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Danno da perdita di chance: ultime sentenze

21 Marzo 2021
Danno da perdita di chance: ultime sentenze

La perdita di chance consiste nella possibilità perduta di realizzare il risultato sperato. Per il risarcimento del danno da perdita di chance, l’onere probatorio grava sul richiedente.

Danno da perdita di chance

La domanda giudiziale che configuri una ipotesi di danno da perdita di chance di sopravvivenza (fatto valere dai congiunti della vittima iure hereditario), e un danno da perdita di chance di godere del rapporto parentale fatto valere dai parenti iure proprio, ripete il suo autonomo fondamento (e la autonomia del conseguente petitum processuale) in ragione della incertezza sull’anticipazione dell’evento morte. – Le stesse pretese si tramutano, di converso, in domanda di risarcimento tout court del danno da perdita anticipata del rapporto parentale, ove sia certo e dimostrabile, sul piano eventistico, che la condotta illecita abbia cagionato l’anticipazione dell’evento fatale, costituendo, in tale ipotesi, un evidente paralogismo l’evocazione della fattispecie della chance – fondato sull’equivoco lessicale indotto dalla locuzione “perdita della possibilità di vivere meglio e più a lungo“, mentre l’evento di danno è specularmente costituito dalla perdita anticipata della vita e dall’impedimento a vivere il tempo residuo in condizioni migliori e consapevoli. – Pertanto, nei casi in cui l’evento di danno sia costituito non da una possibilità – sinonimo di incertezza del risultato sperato – ma dal (mancato) risultato stesso, non di chance perduta par lecito discorrere, bensì di altro e diverso evento di danno (in ambito sanitario, la perdita anticipata della vita, rigorosamente accertata come conseguenza dell’omissione sul piano causale).

Tribunale La Spezia, 21/09/2020, n.425

Omessa informazione di malattia e ritardato trattamento terapeutico

È meramente apparente, perché non segue il perimetro del danno e non consente di cogliere il fondamento della decisione, a fronte di considerazioni che risultano inidonee ad escludere la configurabilità del giudizio, la motivazione della sentenza con cui si esclude la configurabilità del danno da perdita di chance – da intendersi come ‘il sacrificio della possibilità di un risultato migliore’ – per omessa informazione di neoplasia e ritardato trattamento terapeutico sulla base della mera inevitabilità del decesso, omettendo di valutare se sussistesse la possibilità un precoce follow up oncologico, e quindi di un diverso percorso diagnostico e terapeutico che consentisse una diversa progressione della malattia e eventualmente una maggiore sopravvivenza in vita.

La chance non va identificata con la probabilità statistica di sopravvivenza, consistendo la specificità di tale profilo di danno nella privazione della possibilità di sopravvivere più a lungo e/o con minori sofferenze.

Cassazione civile sez. III, 26/06/2020, n.12928

Lesione del diritto alla salute da responsabilità sanitaria

In tema di lesione del diritto alla salute da responsabilità sanitaria, a perdita di chance a carattere non patrimoniale consiste nella privazione della possibilità di un miglior risultato sperato, incerto ed eventuale (la maggiore durata della vita o la sopportazione di minori sofferenze) conseguente – secondo gli ordinari criteri di derivazione eziologica – alla condotta colposa del sanitario ed integra evento di danno risarcibile (da liquidare in via equitativa) soltanto ove la perduta possibilità sia apprezzabile, seria e consistente.

Tribunale Roma sez. XIII, 03/04/2020, n.5749

Causalità da perdita di chance ed anticipazione della morte

La sussistenza di una privazione di chance di sopravvivenza, quale evento di danno distinto dalla prospettiva dell’anticipazione dell’evento fatale (ossia della riduzione della durata della sua vita), può essere fondatamente esclusa, qualora la possibilità per il paziente di sopravvivere alla situazione ingravescente risulti talmente labile e teorica da non poter essere determinata neppure in termini statistici e scientifici probabilistici e, ancor meno, equitativamente quantificata, fermo restando che il valore statistico/percentuale – se in concreto accertabile – può costituire al più un criterio orientativo, in considerazione della infungibile specificità del caso concreto, onde distinguere la concreta possibilità dalla mera speranza.

