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Straining: ultime sentenze

5 Agosto 2022
Straining: ultime sentenze

Cos’è lo straining e come si distingue dal mobbing; condotte datoriali ostili e discriminatorie; lesione dei diritti fondamentali del dipendente; stress e frustrazione del lavoratore; nozione medico-legale dello straining; risarcibilità del danno da straining.

Straining e demansionamento

Un impiegato di banca conveniva in giudizio la propria azienda lamentando di aver subito, per oltre dieci anni, un continuativo ed intenzionale demansionamento inscrivibile nella fattispecie dello straining. Più precisamente, dopo aver svolto per alcuni anni le mansioni di addetto al Centro Estero della società datrice essendo inquadrato nel 4° livello retributivo dell’Area 3a del CCNL Abi, a causa della chiusura della struttura veniva relegato nell’ambito dell’area antiriciclaggio prima a mansioni meramente esecutive e segretariali alternate a periodi di inattività lavorativa totale e successivamente, dopo alcuni mesi, veniva definitivamente preposto alle mansioni di cassiere di filiale. Chiedeva pertanto, oltre alla cessazione delle condotte strainizzanti e all’adibizione a mansioni conformi al proprio inquadramento, anche il risarcimento dei danni patrimoniali e non patrimoniali patiti nel corso degli anni.

All’esito della costituzione della Banca e dello svolgimento dell’istruttoria, il Tribunale di Bergamo pronunciava la sentenza in commento, con cui accertava e dichiarava l’illegittimità del demansionamento subito dal ricorrente per oltre dieci anni, conseguentemente condannando la banca al risarcimento del danno subito nella misura di 50.000,00 euro.

La pronuncia in esame si distingue per un’ampia ed articolata motivazione, in cui viene fatto il punto su diversi argomenti relativi alle condotte persecutorie sul posto di lavoro, adottando al contempo alcune originali soluzioni. Analizziamole nel dettaglio.

Tribunale Bergamo sez. lav., 24/02/2022, n.49

Nocività del luogo di lavoro

Il lavoratore deve sempre dedurre compiutamente e provare le circostanze rilevanti, anche ai più limitati fini dell’integrazione della condotta di straining, dovendo ritenersi, ai sensi dell’art. 2087 c.c., che gravi sul lavoratore che lamenti di avere subito, a causa dell’attività lavorativa svolta un danno alla salute, l’onere di provare, oltre all’esistenza di tale danno, la nocività dell’ambiente di lavoro, nonché il nesso tra l’una e l’altra, e solo se il lavoratore abbia fornito tale prova, sussiste per il datore di lavoro l’onere di provare di avere adottato tutte le cautele necessarie ad impedire il verificarsi del danno.

Corte appello Brescia sez. lav., 22/02/2022, n.245

Danno da straining: risarcibilità

Per principio generale il datore di lavoro deve garantire ai dipendenti un ambiente di lavoro sicuro, anche sotto il profilo della serenità delle condizioni di lavoro. A tal fine, egli deve evitare situazioni ‘stressogene’ per i lavoratori, che diano origine ad una condizione che, per gravità, frustrazione personale o professionale, possa ricondurre ad una qualche forma di danno. In tale ottica si pone lo ‘straining’, che è una forma attenuata di mobbing, nella quale non si riscontra il carattere della continuità delle azioni vessatorie; tali azioni, però, ove si rivelino produttive di danno all’integrità psico-fisica del lavoratore, giustificano la pretesa risarcitoria fondata sull’art. 2087 c.c..

Tribunale Napoli sez. lav., 27/01/2022

Ambiente di lavoro “stressogeno”

Si configura “straining”, come forma attenuata di mobbing, nelle ipotesi in cui il comportamento vessatorio del datore di lavoro, pur non presentando quei tratti di frequenza e continuità nel tempo tipici del mobbing, sia comunque idoneo a ledere i diritti fondamentali della persona. A mero titolo esemplificativo, possono essere sintomatiche di un simile illecito un ambiente di lavoro effettivamente “stressogeno”, il sistematico isolamento, condotte denigratorie, offensive della reputazione del lavoratore e anche forme di cambiamento delle sue mansioni assegnatigli, per cui il lavoratore percepisce un senso di inferiorità costante.

