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Licenziamento per causa di matrimonio: ultime sentenze

6 Aprile 2019
Licenziamento per causa di matrimonio: ultime sentenze

Il licenziamento a causa del matrimonio è nullo.  Il divieto di licenziamento non opera se il procedimento disciplinare è stato avviato prima delle pubblicazioni di matrimonio.

Il divieto di licenziamento che intercorre nel periodo che va dalla richiesta delle pubblicazioni ad un anno dopo la celebrazione del matrimonio è applicabile solo alla lavoratrice: una disparità di trattamento giustificata, in quanto è legata alla maternità.

Licenziamento per causa del matrimonio: è nullo

La tutela contro i licenziamenti per causa di matrimonio, prevista dall’art. 35 d.lgs. 11 aprile 2006 n. 198, che ha sostituito l’art. 1 della legge 9 gennaio 1963 n. 7, introduce una presunzione di nullità posta a favore della lavoratrice corrispondente ai fini costituzionali di tutela del lavoro e della famiglia. Tale disciplina, presentando un’identità di ratio rispetto a quella dettata in materia di tutela della lavoratrice madre, è applicabile soltanto alle donne lavoratrici, non anche agli uomini, perché essenzialmente rivolta ad evitare che il datore di lavoro sia indotto a risolvere il rapporto in considerazione dei costi e delle disfunzioni conseguenti alle assenze per l’eventuale maternità.

Cassazione civile sez. VI, 10/12/2018, n.31824

Nullità del licenziamento per matrimonio: riguarda solo la lavoratrice

La nullità del licenziamento a causa matrimonio, prevista dall’art. 35 d.lgs. n. 198/2006, è limitata alla sola “lavoratrice”, senza che ciò possa essere considerato illegittimo o discriminatorio: la norma infatti risponde ad una diversità di trattamento giustificata da ragioni legate alla maternità, costituzionalmente garantita alla donna, la quale, pur essendo titolare degli stessi diritti dei lavoratori uomini, adempie ad un’ essenziale funzione familiare, soprattutto nel periodo della gravidanza e del puerperio.

Cassazione civile sez. lav., 12/11/2018, n.28926

Licenziamento per causa di matrimonio nel pubblico impiego

In tema di lavoro pubblico, non opera il divieto di licenziamento per causa di matrimonio qualora il procedimento disciplinare sia stato avviato prima delle pubblicazioni di matrimonio.

Cassazione civile sez. lav., 19/04/2018, n.9736

Licenziamento intimato a ridosso del matrimonio

È nullo, in quanto si presume disposto a causa del matrimonio, il licenziamento intimato nel periodo che va dalla richiesta delle pubblicazioni sino ad un anno dopo la celebrazione.

Tribunale Milano sez. lav., 07/06/2016, n.1689

Divieto di licenziamento per matrimonio

In tema di divieto di licenziamento a causa di matrimonio, la presunzione legale di cui all’art. 35, comma 3, del d.lgs. n. 198 del 2006, in cui è stato trasfuso l’art. 1, comma 3, della l. n. 7 del 1963, è collegata ad una tipica forma legale di pubblicità-notizia costituita dal compimento delle formalità preliminari al matrimonio previste dagli artt. 93 e segg. c.c., alle quali non sono equipollenti le pubblicazioni per il matrimonio canonico, atteso che quelle civili sono prescritte anche per il matrimonio concordatario.

Cassazione civile sez. lav., 10/05/2016, n.9467

Licenziamento e parità di trattamento tra uomo e donna

Anche in forza di un’interpretazione della norma nazionale conforme alla normativa comunitaria sulla parità di trattamento tra uomo e donna, deve ritenersi nullo il licenziamento per causa di matrimonio intimato al “lavoratore”, superandosi in tal modo il dato letterale dell’art. 35 d.lg. n. 198 del 2006, nella parte in cui riferisce la tutela esclusivamente alle donne lavoratrici.