Cassazione civile sez. III, 11/11/2019, n.28993

Perdita di chance di guarigione: è danno alla persona

La perdita di chance di guarigione si sostanzia in un danno alla persona, consistente non già solo nella probabilità, ma anche nella possibilità della consecuzione di un determinato vantaggio rappresentato dalla conservazione di una miglior qualità di vita durante il decorso di una malattia e/o da una maggior durata della vita ri-spetto a quella effettivamente verificatesi.

Di conseguenza va affermata la responsabilità dei sanitari che, con la loro condotta omissiva colpevole, abbiano determinato la anticipazione dell’evento morte del paziente, anche se questo si sarebbe comunque verificato, attese le gravi patologie del paziente stesso, riducendone le aspettative di vita.

Tribunale Lucca, 28/09/2018, n.1386

Il risarcimento del danno da perdita di chance

Quanto al danno da perdita di chance di maggiore sopravvivenza e da peggioramento della qualità della vita residua e al suo nesso con le condotte negligenti, il concetto di “chance” postula un ‘incertezza del risultato sperato e non già il mancato risultato stesso” e ” il risarcimento, in caso di perdita di chance non patrimoniale, non potrà essere proporzionale al “risultato perduto” ma andrà commisurato, in via equitativa, alla “possibilità perduta” di realizzarlo”.

Tribunale Lucca, 14/11/2018, n.1693

Risarcimento dell’aspettativa di vita al malato terminale 

In ambito di responsabilità sanitaria, a seguito di errata diagnosi del medico, la perdita per il paziente, affetto da malattia terminale, della possibilità di sopravvivenza, seppur per un periodo limitato, integra un bene risarcibile autonomamente e non una mera perdita di chance di vivere più a lungo.

Cassazione civile sez. III, 27/06/2018, n.16919

Obblighi informativi del sanitario nei confronti del paziente

In tema di attività medico-chirurgica, grava sul sanitario che esegua un esame diagnostico l’obbligo di informare il paziente, in forma completa e con modalità congrue al livello di conoscenze scientifiche dello stesso, sugli esiti dell’accertamento, sul grado di rischio delle patologie riscontrate e sulla necessità ed urgenza di ulteriori approfondimenti diagnostici, dal cui inadempimento può conseguire in capo al paziente un danno da perdita di “chance” di guarigione o di sopravvivenza.

Questo danno presuppone che il paziente, benché malato grave o anche gravissimo, abbia tuttavia ancora dinanzi – ove la condotta medica fosse corretta – la possibilità di uscire da tale situazione mediante una guarigione o una sopravvivenza di entità consistente, misurabile in termini di anni (cd. lungo-sopravvivenza), e si distingue dal diverso pregiudizio alla qualità della vita nel tempo conclusivo dell’esistenza, il quale presuppone, invece, che il paziente versi nella condizione di malato terminale, la cui sopravvivenza – sempre nell’ipotesi di condotta medica corretta – sia circoscritta ad un tempo limitato, misurabile in termini di poche settimane o di pochi mesi.

Cassazione civile sez. III, 19/03/2018, n.6688

Possibilità perduta di ottenere il risultato sperato

In caso di perdita di una “chance” a carattere non patrimoniale, il risarcimento non potrà essere proporzionale al “risultato perduto” (nella specie, maggiori “chance” di sopravvivenza di un paziente al quale non era stata diagnosticata tempestivamente una patologia tumorale con esiti certamente mortali), ma andrà commisurato, in via equitativa, alla “possibilità perduta” di realizzarlo (intesa quale evento di danno rappresentato in via diretta ed immediata dalla minore durata della vita e/o dalla peggiore qualità della stessa); tale “possibilità”, per integrare gli estremi del danno risarcibile, deve necessariamente attingere ai parametri della apprezzabilità, serietà e consistenza, rispetto ai quali il valore statistico-percentuale, ove in concreto accertabile, può costituire solo un criterio orientativo, in considerazione della infungibile specificità del caso concreto.

