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Come prepararsi alla nascita di un figlio

7 Aprile 2019 | Autore:


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La nascita di un bambino è un evento straordinario che incide profondamente nella vita di coppia. Come prepararsi all’arrivo di un bebè? Scoprilo in questo articolo.

Quante volte hai sentito dire: “avere un figlio ti cambia la vita!”. Ma in cosa consistono questi cambiamenti? Dal momento in cui tu e la tua dolce metà avete ricevuto la notizia del lieto evento, con molta probabilità, siete stati travolti da innumerevoli dubbi. Vi siete posti centinaia di domande con la speranza di trovare le risposte in chi c’è già passato, chiedendo suggerimenti e consigli ad amici e parenti che sembrano saperne più di voi su come prepararsi alla nascita di un figlio. La verità è che non c’è un vademecum da seguire. Non esiste nessuna formula che possa essere valida per tutti. E’ possibile frequentare corsi di accompagnamento al parto e alla nascita per stimolare le proprie competenze genitoriali e acquisire nuove consapevolezze.

Affrontare l’arrivo di una nuova vita è un evento unico e irripetibile. Tenere per la prima volta tra le braccia tuo figlio, avvertire che tutto l’amore che tu possa provare si riflette nei suoi occhi ed è racchiuso in un suo abbraccio sono sensazioni inspiegabili. Ti sorprenderai nel vedere il suo dolce visino e nel percepire il tuo dito stretto fra le sue manine. Quanta tenerezza! Nessun consiglio, nessun commento, nessun discorso potranno mai prepararti a tutto questo.

Tuttavia, ci sono alcune raccomandazioni fornite dall’Unicef, da seguire subito dopo la nascita, che indicano come mettere il neonato a contatto con la madre, incoraggiando quest’ultima a comprendere quando il piccolo è pronto a poppare. Il contatto skin to skin (pelle a pelle) è fondamentale: rappresenta il momento in cui il bambino riconosce la sua mamma attraverso i cinque sensi. Il neonato percepisce il suo odore, la sua pelle, la sua voce, avverte i battiti del suo cuore. Nelle due ore immediatamente successive al parto (il cosiddetto periodo sensibile), si crea e si consolida il legame tra i genitori e il loro bambino.

Oltre a questi aspetti carichi di emozioni, non dimenticare che la nascita di un bebè comporta alcuni adempimenti burocratici. Continua a leggere il mio articolo per conoscere quali documenti occorrono per la denuncia di nascita e sapere cos’è il certificato di assistenza al parto; dopodiché troverai l’intervista alla psicologa Francesca Zoppi.

Certificato di assistenza al parto: cos’è?

Il personale ostetrico e/o medico che assiste la mamma e il neonato deve provvedere alla compilazione:

  • del certificato di assistenza al parto (Cedap): documento che fornisce tutte le informazioni sui genitori, sulla gravidanza, sul parto e sul bambino;
  • dell’attestazione di nascita,necessaria per la dichiarazione di nascita che deve essere resa da uno dei due genitori (in genere il padre): presso la direzione sanitaria dell’ospedale o della casa di cura in cui è avvenuto il parto (entro 3 giorni dall’evento) oppure presso l’ufficiale di stato civile del Comune del luogo di nascita o di residenza dei genitori (entro 10 giorni dall’evento).

La dichiarazione di nascita consente la formazione dell’atto di nascita, quindi l’identità anagrafica, l’acquisizione del nome e la cittadinanza. Qualora la madre volesse restare nell’anonimato, la dichiarazione di nascita sarà fatta dal medico o dall’ostetrica, rispettando l’eventuale volontà della madre.

Ecco i documenti che occorrono per fare la denuncia di nascita:

  • documento di identità valido;
  • certificato di stato di famiglia dei genitori;
  • notifica di nascita;
  • certificato di assistenza al parto.

