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Straining: ultime sentenze

6 Aprile 2019
Straining: ultime sentenze

Cos’è lo straining e come si distingue dal mobbing; condotte datoriali ostili e discriminatorie; lesione dei diritti fondamentali del dipendente; stress e frustrazione del lavoratore; nozione medico-legale dello straining; risarcibilità del danno da straining.

Straining: Cos’è?

Lo straining è costituito da condotte datoriali che ledono i diritti fondamentali del dipendente e consistono nell’adozione di condizioni lavorative “stressogene” e che per caratteristiche, gravità, frustrazione personale o professionale, altre circostanze del caso concreto possono determinare la sussistenza di un più tenute danno a fronte di condotte datoriali non sorrette da un intento persecutorio idoneo ad unificare gli episodi o comunque a configurare una condotta di “mobbing”.

Tribunale Roma sez. lav., 10/01/2019, n.156

Straining: forma attenuata di mobbing

Lo “straining” è una forma attenuata di “mobbing”, cui difetta la continuità delle azioni vessatorie, sicchè la prospettazione solo in appello di tale fenomeno, se nel ricorso di primo grado gli stessi fatti erano stati allegati e qualificati “mobbing”, non integra la violazione dell’art. 112 c.p.c., costituendo entrambi comportamenti datoriali ostili, atti ad incidere sul diritto alla salute.

Tribunale Lodi sez. lav., 31/12/2018, n.180

Situazioni stressogene e danni alla salute del lavoratore

Non incorre in violazione dell’articolo 112 del Cpc il giudice che qualifichi la fattispecie in termini di straining a fronte di una deduzione di mobbing, trattandosi semplicemente di differenti qualificazioni di tipo medico-legale, utilizzate entrambe per identificare comportamenti ostili, in ipotesi atti a incidere sul diritto alla salute, costituzionalmente tutelato e rappresentato, lo straining, un semplice minus del mobbing.

Nell’uno come nell’altro caso, infatti, viene in considerazione la violazione del precetto di cui all’articolo 2087 del Cc, norma di chiusura in materia di sicurezza sul lavoro, dalla quale deriva l’obbligo di evitare situazioni “stressogene”, che diano origine a una situazione la quale, per caratteristiche, gravità, frustrazione personale o professionale, altre circostanze del caso concreto possa presuntivamente creare danni alla salute o alla dignità del lavoratore.

Cassazione civile sez. lav., 10/07/2018, n.18164

Risarcimento del danno da straining

È risarcibile il danno da straining, ovvero una forma attenuata di mobbing nella quale manca il carattere della continuità delle azioni vessatorie, laddove venga lesa l’integrità psico·fisica del lavoratore. La Cassazione conferma così la tendenza ad ammettere tale tipo di risarcimento del danno e lo fa in relazione alla vicenda di un impiegato bancario prima allontanato dalla direzione generale e poi oggetto di lettere di scherno diffuse in banca.

Per la Corte si è trattato di azioni ostili, anche se limitate nel tempo, tali da provocare in lui una modificazione in negativo, costante e permanente, della situazione lavorativa, idonea a pregiudicare il diritto alla salute, diritto garantito dalla costituzione.

Cassazione civile sez. lav., 29/03/2018, n.7844

Nozione medico-legale dello straining

Non integra violazione dell’art. 112 c.p.c. (c.d. ultrapetizione) l’avere utilizzato la nozione medico-legale dello straining anziché quella del mobbing perché lo straining altro non è se non una forma attenuata di mobbing nella quale non si riscontra il carattere della continuità delle azioni vessatorie, azioni che, peraltro, ove si rivelino produttive di danno all’integrità psico-fisica del lavoratore, giustificano la pretesa risarcitoria fondata sull’art. 2087 c.c.

