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Rinuncia all’eredità: ultime sentenze

29 Novembre 2022
Rinuncia all’eredità: ultime sentenze

Il chiamato all’eredità che fa dichiarazione di rinuncia non deve rispondere dei debiti del de cuius. 

Indice

Domanda di condanna al pagamento di debito ereditario

In tema di debiti ereditari, il soggetto chiamato all’eredità e che non l’abbia accettata, se si trova nel possesso di beni ereditari (articolo 486 del Cc), può stare in giudizio per rappresentare l’eredità, ma, siccome non è ancora succeduto all’ereditando, non è soggetto passivo delle obbligazioni già pertinenti al suo dante causa e dunque contro di lui non può essere rivolta una domanda di condanna al pagamento di un debito ereditario. Quando, però, detta domanda sia stata proposta nei suoi confronti, egli ha l’onere di resistere sostenendo l’insussistenza della sua qualità di erede, al fine di conseguire il risultato di non essere condannato al pagamento del debito, in quanto, una volta che attraverso il giudicato sia stato accertato un diritto di una parte nei confronti di un’altra, tutte le questioni che avrebbero potuto essere fatte valere nel giudizio e che, se lo fossero state, avrebbero potuto condurre a negare quel diritto, non possono esserlo più e non possono, perciò, costituire oggetto di opposizione all’esecuzione, anche ai fini dell’allegazione della sopravvenuta rinuncia all’eredità.

(Nel caso di specie, in cui un Condominio, vantando un credito per oneri condominiali, aveva agito in forma esecutiva nei confronti dell’appellata per sentirne dichiarare la qualità di erede, il giudice d’appello ha ritenuto che l’enunciato principio non potesse essere invocato nella fattispecie in esame, in quanto il ricorso monitorio del Condominio era stato azionato nei confronti dell’ingiunta in proprio, senza, cioè l’indicazione della qualità di erede della stessa, non potendosi pertanto invocare la formazione del “giudicato” su un fatto costitutivo mai espressamente dedotto nella domanda monitoria).

Corte appello Torino sez. II, 13/09/2022, n.975

Imposta sulle successioni e donazioni

In tema di contenzioso tributario, a fronte di una pretesa impositiva esercitata sulla base della dichiarazione di successione, spetta agli interessati dare la prova di eventuali vicende successive, estintive o modificative della pretesa impositiva, quali la rinuncia all’eredità, al legato ovvero l’accertamento della qualità di legatario anziché di quella di erede; peraltro, in ragione della natura di impugnazione-merito del processo tributario, a fronte della allegazione e prova da parte del contribuente di un fatto idoneo a modificare i termini della pretesa tributaria, quale è una qualifica che limita la responsabilità per i debiti erariali, il giudice tributario non può limitarsi ad annullare l’avviso di accertamento, ma deve rideterminare l’importo del tributo effettivamente dovuto dal contribuente.

Cassazione civile sez. trib., 30/06/2022, n.20935

Registro delle successioni

L’inserzione dell’atto di rinuncia all’eredità nel registro delle successioni è una forma di pubblicità idonea a rendere la rinunzia stessa opponibile a terzi, ma non è necessaria per la sua validità: ne consegue che il creditore ereditario che agisce contro l’erede per il pagamento dei debiti del de cuius, a fronte della produzione di un atto pubblico di rinunzia all’eredità, deve provare il mancato inserimento dell’atto nel registro delle successioni, ferma restandone la perfetta validità a prescindere dalla detta inserzione.

Corte appello Messina sez. I, 14/06/2022, n.371

Rinuncia all’eredità presentata in un altro Stato membro

In assenza di un sistema uniforme nel diritto dell’Unione che preveda la trasmissione delle dichiarazioni concernenti la successione all’organo giurisdizionale competente a decidere sulla successione, il considerando 32, ultima frase, del regolamento n. 650/2012/UE deve essere inteso nel senso che spetta alla persona che ha reso una dichiarazione di rinuncia all’eredità effettuare gli adempimenti necessari affinché l’organo giurisdizionale competente a decidere sulla successione venga a conoscenza dell’esistenza di una valida dichiarazione. Tuttavia, in caso di mancata effettuazione di tali adempimenti, entro il termine stabilito dalla legge applicabile alla successione, la validità di una dichiarazione siffatta non può essere rimessa in discussione.