Per sapere come prepararsi alla nascita di un figlio abbiamo intervistato Francesca Zoppi, psicologa, psicoterapeuta e responsabile dell’area prevenzione dell’istituto Reich. Si occupa di psicoterapia ad indirizzo psicocorporeo individuale e di gruppo e di prevenzione primaria, con particolare riferimento alla preparazione al parto, alla nascita e al sostegno alla genitorialità.

Cosa c’è da sapere prima della nascita di un figlio?

C’è da sapere che si va incontro ad una trasformazione profonda di se stessi e della coppia. Spesso l’attesa di un figlio diventa solo un arricchirsi di nozioni o di informazioni su quello che si deve o non si deve sapere o fare. Questo può condurre ad un controllo esasperato delle trasformazioni e cambiamenti in atto, vivendo l’attesa con tensione e a cercare nella medicalizzazione in genere il sostegno e le rassicurazioni di cui  si ha bisogno. Sia per le donne che per gli uomini, mi piace pensare al tempo dell’attesa come ad un viaggio nel quale, abbandonando il controllo e le tensioni ad esso connesse, ci si possa  affidare reciprocamente, emotivamente ed affettivamente a se stessi e all’altro.

Si dice che avere un figlio cambia la vita, ma cosa cambia davvero?

La gravidanza è da sempre definita come un periodo critico di trasformazione e di cambiamenti sia per la donna che per l’uomo. Per entrambi avviene una ricostruzione dell’identità; una ristrutturazione della propria identità femminile e maschile della progettualità futura, personale e di coppia. Di fatto, l’attesa di un figlio è un passaggio cruciale nella vita della donna e dell’uomo: dal sentirsi figli, compagni o moglie e marito, all’ essere madre e padre. L’essere madre e padre implica un’importante svolta e riadattamento a nuovi compiti e responsabilità.

Quali sono i timori più frequenti di una mamma?

La donna è esposta durante i nove mesi dell’attesa a continui mutamenti fisiologici, psicologici ed umorali in quanto assiste ai cambiamenti o alla trasformazione del suo corpo giorno per giorno. Per la complessità di questo passaggio evolutivo, la donna può sperimentare reazioni emotive e psicologiche contrastanti, sentimenti ambivalenti, positivi e negativi.

Ad esempio, sensazioni di benessere e di pienezza o di ansia, di paura e di tristezza. Le sensazioni negative citate possono a loro volta causare sensi di colpa proprio perché nella collettività la gravidanza è vista come un evento lieto e dovrebbe muovere solo sensazioni positive. Nella realtà, i cambiamenti ormonali hanno una grande influenza e possono causare cambiamenti di umore repentini e una maggiore vulnerabilità psicologica allo stress o a situazioni di vita personali.

Tra le paure più profonde e comuni nella gravidanza, troviamo la paura che il figlio non sia sano, che il proprio corpo non ce la faccia a trasformarsi; nell’ultimo trimestre poi diventano sempre più forti le paure riguardanti il parto, come ad esempio il fatto che  ci siano imprevisti; che il bambino nasca non sano e poi ancora la paura di non essere all’altezza; la paura di perdere il controllo; la paura di morire; la paura di emozioni troppo forti; la paura di essere troppo esposta e senza difese.

Dopo la nascita, le paure si trasformano; prendono il sopravvento soprattutto le paure riguardanti il legame  di attaccamento. Le donne temono di non essere delle buone madri, cioè di non sapere leggere e comprendere i segnali del bambino/a e conseguentemente di non saper dare le cure necessarie.

Quali sono le paure più frequenti di un papà?

Anche nell’uomo agiscono forze aventi tendenze opposte. Da un lato, è pronto ad assumersi le sue responsabilità connesse alla funzione paterna, dall’altro emergono i meccanismi di difesa, paure e resistenze ad assumere tale funzione. L’uomo, vive la gestazione a livello affettivo, psicologico, sessuale e mentale.

