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Motivazione del licenziamento: ultime sentenze

6 Aprile 2019
Motivazione del licenziamento: ultime sentenze

Motivazione e licenziamento; licenziamento disciplinare; licenziamento per giustificato motivo oggettivo; licenziamento per giusta causa; licenziamento per mancato superamento della prova. La motivazione del datore di lavoro deve trovare fondamento in circostanze esistenti ed attuali.

Licenziamento del dirigente e motivazione del datore di lavoro

Qualora la motivazione del licenziamento di un dirigente non sia stata resa (ovvero, risulti insufficiente o generica), il datore di lavoro, nel rispetto del principio del contraddittorio, può esplicitarla (od integrarla) nell’ambito del giudizio arbitrale, e, nell’ipotesi in cui il dirigente abbia scelto, in conformità al principio di alternatività delle tutele nelle controversie del lavoro, di adire direttamente il giudice ordinario, analoghe facoltà vanno riconosciute alla parte datoriale nell’ambito del processo, atteso che, diversamente, la posizione del datore di lavoro verrebbe ad essere compromessa per effetto di una autonoma ed insindacabile determinazione della controparte.

Cassazione civile sez. lav., 01/02/2019, n.3147

Licenziamento per giustificato motivo oggettivo

In tema di licenziamento per giustificato motivo oggettivo l’andamento economico negativo dell’azienda non costituisce un presupposto necessario del provvedimento. È invece sufficiente che le ragioni inerenti all’attività produttiva e all’organizzazione del lavoro, le quali devono essere evidentemente esplicitate come motivazione che giustifica il licenziamento, causalmente determinino un effettivo mutamento dell’assetto organizzativo attraverso la soppressione di una individuata posizione lavorativa.

Cassazione civile sez. lav., 15/01/2019, n.828

Motivazione apparente e fondamento della decisione

La motivazione è apparente solo quando essa, sebbene graficamente esistente, non renda, tuttavia, percepibile il fondamento della decisione, perché recante argomentazioni obbiettivamente inidonee a far conoscere il ragionamento seguito dal giudice per la formazione del proprio convincimento, non potendosi lasciare all’interprete il compito di integrarla con le più varie, ipotetiche congetture (nella specie, relativa ad un licenziamento disciplinare per prolungata inosservanza dell’orario di lavoro, il giudice di rinvio era pervenuto a configurare la proporzionalità della sanzione espulsiva rispetto all’addebito a conclusione di un sintetico ma chiaro ragionamento che, sulla premessa del principio enunciato nella sentenza rescindente, aveva esaminato la nota di giustificazioni trasmessa nell’ambito del procedimento disciplinare e da essa tratto, oltre al riconoscimento da parte del lavoratore incolpato della sostanziale sussistenza del fatto, elementi ritenuti indicativi tanto della consapevole volontarietà dei comportamenti pregressi come della altrettanto consapevole indisponibilità ad assicurare neppure in futuro una presenza oraria corrispondente agli obblighi contrattuali).

Cassazione civile sez. lav., 14/01/2019, n.604

Riconoscimento dell’indennità supplementare al Tfr

L’indennità supplementare al trattamento di fine rapporto prevista per i dirigenti di azienda dall’accordo interconfederale del 27 aprile 1995 deve essere riconosciuta al dipendente nel caso in cui il licenziamento sia obiettivamente causato da ristrutturazione, riorganizzazione, riconversione o crisi aziendale, al di là della motivazione formalmente adottata dal datore di lavoro.

Cassazione civile sez. lav., 04/01/2019, n.86

Motivazioni attuali del datore di lavoro e licenziamento

Il giustificato motivo oggettivo comporta la soppressione del settore lavorativo o del reparto o del posto cui era addetto il dipendente, senza che sia necessaria la soppressione di tutte le mansioni in precedenza attribuite allo stesso. In tal caso compete al giudice il controllo in ordine all’effettiva sussistenza del motivo addotto dal datore di lavoro e non il sindacato della scelta dei criteri di gestione dell’impresa, che sono espressione della libertà di iniziativa economica tutelata dall’art. 41 Cost.; la motivazione addotta dal datore di lavoro deve trovare fondamento in circostanze realmente esistenti e attuali – e non future e eventuali – al momento del licenziamento e l’onere probatorio non attiene solo all’esistenza delle ragioni della soppressione del posto o delle mansioni, ma altresì alla effettività di tale soppressione.

