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Pignoramento carta prepagata: si può?

14 Marzo 2019


Pignoramento carta prepagata: si può?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 14 Marzo 2019



Si può pignorare un conto corrente o una carta di credito prepagata senza bisogno di saperne l’esistenza o il numero di rapporto: basta notificare l’atto di pignoramento presso la banca individuata tramite l’anagrafe tributaria.

Ti sei fatto consegnare dalla tua banca una carta di credito prepagata. Ti servirà per fare gli acquisti online, su Amazon o sugli altri siti meno conosciuti, in modo da non rischiare di restare fregato. Così, di tanto in tanto, quando devi utilizzarla, la ricarichi tramite l’home banking. In pratica fai un giroconto: trasferisci cioè l’importo di cui hai bisogno dal tuo conto personale alla carta prepagata. Nel frattempo però sono sopraggiunti dei debiti che non sei riuscito a pagare. Ora temi che il creditore possa pignorarti il conto corrente, quello dove ti vengono accreditati i compensi per l’attività lavorativa che svolgi quotidianamente. E siccome non puoi permetterti di rimanere al verde, hai deciso di trovare un escamotage per mettere i tuoi soldi al riparo da possibili azioni legali: li trasferirai sulla carta prepagata in modo che la sua esistenza sfugga ai creditori. È davvero così? Si può un pignoramento della carta prepagata? La questione merita di essere analizzata più da vicino visto che, sul punto, circolano tante opinioni su internet, molte delle quali sbagliate.

Come funziona la carta di credito prepagata?

La carta di credito è un documento che consente l’utilizzo di denaro depositato su un fondo acceso presso la banca. Essa è quindi collegata, di norma, a un conto corrente da cui attinge quando viene utilizzata. Salvo per le carte di credito con apertura di fido (come le carte revolving), le normali carte di credito utilizzano solo il denaro del titolare già depositato sul conto.

Non è molto diverso il funzionamento della carta di credito prepagata: anch’essa serve per utilizzare il denaro che il titolare ha già depositato in banca in un momento precedente. Questa però, a differenza delle comuni carte di credito, non è collegata a un conto corrente, ma attinge da una riserva che il cliente ricostituisce di volta in volta, presso la banca, e all’occorrenza. Si tratta, insomma, di un portafogli virtuale, da riempire quando se ne ha bisogno. Proprio per questo la carta di credito prepagata può ospitare una limitata quantità di denaro.

Oggi si sono diffuse anche le carte di credito prepagate con Iban che presentano numerose funzionalità tipiche del conto corrente, consentendo al titolare di ricevere pagamenti e bonifici.

Ai fini di ciò che ora ci serve sapere, è bene comprendere che la carta di credito prepagata altro non è che un documento che attesta un deposito di denaro presso la banca, accantonato in uno speciale “fondo”. Questo fondo, pur non rivestendo la tipica forma del conto corrente, costituisce pur sempre un rapporto di debito/credito tra l’istituto di credito e il cliente. In pratica, il titolare della carta vanta un credito nei confronti della propria banca pari alla disponibilità presente sulla carta prepagata e lo utilizza o tramite le spese fatte con la carta oppure, in caso di chiusura della stessa, ritirando il denaro allo sportello o bonificandolo su un altro conto.

Come funziona il pignoramento del conto corrente

Quando il creditore intende pignorare il conto corrente di una persona notifica l’atto alla banca. Si tratta però di un atto molto generico, in cui chiede il blocco non già di uno specifico conto, ma di tutti i rapporti in essere tra l’istituto di credito e il suo cliente, a prescindere dalla forma contrattuale. Vengono quindi pignorati, a seguito di tale atto, tutti i depositi in banca, a prescindere dal nome che si voglia loro dare.

Non c’è quindi alcun bisogno che il creditore indichi il numero di conto corrente o il tipo di libretto di risparmio eventualmente intestato al debitore affinché il pignoramento si estenda anche ad essi.

Le cose appariranno ancora più chiare se si legge come viene scritto un atto di pignoramento presso terzi. Ne riportiamo di seguito l’estratto che più qui interessa.