Gli studi psicoanalitici fanno emergere come l’uomo, diventando padre, compie una serie di esperienze che possono ricondurlo all’infanzia, benché nel presente riviva in maniera più matura la storia dei legami con i propri genitori. Si riapre quindi una parentesi del passato che fa riemergere qualche vissuto aperto e non elaborato. Spesso nell’attivazione dei propri vissuti infantili, la donna viene vissuta come madre e ciò consente il nascere di sentimenti di gelosia o rivalità nei confronti del nascituro o vissuti più profondi di abbandono.

Come affrontare e superare timori e paure legate alla nascita di un figlio nei genitori?

Affrontare e superare timori e paure legate alla nascita di un figlio significa cercare spazi e situazioni nelle quali le donne e gli uomini possono essere aiutati a dar voce ai propri timori, aspettative e desideri e anche alle loro sensazioni profonde. La negazione delle proprie paure, generate dalle trasformazioni potenti insite nella gravidanza, porta molte donne a cercare nel controllo medico e nella medicalizzazione in genere il sostegno di cui hanno bisogno. La negazione delle proprie paure, connesse alla funzione paterna, porta molti uomini a distaccarsi emotivamente e in alcuni casi ad escludersi completamente.

Come ci si può preparare a diventare mamme e papà?

E’ fondamentale farsi aiutare nei corsi di accompagnamento al parto/nascita, soprattutto frequentandoli in coppia. In questi luoghi, guidati da professionisti esperti, si può essere aiutati e sostenuti ad attraversare le proprie paure. E’ meglio scegliere corsi nei quali venga dato ascolto non solo ai bisogni espliciti quali le informazioni necessarie, gli strumenti per affrontare la paura del dolore e la paura del parto, ma anche e soprattutto a quelli impliciti; quei corsi in cui si possa sviluppare la fiducia nelle proprie risorse e l’accettazione dei propri limiti, la fiducia ed accettazione della relazione di coppia e la fiducia nelle proprie capacità genitoriali.

Pertanto, sono da preferire quei corsi nei quali ci sia la presenza di un’equipe composta non solo di professionisti come ostetriche, ginecologi e pediatri, ma anche psicologi e psicoterapeuti. Trattandosi di un tempo che implica profonde trasformazioni corporee, a mio avviso sono da preferire quelle equipe che abbiano una visione orientata alla complessa unità psicocorporea della persona e del sistema familiare.

Consiglio quindi corsi di accompagnamento al parto/nascita in cui il corpo non venga escluso, ma armonizzato con la parte psichica, affettiva ed emozionale.

Come vivere in coppia l’attesa di un bebè?

La gravidanza non è una malattia, ma è uno stato di trasformazione a tre. Vivere l’attesa semplicemente favorendo momenti d’intimità di coppia, nello scambio affettivo, nella comunicazione di ciò che si muove dentro e fuori di sé. Occorre ricordare reciprocamente che l’attesa è in due e che il bambino prenatale c’è, è presente, è vivo sin dai primi giorni del concepimento e in qualche modo ci ascolta.

Le immaginazioni sul bambino non nato sono individuali e legate al vissuto della propria  storia, ma sono anche di coppia, possono anche diventare un gioco divertente di sovrapposizioni e di condivisione. Per la donna, l’immaginazione è stimolata e innestata dal sentire dentro di sé i cambiamenti e la presenza di un terzo; per il padre l’immaginazione nasce nel vedere e sentire da fuori il movimento fetale, soprattutto dal secondo trimestre e i cambiamenti del corpo della donna. Si attiveranno modelli anticipatori di se stessi come genitori. Il bambino immaginato aiuta i futuri genitori ad immaginarsi come padri e madri.

Cosa cambia nella vita di coppia quando si diventa genitori?