Cassazione civile sez. lav., 19/02/2018, n.3977

Straining e mobbing: differenze

La condotta di straining consiste in una situazione lavorativa conflittuale di stress forzato provocato appositamente ai danni della vittima con condotte di ostilità o discriminazione, le quali però a differenza del mobbing, sono limitate nel numero e/o distanziate nel tempo. Costituiscono parametri di riconoscimento dello straining: l’ambiente lavorativo, la frequenza e la durata dell’azione ostile, l’appartenenza delle azioni subite ad una delle categorie tipizzate dalla scienza, la posizione di costante inferiorità percepita come permanente.

Tribunale Venezia sez. lav., 31/07/2017, n.480

Danno non patrimoniale da straining

Lo straining indica una situazione di stress forzato subita sul posto di lavoro, in cui la vittima (il lavoratore) è destinatario di almeno un’azione ostile e stressante, i cui effetti negativi si protraggono nel tempo. A differenza del mobbing che richiede la continuità delle azioni vessatorie, perché possa configurarsi lo straining è sufficiente anche una sola azione, purché i suoi effetti siano duraturi (come avviene nei casi di demansionamento e/o di trasferimento).

Pertanto, si tratta di un tipo di stress superiore rispetto a quello connaturato alla natura stessa del lavoro e alle normali interazioni organizzative, che può essere qualificato come una condizione psicologica a metà strada tra il mobbing ed il semplice stress occupazionale. Tale condotta del datore di lavoro, laddove rilevata, integrando comportanti che si pongono in contrasto con l’art. 2087 c.c. e con la normativa in materia di tutela della salute negli ambienti di lavoro, può generare un danno ingiusto che va adeguatamente risarcito.

Tribunale Chieti sez. lav., 30/05/2017, n.138

Straining e tutela della salute negli ambienti di lavoro

Le nozioni di mobbing e straining hanno natura medico-legale e non rivestono autonoma rilevanza ai fini giuridici. In sostanza servono soltanto per identificare comportamenti che si pongono in contrasto con l’art. 2087 c.c. e con la normativa in materia di tutela della salute negli ambienti di lavoro.

Cassazione civile sez. lav., 19/02/2016, n.3291

Stress forzato sul posto di lavoro

In tema di risarcimento del danno alla salute del lavoratore, la relativa domanda va accolta qualora, sussistendo il nesso causale tra l’attività di straining ed il suddetto danno, risulti che il datore di lavoro ha consentito, in violazione dell’art. 2087 c.c., che venissero attuate condotte riconducibili al concetto stesso di straining: situazione di stress forzato sul posto di lavoro, in cui la vittima si trova per una durata costante in persistente inferiorità rispetto alla persona che attua sempre in maniera discriminante lo straining.

Tribunale Aosta sez. lav., 01/10/2014, n.121

Demansionamento e straining

Lo straining, a differenza del mobbing il quale presuppone una pluralità di atti persecutori ravvicinati nel tempo e di gravità crescente, consiste nell’inflizione al lavoratore di uno “stress forzato” a mezzo di pochi atti distanziati nel tempo o anche di un atto singolo, compiuto appositamente e deliberatamente e che continua a far sentire per lungo tempo e in modo costante i propri effetti negativi sulla posizione lavorativa del dipendente.

Lo straining compiuto tramite il demansionamento consistente nella sottrazione parziale di mansioni lavorative viola gli art. 2103 e 2087 c.c. nonché il generale principio di neminem laedere di cui all’art. 2043 c.c. e comporta il diritto del lavoratore colpito al risarcimento del danno patrimoniale per lesione della professionalità e del danno biologico, comprensivo sia della compromissione psicofisica subita che della sofferenza morale a essa connessa (nella fattispecie, tenuto conto della gravità del demansionamento determinata dal suo inserimento in una fattispecie di straining e dall’elevata posizione professionale di partenza del lavoratore, il danno alla professionalità è stato liquidato nella misura del 100% della retribuzione mensile per ciascun mese di durata della dequalificazione).

Tribunale Brescia, 15/04/2011

note

Autore immagine: straining di Rido


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