Cassazione civile sez. III, 09/03/2018, n.5641

La corretta predicabilità del danno da perdita di chance

Va esclusa l’identità sostanziale del petitum nel caso in cui, chiesto il risarcimento per un evento di danno da lesione di un valore/interesse costituzionalmente tutelato (la salute, il rapporto parentale), la domanda muti, in corso di giudizio, in istanza risarcitoria da perdita di chance, attesa la ontologica diversità del bene tutelato. Ove la mancata diagnosi di una patologia tumorale abbia cagionato la morte anticipata del paziente, che sarebbe (con certezza o rilevante probabilità) sopravvissuto significativamente più a lungo e in condizioni di vita (fisiche e spirituali) diverse e migliori, non è lecito discorrere di perdita di chance di sopravvivenza, bensì di un evento di danno rappresentato, in via diretta ed immediata, dalla minore durata della vita e dalla sua peggiore qualità (fisica e spirituale).

Cassazione civile sez. III, 09/03/2018, n.5641

Tardiva diagnosi di un processo morboso terminale

In tema di responsabilità medica, la tardiva diagnosi di un processo morboso terminale non determina il risarcimento del danno non patrimoniale da perdita di chance di sopravvivenza “iure successionis”, per le stesse ragioni per cui non è risarcibile il danno da perdita della vita, posto che la chance non è un bene distinto dal diritto alla vita. È invece risarcibile il danno alla persona legato alla qualità di vita durante la sopravvivenza effettiva, articolabile in due voci, sofferenza morale e lesione del diritto all’autodeterminazione. La valutazione dei danni è effettuata in via equitativa.

Tribunale Monza sez. II, 05/12/2017

Ritardo nella comunicazione del referto del pap test

In ordine all’accertamento del nesso di causalità in tema di responsabilità medica, nell’ipotesi di danno tanatologico, l’evento da porre in relazione alla condotta colposa è rappresentato dalla morte, mentre nel caso del danno da perdita di chances esso si identifica con la perdita di un risultato utile, che può consistere nella possibilità del paziente di veder rallentato il decorso della malattia e quindi aumentata la durata della sopravvivenza, ovvero nella possibilità di fruire di migliori condizioni di vita nel corso della malattia, ovvero ancora nella possibilità di sopravvivenza.

(Nella specie, il Tribunale ha accolto la domanda di risarcimento del danno per perdita di chance riferita al ritardo nella comunicazione del referto del pap test, ritenendo configurabile un danno da perdita di chance consistente nella perdita della possibilità di sopravvivenza).

Tribunale Trento, 22/09/2016, n.893

Chances di sopravvivenza minime: la responsabilità del medico negligente

Nella specie, proprio in funzione del riconoscimento delle probabilità di sopravvivenza, per come condivisibilmente valutate dal consulente, è possibile dedurre che la condotta “imperita” e “negligente” dei medici del turno che hanno preso in cura il paziente, ha comportato la perdita della possibilità di una vita più lunga, pur se statisticamente accertata nei termini del 10 -20%, in caso di intervento tempestivo e corretto da parte degli stessi.

Vale al riguardo evidenziare che il concetto di “chance”, la cui perdita è rilevante ai fini risarcitori, è da intendere quale entità patrimoniale a sé stante, giuridicamente ed economicamente suscettibile di autonoma valutazione, onde la sua perdita, id est la perdita della possibilità consistente di conseguire il risultato utile del quale risulti provata la sussistenza, configura un danno concreto ed attuale.