Corte giustizia UE sez. V, 02/06/2022, n.617

Requisiti formali previsti nel diverso Stato di applicazione

Gli articoli 13 e 28 del regolamento n. 650/2012/UE, relativo alla competenza, alla legge applicabile, al riconoscimento e all’esecuzione delle decisioni e all’accettazione e all’esecuzione degli atti pubblici in materia di successioni e alla creazione di un certificato successorio europeo devono essere interpretati nel senso che la dichiarazione di rinuncia all’eredità resa da un erede dinanzi ad un organo giurisdizionale del proprio Stato membro di residenza abituale è considerata valida quanto alla forma qualora siano stati rispettati i requisiti formali applicabili dinanzi a tale organo giurisdizionale, senza che essa debba soddisfare, ai fini di tale validità, i requisiti formali previsti dalla legge applicabile alla successione.

Corte giustizia UE sez. V, 02/06/2022, n.617

Rinuncia all’eredità presentata in un altro Stato membro: validità

La rinuncia all’eredità resa da un erede dinanzi a un organo giurisdizionale del proprio Stato di residenza abituale è valida pure se non rispetta i requisiti formali previsti dalla legge applicabile alla successione in un altro Stato Ue. La Cgue ha così chiarito un punto del Regolamento Ue n. 650/2012 su competenza, legge applicabile, riconoscimento, esecuzione delle decisioni, accettazione, esecuzione degli atti pubblici in materia di successioni e sulla creazione di un certificato successorio europeo. Chiarito che le norme, che non rinviano agli ordinamenti statali, devono essere interpretate in base all’ordinamento dell’Ue, tenendo conto del contesto e degli obiettivi, gli eurogiudici hanno stabilito che l’articolo 13 del Regolamento ammette un foro alternativo di competenza giurisdizionale per permettere agli eredi di accettare o rinunciare all’eredità senza rivolgersi all’organo di un altro Stato membro competente per la successione. Le dichiarazioni sono formalmente valide se presentano o i requisiti previsti dalla legge applicabile alle successioni o dalla legge dello Stato in cui la persona che pronuncia la dichiarazione ha la residenza abituale.

Pertanto, la dichiarazione resa dagli eredi in Olanda, poiché prevista dalla legge applicabile alla successione in quello Stato, è valida dal punto di vista della forma. Si rispetta, in tal modo, l’obiettivo del Reg. UE di semplificare la vita a eredi o legatari abitualmente residenti in uno Stato membro diverso da quello in cui la successione dovrà essere trattata. Spetta, però, agli eredi fare in modo che le dichiarazioni rese nel proprio Stato di residenza abituale siano portate a conoscenza, senza ulteriori requisiti di forma, all’autorità che si occuperà della successione.

Corte giustizia UE sez. V, 02/06/2022, n.617

Eredità: rinuncia da parte del chiamato

Ai sensi dell’art. 521 c.c., il chiamato all’eredità, che abbia ad essa rinunciato, non risponde dei debiti del de cuius, in quanto la rinuncia ha effetto retroattivo. Si specifica inoltre, che in materia non rileva l’omessa impugnazione dell’avviso di accertamento notificato al medesimo dopo l’apertura della successione, stante l’estraneità di detto chiamato alla responsabilità tributaria del de cuius, circostanza che è conseguentemente legittimato a far valere in sede di opposizione alla cartella di pagamento.

Cassazione civile sez. trib., 12/04/2022, n.11832

Retroattività della rinuncia all’eredità

In virtù del principio “semel heres semper heres”, l’atto di accettazione dell’eredità è irrevocabile e comporta l’acquisto definitivo della qualità di erede, che permane non solo qualora l’accettante revochi successivamente l’atto di accettazione, ma anche quando l’erede compia un successivo atto di rinuncia all’eredità. Infatti la regola della retroattività della rinuncia si riferisce alla sola ipotesi in cui nelle more tra l’apertura della successione e la rinuncia il chiamato non abbia ancora posto in essere atti idonei ad accettare l’eredità.

