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Rinuncia all’eredità: ultime sentenze

7 Aprile 2019
Rinuncia all’eredità: ultime sentenze

Accettazione dell’eredità e assunzione della qualità di erede; rinuncia all’eredità; opposizione al decreto ingiuntivo; beneficio di inventario; erede del debitore e obbligazioni. Il chiamato all’eredità che fa dichiarazione di rinuncia non deve rispondere dei debiti del de cuius. 

Rinuncia all’eredità: il chiamato non risponde dei debiti del de cuius

Il chiamato all’eredità, che abbia ad essa rinunciato, non risponde dei debiti del “de cuius”, in quanto la rinuncia ha effetto retroattivo ai sensi dell’art. 521 c.c., senza che, in ragione di ciò, assuma rilevanza l’omessa impugnazione dell’avviso di accertamento notificato al medesimo dopo l’apertura della successione, stante l’estraneità di detto chiamato alla responsabilità tributaria del “de cuius”, circostanza che è, di conseguenza, legittimato a far valere in sede di opposizione alla cartella di pagamento.

Cassazione civile sez. trib., 30/05/2018, n.13639

Domanda di rinuncia all’eredità dei genitori per conto del figlio minore

In una situazione come quella di cui al procedimento principale, in cui i genitori di un minore, abitualmente residenti con quest’ultimo in uno Stato membro, hanno presentato, per conto di tale minore, una domanda di autorizzazione alla rinuncia di un’eredità dinanzi a un giudice di un altro Stato membro, l’articolo 12, paragrafo 3, lettera b) del regolamento (Ce) n. 2201/2003 del Consiglio, del 27 novembre 2003, relativo alla competenza, al riconoscimento e all’esecuzione delle decisioni in materia matrimoniale e in materia di responsabilità genitoriale, che abroga il regolamento (Ce) n. 1347/2000, deve essere interpretato nel senso che: 1) il deposito effettuato congiuntamente dai genitori del minore dinanzi all’autorità giurisdizionale da loro scelta costituisce accettazione univoca di tale giudice da parte degli stessi; 2) un pubblico ministero che, a norma del diritto nazionale, è per legge parte al procedimento instaurato dai genitori è parte al procedimento ai sensi dell’articolo 12, paragrafo 3, lettera b), del regolamento n. 2201/2003. L’opposizione mossa da tale parte contro la scelta dell’autorità giurisdizionale effettuata dai genitori del minore successivamente alla data in cui tale autorità è stata adita osta a riconoscere che a detta data tutte le parti al procedimento abbiano accettato la proroga di competenza.

In mancanza di una siffatta opposizione, l’accordo di tale parte può considerarsi implicito e la condizione relativa all’accettazione della proroga di competenza, in modo univoco da tutte le parti al procedimento alla data in cui tale giudice è adito, può ritenersi soddisfatta, e 3) la circostanza che la residenza del de cuius alla data del suo decesso, il suo patrimonio, oggetto della successione, e le passività dell’asse ereditario si trovassero nello Stato membro cui appartiene il giudice adito consente, in mancanza di elementi che dimostrino che la proroga di competenza rischierebbe di incidere negativamente sulla situazione del minore, di considerare che una siffatta proroga di competenza è conforme all’interesse superiore del minore.

Corte giustizia UE sez. VI, 19/04/2018, n.565

Rinuncia all’eredità materna e rigetto della domanda di divisione

La rinuncia all’eredità materna da parte della convenuta determina, non solo l’inoperatività dell’istituto della collazione in relazione alle donazioni effettuate in favore della stessa, bensì il rigetto della stessa domanda di divisione, per mancanza di una comunione ereditaria da dividere.

Infatti la rinuncia, effettuata dalla convenuta nel corso del processo è pienamente valida, posto che la parte convenuta non risulta essere stata nel possesso dei beni ereditari, né aver in precedenza tenuto comportamenti concludenti tali da determinare un’accettazione tacita, come vorrebbe invece parte attrice. Non può ritenersi infatti, in relazione alle domande formulate, che la convenuta si sia comportata quale erede, non avendo in particolare la stessa chiesto la divisione dei beni ereditari o la riduzione delle disposizioni testamentarie della madre.

Tribunale Padova sez. I, 04/04/2018, n.754

Accettazione dell’eredità

La dichiarazione di accettare l’eredità – fatta in modo espresso o tacito, puramente e semplicemente o con beneficio d’inventario – costituisce un atto puro e irrevocabile, per cui un’eventuale successiva rinuncia alla medesima eredità deve considerarsi radicalmente inefficace. (Fattispecie relativa a procedimento di opposizione a decreto ingiuntivo per pagamento di oneri condominiali, nel quale il giudicante ha ritenuto – sulla scorta del suddetto principio – che nessun effetto potesse essere attribuito alla rinuncia all’eredità degli opponenti, attesa la precedente accettazione ed il conseguente acquisto della qualità di eredi, con conseguente subentro nella titolarità delle obbligazioni relative al pagamento delle spese condominiali ex art. 1123 c.c.).