Dopo la gioia dei primi momenti, spesso accade che al momento del ritorno a casa dopo la nascita del bambino, la nuova famiglia viene lasciata sola in una condizione del tutto nuova. L’allattamento non sempre inizia senza problemi; i nuovi ritmi sonno-veglia del neonato impongono cambiamenti radicali nella vita quotidiana dei neo genitori che vengono assorbiti completamente dal loro bambino. Un tempo c’erano le famiglie di origine, le nonne o le doule (greco: donna che sta al servizio di un’altra donna; una figura assistenziale che aiuta la donna nel travaglio e nel post parto) che si prendevano cura e sostenevano i primi momenti dopo il parto delle donne e dei loro bambini.

Oggi, nonni troppo anziani o troppo lontani non possono essere sempre un sostegno. Le strutture che si prendono cura delle ansie e incertezze dei neo genitori sono rare. Viviamo un tempo di deficit, se non assenza, dell’organizzazione  del sostegno  sociale. Stress e conflitti possono prendere il sopravvento. I pianti dei bambini inconsolabili possono far sentire i genitori incapaci di comprendere il loro piccolo e innescare stress. Una comunicazione tesa e  non fluida può causare conflitti e isolamento nella triade.

Se la coppia è in grado di chiedere sostegno e aiuto, senza farsi invadere e confondere, e sa riprendere il filo della fiducia in sé e nell’altro/a, può riposarsi e attraversare anche il momento d’incomprensione senza cadere nei pensieri negativi di non essere capace e di non comprendere i segnali del bambino/a.

Come relazionarsi con il bambino? 

E’ importante comprendere il valore del contatto corporeo. Il neonato ha lasciato da poco l’utero caldo che lo ha accolto per nove mesi dove è cresciuto e si è formato. In quei nove mesi, è stato ben protetto dai tessuti dell’utero e dal liquido amniotico che lo ha avvolto e massaggiato. Dopodiché il momento del parto; l’attraversamento del canale del parto con un forte contatto e sfregamento dall’utero materno verso un fuori in cui è tutto diverso. L’aria si è sostituita all’acqua, la forza di gravità rende diverso il movimento del proprio corpo che può muoversi liberamente, ma con fatica. Attraverso il contatto corporeo, il neonato si può sentire “nuovamente a casa”, rassicurato e protetto. Madre e padre hanno una funzione fondamentale nello sviluppo del proprio figlio.

D.W. Winnicott ha chiamato holding la funzione materna di contenimento e di sostegno e con handling le cure e l’accudimento attraverso le quali avviene l’integrazione psicosomatica nel bambino. I maggiori studiosi del processo di attaccamento negli esseri umani sono il neonatologo Marshall H. Klaus e il pediatra John H. Kennel che definiscono il bonding come la relazione tra due individui, unica e protratta nel tempo e la condizione perché ciò avvenga è il contatto stretto, per almeno 24 ore, tra i genitori e il neonato fin dai primissimi istanti dopo il parto.

Come tutti i processi umani, anche il bonding è un processo complesso e articolato, condizionato dall’ambiente, dalle caratteristiche dei genitori, dal tipo di parto, dallo stato di salute della mamma o del bambino. E’ un legame profondo, specifico e permanente che permette di allattare, di cullare, di giocare col proprio bambino, di proteggerlo, di non trascurarlo o abbandonarlo, e permette al neonato di sopravvivere e di adattarsi alla nuova realtà. Il bonding può instaurarsi già durante la gravidanza ed è per questo che nei nostri percorsi di accompagnamento alla nascita insegniamo sempre ai genitori il massaggio bio-energetico dolce neonatale di Eva Reich, che praticheranno poi con il proprio figlio già dai primi momenti dopo la nascita.

Perché l’amore verso un figlio è considerato il più profondo e autentico?

Il nostro sistema neurobiologico sostiene le capacità di prendersi cura e di sintonizzarsi emotivamente col proprio figlio. Questo circuito cerebrale che si attiva non solo nelle madri, ma anche nei padri, ha permesso alla specie umana di sopravvivere nel corso di centinaia e centinaia di secoli ed è predisposto a proteggere e ad avere cura dei propri piccoli. Anche sul piano metabolico un neuro-ormone, l’ossitocina, interviene nel favorire i comportamenti di caregiving, ossia i comportamenti genitoriali di cura.

