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Si può rifiutare una raccomandata a mano?

15 Marzo 2019


Si può rifiutare una raccomandata a mano?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 15 Marzo 2019



Non esiste un generale obbligo di ricevere comunicazioni consegnate a mano, a meno che ciò avvenga nell’ambito di un rapporto lavorativo, nel normale orario di lavoro.

Perché mai il capo dell’ufficio del personale preferisce consegnarti a mano una lettera di licenziamento o una contestazione disciplinare piuttosto che inviarti una raccomandata? Non certo per evitare la spesa del servizio postale. Probabilmente perché teme che tu, quella raccomandata, non andrai mai a ritirarla o perché già sa che il postino potrebbe dichiarare di non averti trovato all’indirizzo indicato sulla busta. O anche perché è costretto a rispettare tempi stretti e vuole che il provvedimento abbia effetti immediati, senza dover attendere perciò i tempi lunghi della posta. Ma si sa, una lettera consegnata a mano ha un inconveniente: per essere valida deve essere controfirmata dal destinatario per accettazione. E qui sorge la questione: si può rifiutare una raccomandata a mano?

Consegna raccomandata a mano: perché e quando?

Probabilmente risponderai, a naso, che nessuno può essere obbligato a compiere un atto fisico, ad accettare qualcosa che non vuole. Neanche la polizia può del resto costringerti a prendere la multa quando ti ferma in mezzo alla strada; e, se non la vuoi, è costretta a inviartela con la posta. Bene: se la legge non attribuisce questo potere alla pubblica autorità, perché mai dovrebbe arrogarselo un privato?

Abbiamo aperto con l’esempio – piuttosto frequente – della comunicazione in ambito lavorativo, ma lo stesso quesito potrebbe porsi in una infinità di altre situazioni. Ad esempio, in ambito condominiale: l’amministratore o un vicino di casa, che vuol recapitarti una contestazione, può limitarsi a bussare alla tua porta di casa costringendoti a firmare una copia per ricevuta di consegna oppure deve prendere atto del tuo rifiuto e affidarsi alla raccomandata? Che significato può assumere, per la legge, il tuo diniego? Può essere considerato come un indizio di colpevolezza, un’ammissione di responsabilità?

Ed ancora si può rifiutare una raccomandata a mano consegnata da un creditore, dal coniuge che, pur ancora convivente, vuol separarsi o da un fratello che ha tutta l’intenzione di avviare una causa ereditaria? 

Insomma, hai capito qual è la questione! Siamo abituati a ritenere la libertà individuale come invalicabile – salvo ovviamente l’arresto che solo le forze dell’ordine, con un mandato del giudice, possono attuare con la forza – e dunque viene difficile mandare giù l’idea che qualcuno possa costringerti a mettere una firma su un foglio o che, da tale rifiuto, possano derivare delle conseguenze legali. 

La questione ha interessato più volte i giudici della Cassazione che, da ultimo, con una sentenza pubblicata proprio in questi giorni [1], si sono soffermati sul caso del lavoratore cui si tenti di consegnare a mano una lettera di contestazione disciplinare. È legittimo il suo rifiuto o può, già esso stesso, costituire una violazione dei doveri di collaborazione e, quindi, fondare un’ulteriore sanzione disciplinare? Ecco quali sono stati i chiarimenti offerti dalla Corte.

Per prima cosa, però, voglio tranquillizzarti: non esiste alcuna legge che preveda, come unica forma di comunicazione, la consegna della raccomandata a mano. Anzi, questa non è altro che un surrogato della raccomandata a.r. tradizionale. Ed è solo a quest’ultima che la legge, in caso di rifiuto di accettazione dalle mani del postino, fa derivare gli stessi effetti della avvenuta notifica. Come dire: se dici di no al portalettere, la raccomandata si considera ugualmente consegnata e, da questa, scaturiscono tutti gli effetti legali (ad esempio il termine per contestarne il contenuto). Per cui, almeno davanti al postino, non ha molto senso fare come lo struzzo.

In tutti gli altri casi, però, valgono regole diverse.

Sono obbligato ad accettare una raccomandata a mano?

La Cassazione ha detto [2] che non esiste un generale e incondizionato obbligo di ricevere comunicazioni e, in particolare, di accettare la consegna di comunicazioni scritte da parte di chicchessia e in qualunque situazione. 

Ben venga allora la porta sbattuta in faccia all’amministratore e al vicino di casa, il “no” al coniuge o al fratello, costringendoli – di fatto – a ricorrere alla raccomandata. 

Il risultato è che, da tale rifiuto, non discendono effetti legali; non scattano presunzioni o indizi. Sicché chi vuol comunicarti qualcosa è costretto ad andare all’ufficio postale. Se sei un professionista o un’azienda, però, non dimenticare di controllare la Pec, la posta elettronica certificata, poiché anche le email di questo tipo hanno lo stesso valore della raccomandata.

Ogni buona regola, come noto, ha sempre un’eccezione. E difatti anche la Corte ritiene che vi sia un solo caso in cui si è obbligati ad accettare una raccomandata a mano. Ecco quale. 

Sono obbligato ad accettare una lettera del datore di lavoro?

L’ipotesi è quella del rapporto con il datore di lavoro. Il dipendente deve firmare la lettera consegnata a mani dal datore o da un suo delegato, perché questo rientra nei doveri di correttezza e fedeltà che caratterizzano un rapporto di subordinazione. Ma attenzione: con la sentenza dell’altro giorno la Cassazione ha precisato che questo dovere è subordinato a due condizioni. 

Innanzitutto la raccomandata a mani deve essere consegnata sul luogo di lavoro. Dunque, il capo non può approfittare di una gita, di un raduno, di un meeting, di una convention per darti qualche brutta notizia.

In secondo luogo, chi ti consegna la lettera deve, almeno a voce, chiarirti di cosa si tratta. Deve quindi o iniziare a leggere il contenuto o sinteticamente anticiparti il nocciolo della comunicazione. In buona sostanza, tu devi essere messo al corrente di ciò che stai rifiutando, in modo da comprenderne in anticipo l’importanza. 

La Cassazione con la sentenza di ieri ha confermato che la mera consegna di una busta chiusa, non accompagnata dal tentativo di darne lettura, non consente al destinatario di accertare qual è l’oggetto della comunicazione e quindi impedisce il perfezionamento della notifica manuale.

Se questa lettura “anticipata” non avviene, puoi ben rifiutarti di ricevere la raccomandata a mano anche dal datore di lavoro. Con buona pace del provvedimento disciplinare o dello stesso licenziamento che, pertanto, per avere efficacia, dovrà viaggiare con la tradizionale raccomandata a.r.

note

[1] Cass. sent. n. 7306/2019. Cfr. anche sent. n. 21017 del 27.11.2012.

[2] Cass. sent. n. 29753/2017.

Autore immagine: mano con cartello no di KieferPix


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1 Commento

  1. La mia amministratrice condominiale voleva ricevere raccomandate a mano ,mi faceva fotocopia senza firmarla e la restituiva…Se la spedivi per posta chiedeva 50 euro per andare a ritirarla…ma se non la firmava la posso ritenere valida?

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