Corte appello Ancona sez. lav., 19/10/2021, n.248

Differenza tra mobbing e straining e relativa tutela

A differenza del mobbing, lo straining si caratterizza per la particolare aggressività del comportamento attuato dal datore di lavoro, manifestata attraverso la repentinità o la natura eclatante dell’azione o insita nelle specifiche circostanze del demansionamento, ovvero nel concomitante verificarsi di altri atti vòlti ad isolare, anche dal punto di vista umano, il lavoratore. Tuttavia al pari del mobbing anche lo straining provoca al dipendente problemi di autostima e salute, turbative professionali e di serenità familiare, incidenti sulla sua qualità della vita. Entrambe le fattispecie, nel persistente vuoto normativo, sono tutelabili in virtù di quanto disposto dall’art. 2087 c.c., che, quale norma aperta, rappresenta strumento sanzionatorio atto a punire tutte quelle condotte del datore di lavoro capaci di ledere la personalità e la dignità del lavoratore.

Tribunale Milano sez. lav., 23/06/2021, n.1468

Straining: configurabilità

Lo straining è una forma attenuata di mobbing nella quale non si riscontra il carattere della continuità delle azioni vessatorie, azioni che, peraltro, ove si rivelino produttive di danno all’integrità psico -fisica del lavoratore, giustificano la pretesa risarcitoria fondata sull’art. 2087 cod. civ..

Tribunale Vibo Valentia sez. lav., 26/05/2021, n.346

Straining: quando è ravvisabile?

Il cd. “straining” è ravvisabile allorquando il datore di lavoro adotti iniziative che possano ledere i diritti fondamentali del dipendente mediante condizioni lavorative “stressogene”, e non quando la situazione di amarezza, determinata ed inasprita dal cambio della posizione lavorativa, sia determinata dai processi di riorganizzazione e ristrutturazione che abbiano coinvolto l’intera azienda.

Cassazione civile sez. lav., 04/02/2021, n.2676

Straining: non c’è continuità delle condotte

Lo straining è una forma attenuata di mobbing, nella quale non si riscontra il carattere della continuità delle azioni vessatorie, azioni che, peraltro, ove si rivelino produttive di danno all’integrità psico -fisica del lavoratore, giustificano la pretesa risarcitoria fondata sull’art. 2087 cod. civ.; in particolare, in merito allo ‘straining’ va precisato che si tratta di comportamenti ostili, in ipotesi atti ad incidere sul diritto alla salute, costituzionalmente tutelato, essendo il datore di lavoro tenuto ad evitare situazioni ‘stressogene’ che diano origine ad una condizione che, per caratteristiche, gravità, frustrazione personale o professionale, altre circostanze del caso concreto possa presuntivamente ricondurre a questa forma di danno anche in caso di mancata prova di un preciso intento persecutorio.

Corte appello Genova sez. lav., 17/12/2020, n.250

Conflittualità nell’ambiente di lavoro

Il concorso del lavoratore nella creazione e/o nel mantenimento di una situazione di conflittualità nell’ambiente di lavoro esclude l’applicabilità dell’art. 2087 c.c., non essendo il pregiudizio asseritamente patito riconducibile in via esclusiva ad una (straining) o più condotte (mobbing) del datore. Ove il ricorrente deduca l’illegittimità del demansionamento a fondamento della domanda, dovrà allegare le prestazioni lavorative in concreto svolte e le disposizioni del c.c.n.l. relative alla propria posizione, sì da consentire un raffronto tra le prime e quelle indicate nelle previsioni negoziali.