Tribunale Roma sez. lav., 05/12/2018, n.9525

Mancato superamento della prova e licenziamento

Il lavoratore, anche ove dipendente di una pubblica amministrazione, che impugni il recesso motivato dal mancato superamento della prova deve allegare e provare o che le modalità dell’esperimento non risultassero adeguate ad accertare la sua capacità lavorativa oppure il positivo esperimento della prova ovvero la sussistenza di un motivo illecito o estraneo all’esperimento stesso, restando escluso che l’obbligo di motivazione possa far gravare l’onere della prova sul datore di lavoro e che il potere di valutazione discrezionale dell’amministrazione possa essere oggetto di un sindacato che omologhi la giustificazione del recesso per mancato superamento della prova alla giustificazione del licenziamento per giusta causa o giustificato motivo.

Cassazione civile sez. lav., 22/10/2018, n.26679

Licenziamento per giusta causa e motivazione

In tema di licenziamento per giusta causa, l’accertamento dei fatti ed il successivo giudizio in ordine alla gravità e proporzione della sanzione espulsiva adottata sono demandati all’apprezzamento del giudice di merito, che – anche qualora riscontri l’astratta corrispondenza dell’infrazione contestata alla fattispecie tipizzata contrattualmente – è tenuto a valutare la legittimità e congruità della sanzione inflitta, tenendo conto di ogni aspetto concreto della vicenda, con giudizio che, se sorretto da adeguata e logica motivazione, è incensurabile in sede di legittimità.

(Nella specie, la S.C. ha confermato la sentenza di merito che, pur riferendosi ad una fattispecie disciplinare del c.c.n.l. del personale dipendente da Poste Italiane s.p.a. diversa da quella contestata dal datore – art. 56, comma 6, lett. c, in luogo di art. 56, comma 6, lett. k – aveva escluso la natura dolosa della condotta – consistita nell’emissione, da parte del lavoratore, di un assegno a suo favore relativo al conto corrente di una sigla sindacale, sul quale egli non era più autorizzato ad operare – giungendo a ritenere illegittimo il licenziamento per difetto di proporzionalità).

Cassazione civile sez. lav., 17/10/2018, n.26010

Licenziamento per mancato superamento della prova: non occorre motivazione

Il licenziamento per mancato superamento della prova non richiede motivazione, a maggior ragione qualora il lavoratore ricorrente non abbia nemmeno dedotto il positivo superamento della prova.

Tribunale Roma sez. lav., 02/10/2018, n.7198

Sentenza motivata “per relationem” e pronuncia di primo grado

La sentenza pronunziata in sede di gravame è legittimamente motivata “per relationem” ove contenga espliciti riferimenti alla pronuncia di primo grado, facendone proprie le argomentazioni in punto di diritto, e fornisca, pur sinteticamente, una risposta alle censure formulate, nell’atto di appello e nelle conclusioni, dalla parte soccombente, risultando così appagante e corretto il percorso argomentativo desumibile attraverso l’integrazione della parte motiva delle due sentenze.

(In applicazione del suddetto principio, la S.C. – in fattispecie concernente licenziamento disciplinare – ha ritenuto legittima la motivazione che in sede di reclamo, riprodotto sinteticamente il contenuto della sentenza impugnata e delle ragioni che la sorreggevano, aveva riportato le censure mosse avverso la predetta sentenza e dato implicitamente contezza dell’attribuibilità al lavoratore dei fatti contestati).

Cassazione civile sez. lav., 23/08/2018, n.21037

Licenziamento disciplinare e immediatezza della contestazione

In tema di licenziamento disciplinare, l’immediatezza della contestazione va intesa in senso relativo, dovendosi dare conto delle ragioni che possono cagionare il ritardo (quali il tempo necessario per l’accertamento dei fatti o la complessità della struttura organizzativa dell’impresa), con valutazione riservata al giudice di merito ed insindacabile in sede di legittimità, se sorretta da motivazione adeguata e priva di vizi logici.

(Nella specie, è stata ritenuta tardiva la contestazione intervenuta dopo cinque mesi dalla ricezione degli atti del procedimento penale, considerato che i medesimi dati, benché non utilizzabili prima di tale ufficiale acquisizione, erano di fatto già da anni nella disponibilità della società).

Cassazione civile sez. lav., 26/06/2018, n.16841


note

Autore immagine: motivazione licenziamento di Syda Productions


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