o, comunque, la conoscibilità, secondo l’ordinaria diligenza, della riconducibilità causale della patologia alla trasfusione).

Cassazione civile sez. III, 13/07/2018, n.18521

Danno subito dal neonato per colpa medica

Dall’ammontare del danno subito da un neonato in fattispecie di colpa medica, e consistente nelle spese da sostenere vita natural durante per l’assistenza personale, deve sottrarsi il valore capitalizzato della indennità di accompagnamento che la vittima abbia comunque ottenuto dall’ente pubblico, in conseguenza di quel fatto, essendo tale indennità rivolta a fronteggiare ed a compensare direttamente il medesimo pregiudizio patrimoniale causato dall’illecito, consistente nella necessità di dover retribuire un collaboratore o assistente per le esigenze della vita quotidiana del minore reso disabile per negligenza al parto.

Cassazione civile sez. un., 22/05/2018, n.12567

Risarcimento del danno per assenza del consenso informato

In tema di responsabilità medica, ove l’atto terapeutico, necessario e correttamente eseguito “secundum legem artis”, non sia stato preceduto dalla preventiva informazione esplicita del paziente circa i suoi possibili effetti pregiudizievoli non imprevedibili, può essere riconosciuto il risarcimento del danno alla salute per la verificazione di tali conseguenze, solo ove sia allegato e provato, da parte del paziente, anche in via presuntiva, che, se correttamente informato, avrebbe rifiutato di sottoporsi a detto intervento ovvero avrebbe vissuto il periodo successivo ad esso con migliore e più serena predisposizione ad accettarne le eventuali conseguenze (e sofferenze). (Nella specie, la S.C. ha cassato la sentenza di merito che, relativamente all’asseverata mancanza di consenso di una paziente rispetto ad un intervento di salpingectomia quale complicanza di un parto cesareo, aveva affermato la responsabilità del medico senza valutare se la paziente, ove adeguatamente informata dell’intervento di sterilizzazione tubarica, avrebbe rifiutato la prestazione).

Cassazione civile sez. III, 31/01/2018, n.2369

Mancanza di movimenti fetali: responsabilità colposa dei medici

Sussiste la responsabilità medica colposa del personale ospedaliero che, nella gestione medica della gravidanza e del travaglio, non ha provveduto ad intervenire tempestivamente con parto cesareo, valutando in maniera superficiale la mancanza di movimenti fetali, intempestività che ha determinato invalidità totale permanente del neonato; deve essere riconosciuto pertanto ai genitori, in proprio e quali genitori esercenti la responsabilità genitoriale, il risarcimento del danno non patrimoniale subito dal figlio, il danno patrimoniale derivante dalla perdita di capacità di guadagno e il danno non patrimoniale subito dai genitori e dalla sorella, perché ricollegabile alle condizioni invalidanti di salute del neonato.

Tribunale Trani, 20/11/2017, n.2456

Intubazione ritardata al neonato prematuro

In tema di danno iatrogeno, deve ritenersi inadempiente la condotta dei medici sanitari che, nell’assistenza prestata al prematuro neonato immediatamente dopo il parto, abbiano colposamente atteso per l’intubazione oro-tracheale definitiva (nella specie, avvenuta solo dopo circa un’ora dalla nascita, quando invece le condizioni cliniche e l’insufficienza della ventilazione con maschera e pallone la avrebbero resa assolutamente indicata pochi minuti dopo la nascita stessa), dovendosi di conseguenza accogliere la domanda risarcitoria, ove accertata la sussistenza del nesso di causalità tra l’inadeguato trattamento sanitario e le problematiche residuate a carico del neonato.

In materia di responsabilità medica, l’attore ha l’onere di fornire la prova della conclusione sia del contratto di spedalità con la convenuta struttura sanitaria, sia di quello di prestazione d’opera professionale (fondato sul contatto sociale) con i sanitari della stessa, dipendenti dalla suddetta struttura sanitaria: inoltre, il paziente/danneggiato deve allegare non un qualsiasi inadempimento, ma quell’inadempimento specifico (rectius qualificato) che costituisce causa (o concausa) efficiente del danno.

Tribunale Napoli sez. VIII, 03/02/2017, n.1413

Parto e condotta negligente del medico

Il risarcimento del danno scaturente dalla negligente condotta tenuta dal medico durante il parto, che cagioni gravi patologie a carico del neonato, spetta anche i fratelli nati in seguito all’evento lesivo.

Cassazione civile sez. III, 20/04/2016, n.7768

Danno cerebrale del neonato

In materia di responsabilità contrattuale (nella specie, per attività medico-chirurgica), una volta accertato il nesso causale tra l’inadempimento e il danno lamentato, l’incertezza circa l’eventuale efficacia concausale di un fattore naturale non rende ammissibile, sul piano giuridico, l’operatività di un ragionamento probatorio “semplificato” che conduca ad un frazionamento della responsabilità, con conseguente ridimensionamento del “quantum” risarcitorio secondo criteri equitativi.