Tribunale Bologna sez. III, 27/03/2018, n.984

Rinuncia all’azione di riduzione

La rinuncia all’azione di riduzione, che va distinta dalla rinuncia all’eredità (art. 519 c.c.), non è soggetta a requisiti di forma, potendo avvenire sia espressamente, mediante atto recettizio diretto a coloro che ne sono i beneficiari, sia per fatti concludenti.

Tribunale Palermo, 24/11/2017

Chi può richiedere la fissazione di un termine per l’accettazione dell’eredità?

L’art. 481 c.c. prevede che chiunque vi ha interesse può chiedere che l’autorità giudiziaria fissi un termine entro il quale il chiamato dichiara se accetta o rinunzia all’eredità. Orbene, pare evidente che l’ipotesi disciplinata è ben altra da quella verificatasi in corso di giudizio, atteso che la norma presuppone che vi sia un terzo – legittimato ad esperire l’actio interrogatoria – rispetto a chi deve formulare la sua dichiarazione di rinuncia o di accettazione, dunque un istante terzo e controinteressato rispetto al termine fissato; di contro la norma non contempla l’ipotesi che l’erede chieda al giudice un termine per poi esprimere la sua personale accettazione o rinuncia.

Tribunale Napoli sez. lav., 21/09/2017, n.6174

Assunzione delle obbligazioni del de cuius

In materia tributaria, l’assunzione delle obbligazioni del “de cuius” richiede l’accettazione dell’eredità, essendo insufficiente la partecipazione alla denuncia di successione, sicché, seppure intervenuta tardivamente la rinuncia all’eredità ed omessa la rettifica della dichiarazione di successione, prevista dall’art. 28, comma 6, del d.lgs. n. 346 del 1990, l’assenza della pregressa accettazione esclude la legittimazione passiva per i debiti ereditari. Tuttavia la rinuncia tardiva, senza rettificazione della dichiarazione di successione, legittimando l’Amministrazione finanziaria a notificare l’atto impositivo, impone al contribuente la costituzione in giudizio e l’onere di provare la sua estraneità ai debiti ereditari tributari, gravando sulla parte pubblica la prova della decadenza dal diritto di esercizio di una valida rinuncia.

Cassazione civile sez. trib., 29/03/2017, n.8053

Rinuncia all’eredità e scadenza del termine per l’inventario

La rinuncia all’eredità, posta in essere dopo la scadenza del termine di cui all’art. 485 c.c. dal chiamato all’eredità che si trovi nel possesso dei beni ereditari, non è in alcun caso configurabile come rinuncia ad effetti traslativi, atteso che alla scadenza del termine per l’effettuazione dell’inventario il chiamato all’eredità è considerato erede puro e semplice, con la conseguente inefficacia della rinuncia.

Pertanto, nel giudizio promosso o proseguito nei confronti dell’erede del de cuius debitore, in possesso dei beni ereditari, che abbia eccepito l’avvenuta rinuncia all’eredità, il creditore non deve proporre alcuna domanda volta all’accertamento dell’inefficacia di detta rinuncia.

Cassazione civile sez. II, 10/03/2017, n.6275

Quando c’è l’accettazione tacita dell’eredità di un debitore?

L’assunzione in giudizio della qualità di erede, di un originario debitore, costituisce accettazione tacita dell’eredità qualora i chiamati si costituiscano dichiarando tale qualità senza in alcun modo contestare il difetto di titolarità passiva della pretesa, compiendo gli stessi un’attività non altrimenti giustificabile se non con la veste di erede, che esorbita dalla mera attività processuale conservativa del patrimonio ereditario, ed è dichiarata non al fine di paralizzare la pretesa, ma di illustrare la qualità soggettiva nella quale essi intendono paralizzarla.

(In applicazione di tale principio, la S.C. ha cassato la sentenza di merito che aveva ritenuto idonea una rinuncia all’eredità intervenuta dopo che gli aventi causa di un datore di lavoro si erano costituiti in giudizio per contestare il merito della pretesa di un dipendente).

Cassazione civile sez. lav., 18/01/2017, n.1183

Rinuncia all’eredità e successiva accettazione

La rinuncia all’eredità non fa venir meno la delazione dei chiamati e non è pertanto ostativa alla successiva accettazione, che può essere anche tacita, allorquando il comportamento del rinunciante sia incompatibile con la volontà di non accettare la vocazione ereditaria.

Cassazione civile sez. VI, 04/07/2016, n.13599

Opposizione a decreto ingiuntivo del condominio

Va accolta l’opposizione a decreto ingiuntivo richiesto dal condominio, qualora l’opponente provi che aveva informato il condominio già prima del deposito del ricorso di aver rinunciato alla eredità relativa all’immobile da cui scaturisce il debito.

Tribunale Livorno, 15/04/2016, n.501


note

Autore immagine: eredità di William Potter


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