Tribunale Palermo sez. III, 10/01/2022, n.58

Natura di negozio unilaterale della rinuncia

Non si configura, da un punto di vista giuridico, la simulazione della rinuncia, stante la natura di negozio unilaterale non recettizio, con la conseguenza che il creditore del chiamato, se pregiudicato dalla rinuncia, ha a disposizione un apposito strumento di tutela, costituito dall’impugnazione della medesima, ai sensi dell’art. 524 c.c., a norma del quale se taluno rinunzia, benché senza frode, a un’eredità con danno dei suoi creditori, questi possono farsi autorizzare ad accettare l’eredità in nome e luogo del rinunziante al solo scopo di soddisfarsi sui beni ereditari fino alla concorrenza dei loro crediti.

Comm. trib. reg. Napoli, (Campania) sez. X, 25/11/2021, n.8417

Atto di rinuncia all’eredità inserito nel registro delle successioni

In tema di successione mortis causa, l’inserzione dell’atto di rinuncia all’eredità nel registro delle successioni costituisce una forma di pubblicità funzionale a rendere la rinuncia opponibile ai terzi e non ai fini della sua validità . Ne consegue che il creditore ereditario, che agisca in giudizio contro l’erede per il pagamento dei debiti del “de cuius”, a fronte della produzione di un atto pubblico di rinunzia all’eredità , ha l’onere di provare, anche solo mediante l’acquisizione di una certificazione della cancelleria del tribunale competente, il mancato inserimento dell’atto “de quo” nel registro delle successioni.

Tribunale Palermo sez. II, 11/08/2021, n.3316

Inefficacia della rinuncia all’eredità

La rinuncia all’eredità va dichiarata inefficace nei confronti di chi vanti un credito verso il rinunziante, ove difetti una solidità patrimoniale di quest’ultimo idonea a garantire la soddisfazione del credito, risulti l’esistenza di attivo nell’eredità rinunciata e il debitore non abbia provato la capienza del proprio patrimonio nonostante la rinuncia.

Tribunale Roma, 18/03/2021

Impugnazione della rinuncia a un’eredità da parte dei creditori: presupposto

Per l’esercizio dell’impugnazione della rinuncia a un’eredità da parte dei creditori, è richiesto un unico presupposto di carattere oggettivo, ovvero che la rinuncia all’eredità da parte del debitore importi un danno per i suoi creditori, in quanto il patrimonio personale del rinunciante non basti a soddisfarli e l’eredità presenti un attivo. Viceversa, non occorre che la rinuncia all’eredità sia stata preordinata allo specifico scopo di impedire ai creditori di soddisfarsi, e neppure occorre da parte del debitore la consapevolezza del pregiudizio loro arrecato.

Tribunale Pavia sez. III, 15/03/2021, n.342

Rinuncia all’eredità successiva alla notifica di un avviso di liquidazione

La rinuncia all’eredità, per effetto della sua caratteristica retroattività al momento dell’apertura della successione, come previsto dall’articolo 521 del codice civile, rende il chiamato all’eredità non responsabile del debito tributario del defunto, anche se la rinuncia intervenga dopo che, in epoca successiva all’apertura della successione, venga notificato un avviso di liquidazione, il quale sia poi divenuto definitivo per mancata impugnazione. Ciò in quanto la responsabilità per i debiti ereditari, compresi quelli tributari, grava su chi, accettando l’eredità, assume la qualità di erede e non grava sul “semplice” chiamato all’eredità. Ad affermarlo è la Cassazione, per la quale, inoltre, se l’Amministrazione intende far valere l’intervenuta accettazione tacita dell’eredità deve fornirne la prova.

Cassazione civile sez. trib., 03/11/2020, n.24317

Rinuncia all’eredità dopo la costituzione in giudizio di impugnazione testamentaria

La rinuncia all’eredità effettuata dopo la costituzione nel giudizio di impugnazione testamentaria è inefficace trovandosi l’erede nella disponibilità dei beni del de cuius sin dalla morte di questi e non avendo provveduto, entro tre mesi, alla redazione dell’inventario.