Ipotizziamo che la neurobiologia dia la spinta e accenda la lampadina, e poi? Poi ognuno fa i conti – consapevolmente o meno – con la propria realtà, con la propria struttura di carattere e con la propria storia.  La sensazione che il neonato dipenda totalmente da te, dalle cure che puoi dare, fa sentire importanti i neo genitori che si gratificano del latte preso, del sorriso dato, del sonno profondo e sereno. L’amore dato ritorna, si crea reciprocità e il legame di attaccamento si rinforza.

Quali sono le emozioni che porta con sé la nascita di un figlio?

Sicuramente, la gioia di un desiderio che si avvera, di una crescita e di un completamento che si sta realizzando, ma anche le paure che emergono sono emozioni e come tali non vanno represse.

Quali sono i presupposti per creare una famiglia serena?

La fiducia in se stessi e nell’altro, la reciprocità, il saper attraversare le difficoltà, la stanchezza e le paure insieme in una costante comunicazione affettiva ed emozionale. Non rinunciare mai all’intimità di coppia e al contatto; non cedere alla tentazione di isolarsi, ma riaprirsi ogni volta nella solidarietà e nella condivisione. Chiedere aiuto a familiari, amici, o professionisti se necessario, per ritornare ogni volta sempre al contatto con se stessi e alla coppia.

Spesso, la nascita di un figlio porta a galla separazioni non realizzate a pieno con le proprie famiglie d’origine. La coppia può subire interferenze delle rispettive famiglie d’origine che possono essere eccessivamente iperpresenti nella propria vita. Quei legami così forti con i propri genitori possono incidere negativamente sulla vita della neo coppia, dando adito a vissuti di esclusione, invadenza, svalutazione che possono rallentare o complicare i legami di attaccamento con i propri figli.

note

Autore immagine: nascita di eva_blanco


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3 Commenti

  1. Quanta dolcezza in questo articolo. Io sono in dolce attesa e sono davvero emozionata all’idea di stringere fra le mie braccio il mio bebè. Non vedo l’ora che questi mesi passino in fretta. Certo, le domande, le paure, i dubbi sono tantissimi, ma la voglia di dare amore al miracolo che porto in grembo è qualcosa di sensazionale. Io auguro a tutte le donne che desiderano avere un figlio di approcciarsi al parto in maniera positiva. Genitori si diventa strada facendo e si cresce insieme al figlio. Mio marito è davvero premuroso e sono certa che sarà un bravissimo papà. Grazie per aver pubblicato queste informazioni e grazie per le notizie che ogni giorno ci fornite.

  2. Buongiorno. Credo che la nascita di un figlio sia il più bel momento nella vita di una coppia. Scopri come tutta la tua esistenza possa avere un senso quando stringi tra le braccia il tuo bimbo. Io ho dato alla luce il mio bambino da qualche mese e credo di non aver mai provato una gioia più grande. Certo, le difficoltà ci saranno, ma nulla di insuperabile. La cosa un po’ stressante sono i mille consiglio, non richiesti, da tutti i saccenti di turno. Mi ritrovo perfettamente nelle prime battute di questo articolo. Tutto sommato, con un po’ di pazienza e tanto amore si mettono a tacere anche amici e parenti che credono di saperne più di te solo perché ci sono già passati, come se le esigenze di un bambino, a parte le più elementari, fossero tutte uguali.

  3. Buongiorno. Ricordo con un pizzico di nostalgia, mista a gioia e paura, il periodo in cui ero in attesa di mia figlia. Io e mio marito eravamo giovani e inesperti. E’ il caso di dire che eravamo anche impreparati all’arrivo di un bebè nella nostra vita. Questo momento ci ha uniti molto e ci siamo riscoperti più innamorati di prima. Forse perché stavamo concretizzando l’idea di dare alla luce il frutto del nostro amore. Un’emozione meravigliosa.

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