Tribunale Pavia sez. lav., 22/05/2020, n.85

Straining: oneri probatori

Nonostante lo straining sia integrato in assenza di intento persecutorio, comunque il ricorrente deve provare la sussistenza del danno, la nocività dell’ambiente lavorativo e il nesso causale tra le due.

Cassazione civile sez. lav., 04/10/2019, n.24883

Straining: cos’è?

Lo straining è costituito da condotte datoriali che ledono i diritti fondamentali del dipendente e consistono nell’adozione di condizioni lavorative “stressogene” e che per caratteristiche, gravità, frustrazione personale o professionale, altre circostanze del caso concreto possono determinare la sussistenza di un più tenute danno a fronte di condotte datoriali non sorrette da un intento persecutorio idoneo ad unificare gli episodi o comunque a configurare una condotta di “mobbing”.

Tribunale Roma sez. lav., 10/01/2019, n.156

Straining: forma attenuata di mobbing

Lo “straining” è una forma attenuata di “mobbing”, cui difetta la continuità delle azioni vessatorie, sicchè la prospettazione solo in appello di tale fenomeno, se nel ricorso di primo grado gli stessi fatti erano stati allegati e qualificati “mobbing”, non integra la violazione dell’art. 112 c.p.c., costituendo entrambi comportamenti datoriali ostili, atti ad incidere sul diritto alla salute.

Tribunale Lodi sez. lav., 31/12/2018, n.180

Situazioni stressogene e danni alla salute del lavoratore

Non incorre in violazione dell’articolo 112 del Cpc il giudice che qualifichi la fattispecie in termini di straining a fronte di una deduzione di mobbing, trattandosi semplicemente di differenti qualificazioni di tipo medico-legale, utilizzate entrambe per identificare comportamenti ostili, in ipotesi atti a incidere sul diritto alla salute, costituzionalmente tutelato e rappresentato, lo straining, un semplice minus del mobbing.

Nell’uno come nell’altro caso, infatti, viene in considerazione la violazione del precetto di cui all’articolo 2087 del Cc, norma di chiusura in materia di sicurezza sul lavoro, dalla quale deriva l’obbligo di evitare situazioni “stressogene”, che diano origine a una situazione la quale, per caratteristiche, gravità, frustrazione personale o professionale, altre circostanze del caso concreto possa presuntivamente creare danni alla salute o alla dignità del lavoratore.

Cassazione civile sez. lav., 10/07/2018, n.18164

Risarcimento del danno da straining

È risarcibile il danno da straining, ovvero una forma attenuata di mobbing nella quale manca il carattere della continuità delle azioni vessatorie, laddove venga lesa l’integrità psico·fisica del lavoratore. La Cassazione conferma così la tendenza ad ammettere tale tipo di risarcimento del danno e lo fa in relazione alla vicenda di un impiegato bancario prima allontanato dalla direzione generale e poi oggetto di lettere di scherno diffuse in banca.

Per la Corte si è trattato di azioni ostili, anche se limitate nel tempo, tali da provocare in lui una modificazione in negativo, costante e permanente, della situazione lavorativa, idonea a pregiudicare il diritto alla salute, diritto garantito dalla costituzione.

Cassazione civile sez. lav., 29/03/2018, n.7844

Nozione medico-legale dello straining

Non integra violazione dell’art. 112 c.p.c. (c.d. ultrapetizione) l’avere utilizzato la nozione medico-legale dello straining anziché quella del mobbing perché lo straining altro non è se non una forma attenuata di mobbing nella quale non si riscontra il carattere della continuità delle azioni vessatorie, azioni che, peraltro, ove si rivelino produttive di danno all’integrità psico-fisica del lavoratore, giustificano la pretesa risarcitoria fondata sull’art. 2087 c.c.