Corte appello Napoli sez. VI, 29/10/2020, n.3701

Retroattività della rinuncia all’eredità

L’atto di accettazione dell’eredità, in applicazione del principio “semel heres semper heres”, è irrevocabile e comporta in maniera definitiva l’acquisto della qualità di erede, la quale permane, non solo qualora l’accettante intenda revocare l’atto di accettazione in precedenza posto in essere, ma anche nell’ipotesi in cui questi compia un successivo atto di rinuncia all’eredità. La regola della retroattività della rinuncia deve, infatti, essere riferita alla sola ipotesi in cui nelle more tra l’apertura della successione e la data della rinuncia il chiamato non abbia ancora posto in essere atti idonei ad accettare l’eredità, e non anche al diverso caso in cui nelle more sia intervenuta l’accettazione dell’eredità.

Cassazione civile sez. VI, 23/07/2020, n.15663

Riassunzione del giudizio e rinuncia all’eredità

Non è stata correttamente effettuata la riassunzione del procedimento nei confronti degli eredi, nel caso in cui abbia inizialmente proceduto alla corretta notificazione della citazione nei confronti del coniuge superstite e dei figli, ma non abbia proceduto poi nei confronti degli altri eventuali chiamati all’eredità o del curatore, entro il termine concesso, dopo aver accertato l’intervenuta rinuncia all’eredità da parte dei primi chiamati all’eredità.

Corte appello Napoli sez. V, 16/06/2020, n.2156

Rinuncia all’eredità: presupposti per l’impugnazione

Per l’esercizio dell’impugnazione della rinuncia ad un’eredità da parte dei creditori è richiesto un unico presupposto di carattere oggettivo, ossia che la rinuncia all’eredità da parte del debitore importi un danno per i suoi creditori, in quanto il suo patrimonio personale non basti a soddisfarli e l’eredità presenti un attivo. Non è necessario che siano consapevoli di tale danno i successivi chiamati all’eredità, i quali, a seguito della rinunzia del primo, l’abbiano accettata; né è necessario che la rinuncia all’eredità sia stata preordinata allo specifico scopo di impedire ai creditori di soddisfarsi e neppure occorre da parte del debitore la consapevolezza del pregiudizio loro arrecato.

Tribunale Terni, 30/10/2019, n.828

Rinuncia all’eredità dopo la costituzione in sede di riassunzione e la notifica della condanna

In tema di debiti ereditari, il soggetto chiamato all’eredità e che non l’abbia accettata, se si trova nel possesso di beni ereditari (art. 486 cod. civ.), può stare in giudizio per rappresentare l’eredità, ma, siccome non è ancora succeduto all’ereditando, non è soggetto passivo delle obbligazioni già pertinenti al suo dante causa e dunque contro di lui non può essere rivolta una domanda di condanna al pagamento di un debito ereditario.

Quando, però, detta domanda sia stata proposta nei suoi confronti, egli ha l’onere di resistere sostenendo l’insussistenza della sua qualità di erede, al fine di conseguire il risultato di non essere condannato al pagamento del debito, in quanto, una volta che attraverso il giudicato sia stato accertato un diritto di una parte nei confronti di un’altra, tutte le questioni che avrebbero potuto essere fatte valere nel giudizio e che, se lo fossero state, avrebbero potuto condurre a negare quel diritto, non possono esserlo più e non possono, perciò, costituire oggetto di opposizione all’esecuzione, anche ai fini dell’allegazione della sopravvenuta rinuncia all’eredità; ne deriva che la rinuncia all’eredità, avvenuta solo dopo la costituzione in giudizio in sede di riassunzione e successivamente alla notifica della sentenza di condanna, non vale ad escludere l’obbligo di pagamento del debito del de cuius per l’opponente.

Tribunale Cosenza sez. I, 18/01/2019, n.96

I debiti previdenziali del de cuius

In caso di sopravvenuta morte dell’assicurato, per il recupero dei contributi previdenziali dei quali risulti omesso il pagamento, l’Inps non può esperire azione nei confronti del chiamato all’eredità, ancorché quest’ultimo non abbia ottemperato all’invito rivoltogli di produrre certificazione della sua rinuncia all’eredità.