(In applicazione di tale principio, la S.C. ha confermato la decisione con cui il giudice di merito, in relazione al danno cerebrale patito da un neonato, aveva posto l’obbligo risarcitorio interamente a carico della struttura sanitaria in cui egli era stato ricoverato immediatamente dopo il parto – avvenuto in altra struttura – e presso la quale aveva contratto un’infezione polmonare, e ciò sebbene le risultanze della consulenza tecnica d’ufficio non avessero escluso la possibilità che un contributo concausale al pregiudizio lamentato fosse derivato da una patologia sviluppata in occasione della nascita).

Cassazione civile sez. III, 06/05/2015, n.8995

Morte endouterina del bambino

In tema di accertamento del nesso causale in materia di responsabilità omissiva medico-professionale, deve ritenersi rispettato il criterio dell’alto tasso di probabilità logica o credibilità razionale qualora risulti che la tempestiva diagnosi del distacco placentare e l’esecuzione immediata del parto cesareo avrebbero, con elevato grado di probabilità logica, evitato il verificarsi della morte endouterina del bambino: in caso di grave negligenza nell’assistenza alla donna portatrice di una gravidanza ad alto rischio (nella specie, con pregressa poliabortività e pregressa patologia annessiale) per l’atteggiamento attendistico dei sanitari, sussiste la responsabilità della casa di cura, del medico di turno e dell’ostetrica, con conseguente condanna in solido tra loro al risarcimento ex art. 2059 c.c. del danno non patrimoniale subito iure proprio da ciascun genitore in relazione all’immensa sofferenza per la morte del feto.

Tribunale Vallo Lucania, 15/04/2015, n.191

Risarcimento del danno per cattiva gestione del parto e dell’assistenza

Nel liquidare il risarcimento del danno da responsabilità medica del medico ginecologo dovuta a una cattiva gestione del parto e della successiva assistenza, è possibile operare una riduzione del danno non patrimoniale in considerazione della vita reale del bambino.

Cassazione civile sez. III, 22/09/2014, n.19864

Responsabilità medico-chirurgica: prescrizione del risarcimento del danno

Il termine di prescrizione del diritto al risarcimento del danno da responsabilità medico-chirurgica decorre, a norma degli artt. 2935 e 2947, primo comma, cod. civ., non dal giorno in cui il comportamento del terzo provoca il danno, né dal momento in cui la malattia si manifesta all’esterno, bensì da quello in cui tale malattia viene percepita o può esserlo, con l’uso dell’ordinaria diligenza, quale danno ingiusto conseguente al comportamento del terzo.

(Principio enunciato con riferimento ad un’ipotesi di risarcimento danni conseguenti ad ipossia perinatale, determinante uno stato vegetativo stimato intorno al 90-95%, essendosi ritenuto che solo a seguito di ricovero ospedaliero del neonato i genitori ebbero ad acquisire consapevolezza della riferibilità causale dell’infermità dal medesimo patita non ad un evento naturale, ma al comportamento umano, ed in particolare al contegno del personale ospedaliero, che ritardò ingiustificatamente di almeno tre ore un intervento di parto cesareo, sebbene il feto presentasse tre giri di cordone ombelicale intorno al collo).

Cassazione civile sez. III, 23/09/2013, n.21715

Nesso di causalità

Non può avere pregio la censura alla sentenza che – sul presupposto secondo cui gli esiti delle consulenza sarebbero nel senso della incertezza in ordine all’accertamento del fatto idoneo ad escludere il nesso causale – prospetta la violazione dell’onere probatorio, invocando quella giurisprudenza della Corte secondo cui la prova del nesso causale sussiste quando non vi sia certezza che il danno cerebrale patito dal neonato sia derivato da cause naturali o genetiche (nella specie, relativa alla richiesta di risarcimento avanzata dai genitori per i danni cerebrali subiti dal neonato, la Corte ha escluso la responsabilità dei medici, atteso che, secondo le consulenze espletate, i danni cerebrali del neonato non potevano trovare la loro causa nella sofferenza fetale, ma in cause estranee al parto).

Cassazione civile sez. III, 15/01/2013, n.791

Parto: errato intervento

In caso di azione per il risarcimento danni da errato intervento in sede di parto, al genitore del bambino che, in quella sede, abbia subito la paralisi ostetrica del braccio, spetta il risarcimento del danno non patrimoniale sofferto in conseguenza di tale evento, dovendo ai fini della liquidazione del relativo ristoro tenersi in considerazione la sofferenza (o patema d’animo) anche sotto il profilo della sua degenerazione in obiettivi profili relazionali.

Cassazione civile sez. III, 16/02/2012, n.2228


note

Autore immagine: risarcimento danno parto di Leah-Anne Thompson


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