Cassazione civile sez. lav., 19/02/2018, n.3977

Straining e mobbing: differenze

La condotta di straining consiste in una situazione lavorativa conflittuale di stress forzato provocato appositamente ai danni della vittima con condotte di ostilità o discriminazione, le quali però a differenza del mobbing, sono limitate nel numero e/o distanziate nel tempo. Costituiscono parametri di riconoscimento dello straining: l’ambiente lavorativo, la frequenza e la durata dell’azione ostile, l’appartenenza delle azioni subite ad una delle categorie tipizzate dalla scienza, la posizione di costante inferiorità percepita come permanente.

Tribunale Venezia sez. lav., 31/07/2017, n.480

Danno non patrimoniale da straining

Lo straining indica una situazione di stress forzato subita sul posto di lavoro, in cui la vittima (il lavoratore) è destinatario di almeno un’azione ostile e stressante, i cui effetti negativi si protraggono nel tempo. A differenza del mobbing che richiede la continuità delle azioni vessatorie, perché possa configurarsi lo straining è sufficiente anche una sola azione, purché i suoi effetti siano duraturi (come avviene nei casi di demansionamento e/o di trasferimento).

Pertanto, si tratta di un tipo di stress superiore rispetto a quello connaturato alla natura stessa del lavoro e alle normali interazioni organizzative, che può essere qualificato come una condizione psicologica a metà strada tra il mobbing ed il semplice stress occupazionale. Tale condotta del datore di lavoro, laddove rilevata, integrando comportanti che si pongono in contrasto con l’art. 2087 c.c. e con la normativa in materia di tutela della salute negli ambienti di lavoro, può generare un danno ingiusto che va adeguatamente risarcito.

Tribunale Chieti sez. lav., 30/05/2017, n.138

Straining e tutela della salute negli ambienti di lavoro

Le nozioni di mobbing e straining hanno natura medico-legale e non rivestono autonoma rilevanza ai fini giuridici. In sostanza servono soltanto per identificare comportamenti che si pongono in contrasto con l’art. 2087 c.c. e con la normativa in materia di tutela della salute negli ambienti di lavoro.

Cassazione civile sez. lav., 19/02/2016, n.3291

Stress forzato sul posto di lavoro

In tema di risarcimento del danno alla salute del lavoratore, la relativa domanda va accolta qualora, sussistendo il nesso causale tra l’attività di straining ed il suddetto danno, risulti che il datore di lavoro ha consentito, in violazione dell’art. 2087 c.c., che venissero attuate condotte riconducibili al concetto stesso di straining: situazione di stress forzato sul posto di lavoro, in cui la vittima si trova per una durata costante in persistente inferiorità rispetto alla persona che attua sempre in maniera discriminante lo straining.

Tribunale Aosta sez. lav., 01/10/2014, n.121

Demansionamento e straining

Lo straining, a differenza del mobbing il quale presuppone una pluralità di atti persecutori ravvicinati nel tempo e di gravità crescente, consiste nell’inflizione al lavoratore di uno “stress forzato” a mezzo di pochi atti distanziati nel tempo o anche di un atto singolo, compiuto appositamente e deliberatamente e che continua a far sentire per lungo tempo e in modo costante i propri effetti negativi sulla posizione lavorativa del dipendente.

Lo straining compiuto tramite il demansionamento consistente nella sottrazione parziale di mansioni lavorative viola gli art. 2103 e 2087 c.c. nonché il generale principio di neminem laedere di cui all’art. 2043 c.c. e comporta il diritto del lavoratore colpito al risarcimento del danno patrimoniale per lesione della professionalità e del danno biologico, comprensivo sia della compromissione psicofisica subita che della sofferenza morale a essa connessa (nella fattispecie, tenuto conto della gravità del demansionamento determinata dal suo inserimento in una fattispecie di straining e dall’elevata posizione professionale di partenza del lavoratore, il danno alla professionalità è stato liquidato nella misura del 100% della retribuzione mensile per ciascun mese di durata della dequalificazione).

Tribunale Brescia, 15/04/2011


note

Autore immagine: straining di Rido


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