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Negato rinnovo del porto d’armi: cosa fare

2 Aprile 2019 | Autore:
Negato rinnovo del porto d’armi: cosa fare

Il porto d’armi e la procedura per il rilascio. Le ipotesi di diniego del rinnovo e di revoca, i modi di opposizione al relativo provvedimento.

Vuoi sapere quanti tipi di porto d’armi sono stati previsti dal legislatore italiano? Hai ottenuto il rilascio del porto d’armi. E’ possibile che ti venga negato il rinnovo della licenza già concessa? Come puoi opporti al provvedimento che ti ha negato il rinnovo del porto d’armi?

In molti casi si pone il problema di stabilire se il rinnovo del porto d’armi può essere negato ad un soggetto nei cui confronti è stata emessa una precedente sentenza penale di condanna o è pendente un procedimento penale. Questo perché non sempre, la ricorrenza dell’una o dell’altra ipotesi comporta automaticamente tale diniego. Infatti, molto dipende dal reato commesso o contestato nonché dal tipo di potere riconosciuto all’autorità amministrativa competente a negare o meno il rinnovo. Negato rinnovo del porto d’armi: cosa fare? In questo articolo infatti, verrà affrontato l’argomento in tutte le sue sfaccettare, iniziando con alcune informazioni sui differenti tipi di porto d’armi previsti nel nostro ordinamento e sulla procedura per il loro rilascio fino ad arrivare all’esame dei casi di diniego del rinnovo o di revoca.

Tipologie del porto d’armi

Le licenze più comuni per il rilascio del porto d’armi sono da mettere in relazione allo scopo per il quale il permesso viene richiesto; pertanto, si possono distinguere:

  • il porto d’armi per difesa personale, che ha validità di 1 anno e consente di portare l’arma fuori dalla propria abitazione;
  • il porto d’armi per uso sportivo, che consente di detenere ed utilizzare le armi sportive per esercitare il tiro a volo o a segno presso un centro di esercitazione e ha validità di 5 anni;
  • il porto d’armi per uso venatorio, che autorizza alla detenzione di soli fucili da caccia, da utilizzare nei periodi della stagione venatoria e nelle zone autorizzate. Anche in questo caso la validità del permesso è di 5 anni.

A questi tipi di porto d’armi è da aggiungerne un quarto che è quello per collezionisti, detto anche “licenza di detenzione”, il quale può essere rilasciato anche per armi antiche, artistiche o rare.

In genere colui che prende la licenza per detenzione lo fa al solo scopo di collezionare armi e quindi, può acquistarle ma non anche trasportarle.

Organi che rilasciano il porto d’armi e i requisiti per il rilascio

Il porto d’armi per difesa personale viene rilasciato dalla Prefettura mentre negli altri casi è la Questura ad essere competente per il rilascio.

La legge richiede il possesso di determinati requisiti per il rilascio del porto d’armi:

  1. la maggiore età;
  2. specifici requisiti fisici e psicologici, espressamente indicati dal Ministero della Sanità a seconda se la richiesta è relativa ad un porto d’armi per uso di difesa personale, sportivo o di caccia. In tutti i casi è necessario ottenere un certificato per l’idoneità psico-fisica mediante il quale si dimostra di non avere problemi fisici per l’utilizzo dell’arma e di essere psicologicamente stabili. Detto certificato può essere rilasciato dagli uffici medico-legali, dai distretti sanitari delle aziende sanitarie locali o dalle strutture militari o della Polizia di Stato o ancora da singoli medici della Polizia di Stato, dei vigili del fuoco o da medici militari in servizio permanente o in attività di servizio.

Domanda per il rilascio del porto d’armi

Il porto d’armi per difesa personale va richiesto compilando un apposito modulo disponibile presso la stazione dei Carabinieri, il commissariato di pubblica sicurezza o la Questura. Successivamente può essere consegnato a mano, inviato telematicamente o per posta raccomandata.

Negli altri casi la domanda per il rilascio del porto d’armi (ad uso sportivo o venatorio) va presentata on-line oppure presso i commissariati di zona o le Questure, sempre compilando dei moduli reperibili negli appositi uffici o su internet. Alla domanda va allegata una copiosa documentazione (fotocopia di un documento di identità, fotografie in formato tessera, ricevute di pagamento delle tasse governative di concessione, ecc.).

L’interessato inoltre, deve dimostrare di sapere usare l’arma mediante l’allegazione di un certificato ad hoc: chi ha prestato servizio nell’esercito o in polizia dovrà portare un certificato che dimostri tale circostanza mentre chi ha frequentato una sezione di tiro a segno dovrà produrre una certificazione attestante l’idoneità al maneggio delle armi.

Dopo la presentazione di tale documentazione viene rilasciata un’autorizzazione all’acquisto di armi; successivamente all’acquisto l’interessato deve presentare un modulo di denuncia di detenzione di armi da fuoco, scaricabile dal sito web della Polizia di Stato.

A questo punto si deve solo aspettare che l’autorità amministrativa competente conceda il porto d’armi richiesto.

I tempi per il rilascio in genere sono di 30 giorni ma variano da città a città.