Cassazione civile sez. lav., 30/08/2018, n.21436

Rinuncia all’eredità: il chiamato non risponde dei debiti del de cuius

Il chiamato all’eredità, che abbia ad essa rinunciato, non risponde dei debiti del “de cuius”, in quanto la rinuncia ha effetto retroattivo ai sensi dell’art. 521 c.c., senza che, in ragione di ciò, assuma rilevanza l’omessa impugnazione dell’avviso di accertamento notificato al medesimo dopo l’apertura della successione, stante l’estraneità di detto chiamato alla responsabilità tributaria del “de cuius”, circostanza che è, di conseguenza, legittimato a far valere in sede di opposizione alla cartella di pagamento.

Cassazione civile sez. trib., 30/05/2018, n.13639

Domanda di rinuncia all’eredità dei genitori per conto del figlio minore

In una situazione come quella di cui al procedimento principale, in cui i genitori di un minore, abitualmente residenti con quest’ultimo in uno Stato membro, hanno presentato, per conto di tale minore, una domanda di autorizzazione alla rinuncia di un’eredità dinanzi a un giudice di un altro Stato membro, l’articolo 12, paragrafo 3, lettera b) del regolamento (Ce) n. 2201/2003 del Consiglio, del 27 novembre 2003, relativo alla competenza, al riconoscimento e all’esecuzione delle decisioni in materia matrimoniale e in materia di responsabilità genitoriale, che abroga il regolamento (Ce) n. 1347/2000, deve essere interpretato nel senso che: 1) il deposito effettuato congiuntamente dai genitori del minore dinanzi all’autorità giurisdizionale da loro scelta costituisce accettazione univoca di tale giudice da parte degli stessi; 2) un pubblico ministero che, a norma del diritto nazionale, è per legge parte al procedimento instaurato dai genitori è parte al procedimento ai sensi dell’articolo 12, paragrafo 3, lettera b), del regolamento n. 2201/2003. L’opposizione mossa da tale parte contro la scelta dell’autorità giurisdizionale effettuata dai genitori del minore successivamente alla data in cui tale autorità è stata adita osta a riconoscere che a detta data tutte le parti al procedimento abbiano accettato la proroga di competenza.

In mancanza di una siffatta opposizione, l’accordo di tale parte può considerarsi implicito e la condizione relativa all’accettazione della proroga di competenza, in modo univoco da tutte le parti al procedimento alla data in cui tale giudice è adito, può ritenersi soddisfatta, e 3) la circostanza che la residenza del de cuius alla data del suo decesso, il suo patrimonio, oggetto della successione, e le passività dell’asse ereditario si trovassero nello Stato membro cui appartiene il giudice adito consente, in mancanza di elementi che dimostrino che la proroga di competenza rischierebbe di incidere negativamente sulla situazione del minore, di considerare che una siffatta proroga di competenza è conforme all’interesse superiore del minore.

Corte giustizia UE sez. VI, 19/04/2018, n.565

Rinuncia all’eredità materna e rigetto della domanda di divisione

La rinuncia all’eredità materna da parte della convenuta determina, non solo l’inoperatività dell’istituto della collazione in relazione alle donazioni effettuate in favore della stessa, bensì il rigetto della stessa domanda di divisione, per mancanza di una comunione ereditaria da dividere.

Infatti la rinuncia, effettuata dalla convenuta nel corso del processo è pienamente valida, posto che la parte convenuta non risulta essere stata nel possesso dei beni ereditari, né aver in precedenza tenuto comportamenti concludenti tali da determinare un’accettazione tacita, come vorrebbe invece parte attrice. Non può ritenersi infatti, in relazione alle domande formulate, che la convenuta si sia comportata quale erede, non avendo in particolare la stessa chiesto la divisione dei beni ereditari o la riduzione delle disposizioni testamentarie della madre.

Tribunale Padova sez. I, 04/04/2018, n.754

Rinuncia all’azione di riduzione

La rinuncia all’azione di riduzione, che va distinta dalla rinuncia all’eredità (art. 519 c.c.), non è soggetta a requisiti di forma, potendo avvenire sia espressamente, mediante atto recettizio diretto a coloro che ne sono i beneficiari, sia per fatti concludenti.