Tribunale Milano, 03/06/2014

Presunzione di nullità

L’art. 1 legge n. 7 del 1963 dispone la nullità dei licenziamenti attuati a causa del matrimonio, specificando al comma 3 che si presuma a causa di matrimonio il licenziamento della dipendente nel periodo intercorrente dal giorno della richiesta delle pubblicazioni di matrimonio a un anno dopo la celebrazione; la presunzione di nullità riguarda ogni recesso che sia stato ‘deciso’ nell’arco temporale indicato per legge, indipendentemente dal momento in cui la ‘decisione’ di recesso sia stata attuata.

Cassazione civile sez. lav., 03/12/2013, n.27055

Licenziamento entro l’anno del matrimonio

Deve ritenersi radicalmente nullo il licenziamento posto in essere dal datore di lavoro entro l’anno del matrimonio della lavoratrice per violazione del divieto di licenziamento per causa matrimonio.

Tribunale Latina, 20/12/2011

Licenziamento della lavoratrice e colpa grave

Nell’ipotesi di licenziamento della lavoratrice intimato nel periodo compreso fra la richiesta di pubblicazioni e l’anno successivo alla celebrazione delle nozze, la presunzione legale, stabilita dal comma 3 dell’art. 1 l. 7 del 1963, che esso sia stato disposto a causa di matrimonio resta superata qualora il datore di lavoro, su cui grava il relativo onere, fornisca la prova della sussistenza di una delle cause di licenziamento tassativamente elencate nell’ultimo comma dello stesso art. 1 l. cit., che rinvia alle ipotesi previste dalle lett. a), b) e c), dell’art. 3 l. n. 860 del 1950, sostituito dall’art. 2 l. n. 1204 del 1971, fra le quali rientra il caso di colpa grave della lavoratrice costituente giusta causa di risoluzione del rapporto.

Peraltro, nell’ipotesi suddetta, ai fini del superamento della menzionata presunzione, il carattere ontologicamente disciplinare del licenziamento comporta che, pur se intimato in area di libera recedibilità anteriormente all’entrata in vigore della l. n. 108 del 1990, esso debba essere adottato nel rispetto delle garanzie procedimentali di cui all’art. 7 l. n. 300 del 1970, in mancanza delle quali il datore di lavoro non può far valere quale circostanza idonea a vincere la sopra indicata presunzione comportamenti della lavoratrice costituenti violazione degli obblighi tipici del rapporto di lavoro anche se meritevoli della sanzione espulsiva.

Cassazione civile sez. lav., 10/11/2011, n.23416

Validità del rapporto di lavoro e obbligo di retribuzione del datore di lavoro

La disposizione di cui all’art. 2 della legge n. 7 del 1963 — che prevede, in caso di nullità del licenziamento della lavoratrice perché intimato a causa di matrimonio, l’obbligo del datore di lavoro di corrispondere alla lavoratrice medesima la retribuzione globale di fatto fino al giorno della riassunzione in servizio, stante la dipendenza della mancata prestazione lavorativa dall’illegittimo rifiuto di quest’ultimo di riceverla — non si riferisce (sia per il suo tenore letterale, sia per la diversità della fattispecie) anche all’ipotesi della nullità delle dimissioni dalla lavoratrice rassegnate — senza conferma all’ufficio del lavoro — nel periodo di interdizione di cui all’art. 1 della medesima legge (ossia dal giorno della richiesta delle pubblicazioni di matrimonio fino ad un anno dopo la celebrazione dello stesso).

Pertanto, l’obbligo della retribuzione con la mora credendi relativa del datore di lavoro sorge soltanto nel momento in cui la lavoratrice, facendo valere la nullità del proprio recesso e la perdurante validità del rapporto di lavoro, offra nuovamente la propria prestazione.

Cassazione civile sez. lav., 17/05/2011, n.10817


note

Autore immagine: licenziamento di Worawee Meepian


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