Negato rinnovo del porto d’armi

Le ipotesi in cui il rinnovo del porto d’armi deve essere negato o la licenza, se già concessa, va revocata, sono specificatamente previste dalla legge. Pertanto, dette autorizzazioni di polizia devono essere negate [1]:

  • a chi ha riportato una condanna a una pena restrittiva della libertà personale superiore a tre anni per un delitto non colposo, cioè commesso volontariamente, e non ha ottenuto la riabilitazione. Esempio: Caio ha scontato un periodo di detenzione in carcere superiore a tre anni, per avere commesso volontariamente un omicidio. Per tale delitto Caio non ha mai mostrato segni di ravvedimento e non è stato riabilitato, cioè non sono stati cancellati dalla sua fedina penale gli effetti della condanna tramite il procedimento della riabilitazione, non sussistendone i requisiti richiesti dalla legge. In questo caso la Questura ha l’obbligo di negare il rinnovo del porto d’armi rilasciato in precedenza a Caio;
  • ovvero a chi è sottoposto all’ammonizione o ad una misura di sicurezza personale o è stato dichiarato delinquente abituale, professionale o per tendenza. Esempio: Tizio sta scontando la misura di sicurezza personale della libertà vigilata. In tal caso non può essergli concesso il rinnovo del porto d’armi. Oppure Tizio è stato dichiarato delinquente professionale per avere commesso più volte il reato di sfruttamento della prostituzione, vivendo altresì, dei frutti di tale reato. Anche in questo caso la sua richiesta di rinnovo del porto d’armi deve essere rigettata.

Inoltre, il rinnovo del porto d’armi deve essere negato o se concesso, va revocato, nei confronti di quei soggetti che:

  • hanno riportato una condanna alla pena restrittiva per delitti non colposi contro la persona commessi con violenza, e cioè furto, rapina, estorsione, sequestro di persona a scopo di rapina o di estorsione. Esempio: Sempronio è stato condannato per una rapina compiuta in una gioielleria e ha scontato la relativa pena detentiva. Questa circostanza gli impedisce di ottenere il rinnovo del porto d’armi;
  • ovvero hanno riportato una condanna alla pena restrittiva della libertà personale per violenza o resistenza all’autorità o per delitti contro la personalità dello Stato o contro l’ordine pubblico. Esempio: Mevio ha scontato in carcere una condanna per resistenza  a pubblico ufficiale. Egli infatti, alla guida di un’auto, si era dato alla fuga ad alta velocità per sottrarsi all’alt intimato dalle forze di polizia e, una volta raggiunto, aveva tentato di speronare la loro vettura. Altro caso è quello di Tizio che è stato condannato per associazione per delinquere, facendo parte di un’organizzazione mafiosa. Sia a Mevio sia a Sempronio non è possibile rinnovare il porto d’armi;
  • o anche hanno riportato condanne per diserzione in tempo di guerra, anche se amnistiato, o per porto abusivo di armi [2]. Esempio: Caio ha riportato una condanna per porto abusivo di armi. Infatti era stato sorpreso durante un controllo di polizia, all’ingresso dello stadio, con un coltello a serramanico. Pertanto, non può ottenere il rinnovo della licenza.

In questi casi dunque, l’autorità amministrativa competente (Questura) ha poteri vincolati, cioè deve obbligatoriamente negare il rinnovo delle licenze o deve disporne il ritiro, trovandosi in presenza di reati molto gravi.

Esistono poi, altri casi in cui l’autorità amministrativa ha invece, un potere più discrezionale. Infatti, quando è in presenza di reati diversi da quelli sopra descritti, può scegliere se revocare o negare il rilascio del porto d’armi, in quanto gli è consentito svolgere una valutazione sull’affidabilità del soggetto richiedente [3].

Tuttavia, in tali ipotesi, l’autorità amministrativa prima di decidere se revocare il porto d’armi già rilasciato o negarne il rinnovo, deve compiere un’istruttoria adeguata. Deve compiere cioè, una sorta di “indagine”, che tenga conto di tutte le situazioni rilevanti. In caso poi, di provvedimento negativo, deve fornire una motivazione specifica in modo da consentire al soggetto richiedente di avere una piena consapevolezza delle ragioni che hanno portato alla revoca o al diniego.

Rimedi contro il provvedimento di diniego o revoca del porto d’armi

Il soggetto titolare del porto d’armi a cui sia stato negato il rinnovo o revocato, qualora ritenga illegittimo il relativo provvedimento, potrà proporre ricorso al Tar territorialmente competente entro 60 giorni da quando ha ricevuto il provvedimento stesso o dalla comunicazione dell’atto. In alternativa potrà proporre ricorso straordinario al Presidente della Repubblica nel termine di 120 giorni da quando ha avuto notizia del provvedimento.

Esiste inoltre, un’altra alternativa che è rappresentata dal ricorso gerarchico, il quale va proposto all’autorità amministrativa di grado superiore rispetto a quella che ha emesso il provvedimento (in questo caso trattandosi di un provvedimento del Questore, il ricorso va presentato al Prefetto nel termine trenta giorni dalla data della notificazione o della comunicazione del provvedimento).

Risulta però, poco probabile che la pubblica amministrazione ritorni sui propri passi, annullando il provvedimento di diniego di rinnovo o di revoca del porto d’armi.

Pertanto, in ultima analisi, la strada più percorribile risulta essere quella del ricorso dinanzi al Tar, tenuto conto anche dei tempi lunghi del ricorso straordinario al Capo dello Stato. Ogni valutazione in proposito è da rimettersi all’esame del singolo caso concreto.

note

[1] Art. 11 co. 1 Tulps (Testo unico delle leggi di pubblica sicurezza).

[2] Art. 43 co. 1 Tulps.

[3] Art. 43 co. 2 Tulps.

Autore immagine: porto d’armi di Lovely Bird


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