Tribunale Palermo, 24/11/2017

Chi può richiedere la fissazione di un termine per l’accettazione dell’eredità?

L’art. 481 c.c. prevede che chiunque vi ha interesse può chiedere che l’autorità giudiziaria fissi un termine entro il quale il chiamato dichiara se accetta o rinunzia all’eredità. Orbene, pare evidente che l’ipotesi disciplinata è ben altra da quella verificatasi in corso di giudizio, atteso che la norma presuppone che vi sia un terzo – legittimato ad esperire l’actio interrogatoria – rispetto a chi deve formulare la sua dichiarazione di rinuncia o di accettazione, dunque un istante terzo e controinteressato rispetto al termine fissato; di contro la norma non contempla l’ipotesi che l’erede chieda al giudice un termine per poi esprimere la sua personale accettazione o rinuncia.

Tribunale Napoli sez. lav., 21/09/2017, n.6174

Assunzione delle obbligazioni del de cuius

In materia tributaria, l’assunzione delle obbligazioni del “de cuius” richiede l’accettazione dell’eredità, essendo insufficiente la partecipazione alla denuncia di successione, sicché, seppure intervenuta tardivamente la rinuncia all’eredità ed omessa la rettifica della dichiarazione di successione, prevista dall’art. 28, comma 6, del d.lgs. n. 346 del 1990, l’assenza della pregressa accettazione esclude la legittimazione passiva per i debiti ereditari. Tuttavia la rinuncia tardiva, senza rettificazione della dichiarazione di successione, legittimando l’Amministrazione finanziaria a notificare l’atto impositivo, impone al contribuente la costituzione in giudizio e l’onere di provare la sua estraneità ai debiti ereditari tributari, gravando sulla parte pubblica la prova della decadenza dal diritto di esercizio di una valida rinuncia.

Cassazione civile sez. trib., 29/03/2017, n.8053

Rinuncia all’eredità e scadenza del termine per l’inventario

La rinuncia all’eredità, posta in essere dopo la scadenza del termine di cui all’art. 485 c.c. dal chiamato all’eredità che si trovi nel possesso dei beni ereditari, non è in alcun caso configurabile come rinuncia ad effetti traslativi, atteso che alla scadenza del termine per l’effettuazione dell’inventario il chiamato all’eredità è considerato erede puro e semplice, con la conseguente inefficacia della rinuncia.

Pertanto, nel giudizio promosso o proseguito nei confronti dell’erede del de cuius debitore, in possesso dei beni ereditari, che abbia eccepito l’avvenuta rinuncia all’eredità, il creditore non deve proporre alcuna domanda volta all’accertamento dell’inefficacia di detta rinuncia.

Cassazione civile sez. II, 10/03/2017, n.6275

Quando c’è l’accettazione tacita dell’eredità di un debitore?

L’assunzione in giudizio della qualità di erede, di un originario debitore, costituisce accettazione tacita dell’eredità qualora i chiamati si costituiscano dichiarando tale qualità senza in alcun modo contestare il difetto di titolarità passiva della pretesa, compiendo gli stessi un’attività non altrimenti giustificabile se non con la veste di erede, che esorbita dalla mera attività processuale conservativa del patrimonio ereditario, ed è dichiarata non al fine di paralizzare la pretesa, ma di illustrare la qualità soggettiva nella quale essi intendono paralizzarla.

(In applicazione di tale principio, la S.C. ha cassato la sentenza di merito che aveva ritenuto idonea una rinuncia all’eredità intervenuta dopo che gli aventi causa di un datore di lavoro si erano costituiti in giudizio per contestare il merito della pretesa di un dipendente).

Cassazione civile sez. lav., 18/01/2017, n.1183

Rinuncia all’eredità e successiva accettazione

La rinuncia all’eredità non fa venir meno la delazione dei chiamati e non è pertanto ostativa alla successiva accettazione, che può essere anche tacita, allorquando il comportamento del rinunciante sia incompatibile con la volontà di non accettare la vocazione ereditaria.

Cassazione civile sez. VI, 04/07/2016, n.13599


note

Autore immagine: eredità di William Potter


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