«Ad istanza del [nome del creditore], io sottoscritto Ufficiale Giudiziario addetto all’Ufficio Notifiche e delle esecuzioni presso il Tribunale di …, in virtù dell’atto di precetto del … notificato il … per la somma di euro … ho pignorato, a tutti gli effetti di legge, tutte le somme, crediti, corrispettivi, trattenute e depositi dovuti e/o debendi, anche in futuro, a qualsiasi titolo dovute dalla banca di …, ivi comprese somme di denaro, crediti, corrispettivi, trattenute, conti correnti, depositi azionari ed obbligazioni, titoli di Stato e qualsivoglia altro bene fruttifero e non intestato e/o diretti al [nome del debitore], fino alla concorrenza del credito di euro…. aumentato della metà come per legge oltre intessi al tasso legale dal dovuto al saldo e spese».

La genericità di questa formula lascia intendere come non spetti al creditore identificare i singoli rapporti da pignorare ma è la banca che li identifica e li blocca dopo l’ordine ricevuto dall’ufficiale giudiziario.

Le carte di credito ricaricabili sono pignorabili?

Questo implica che anche i soldi depositati per la ricarica della carta di credito prepagata vengono automaticamente bloccati dalla banca, a seguito del ricevimento dell’atto di pignoramento notificato dal creditore, per essere poi girati a quest’ultimo dopo l’udienza che si svolge in tribunale, tipica della procedura di pignoramento presso terzi.

Le carte di credito ricaricabili possono essere pignorate; o meglio, ad essere pignorata non è tanto la carta in sé per sé, intesa come oggetto fisico, ma i soldi che ad essa afferiscono e che si trovano in banca. Non c’è alcun bisogno che il creditore chieda alla banca se il debitore è titolare di carte di credito prepagate affinché la relativa disponibilità venga bloccata. Come detto, questo è un effetto automatico che scaturisce già dalla notifica del generico atto di pignoramento presso terzi.

Quindi, anche se il creditore non sa che il debitore ha delle carte di credito prepagate, queste verranno ugualmente bloccate dalla banca.

Come fa il creditore a sapere presso quale banca il debitore ha i soldi?

A questo punto il problema potrebbe spostarsi su un altro fronte. Se è vero che il creditore non ha bisogno di sapere quali conti o carte ha intestato il debitore per pignorarle, come fa piuttosto a capire a quale istituto di credito deve notificare l’atto di pignoramento? In altri termini come sapere presso quale banca il debitore ha i soldi? Anche questo è molto più facile di quello che potrebbe credersi. In passato era un po’ una caccia al tesoro e bisognava acquisire informazioni da agenzie investigatrici o da terzi. Oggi invece tali dati sono pubblici: ciascun creditore, dopo aver notificato l’atto di precetto al debitore, può farsi autorizzare dal presidente del tribunale ad accedere all’anagrafe tributaria, e segnatamente all’archivio dei rapporti finanziari, in uso all’Agenzia delle Entrate, per conoscere il nome dell’istituto di credito ove il debitore ha il rapporto bancario. In questo modo, nel notificare l’atto di pignoramento, si va a colpo sicuro.

note

Autore immagine pos credit card di  Golden Sikorka


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4 Commenti

    1. Buongiorno a te. La misura del pignoramento dello stipendio varia in base all’assegno sociale erogato dall’Inps che è parametro per stabilire quale parte del conto corrente di appoggio può essere “bloccato”. Anche se le regole per il pignoramento dello stipendio sono fissate in via generale dal codice di procedura civile, la misura concreta entro cui detto pignoramento può avvenire varia di anno in anno. Infatti, con l’ultima riforma del processo esecutivo, il tetto per l’impignorabilità della busta paga depositata in banca e divenuta ormai deposito del conto corrente, muta in relazione a uno specifico parametro determinato annualmente dall’Inps: l’assegno sociale. Puoi trovare tutte le informazioni a riguardo nel nostro articolo sul pignoramento dello stipendio https://www.laleggepertutti.it/181269_pignoramento-stipendio-2019

    1. Anche i conti correnti situati fuori dall’Italia possono essere pignorati, ma gli ostacoli non sono pochi. Ogni cittadino risponde dei propri debiti con tutti i suoi beni (siano essi presenti o eventualmente pervenutigli in un momento successivo). Quindi, risponde anche con i beni ubicati all’estero, qualunque sia il creditore, privato o pubblico. Continua a seguire il nostro portale di informazione giuridica. A breve, pubblicheremo un articolo sul pignoramento del conto corrente estero.

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