Corte appello Palermo sez. I, 10/07/2017, n.1337

Indagini statistiche e studi di settore su base epidemiologica

In tema di responsabilità civile, per l’accertamento del nesso causale tra condotta illecita ed evento di danno non è necessaria la dimostrazione di un rapporto di consequenzialità necessaria tra la prima ed il secondo, ma è sufficiente la sussistenza di un rapporto di mera probabilità scientifica. Ne consegue che il nesso causale può essere ritenuto sussistente non solo quando il danno può ritenersi conseguenza inevitabile della condotta, ma anche quando ne risulta conseguenza “altamente probabile e verosimile”, secondo la regola del “più probabile che non” o della “preponderanza dell’evidenza”, da ritenersi criterio di giudizio non sovrapponibile a quello penalistico dell'”oltre ogni ragionevole dubbio” .

Relativamente al danno da perdita di chance di sopravvivenza è stato poi chiarito che l’indagine causale va condotta relazionando la condotta efficiente, sia essa commissiva o omissiva, con quello specifico bene della vita che è la “possibilità concreta di vivere più a lungo”, vale a dire di “rallentare il decorso della malattia”; va poi soggiunto che la perdita di chance di vita, come diritto soggettivo avente una propria autonomia ontologica, sussiste ogniqualvolta sia possibile affermare, sulla base di indagini statistiche e studi di settore su base epidemiologica, che vi fosse al momento dell’illecito una possibilità di maggiore sopravvivenza, indipendentemente dalla percentuale di probabilità che in concreto il risultato potesse essere conseguito, atteso che quest’ultimo elemento va ad incidere esclusivamente sul quantum risarcitorio e non già sull’an ).

Tribunale Avellino sez. I, 06/07/2017, n.1353

Liquidazione dei danni da perdita di chance di sopravvivenza

In caso di responsabilità medica per errore diagnostico, nell’accertamento del danno da perdita di chance di sopravvivenza possono enuclearsi due distinti momenti: quello della verifica della sussistenza del nesso di causalità tra la condotta e il danno evento e quello della quantificazione del danno.

L’esistenza di una maggiore possibilità di sopravvivenza va apprezzata con prognosi ex ante, senza che rilevi il sopraggiungere della frustrazione definitiva di tale aspettativa per una causa diversa ed autonoma. Tale circostanza può rilevare solo in sede di aestimatio: se la vittima è ceduta per una causa non ricollegabile alla menomazione risentita in conseguenza dell’illecito alla valutazione probabilistica si sostituisce quella del concreto danno effettivamente prodottosi prima della liquidazione del risarcimento.

Agli eredi della vittima spetta iure successionionis il diritto al risarcimento del danno per perdita di chance e del danno biologico per sottoposizione ad un intervento chirurgico più invasivo ed invalidante rispetto a quello che si sarebbe pratica in assenza di illecito. Spetta, altresì, iure proprio il risarcimento del danno non patrimoniale da lesione del rapporto parentale, non quello da perdita di tale rapporto in difetto di nesso di causa tra illecito e decesso.

Tribunale Latina sez. II, 16/10/2016

Risarcimento in favore dei familiari

Il danno da perdita di chance di sopravvivenza è danno patrimoniale, che consegue all’omissione della diagnosi di un processo morboso e consiste nell’impossibilità per il paziente di scegliere cosa fare nell’ambito di ciò che la scienza medica suggerisce per garantire la salute fino all’esito infausto. Esso consiste in un danno concreto ed attuale, si trasmette jure hereditario, e la sua quantificazione deve avvenire secondo un criterio equitativo puro.

Nel caso di perdita di chance di sopravvivenza, ai familiari della vittima spetta altresì jure hereditario il risarcimento del danno biologico terminale, e jure proprio il risarcimento del danno da perdita del rapporto parentale. Entrambe tali voci di danno vanno liquidate secondo un criterio equitativo puro.

Tribunale Como sez. I, 23/06/2016


note

Autore immagine: chance di Monster Ztudio


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